Il primo scoglio

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Il primo scoglio del “pensare positivo” è Crederci. Sembra una cosa banale, ma tutto gira intorno a quello in cui crediamo veramente, a quelle che sono le nostre credenze interiori.

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Sii te stessa

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Sii te stessa
Queste sono le parole che ti sentirai ripetere più spesso.

Paradossalmente è la cosa più difficile da realizzare: ci sono tante interferenze intorno a noi. C’è l’educazione, la civiltà in cui siamo cresciute, che abbiamo respirato da prima di nascere e ci ha condizionato da sempre; ci sono delle regole da seguire, che a volte ci limitano, che a volte vorremmo infrangere, ma con cui dobbiamo invece invariabilmente fare i conti. Ci sono le persone che ci circondano, che hanno delle aspettative, molte aspettative su di noi, e che potrebbero rimanere deluse quando non addirittura scioccate da alcune nostre scelte, o potrebbero non condividerle o non capirle, o rimanerne offese o ferite. Ci sono le nostre abitudini personali, così radicate e così forti, le nostre routines che ci danno tale sicurezza che noi per prime facciamo fatica a lasciare. E infine ci sono le nostre personalissime paure, così potenti e così insidiose, spesso cammuffate dietro a tutto il resto, dietro a tutte le scuse e gli alibi che adduciamo per non fare ciò che vorremmo.

Però tutto questo è esterno a noi. Non ha la nostra stessa radice: è altro da noi. La cultura e la legge in cui siamo nate sono casuali: potevamo nascere in India o mille anni fa. Le persone e le situazioni che ci circondano non sono eterne e soprattutto non sono noi. Dopo tutto non siamo al mondo per soddisfare le esigenze degli altri*.

Le abitudini sono un buono strumento per poter fare le cose senza ogni volta dover riprogrammare tutto. Devono rappresentare un aiuto, una facilitazione. Sono frutto della mente, e come la mente debbono essere considerate uno strumento al nostro servizio, e non le nostre padrone. Non ha senso ostinarsi a seguire delle abitudini perché si è sempre fatto così: sarebbe come andare al mare e mettere il tailleur solo perché lo portiamo undici mesi all’anno.
Anche le nostre paure sono qualcosa di esterno, qualcosa che ci è stato insegnato a temere da piccoli, qualcosa che ci ha spaventato da piccoli, magari la paura di perdere l’amore dei genitori, o la paura di non essere accettate da una comunità, ecc.

Per imparare ad essere noi stesse, dobbiamo distogliere l’attenzione dall’esterno e focalizzarla su di noi. Dobbiamo isolarci da tutto ciò che non è noi, e concentrarci su di noi.

Ci sono anche dei rimedi floriterapici che possono venirci in aiuto: ad esempio per chi li usa, fra i fiori di Bach c’è Walnut. Il fiore del noce ha una simbologia ben precisa: in natura sotto al noce non cresce nessun’altra pianta. Il noce sa isolarsi, sa creare delle barriere, sa porre dei confini intorno a sé, forse per questo era un albero sacro alle streghe che sotto le sue fronde trovavano un riparo discreto per i loro convegni. Chi lo assume, trova maggiore facilità a concentrarsi sulle proprie esigenze e a non farsi distrarre dalle influenze esterne.

Quando decidiamo di lavorare sull’essere noi stesse, dobbiamo però soprattutto chiedere aiuto al nostro corpo perché è questo che siamo prima di tutto. E sarà proprio lui ad aiutarci di fronte a qualsiasi dubbio.
Il nostro corpo ha moltissimo potere a livello, concreto, fisico, perché è animato da due potenti forme di energia:
la sua radice, da cui nasce e trae forma, cioè l’amore tra le due persone che ti mettono al mondo
il desiderio di vivere: il nostro corpo vuole sempre vivere e stare bene. E’ una legge naturale: la materia tende sempre alla vita. Nei casi di desiderio di morte o di autolesionismo di qualunque tipo, è la mente a volerci danneggiare, non è mai il corpo.
Dunque, per decidere in qualsiasi caso cosa sia bene per noi è al corpo che si deve far riferimento. Quando ti sembra di non farcela in una situazione, o se hai paura di non resistere, chiediti sempre se è il tuo corpo a dirtelo o se è la mente che cerca di trarti in inganno e porti dei limiti, perché spesso si tratta di questo. Il nostro corpo non sbaglia e non mente mai. Quando vorrai forzarti, importi una situazione che non è la tua, ti ammalerai.
Dunque, se ti senti a disagio in una situazione e desideri fuggire, andartene, non esitare a farlo. Non c’è principio che tenga, non c’è parola data che giustifichi la sofferenza: se una situazione ti fa stare male, vattene, ma vattene di corsa il più lontano possibile. Non perdere tempo a ragionare. La gente che nel bel mezzo di un incendio si sofferma a pensare a cosa portare con sé, muore bruciata.

Esistono due tipi di paure: della mente e del corpo.
La paura della mente è frenante: cerca di porci dei limiti, ci dice di “non fare questa o quella cosa”.
La paura del corpo è viscerale, come del resto ogni suo messaggio, e ci spinge all’azione. Fidati delle sensazioni che ti manda la pancia, la pelle, l’udito, l’olfatto, il gusto. I bambini molto piccoli, che sono ancora poco condizionati, sputano per istinto il cibo che potrebbe far loro male. E allo stesso modo si comportano gli animali selvatici, che “fiutano” il pericolo. Ciò che ti dà i brividi, o suona male o stona, o risuona dentro di te, ciò che ti puzza, o al contrario annusi volentieri, sono tutti messaggi del corpo.
Fidarsi del proprio corpo per noi esseri umani non è più automatico: ci siamo dimenticati come si fa, ma possiamo imparare daccapo, stando molto ad ascoltare e a rispondere a noi stessi, e poco ad ascoltare e a dare risposte agli altri.
Abbi fiducia in te, questo significa ascoltare il tuo corpo.

E osa, osa chiedere, osa pretendere, non avere paura: ti meriti il meglio, non accontentarti solo perché anche gli altri lo fanno. E non lamentarti: non ti aiuta, anzi, ti fa perdere energia, perché ti mette nella posizione di rivolgerti agli altri, di aspettarti l’aiuto dall’esterno, e ti allontana dalle tue risorse.

Cerca di realizzare sempre te stessa; non sto parlando di risultati particolari nella vita: non mi riferisco a realizzazione professionale, famigliare ecc. Intendo dirti di fare ciò che sei tu, di seguire le tue inclinazioni, perché è così che realizzi te stessa. Tieni a mente tre cose:

non farti mai violenza: significa che non devi fare mai ciò che non ti piace, che non senti tuo, in cui non credi. Ogni volta che ti senti “costretta a” ti fai violenza. Qualcuno molto saggio ha detto che lo sforzo è imperfetto, solo ciò che è naturale è perfetto, ed è davvero così. Non farai mai fatica a fare ciò che desideri. Farai sempre una fatica immane a fare ciò che non vuoi. Ciò che fai volentieri riuscirà sempre bene, sortirà sempre ottimi risultati. Ciò che fai malvolentieri sarà sempre mediocre, quando non brutto.

Prima di qualsiasi azione, pensa se è quel che sei tu, se viene da te, se è un tuo desiderio oppure se ti stai limitando, conformando, se stai facendo ciò che ti si chiede, ciò che ci si aspetta da te, o comunque ciò che gli altri, non tu, desiderano. Non confondere mai la giustizia con la generosità: accontentare te stessa è atto di giustizia, accontentare gli altri è atto di generosità.

Vivi con passione: cioè con consapevolezza. Vuol dire sii presente a tutto ciò che fai, con tutta te stessa. Ogni momento della tua vita vivilo davvero, in fondo: mentre fai qualsiasi cosa, non pensare a prima o a dopo, ma pensa a ciò che stai facendo. Solo così, alla fine, sentirai di non aver perso neanche un istante della tua vita, e di aver vissuto davvero bene.

* Nota (di Anna Pirera)
Uno dei grandi temi del femminile è l’esistere per gli altri: per i figli, innanzitutto, per gli uomini, per i genitori, per gli amici…
Talvolta, se sentiamo che un legame ci sta ‘portndo via’ da noi stesse, può essere utile leggere le parole della preghiera della Gestalt, di Fritz Perls, e ripeterle ad alta voce fra sè e sè:

“io sono la mia via e tu la tua.
io non sono in questo mondo per rispondere alle tue aspettative
e tu non sei in questo mondo perr rispondere alle mie.
Tu sei tu e io sono io…
e se per caso ci incontriamo
allora è splendido!
altrimenti non ci possiamo fare niente!”

di Barbara Coffani, dedicato a sua figlia
fonte: http://www.ilcerchiodellaluna.it/

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Il volume è strutturato in modo tale da consentire a una qualsiasi lettrice, anche inesperta, di avvicinarsi allo yoga kundalini, imparando passo dopo passo posizioni e tecniche di respirazione proprie della meditazione.

Lo scopo del libro è di aiutare le donne di qualsiasi età nelle seguenti pratiche:
• alleviare lo stress e le frustrazioni;
• focalizzare e stimolare la propria creatività;
• abbassare la pressione sanguigna;
• distruggere i pensieri negativi;
• sviluppare una visione positiva di se stesse;
• stimolare l’attività delle onde telepatiche.

La terapia verbale

Intervista a Gabriella Mereu

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Chi è Gabriella?
Sono medico, laureata in medicina e chirurgia, odontoiatra, omeopata e anche grafologa ed ho fatto una ricerca per 20 anni che mi ha portato a capire che il paziente semplicemente si cura da solo.

Benissimo, abbiamo capito che siamo davanti ad un medico ufficiale, anche se ufficiale non è il termine più appropriato, omeopata nonché grafologa.
So che hai scritto un libro, che ho trovato molto interessante, la “terapia verbale” ovvero la medicina della consapevolezza, ci puoi spiegare cos’è la terapia verbale?
La terapia verbale è una terapia omeopatica, verbale, che cura il male con lo stesso male: cioè il paziente quando esprime la sua malattia usa inconsciamente un linguaggio poetico e metaforico collettivo che io chiamo ‘pazientese” che si compone di proverbi, modi di dire, filastrocche etc..
Una volta che ho capito cosa mi vuol dire, rispondo con una battuta che abbia un alto contenuto emozionale, in cui spiego il motivo della sua malattia e il paziente ha una reazione: se ride, piange, entra in trance o si arrabbia significa che è quasi sempre guarito dal sintomo.

Quindi tu definisci questo come omeopatia verbale.. Sappiamo che l’omeopatia esiste da tanti anni e usa curare le malattie con il simile… sbaglio?
Quindi secondo te si può capire la malattia di una persona da come si esprime…
Esatto, a me non interessano analisi o altro, solo il modo di esprimersi delle persone aiuta la mia terapia, che non c’entra niente con la scienza… è solamente arte.

Tu affermi nel tuo libro che la vita è una commedia e la malattia è una metafora che le persone usano per manifestare il proprio disagio… ma questa metafora, serve a nascondere il disagio o a manifestarlo?
La malattia arriva da una bugia passiva, è data da uno schema che costringe l’anima. Cioè nasce un conflitto di pensiero con la propria anima. Può essere stato inculcato da qualcuno anche nella notte dei tempi o essere già nel DNA, ma l’anima non può essere presa in giro e lo rifiuta, così si manifesta la malattia.

Malattia come disagio dell’anima quindi?
Esatto

Cosa mi dici riguardo al condizionamento che le religioni esercitano sulle masse?
La religione è stata inventata per dividere le masse, sono manovre politiche usate soprattutto per dividere i sessi. A causa di tutte le religioni c’è la donna sessuale o la donna vergine, questo è il motivo principale delle discordanze fra i sessi, dalla pornografia alla masturbazione, che cementa le perversioni.

Quindi tutto nasce dalla divisione? Effettivamente la religione da 2.000 anni divide il femminile dal maschile..
Esatto con la divisione cresce il potere, la divisione crea lo schiavo e il tiranno, non c’è mai amore.
La nostra anima non cerca questo, cerca solo Amore. La malattia è il risultato.

Di tiranni ognuno di noi ne ha qualcuno nella propria vita, dal datore di lavoro al compagno…
Il tiranno è quindi chiunque voglia esercitare del potere su di te?
Sì, può essere il marito, o la moglie..

Sulla tua lunga esperienza nel campo, quanti problemi di condizionamento dell’anima arrivano dalla castrazione che deriva dalla religione?
Tutte. Ci sono in tutti i casi manipolazioni del sesso e quindi castrazioni. Le persone così sono malate dentro, e non lo sanno, fino a che la malattia non si manifesta.

Come si può uscire da queste castrazioni?
Prendendo coscienza, cambiando i sistemi.

Hai mai avuto problemi con gli amici o colleghi della tua città per le idee che stai portando avanti?
Sì, con tutti.

Sei stata messa da parte? Perché loro sono all’interno di un sistema?
Perché la verità è indecente e pericolosa. In maniera molto semplice.

Inoltre la verità che sveli sarebbe alla portata di tutti e molto economica…
Esatto, possono farlo tutti coloro che hanno spirito.

Si può uscire da questo sistema?
Sì, certo, coltivate il vostro piacere, anche se peccaminoso. Questo vi salverà dalla malattia.

Cos’è questo piacere?
L’amore è stato disgiunto dal piacere, questo è l’errore. Non si può amare quello che non ci piace.
Se amiamo tutto quello che ci piace, dal lavoro all’amico alla mamma, siamo tutti salvi.
Praticamente è la divisione che ci fa ammalare.

Quindi c’è un piano di divisione ben mirato che ci viene imposto per colpire le coscienze delle persone?
Si, questa è la semplice verità. Se c’è qualcosa di complicato e incomprensibile non deve preoccuparci. La verità è semplice.

Bene Gabriella, sei stata chiara… quindi dobbiamo cercare il piacere a 360 gradi, non solo sessuale ma in tutto ciò che facciamo, nelle cose più semplici.
Sì, il piacere non si trova nelle complicazioni, ma nelle cose semplici.


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La dottoressa Mereu, ormai famosa in tutta Italia per la sua ricerca, presenta la sua tecnica d’interpretazione del sintomo: “la terapia verbale”. I suoi studi dimostrano come il malato stesso parlando dei propri disturbi rivela sotto forma di metafora il conflitto che l’ha portato alla malattia.

La mimica, le espressioni figurate, i modi di dire, la grafia, sono indicazioni preziose per svelare i propri sintomi. Imparando a decodificare le metafore, il paziente può risalire all’origine dei blocchi mentali
e quindi arrivare alla guarigione.

Questo video fornisce gli strumenti di consapevolezza per essere più vigili e attenti agli indizi che il corpo ci offre. A tutti coloro che sono stanchi di soffrire, a tutte le persone sensibili che stanno cercando la strada della loro evoluzione che conduce anche alla salute e al piacere.

Impariamo a pensare

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Siamo capaci di imparare e padroneggiare diverse lingue, compiere calcoli complicati, comporre poesie, creare opere d’arte: tutte queste nostre abilità testimoniano della enorme capacità della nostra mente, della plasticità del nostro cervello, di un potenziale che a partire dall’infanzia può svilupparsi in misura crescente.

Spesso, e impropriamente, paragoniamo la nostra mente a un computer potentissimo e arriviamo alla conclusione che i computer sono estremamente veloci nel compiere calcoli ma estremamente lenti, rispetto a noi, nella maggior parte delle funzioni intelligenti: hanno una logica limitata, rigida, dotata di scarsa plasticità di fronte a nuovi problemi, a situazioni insolite. Noi, invece, siamo dotati di un pensiero plastico, sappiamo cogliere analogie, ci rendiamo conto dei diversi aspetti di uno stesso problema: insomma, siamo caratterizzati da capacità mentali che nessun computer, almeno per il momento, è in grado di imitare. Eppure, malgrado l’enorme potenziale del nostro cervello, non abbiamo il dono innato di pensare bene: al contrario degli istinti, che fanno sì che sin dalla nascita un animale si comporti in maniera “intelligente” in rapporto ad alcune -limitate- situazioni, l’intelligenza è un potenziale che va sviluppato, la logica richiede esercizio, la creatività deve essere favorita. La maggior parte di noi è d’accordo con l’idea che l’intelligenza vada sviluppata attraverso lo studio, esperienze di vita e sollecitazioni culturali che tengano in esercizio il cervello e aggiornino le nostre conoscenze e visioni del mondo: ma sottovaluta la necessità di sviluppare strumenti logici e capacità analogiche e creative che ci permettano di pensare bene e di delineare soluzioni innovative. In altre parole, diamo per scontato che il cervello sia come un muscolo che può essere potenziato con l’esercizio -le esperienze, la cultura ecc.- ma che ha già una sua forma di cui non ci dobbiamo curare molto. Riteniamo insomma, che non sia necessario imparare a pensare perché saremmo già provvisti di strumenti adatti: mancherebbero soltanto le esperienze e il “materiale” su cui lavorare, non le tecniche.

La realtà, invece, è diversa. E’ vero che siamo dotati di una serie di predisposizioni per interpretare la realtà e di meccanismi per produrre il pensiero e una parte della sua struttura logica: ma queste predisposizioni e questi meccanismi sono imperfetti oppure erano appena sufficienti in un mondo che poneva poche sfide, in cui le richieste erano inferiori rispetto alla realtà odierna caratterizzata soprattutto da problemi astratti e sfuggenti. Per rendervi conto di come il nostro cervello zoppichi considerate nelle pagine seguenti uno dei diversi esempi tratti dallo studio della percezione visiva o qualcuna delle tante trappole in cui si imbatte la mente se le vengono posti dei tranelli logici: potrete così notare di avere una mente dotata di una “decente” capacità di rispondere alle sfide che pone la realtà ma anche soggetta agli inganni tesi dal mondo dei sensi, cioè dal modo in cui ci si presentano molte situazioni, e dal modo in cui viene presentato un problema. Infatti, la logica interna di un problema può sviarci e innescare nella nostra mente una risposta inadatta, oppure intrappolarla in un circolo vizioso o nasconderle una soluzione ovvia…

Pensare bene non è un automatismo proprio della mente umana ma un’arte, qualcosa che si acquisisce e che può essere potenziato: bisogna imparare a osservare, cogliere dei nessi logici, evitare quelle trappole che derivano dal fatto che ciò che è vicino ai sensi ci appare anche vicino alla logica mentre così non è. Pensare meglio significa anche decidere meglio. Le stesse decisioni, infatti, sono soggette a trappole cognitive, emotive e sociali in cui può cadere ognuno di noi quando opera una scelta e decide: ma anche in questo caso si può imparare a decidere meglio, si può apprendere un’arte che favorisca le scelte autonome ed eviti che siano gli eventi, o gli altri, a scegliere per noi.

Questo libro si rivolge a quanti vogliono scoprire i trabocchetti che condizionano il nostro pensiero, a quanti desiderano cogliere la logica interna dei problemi, praticare un pensiero che non sia soltanto logico-razionale ma anche creativo, divergente, aperto a nuovi orizzonti. Esso non è indirizzato agli esperti ma a tutti, dagli studenti ai professori, dal manager alla massaia, dai venditori ai genitori, vogliono conoscere i recenti sviluppi delle conoscenze sul cervello e delle scienze cognitive per sviluppare una vera e propria arte del pensare: anche per proteggersi dalle trappole tese da quanti padroneggiano le strategie della comunicazione, quei “persuasori occulti” che, dalla televisione ai nuovi media, cercano di ammaliare la nostra mente che sempre più rischia di impantanarsi in un mondo in cui i messaggi, le logiche e i condizionamenti sono sempre più sottili e ingannevoli.

Introduzione de: L’Arte di Pensare di Alberto Oliviero

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Ognuno di noi è bersagliato da un’immane quantità d’informazioni e deve continuamente prendere decisioni. Diventa così di vitale importanza sviluppare un’arte di pensare. Questo di Alberto Oliverio è un viaggio appassionante attraverso le teorie della mente, un viaggio nella nostra psiche, nei nostri problemi, nella nostra vita: impareremo a non farci influenzare troppo dai sondaggi d’opinione; saremo costretti ad ammettere che i nostri sensi ci possono ingannare e che ciò che ci compiacciamo di chiamare “intuito” spesso non è che la somma dei nostri pregiudizi; distingueremo le argomentazioni logiche dagli espedienti per persuaderci; e soprattutto svilupperemo la capacità di sfruttare le potenzialità creative della nostra mente.

Perchè fa bene ridere di gusto?

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Su quali organi agisce sopratutto il ridere di gusto?

Nel CERVELLO è una zona specifica a trasmettere il segnale: si tratta di particolari strutture, il limbo e l’ippocampo in cui si trovano i circuiti legati alle emozioni. Oltre a questi circuiti, si attivano i nuclei grigi della base encefalica e il corpo striato, ma è il talamo che sovrintende alla risata come centro sensoriale, mentre il corpo striato induce le reazioni motorie. Gli stimoli del riso e del pianto hanno origini simili e i segnali di inizio di una fragorosa risata, così come di un pianto dirotto, partono da una stessa zona cerebrale. La teoria che il riso faccia bene alla salute, in quanto sembra che riduca certi inibitori delle difese immunitarie, è avallata da dai risultati di numerose ricerche, che rafforzano la convinzione dell’esistenza di importanti interazioni fra la mente e il sistema immunitario.

ORMONI: Il riso fa aumentare la produzione di quegli ormoni, quali l’adrenalina e la dopamina, che hanno il compito di liberare le nostre morfine naturali: endorfine, encefaline e simili.
Le ENDORFINE provocano una diminuzione del dolore e della tensione, permettendo il raggiungimento di uno stato di relax e tranquillità.
Le ENCEFALINE sembrano esaltare il sistema immunitario, aiutando a meglio combattere le malattie.
MUSCOLATURA: quando si ride parte della muscolatura, soprattutto a livello del torace e degli arti superiori, alternativamente si contrae e si rilassa e innesca una ginnastica addominale che migliora le funzioni del fegato e dell’intestino, (Ridere equivale a un buon jogging fatto rimanendo fermi).
Solo col riso muoviamo alcuni muscoli del corpo e soprattutto del viso. Quando il cervello invia il messaggio “ridi”, ben quindici muscoli del viso vengono attivati dal segnale. La risata si riflette dall’espressione facciale ai muscoli del torace e dell’addome (le spalle e il torace si sollevano aritmicamente) sino agli sfinteri. Non a caso dopo una risata a crepapelle si sentono i muscoli della pancia doloranti, come pure le costole.
RESPIRAZIONE: il primo beneficio provocato da una risata lo riceve la respirazione, che grazie ad essa diviene più profonda. L’aria nei polmoni viene rinnovata attraverso attraverso fasi di espirazione e inspirazione tre volte più efficace che in stato di riposo. Le alterazioni del ritmo respiratorio vengono intervengono sull’ossigenazione del sangue.
CIRCOLAZIONE SANGUIGNA: la risata favorisce, attraverso la respirazione profonda, l’ossigenazione e la circolazione del sangue con aumento della pressione arteriosa.Il riso crea un CALORE INTERNO generalizzato che ossigenando tutte le cellule del corpo, può accelerare la rigenerazione dei tessuti e stabilizzare molte funzioni corporee, contribuendo a difendere il fisico da infezioni.
CUORE: durante una risata, il cuore aumenta le pulsazioni anche fino a 120 al minuto. Numerose ricerche sugli effetti derivanti dal ridere, hanno evidenziato come il riso possa essere uno strumento terapeutico di rilievo rivolto non solo allo spirito ma anche al corpo. Possedere la capacità di saper percepire gli aspetti comici e di abbandonarsi all’ilarità è un requisito fondamentale per prendere la vita per il verso giusto, sapendone apprezzare gli aspetti positivi senza troppo lasciarsi condizionare dalle situazioni sfavorevoli.

Il riso aiuta a superare più facilmente le situazioni difficili, anche di salute. Il caso più classico di guarigione ottenuta non con farmaci ma con sane risate è quello di Norman Cusins, docente e ricercatore della facoltà di MEDICINA dell’UCLA, venne colpito da una grave forma di artrite reumatoide spondilite anchilosante che provoca, tranne rarissimi casi, la paralisi progressiva e poi la morte. I medici gli predissero pochi mesi di vita e allora lui abbandonò l’ospedale e si trasferì in un grande albergo. Interruppe così la terapia consigliata dai medici e sostituì le medicine con massicce dosi di vitamina C e film comici.
Quindici anni dopo la diagnosi che lo dava per spacciato, Norman Cousins pubblicò “Anatomia di una malattia” un libro dove racconta la sua storia, che è diventata l’emblema, anche nella medicina tradizionale, di uno dei tanti risultati positivi ottenuti attraverso il ridere.
L’umorismo in medicina andrebbe utilizzato di più. Lo si vede in corsia: chi fa battute e scherza con i malati è molto più umano.
Una nuova branca della medicina la PSICONEUROENDOCRINOIMMUNOLOGIA (PNEI) ha dimostrato che il ridere influenza positivamente il sistema immunutario, vero garante della nostra salute.

Tutti gli studi nel campo della salute ci assicurano che dovremmo cominciare col ridere di più, perché RIDERE FA BENE.
Anzi fa benissimo.
Per il buddismo Zen quindici minuti di risate equivalgono a sei ore di meditazione. Da sempre si sa, le persone allegre e ottimiste vivono più a lungo, e soprattutto vivono meglio.
Come scriveva lo psicanalista Ernst Kris: “… sotto la spinta della battuta di spirito, torniamo all’allegria dell’infanzia. possiamo finalmente liberarci dai legami del pensiero logico e divertirci in una libertà dimenticata da anni”.
La felicità è contagiosa, e il riso apre le valvole dell’energia comunicativa.

Ridere, giocare, divertirsi fa portare fuori il nostro bambino interiore, vivo, creativo, stimolante, che deve essere incoraggiato.
Affidarci solo al pensiero positivo indotto non basta. Ecco perché il riso diviene un passaggio chiave per spegnere il lavorio mentale, risvegliando la mente inconscia attraverso il non-fare e il non-pensare, e favorendo la creatività, come presupposto a libere associazioni.
Quando andiamo in ospedale a fare il volontariato-clown facciamo in modo che il malato anche solo per 10-20 minuti si scordi della sua malattia, ritorni ad essere una persona e non un malato.
Il nostro corpo è in armonia quando siamo sereni, allegri, liberi, altrimenti, inevitabilmente, ci si ammala. Mentre ridere aumenta le nostre difese immunitarie, una mente preoccupata apre la strada ai nemici della salute.
Gli effetti psicologici e biologici del riso sono tutti positivi. Ridere infatti è un esercizio muscolare e respiratorio, che permette un fenomeno di purificazione e liberazione delle vie respiratorie superiori.
ridere può in effetti far cessare una crisi di asma, provocando un rilassamento muscolare delle fibre lisce dei bronchi, per azione del sistema parasimpatico. per coloro che soffrono di enfisema, ridere, provocando l’aspirazione dell’aria, migliora l’insufficienza respiratoria. L’aumento degli scambi polmonari tende ad abbassare il tasso di grasso nel sangue, promuovendo un effetto benefico sul colesterolo.

Quando noi ridiamo, tutto il nostro corpo ride e si rilassa. Da quando si inizia a ridere, il cuore e la respirazione accelerano i ritmi, la tensione arteriosa cala e i muscoli si rilassano.
Si può affermare quindi che il riso ha un ruolo di prevenzione dell’arteriosclerosi. Ridere inoltre possiede una funzione depurativa dell’organismo per espulsione dell’anidride carbonica, e permette un miglioramento delle funzioni intestinali ed epatiche.
Ridere combatte la stitichezza perché provoca una tale ginnastica addominale che rimesta in profondità l’apparato digestivo.
Sullo stato generale di salute, ridere combatte la debolezza fisica e mentale: la sua azione infatti causa una riduzione degli effetti nocivi dello stress. Ridere calma il dolore, in quanto distrae l’attenzione da esso (calma temporanea) e quando lo stesso dolore riappare non ha più la stessa intensità.
Ridere è un primo passo verso uno stato di ottimismo che contribuisce a donare gioia di vivere, e quindi ha delle proprietà antidepressive.
Anche l’insonnia passa, perché ridere diminuisce le tensioni interne.
Ridere è il mezzo più sano per vivere meglio e più a lungo possibile sfidando le frustrazioni della vita.I ricercatori del gruppo internazionale Arise, che si occupano di studi sul piacere, hanno dimostrato l’esistenza di un rapporto diretto tra cali dell’umore e risposte del sistema immunitario.
Il riso riduce la secrezione di ormoni da stress, come il cortisolo, e stimola la produzione di betaendorfine, analgesici prodotti dall’organismo (come sostiene William Frye, neurologo dell’università di Stanford).

“… il piacere è importante per la nostra salute sotto tre aspetti” dichiara il professor Warburton, coordinatore dell’Arise: “… primo: può contribuire a favorire la salute fisica e mentale. secondo: può facilitare il processo di rilassamento e proteggere dallo stress, ovvero svolgere una funzione di antidoto. terzo: può agire come un fattore di protezione dalle malattie. proprio come un vaccino

IN CHE MODO FUNZIONA lA CLOWNTERAPIA IN TERMINI SCIENTIFICI?

La risposta arriva attraverso le parole di un autorevolissimo scienziato americano, il professor William Fry della Stanford University. I suoi studi hanno dimostrato in maniera inconfutabile che la risata è un perfetto esercizio aerobico. In particolare, incrementa l’apporto di ossigeno ai polmoni, aumenta la resistenza cardio-polmonare (un minuto di risata equivale a dieci minuti di esercizi sul vogatore), rilassa i muscoli, massaggia gli organi interni, migliora la circolazione sanguigna, favorisce il sonno calmo e rilassato. Un altro scienziato americano, il dottor Lee S. Berk dell’Università di Loma Linda in California, ha verificato che la risata aumenta il livello delle globuline A nella mucosa respiratoria, e dunque irrobustisce il sistema immunitario e aiuta in maniera determinante chi soffre di asma e di bronchiti. Non bastasse, incrementa il livello delle endorfine, diminuisce il tasso di stress, combatte attivamente la depressione.

Fonte: http://www.clownterapia.it

Il sorriso nelle pratiche di cura

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Un clown e un bambino s’incontrano. Attorno bianco e azzurro. Luci s’accendono a intermittenza e apparecchi computerizzati, con grovigli di fili, dettano il ritmo al movimento delle persone. Lo spazio del letto del bambino delimita l’incontro. Avvolto in lenzuola stirate e fra le sbarre di protezione, il bambino affronta una sfida: vivere. E lo fa al ritmo delle apparecchiature, alla velocità degli uomini e con il mistero della vita che vive nel suo piccolo corpo.
Il clown crede che scherzare sia il modo migliore per fare un incontro e che questo non ha un tempo determinato per avvenire: tutto dipende dall’intensità degli sguardi e dal permesso per scherzare. E in realtà il gioco già è iniziato e non è facile dire chi fa lo scherzo e chi lo riceve. É una cosa talmente intensa che durante l’incontro scherzare equivale a vivere.
La scienza riesce a descrivere pochi misteri del nostro corpo. Le cifre delle apparecchiature forse non captano completamente il risultato di questi incontri, come non lo fanno le osservazioni dei tecnici e degli scienziati. Sono i sorrisi, che adesso fanno parte degli ambienti ospedalieri, a dare testimonianza del contributo che tali unioni apportano alla vita.
Non avere fretta di leggere le storie che compongono questo libro. Non aver fretta perché ogni incontro fra i clown e i bambini è un vero spettacolo, con tanto di capo, corpo e coda. Ma come accade tutto ciò? Clown e bambini condividono un fattore importante: sono troppo occupati a vivere il presente, cercando di colorarlo d’allegria. Questa è la forza dell’incontro: mettere la
vita in movimento.

Quando ti arrabbi

per-mano-perdono-amaQuando sei arrabbiato con qualcuno,

guardalo negli occhi,

ma fallo senza pregiudizio.

Prendigli le mani,

come fossero le mani di un bambino.

Abbraccialo,

come fosse tuo figlio

e digli Ti Amo,

come fosse il tuo compagno/a.

Fagli un sorriso,

e ringrazialo perché ti ha insegnato l’AMORE!!!

Ridere, fa bene!

ridere

Ridere, specialmente nelle situazioni critiche e disperate, libera tutta una serie di mediatori e neurotrasmettitori endorfinici che possono capovolgere emozionalmente la più drammatica delle situazioni, basta solo avere la costanza di continuare a ridere a crepapelle per almeno dieci minuti e il gioco è fatto, tutto il resto della vostra persona entrerà in risonanza con la risata iniziale, scacciando il demone della disperazione dalle vostre menti atterrite e sconvolte.
Ridere, fa ridere non solo il volto, ma anche il diaframma, i visceri, migliora la circolazione sanguigna, e incrementa le difese immunitarie ed alcalinizza notevolmente cellule e tessuti.

Per ridere si utilizzano oltre sessanta muscoli, pellicciai, mimici, cervicali ecc., mentre per piangere solo una ventina …

Il vero jogging per l’anima quindi, non è forse la risata?
Ridere è più facile di quanto possiate supporre; basta semplicemente cercare d’imitare qualcun altro che già sta ridendo e il gioco è fatto. Se sentite ridere qualcuno e la sua risata vi piace, abbordatelo senza riserve dichiarandogli apertamente che avreste intenzione di clonare e apprendere la sua bellissima risata. Identificate e memorizzate bene la fisiologia dello stato d’animo correlato alla risata e servitevene per ricrearlo quando ce n’è bisogno; infatti, solo modificando la fisiologia dei vostri stati emozionali negativi, sarete in grado di migliorare il livello della prestazione e, cosa più importante, non sarete divorati dagli squali che potreste incontrare lungo la vostra rotta!

Tra tutti gli esseri viventi, solo l’uomo ha il dono del sorriso. Infatti ridere è un’attività tipicamente umana legata, sembra, a fattori organici.E’ l’uomo e non l’animale, a essere dotato del muscolo risorio del Santorini, situato lateralmente alle labbra, che quando si contrae fa ritrarre la bocca. Il risorio e il grande zigomatico provocano, fisicamente la risata.
Pensate che ridere é un’espressione innata. Tutti abbiamo la facoltà di ridere, indifferentemente a quale cultura apparteniamo o in quale parte del mondo viviamo. Il primo sorriso compare sul volto di un bambino entro le prime sei settimane di vita, ed é, con il pianto, uno dei pochi mezzi che ha per comunicare.

Ma che il ridere potesse diventare veramente una terapia utile per accelerare il processo di guarigione anche di mali fisici, é una intuizione piuttosto recente. Secondo alcuni studiosi, infatti, tutti noi nasciamo con una naturale tendenza verso il gioco e il divertimento in genere. Quando si diventa adulti, purtroppo, questa naturale inclinazione viene spesso sostituita dall’ansia, dalla depressione e dalla paura, anche se i nuovi umori non riescono, fortunatamente, a schiacciare completamente il nostro cosiddetto “potenziale creativo”.

Ridere cambia l’atteggiamento mentale. La mappa che ognuno, attraverso traumi e dolori si è formata nella mente, attraverso il riso e la positività muta colore, dimensione, suono.

E’ per questo che, anche alla luce del Pensiero Positivo e dei suoi insegnamenti, nell’ambito delle nuove terapie alternative alla medicina tradizionale è nata la “Comicoterapia”, un metodo di guarigione che trova le sue basi nella Gelotologia (dal greco “gelos”, che vuol dire “riso”), ma anche nella medicina psicosomatica e nell’immunologia neuro-psichica.

PERCHÉ É UTILE E IMPORTANTE FAR SORRIDERE?

Gli effetti psicologici e biologici del riso sono tutti positivi. Ridere infatti è un esercizio muscolare e respiratorio, che permette un fenomeno di purificazione e liberazione delle vie respiratorie superiori.
Ridere può in effetti far cessare una crisi di asma, provocando un rilassamento muscolare delle fibre lisce dei bronchi, per azione del sistema parasimpatico. Per coloro che soffrono di enfisema, ridere, provocando l’aspirazione dell’aria, migliora l’insufficienza respiratoria. L’aumento degli scambi polmonari tende ad abbassare il tasso di grasso nel sangue, promuovendo un effetto benefico sul colesterolo. Quando noi ridiamo, tutto il nostro corpo ride e si rilassa. Da quando si inizia a ridere, il cuore e la respirazione accelerano i ritmi, la tensione arteriosa cala e i muscoli si rilassano.
Si può affermare quindi che il riso ha un ruolo di prevenzione dell’arteriosclerosi. Ridere inoltre possiede una funzione depurativa dell’organismo per espulsione dell’anidride carbonica, e permette un miglioramento delle funzioni intestinali ed epatiche.

Ridere combatte la stitichezza perché provoca una tale ginnastica addominale che rimesta in profondità l’apparato digestivo. Sullo stato generale di salute, ridere combatte la debolezza fisica e mentale: la sua azione infatti causa una riduzione degli effetti nocivi dello stress. Ridere calma il dolore, in quanto distrae l’attenzione da esso (calma temporanea) e quando lo stesso dolore riappare non ha più la stessa intensità.
Ridere è un primo passo verso uno stato di ottimismo che contribuisce a donare gioia di vivere, e quindi ha delle proprietà antidepressive. Anche l’insonnia passa, perché ridere diminuisce le tensioni interne. Ridere è il mezzo più sano per vivere meglio e più a lungo possibile sfidando le frustrazioni della vita.
Elenchiamo qui di seguito alcuni degli effetti benefici della risata:

Benefici generali al corpo, alla mente e all’intelletto (confermati da diversi setting di ricerca in particolare grazie alla riduzione dell’ormone dello stress). Senso di benessere e di leggerezza
Controllo della pressione alta e dei problemi cardiaci (confermato da una ricerca condotta su persone reduci da infarto del miocardio: mezz’ora al giorno di umorismo riduce il rischio di ricadute)
Aumento delle difese immunitarie (recentemente anche il Center of Public Health di Loma Linda, in California, ha dimostrato un netto incremento di molti parametri neuroimmunologici dopo l’esposizione a situazioni umoristiche). Aumento del livello delle endorfine e controllo del dolore

Benefici legati alla respirazione, in particolare per chi soffre di bronchite e di asma; aumento del livello di ossigeno nel sangue (una ricerca condotta presso l’Unità di Riabilitazione Respiratoria Don Gnocchi di Pozzolatico conferma: “…la risata è una ginnastica per i polmoni”). Miglior controllo del linguaggio per attori e cantanti. Effetto di ringiovanimento e maggior durata della vita (i ricercatori finlandesi del National Public Health Institute hanno dimostrato che esiste una stretta relazione tra durata della vita e pensiero positivamente orientato). Sviluppo della personalità e della propensione alla leadership
Miglioramento della capacità di lavorare in team.
Miglioramento delle relazioni interpersonali e maggiore consapevolezza di sé
Aumento della creatività.

Donare un sorriso
rende felice il cuore.
Arricchisce chi lo riceve
senza impoverire chi lo dona.

Fonte: http://www.clownterapia.it/

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Da quando l’uomo ha fatto la sua prima risata sa che ridere fa bene e, soprattutto, che non ridere per troppo tempo fa male. Il riso è uno dei modi più semplici e naturali per conoscere il mondo che ci sta intorno e per goderne. Inoltre è un potente analgesico contro i dolori fisici e psichici.

Cercare la risata significa anche cercare una parte fondamentale di se stessi: per poterla incontrare sempre più spesso è necessario amare ciò che siamo e quel che facciamo, instaurando una relazione sensata con ogni aspetto della nostra vita, buona o cattiva che sia.

Attraverso un profondo lavoro su di noi e sul modo in cui ci poniamo nei confronti degli altri possiamo imparare a ridere e far ridere. In famiglia e sul lavoro, nel rapporto di coppia, nelle diverse stagioni della vita, per superare le piccole delusioni quotidiane o quando invece fronteggiamo situazioni molto serie e drammatiche, sono infinite le situazioni nelle quali (sor)ridere può essere un’ancora di salvezza e un modo per riacquistare fiducia.

Per tale motivo Michele Galgani ha raccolto in questo volume preziosi suggerimenti e pratici esercizi che riguardano sia il linguaggio verbale sia quello del corpo, ispirato da una certezza fondata sulla sua lunga esperienza di terapeuta del riso: smettere di ridere è un po’come rinunciare a vivere.

L’amore secondo Payeur

amore-fiducia-rispetto

Esistono dei principi inerenti l’esperienza dell’amore e la sua modalità d’espressione, senza i quali l’amore non può essere vissuto. Questi principi sono tre.
1) Il primo è il rispetto. Perché la sessualità possa diventare un mezzo di perfezionamento della coppia bisogna che tra i partner ci sia un profondo rispetto. Ma non è così facile sviluppare il rispetto in noi. Il rispetto implica, infatti, di essere capaci d’accettare l’altro nella sua differenza.

Colui che non rispetta l’altro è, in realtà, una persona che non si conosce. Questo essere, profondamente insicuro, ha paura perché non ha ancora trovato la sua identità.

Amare se stessi significa essenzialmente conoscersi. Se per rispettare l’altro ci si modella a ciò che egli è, ci si crea una grave illusione: il complesso del camaleonte. La vittima di questo complesso dirà tra sé, più o meno inconsciamente: “Mi sto modellando a ciò che lui è, sto dicendo cose che gli faranno piacere, etc.”. Si tratta di un errore con terribili conseguenze, poiché rispettare l’altro non significa mentirgli e neppure mentire a se stessi.

L’amore implica prima di tutto trasparenza. Coloro i quali contraggono il complesso del camaleonte vivono una profonda angoscia quando scoprono che non potranno essere amati per ciò che sono realmente.

Il primo principio dell’amore è dunque il rispetto, e questo rispetto è prima di tutto di se stessi.

2) Il secondo principio inerente l’amore è la fiducia. Si crede generalmente che avere fiducia in un altro significhi essere sicuri dell’altro; ma si rivela impossibile raggiungere questa certezza, poiché è già impossibile essere sicuri di se stessi. Questa incertezza risiede nel fatto che ogni essere umano dispone del libero arbitrio. Ogni essere umano ha la possibilità di trasformare il suo destino, così appare molto difficile stabilire una certezza in sé o nell’altro.

Per rimediare all’impossibilità di raggiungere questa sicurezza, esiste una predisposizione soprannaturale: la fiducia. La fiducia, seconda componente dell’amore, permette all’essere umano di agire come se possedesse questa sicurezza mentre in realtà non ce l’ha e non l’avrà mai. Egli agisce allora come se questa fiducia, ripetiamolo, non provenisse dalla personalità, ma da una forza divina che scende in coloro che amano.

3) Il terzo principio che riguarda l’esperienza amorosa, è l’impegno in un’opera comune. In una relazione basata su di un sentimento autentico l’essere umano vive un reale rapporto d’impegno. Questo impegno si manifesterà sotto varie forme. La prima non è altro che la responsabilità.

Nell’impegno che una relazione amorosa implica c’è lo sviluppo dell’unicità e questa è legata al senso di responsabilità, quell’aspetto dell’impegno che è il dono di sé. L’altro acquista valore perché diventa una parte di noi stessi.

Un’altra forma sotto la quale si manifesta l’impegno è la fedeltà. La nozione di fedeltà è un aspetto concreto della vita coniugale. L’espressione classica “impegnarsi nel bene e nel male” rende bene l’idea di ciò che essa implica.

Amare non è un’esperienza naturale, ma qualcosa di trascendente che supera di molto i limiti del nostro ego.

[Le più belle parole che si possano dire alla persona amata sono: “Tu mi deludi, ma resto ugualmente con te”.]

Charles-Rafaël Payeur

Come far funzionare l’amore nei rapporti affettivi

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Se si vuole che l’amore fiorisca occorre ascoltarne le richieste senza ostacolarlo. Il lavoro terapeutico qui documentato mostra come l’amore segua le leggi dell’Anima ed evidenzia i problemi derivanti dal danneggiarlo o dall’ignorarne i bisogni, rivela inoltre come le ferite inferte da precedenti membri della famiglia possano ripercuotersi sui discendenti. Infine, spiega come guarire facendo ordine nelle proprie relazioni intime.

Credi nei tuoi sogni!

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“Andate fiduciosi nella direzione dei vostri sogni, vivete la vita che avete sempre immaginato.”

Henry David Thoreau

Le nostre imperfezioni

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Ogni giorno, un contadino portava l’acqua dalla sorgente al villaggio in due grosse anfore che legava sulla groppa dell’asino, che gli trotterellava accanto.

Una delle anfore, vecchia e piena di fessure, durante il viaggio, perdeva acqua. L’altra, nuova e perfetta, conservava tutto il contenuto senza perderne neppure una goccia.

L’anfora vecchia e screpolata si sentiva umiliata e inutile, tanto piu’ che l’anfora nuova non perdeva l’occasione di far notare la sua perfezione: “non perdo neanche una stilla d’acqua, io!”.

Un mattino la vecchia anfora si confidò con il padrone: “lo sai, sono cosciente dei miei limiti. Sprechi tempo, fatica e soldi per colpa mia. Quando arriviamo al villaggio io sono mezza vuota. Perdona la mia debolezza e le mie ferite”.

Il giorno dopo, durante il viaggio, il padrone si rivolse all’anfora screpolata e le disse: “guarda il bordo della strada”. “Ma è bellissimo! tutto pieno di fiori!” rispose l’anfora. “Hai visto? e tutto questo solo grazie a te” disse il padrone . “Sei tu che ogni giorno innaffi il bordo della strada”. Io ho comprato un pacchetto di semi di fiori e li ho seminati lungo la strada, e senza saperlo e senza volerlo, tu li innaffi ogni giorno”. La vecchia anfora non lo disse mai a nessuno, ma quel giorno si sentì  morire di gioia.

Siamo tutti pieni di ferite e screpolature, ma se lo vogliamo, possiamo fare meraviglie con le nostre imperfezioni.

….Leggo spesso questo brano, credo sia davvero molto bello e profondo e ci fa capire che ognuno di noi puo’ fare la differenza nonostante i nostri limiti e le nostre imperfezioni….

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A volte l’infelicità deriva da scarsa fiducia in se stessi e nelle proprie capacità, con conseguente timore di sbagliare e di non essere all’altezza della situazione. Come superare paure e senso di inadeguatezza e divenire individui capaci di realizzare i propri desideri.

Vivere bene ogni giorno

vivere-presente

Le storie iniziano ed ognuno di noi inevitabilmente comincia a fare dei progetti che molto spesso risultano essere difficili da modificare.
Ci attacchiamo a stereotipi, alle esperienze delle nostre amiche, a quello che leggiamo sulle riviste, a volte facciamo nostro quello che non ci appartiene pur di crearci un’idea di come dovranno essere le nostre relazioni, sia di amicizia che sentimentali. E’ questo il problema; capire che a volte è necessario ristrutturare e perfezionare le nostre aspettative per godere maggiormente il presente.

Quando stringiamo una relazione, iniziamo subito un faticoso lavoro di pensieri e di strategie per tentare di prevedere dove andrà a finire e dove ci porterà, non capendo che è importante vivere con un po’ di imprevisto il futuro. Bisogna lasciare spazio alla nostra fantasia, sognare ogni giorno e non rincorrere un sogno che soggiaceva all’interno del nostro essere. A volte riusciamo ad essere felici proprio perché non siamo calcolatori e ci lasciamo trasportare dal nostro vissuto quotidiano.

Non possiamo smussare e ritagliare le nostre relazioni, le nostre storie in maniera perfetta ed ordinata per realizzare le nostre iniziali aspettative. Le relazioni a volte sono diverse da come le immaginavamo, le persone sono diverse ogni giorno, noi stessi cambiamo ogni giorno e non possiamo obbligare la nostra vita ad andare come avremmo voluto.
Spesso essa è eccezionale proprio perché ci sa sorprendere.

E’ importante, senz’altro, che ogni relazione prenda la direzione più giusta per noi, la direzione che ci dia serenità e che ci faccia stare bene, ma non possiamo sempre imporre noi il finale aspettato. Le emozioni più forti e più belle sono quelle che ci spiazzano ogni giorno, che non ci aspettiamo ricevere dall’altro, che ci fanno stringere il cuore dalla commozione.

Dobbiamo cercare di non aver paura di cambiare il nostro progetto. La vita purtroppo non sempre può darci quello che abbiamo sempre sognato e cercato. A volte non riusciamo a trovare l’uomo  o la donna perfetta, capita di non trovare il lavoro che ci dia serenità. Può succedere di non riuscire ad avere una famiglia numerosa perché non arrivano bambini. Possiamo innamorarci di un uomo divorziato e così rinunciare ad un matrimonio in chiesa.
Nel corso della nostra vita, ci possono capitare tante, tantissime cose inaspettate, ma noi dobbiamo essere forti e non aver paura di modificare il nostro finale.

A volte lasciarsi trasportare dal presente ci può far raggiungere mete più lontane e soddisfacenti.

Vivere bene oggi, senza lasciarsi condizionare dalle brutte esperienze di ieri

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Le esperienze negative lasciano dentro di noi pessimismo, senso di sfiducia, convinzioni limitanti e pregiudizi nei confronti di noi stessi e degli altri. Questo libro propone un metodo rapido e concreto per ripulire la mente da tutte queste scorie psicologiche.
Si tratta di una vera e propria alternativa al percorso della psicoanalisi. L’autore, infatti, non ci chiede di guardare indietro, di rientrare in contatto con i vissuti dolorosi , né di capire il perché degli eventi che ci sono capitati. Preferisce fornire al lettore una strategia più pratica, divertente e veloce per ristabilire un rapporto positivo con il proprio passato.
Gli esercizi e le riflessioni di questo manuale saranno di grande aiuto a chi:

•    è sfiduciato verso il presente, il futuro, se stesso o gli altri;
•    non riesce ad uscire dai ricordi negativi;
•    non crede di meritare granché dalla vita o si sente vittima della sfortuna;
•    vuole evitare di ripetere gli stessi errori;
•    desidera trasformare il passato nel suo maestro.

Se tornassi a vivere..

se-vivere

Qualcuno mi ha chiesto giorni fa se, potendo rinascere, avrei vissuto la vita in maniera diversa. Li per li ho risposto di no, poi ci ho pensato un po’ su e…
Potendo rivivere la mia vita, avrei parlato meno e ascoltato di più.
Non avrei rinunciato a invitare a cena gli amici soltanto perché il mio tappeto aveva qualche macchia e la fodera del divano era stinta.
Avrei mangiato briciolosi panini nel salotto buono e mi sarei preoccupata molto meno dello sporco prodotto dal caminetto acceso.
Avrei trovato il tempo di ascoltare il nonno quando rievocava gli anni della sua giovinezza.
Non avrei mai preteso, in un giorno d’estate, che i finestrini della macchina fossero alzati perché avevo appena fatto la messa in piega.
Non avrei lasciato che la candela a forma di rosa si sciogliesse, dimenticata, nello sgabuzzino. L’avrei consumata io, a forza di accenderla.
Mi sarei stesa sul prato con i bambini senza badare alle macchie d’erba sui vestiti.
Avrei pianto e riso di meno guardando la televisione e di più osservando la vita.
Avrei condiviso maggiormente le responsabilità di mio marito.
Mi sarei messa a letto quando stavo male, invece di andare febbricitante al lavoro quasi che, mancando io dall’ufficio, il mondo si sarebbe fermato.
Invece di non veder l’ora che finissero i nove mesi della gravidanza, ne avrei amato ogni attimo, consapevole del fatto che la cosa stupenda che mi viveva dentro era la mia unica occasione di collaborare con Dio alla realizzazione di un miracolo.
A mio figlio che mi baciava con trasporto non avrei detto: “Su, su, basta. Va’ a lavarti che la cena è pronta”.
Avrei detto più spesso: “Ti voglio bene” e meno spesso: “Mi dispiace”… ma soprattutto, potendo ricominciare tutto daccapo, mi impadronirei di ogni minuto… lo guarderei fino a vederlo veramente.., lo vivrei… e non lo restituirei mai più.

Ogni istante che Dio ti dona è un tesoro immenso. Non buttarlo. Non correre sempre, alla ricerca di chissà quale domani. “Vivi meglio che puoi, pensa meglio che puoi e fai del tuo meglio oggi. Perché l’oggi sarà presto il domani e il domani sarà presto l’eterno” (A. P. Gouthey).

Semplici, ma efficaci, accorgimenti per chi vuole… conoscere a fondo gli altri e andare d’accordo con tutti

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