Imparare l’Ottimismo ogni giorno

ottimismo-positivo

Eccoci qui con un nuovo argomento “il pensiero positivo”, ora per favore abbandonate il pregiudizio che dice che gli ottimisti vivono perennemente con gli occhiali rosa sul naso. L’ ottimismo, quello vero, consiste nella capacità di non farsi abbattere dalle difficoltà ma di vederle come momenti di crescita personale assumendo così un punto di vista più distaccato che consente di cogliere le diverse opportunità e di dare il meglio di se.

Io trovo che sia difficile, soprattutto in questo momento storico, essere ottimisti piuttosto che pessimisti, perché vedere il mondo attraverso la lente della realtà conduce spesso a valutazioni negative ma, come al solito, dobbiamo considerare che il nostro modo di essere è dato sia da un risultato fisiologico che da uno culturale. E già perché socialmente noi associamo il pessimismo, come pure il realismo, alla saggezza mentre l’ottimismo all’ingenuità.

Anche la psicologia fino a poco tempo fa tendeva ad “attenuare l’infelicità” mentre ora c’è un nuovo orientamento che cerca di accrescere la felicità. Come fa notare Martin Seligman, il padre della psicologia positiva «…ci siamo dati da fare, e giustamente, per rendere la vita meno faticosa; la psicologia positiva punta invece, a rinforzare, quanto possiamo avere di favorevole in noi (la spiritualità come l’ottimismo, l’interesse come l’iniziativa) e a fare leva su tali caratteristiche». Il fine? Esattamente quello che ci siamo posti con questa serie di articoli: stare, per quanto possibile, ancora meglio nella psiche come nel corpo.

Si, anche nel corpo. Le ricerche scientifiche hanno ampiamente dimostrato che i pensieri positivi riescono a limitare la secrezione degli ormoni da stress, come il cortisolo, e a stimolare la produzione di betaendorfine, gli analgesici naturali dell’organismo che stimolano il piacere e riducono il dolore. Altri studi hanno riscontrato un’ aumento della quantità di un’ anticorpo, sIgA in sigla, che protegge contro le infezioni delle vie respiratorie. Tutto questo non fa che confermare quello che tutti possiamo verificare: chi è ottimista, ha un sistema immunitario più efficace, quindi è maggiormente protetto dalle malattie e addirittura raddoppia i livelli di sopravvivenza (dimostrato da una ricerca dell’Università di Texas-Galveston in America) ma non solo, riesce anche a superare più brillantemente le prove della vita. In altre parole, chi tende a focalizzarsi sul positivo, anziché sul negativo, sta meglio con se stesso e con gli altri.

Certo non si parla solo di ottimismo ma anche di altre predisposizioni d’animo come la speranza (che fa si che le persone che ne sono persuase mettano in atto dei comportamenti che portano sempre ad un risultato positivo), l’autostima (di cui ampiamente parlato), l’estroversione, il senso dell’ umorismo, la capacità di autoanalisi ecc…

A questo punto penserete, “ma c’è qualcuno che possiede tutte queste doti? E chi è introverso, pessimista, e non molto simpatico cosa fa? E’ senza speranza?” No, una caratteristica di questo orientamento psicologico è proprio quello che Seligman chiama “l’ottimismo acquisito“, sostenendo che chiunque può ritrovare il meglio di sé, dal punto di vista emotivo, riesaminando le predisposizioni negative, assaporando le esperienze positive e facendo leva sul desiderio naturale di migliorare.

In altre parole la gioia di vivere, la speranza, l’ottimismo si possono imparare e noi lo faremo insieme.

Pensare in modo costruttivo

Prima di vedere come si diventa ottimisti vorrei parlarvi un po’ meglio di Seligman e della psicologia positivista, così da darvi un quadro più ampio da cui partire per diventare più ottimisti.
Seligman è docente di Psicologia all’Università della Pennsylvania e oltre ad essere l’autore di diversi best-seller e stato eletto nel 1997 presidente dell’Apa, l’associazione che raccoglie al suo interno oltre 155mila psicologi. Partendo dalla psicologia cognitivista e dalle ricerche svolte sull’ “ottimismo acquisito”, Seligman sostiene che chiunque può ritrovare il meglio di sé, dal punto di vista emotivo, riesaminando le predisposizioni negative, assaporando le esperienze positive e facendo leva sul desiderio naturale di migliorare.

In america, la scuola positivista è largamente dominante rispetto alle altre scuole di pensiero anche perché, secondo me, essendo partiti da un punto di vista opposto rispetto alle altre hanno raggiunto maggiori consensi : dagli infelici sono passati a studiare i soddisfatti, gli ottimisti, gli individui di talento. ” È giunto il tempo che la scienza comprenda le emozioni positive, dia un fondamento alla forza e alla virtù, e fornisca utili indicazioni per realizzare quella che Aristotele definiva la “buona vita” ( Seligman – Authentic Happiness- ) e continua dicendo che la psicologia non è “solo una branca della medicina”, ma è una scienza che può e deve fornire un “paradigma di civiltà”.

L’altra “mossa intelligente”, sempre secondo il mio modesto parere, è che la Positive Psychology si muove affiancando le ricerche che negli ultimi anni si stanno facendo sul cervello attraverso tecniche non invasive, per cercare di verificare cosa succede in esso nel momento stesso in cui proviamo determinati sentimenti, per trovare la risposta all’interrogativo più comune: come è fatta la nostra mente e cosa determina le nostre reazioni agli eventi esterni? Cosa ci rende felici e cosa ci rende felici?
Si è cercata, infatti, una base genetica alla felicità e dall’Università del Minnesota ci arriva la risposta che essa ha una base stabile innata (sarà davvero così?).
Dalle neuroscienze arriva l’informazione che il nostro umore è dato dalla quantità di dopamina, serotonina (diventata famosa negli ultimi anni come pillola della felicità) o endorfine. Ma crediamo davvero che un farmaco possa risolverci tutti i problemi e trasformarci in uomini felici, ottimisti, sereni? Io credo fermamente che bisogna “lavorare” per ottenere qualsiasi cosa, figuriamoci per diventare felici!!!

E allora…al lavoro!

FARE Smettete di pensare a quello potreste o vorreste fare ma fatelo; non aspettate rimuginando sui pensieri negativi di quello che potrebbe ipoteticamente accadere, siate fiduciosi, sarete sicuramente in grado di controllare gli eventi, e comunque anche in caso di avversità troverete delle alternative, delle strade traverse per raggiungere comunque il vostro obiettivo, e poi è meglio dire ho provato ma non ci sono riuscito piuttosto che avrei potuto farlo ma…

RIDIMENSIONARE – Tutti noi facciamo degli errori, l’importante è saper imparare da questi e andare avanti, senza caricarli di valenze eccessivamente negative. I veri ottimisti li commettono come tutti gli altri, la differenza sta nel fatto che, dopo averli superati, guardano oltre. E’ anche possibile che qualcuno di noi “sbagli” sempre nello stesso “campo”, che so i sentimenti piuttosto che gli affari, ma non per questo bisogna mettersi nell’ordine delle idee di avere fallito nella vita, molto semplicemente potremmo ammettere che in quel determinato settore abbiamo delle difficoltà ma che in altri 9999 siamo in gamba.

Come ci fa notare il prof. Gian Vittorio Caprara, ordinario di Psicologia della personalità all’ Università La Sapienza di Roma, “Pessimismo od ottimismo non rappresentano una disposizione innata, ma un modo di confrontarsi con la realtà, che viene assimilato nel corso della propria esperienza, sino ad influire significativamente sulla direzione che essa può prendere”. Tutto ciò ci porta a concludere che essendo appresi detti comportamenti possono essere modificati, ed è quello che noi stiamo cercando di fare.

ESTREMIZZARE – Se state leggendo questo articolo vuol dire o che tanto ottimisti non siete oppure che siete delle persone positive che si stanno ritrovando nel quadro che sto descrivendo. Se rientrate nel primo caso, molto probabilmente il vostro risveglio mattutino non sarà proprio all’insegna della gioia di vivere, penserete a tutto quello che dovete fare durante la giornata e al tempo che butterete via durante l’ora passata nel traffico, al parcheggio che non si trova, oppure all’ascensore che non funziona, alla discussione che dovete fare con vostro figlio/a o con vostro marito/moglie o fidanzata/o o convivente (spero di aver messo tutte le varianti). Bene, pensate al peggio, cioè estremizzate il tutto, visualizzate quello che di più negativo potrebbe accadervi, avvertite la vostra ansia, l’angoscia, la ricerca di una soluzione che non c’è…fatto?
Ora tornate alla realtà, pensate agli impegni della giornata che avete davanti, non sembrano bazzecole rispetto alle “tragedie” immaginate poco fa? OK, ora siete pronti ad uscire di casa, non vi sentite più ottimisti?Sono sicura di si!

VEDERE Vedete tutto nero? Per voi il mezzo bicchiere è sempre vuoto? Imparate a cambiare la vostra prospettiva, ad essere flessibili nel modo di vedere le cose.
L’ottimista in una situazione critica a tutto tondo, si concentra sul micro, cioè su quelle piccole, minuscole facezie che gli danno gioia e che gli consentono di “respirare”. In questo modo si ricaricano di energia e affrontano le difficoltà con maggiore grinta rispetto a chi vede solo la crisi e si ottenebra il cervello non riuscendo più a vedere la via d’uscita alternativa. Oppure, al contrario, di fronte a degli ostacoli riesce a vedere in toto la sua vita ricavandone un quadro generale positivo, riuscendo così ad andare avanti per la sua strada senza lasciarsi frenare dalle avversità.

PARLARE – Ne abbiamo già parlato, della connessione tra il cervello, il pensiero e il linguaggio. Se utilizziamo un vocabolario prettamente incentrato su pensieri negativi questi influenzeranno il nostro stato d’animo e di conseguenza il nostro cervello.
Allora eliminiamo dalla nostra conversazione frasi del tipo “non riuscirò mai a farcela” oppure “è troppo difficile per me realizzarlo” e trasformiamole in “ ce la farò” “riuscirò a realizzarlo”. Il pensare “male” ci fa percepire come peggiore la situazione che si sta vivendo e non ci fa tenere conto delle nostre possibilità, delle nostre capacità, in questo modo diamo la possibilità al nostro pensiero negativo di avverarsi. Gli ottimisti affrontano la vita con la filosofia del “posso farcela” e utilizzano tutte le loro “armi” affinché si realizzino i loro desideri.

Bene ora conoscete tutto quello che vi serve per cominciare il vostro allenamento mentale che vi porterà a diventare dei veri ottimisti e quindi a vivere più a lungo e circondati da persone sorridenti che vi apprezzano.

Eh già perché l’ottimismo è contagioso e farà “ammalare” le persone che vi circondano!

Vi lascio con una frase di Martin Seligman, “...ci siamo dati da fare, e giustamente, per rendere la vita meno faticosa; la psicologia positiva punta invece, a rinforzare, quanto possiamo avere di favorevole in noi (la spiritualità come l’ottimismo, l’interesse come l’iniziativa) e a fare leva su tali caratteristiche”.

Buon cammino con Ottimismo!

di Monica MARINI

fonte: http://www.alenapoli.net

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