Alzati e goditi il presente

farfalla
Spesso accade che ti alzi al mattino, guardi fuori dalla finestra, vedi il cielo grigio e pensi “sarà un’altra giornata uggiosa”. Spesso accade che ti alzi al mattino, guardi fuori dalla finestra, vedi il cielo azzurro e pensi “sarà una giornata magnifica”. Spesso accade che non hai voglia di alzarti per guardare fuori dalla finestra, tanto sai che giornata sarà per te. Indipendentemente dal cielo grigio o azzurro, il cielo interiore ha il suo colore. A volte, quel cielo è nuvoloso, perché le nuvole sono la tristezza; altre volte, invece, è soleggiato, perché il sole è la gioia. E’ come guardare delle diapositive; scatto dopo scatto danno un’altra immagine; ti rendi conto di quanto è sottile la distanza dall’avere un cielo nuvoloso ad un cielo azzurro.

Stai sdraiato sull’erba, un letto di verde, con le mani incrociate dietro alla nuca; guardi il cielo e ti chiedi come può essere così bello perdersi nel profondo di quell’azzurro. Il sole ti accarezza e quel calore che sembra una coperta ti riempie di serenità. Chiudi gli occhi e ti godi quel momento così prezioso tanto atteso dopo un duro inverno, in cui freddo e gelo hanno graffiato il tuo volto e sono entrati nelle ossa. Ti godi quel momento perché è delle piccolezze che ti nutri, non di cose grandi. Non è lo sfarzo che ami per regalare a te stesso un momento di pura gioia. Eppure, a volte si corre dietro a quella tanto desiderata felicità che come tutti dicono, è farfalla. Una farfalla che svolazza felicemente intorno a te, portandoti a pensare quanto possa essere prezioso possederla, ma che infine ti gira intorno e si burla del tuo desiderio di agguantarla. Sorridi a questo pensiero, perché ti sei ritrovato molte volte ad aver pensato che essa, la farfalla, fosse rimasta impigliata nella tua rete, e poi ti accorgevi che la rete aveva una piccola e, quasi invisibile lacerazione, attraverso la quale fuggiva e ritrovava la sua libertà. In effetti, sei arrivato alla conclusione che la felicità non può essere catturata, né per un secondo, né per l’eternità.

Arrivato a questa consapevolezza, continui il tuo viaggio ascoltando, sempre ad occhi chiusi, i rumori intorno a te. Senti il cinguettio di un uccello, musica. Quella musica che ti ha accompagnato nella vita, come un’amica fedele, perché con essa hai imparato a viaggiare, sognare, volare, amare, ridere, piangere. E’ la musica che ha colmato la tua anima quando era rinchiusa nel tuo mondo così protetto; è stata l’unica a penetrare fino in fondo fino a procurarti un senso di pace apparente. In essa ti rifugiavi, perché attraverso le parole e la melodia ti proiettavi in un mondo che desideravi, ma che sembrava essere tanto lontano da te, quasi irraggiungibile. Musica, sono anche le tante parole che hai messo nero su bianco per esprimere i tuoi pensieri, i tuoi concetti, il tuo modo di essere e di pensare. Quelle parole che hai racchiuso in una raccolta che cresce di giorno in giorno, perché quante sono le parole non espresse con la penna, ma che ti porti dentro! Sono un fiume inarrestabile, tante sono; ti trascinano verso luoghi ignoti e lontani, dove sei sicuro che solo chi come te, vive di parole pensate, sussurrate, silenziose, inespresse, vitali, fraintese, può arrivare a gettarsi nel mare aperto per goderne pienamente la libertà.

Il mare. Nutri un rispetto enorme per il mare, soggetto di tanti tuoi sogni agitati. Ti incute timore, ma al contempo apre il tuo pensiero all’infinito. Lo guardi, lo ammiri, avendo sempre la sensazione di appartenere ad esso. All’orizzonte si confonde con quel cielo azzurro che ora ti sovrasta. Di notte, quando si insinua nei tuoi sogni, rimani impietrito davanti a quell’onda gigantesca che cavalca verso di te, provi per lui soltanto una senso di angoscia, perché ti porta via, ti trascina e ti catapulta nei suoi abissi; raggiungere la superficie diventa un’impresa folle, perché le tue forze vengono sempre meno. Senti un brivido scendere lungo la schiena e apri per un attimo gli occhi. Ritorni alla realtà. Il mare, pensiero concluso.

Rimani un attimo a fissare il cielo. Ti rallegri al pensiero che l’estate sta per bussare alla porta della primavera. Essa l’aprirà e lascerà posto al caldo che invaderà la natura.

Decidi di continuare il tuo viaggio attraverso i meandri dei tuoi pensieri. Il tempo passa lentamente e mai come a presente, hai avuto la sensazione che il tempo ti è amico. Un tempo galantuomo e amico. Colui che ha il potere di chiarire tante cose, ma che ha anche il potere di mettere a tacere tante cose. Il tempo, come la musica, ti è stato compagno, il più silenzioso, ma forse il migliore. Lui, però, ti mette anche in condizione di sviluppare una sorta di impazienza, perché vola per chi nulla attende, ma passa semplicemente, per chi aspetta qualcosa.

Tiri un profondo sospiro e pensi tra te e te, la pazienza: la virtù dei forti. Frasi fatte, parole già sentite un milione di volte e più, ma che danno tuttavia coraggio a non lasciarsi prendere dall’inquietudine, dalla frenesia di un qualcosa che forse mai potrebbe arrivare.

Improvvisamente, ti riscopri vulnerabile, più di quanto già non lo sei; sensibile, più di quanto questo non caratterizzi già la tua persona. Riscopri improvvisamente che le corde della tua anima sono accordate e la musica sprigionata, soltanto a sfiorarle, inebria i tuoi pensieri. Quelle corde che pensavi arrugginite dal tempo, dalla tempesta, dalle intemperie alle quali sono state esposte. Ti costringi, a volte, a metterle a tacere, perché tutto le fa suonare e le loro vibrazioni si adattano perfettamente allo stato d’animo che stai vivendo. Basta un soffio di vento ed esse iniziano a vibrare; basta un dolce pensiero ed esse cantano una melodia meravigliosa che staresti ore ad ascoltare. Hai la sensazione di sfiorare con le tue dita quella melodia e ne assapori addirittura l’essenza. Ti lasceresti cullare all’infinito, sicuro che quel sonno dolcissimo in cui scivoleresti, non può far altro che accrescere il suono di quella melodia.

Quella stessa melodia, che tanto vorresti canticchiare all’orecchio di chi te l’ha ispirata per renderlo partecipe alla tua gioia. Quella stessa melodia, che tanto vorresti trasmettere attraverso le corde dell’anima che al solo tocco vibrano. E’ quella melodia, quella che non si può registrare semplicemente su una cassetta ed ascoltarla alla radio; è quella melodia che è muta agli orecchi di chi non fa vibrare le sue corde dell’anima all’unisono con le tue.

Tiri un altro sospiro profondo e ti rendi conto che quella melodia, oggi, la stai ascoltando da solo, nella tua realtà, nel tuo presente. La stanza dell’anima è insonorizzata e nessun suono esce all’esterno; la porta è chiusa e non puoi aprirla, perché aprirla vorresti. Rimarrà serrata fino al momento in cui, non sentirà il bussare lieve e dolce di un’altra melodia desiderosa di fondersi con la tua e comporre un’opera. La fusione di corde che vibrano insieme in un crescendo senza fine.

Tutto silenzioso. Niente intorno a te si muove, neanche un filo d’erba. Apri gli occhi e guardi il cielo. Si è tinto di rosso, il sole va a dormire, non perché è stanco, ma per illuminare un’altra anima sdraiata su un letto verde. Un’altra anima che viaggerà con i suoi pensieri in mondi sconosciuti a coloro che non si tuffano nel mistero del proprio io.

Ti metti finalmente a sedere e ti scuoti i fili d’erba dai capelli; pensi, e pensi ancora; ma comprendi anche che è arrivato il momento di mettere fine ai tuoi pensieri. Se non altro, semplicemente per apprezzare quel tramonto.

Nulla importa se quella melodia non puoi farla ascoltare a chi ne ha scritto le prime note; nulla importa se non puoi suonare su quelle corde dell’anima il concerto di un’opera meravigliosa. La dolcezza struggente delle note si tramuterà in gocce di rugiada e bagneranno quei fili d’erba che hanno conosciuto il peso del tuo corpo. L’anima si ridurrà al silenzio, ma infine gioirà al ricordo di essere stata la protagonista di un concerto, il cui risalto saranno state la trasparenza, la limpidità, la semplicità nell’offrire se stessa a quell’io misterioso in cui ha nuotato abbracciando l’essenza della felicità, la dolcezza della musica, gli abissi del mare, la compagnia del tempo.

Chiudi un’ultima volta gli occhi per far penetrare dentro di te l’ultimo raggio di sole, debole, ma caldo.

La notte giunge repentina e sai che ti devi alzare. Non puoi rimanere seduto, ancorato al momento vissuto, l’oggi è diventato ieri; e l’oggi del domani non ti è dato di comprenderlo, finché non l’avrai vissuto. Abbi il coraggio di aspettare, ma non fermarti.

Alzati, cammina e goditi il presente.

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Il Richiamo della Gioia

Fai fiorire l’anima nella tua vita


Il Richiamo della Gioia ci stimola a trovare quella parte di noi che rappresenta più di quello che facciamo, di quello che abbiamo o pensiamo. È la spinta per ritrovare il nostro fiume interiore, le nostre passioni, il nostro benessere, la nostra verità. La gioia non entra nella nostra vita per caso, non deriva dal duro lavoro o dalla fortuna. La gioia è ricordare, aver fiducia e riscoprire le nostre risorse interiori. La gioia è creatività, è la nostra guida attraverso le molteplici scelte della vita. È la gioia che unisce mente e cuore, cuore e anima. Ognuno di noi è chiamato ad ascoltare il proprio cuore e a nutrirlo profondamente.

  • Ogni giorno possiamo decidere se farci travolgere dalle preoccupazioni della vita quotidiana o volgerci alla gioia. Ogni giorno ci vengono offerti preziosi momenti di quiete e di felicità interiore, che rappresentano il vero cibo per la nostra mente sempre impegnata e per il nostro cuore ferito. Siamo pronti ad accogliere questi momenti? La vita passa in fretta e prima che ce ne rendiamo conto i giorni senza gioia diventano mesi e poi anni. Vi sono mille scuse per non vivere nella gioia, ma vi è una sola ragione per vivere nella gioia: la nostra essenza è gioia. Ascoltare il suo richiamo significa ascoltare il richiamo della nostra anima.

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