La felicità quotidiana

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Secondo le ricerche più recenti, fatte con gemelli omozigotici, il livello quotidiano di benessere personale di ogni individuo ha origine genetica (fino a certo punto), cioè, l’esistenza di un valore programmato biologicamente è scritto nel cervello, dalla nascita. Gli psicologi, invece, ritengono che noi possiamo intervenire grandemente con la mente per migliorare e elevare quello livello di appagamento personale, a prescindere del livello di soddisfazione che la natura ci ha donato.
In realtà, la felicità quotidiana è, in grande parte, determinata dal modo in cui vediamo e ci confrontiamo con le altre persone e cose. Dobbiamo comprendere che il sentirsi felice o infelice, soddisfatto o insoddisfatto, nelle varie fasi della vita, non dipende solo dalle condizioni assolute che ci circondano ma, soprattutto, dalla forma in cui le percepiamo.
Un grande successo ottenuto, può produrre una temporanea sensazione di euforia, così come una tragedia ci può fare affondare in una forte depressione, ma dopo un breve periodo di tempo, subentra il riadattamento e il livello complessivo dell’umore ritorna al valore di base, cioè, quello determinato dalla natura o quello che abbiamo già migliorato usando la capacità mentale.
Tu puoi persino vincere la lotteria, passerai un bel po’ di tempo in fase di estasi, ma se hai un livello di soddisfazione mentale basso, cadrai di nuovo in uno stato insoddisfacente, anche con tutta quella montagna de soldi in torno a te. E tu ripeterai la stessa frase: “Ho tutto, ho vinto la lotteria, ho comprato un yacht, i miei figli hanno tutto che vogliono, ma… NON SO COME MAI, SONO ANCORA INSODDISFATTO”!

Della stessa forma, una persona che ha una salute precaria ma possiede una prospettiva positiva di affrontare la vita, basterà vedere il sole brillare un’altra mattina nella sua vita, e questo è già un forte motivo di felicità.
Quindi, cosa condiziona la nostra sensazione di soddisfazione e il livello della felicità? Questa sensazione è fortemente influenzata pela nostra tendenza al confronto.

Ipotizziamo che sei in alto mare, con il tuo yacht comperato con i soldi vinti nella lotteria, tutta chic vestita, ed ecco che arriva un semplice motoscafo sei metri, con dentro una biondissima, bellissima, giovane, corpo mozzafiato, irresistibile, insomma. La tua mente, poco stimolata, subito sarà, inesorabilmente, direzionata verso il tuo corpo flaccido, capelli orrendi, le rughe persistenti, doppio mento e via dicendo… anche se tutto ciò sia solo frutto della tua insicurezza. E’ in questo momento che la mente stimolata, lancia l’antidoto: “Non essere cretina, non vedi che barchetta ha quella lì? Guarda il lusso del tuo yacht!” Quindi, essere soddisfatto con la vita, dipende in gran parte, dalle persone con cui ci confrontiamo. Più abbiamo, più (confrontandoci) desideriamo, e meno felici siamo. Il confronto tende a generare l’invidia, frustrazione, infelicità. Però, possiamo usare lo stesso metodo a nostro favore. Quando ci confrontiamo con il “motivo” della nostra infelicità, è necessario guardare sempre chi possiede meno di noi. Questo fa con che se alzi il livello del nostro appagamento nel confronto con la vita, inducendoci a godere con più pienezza, tutto quello che abbiamo già.
E’ tautologico dire che la ricchezza da sola non può dare felicità. Una delle più rappresentative raffigurazione della non-felicità è rappresentata dall’avaro. Ma perché l’avaro non è felice? Perché, anche senza accorgersene, trasforma il mezzo (soldi) in fine, e fa dell’accumulazione del denaro lo scopo principale della sua vita; una vita che poi non germoglia, e si conclude con se stessa.

C’è tanta gente ossessionata dal raggiungimento della felicità che diventa infelice al solo pensiero di non riuscire a ottenerla

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Cosa vuol dire essere felici? Esiste un significato univoco per la parola “felicità”? La filosofia può essere d’aiuto per raggiungerla? E cosa possiamo fare concretamente per conseguirla? In un epoca caratterizzata da una dilagante “isteria da felicità” – come la definisce l’autore – occorre fermarsi a riflettere sul senso profondo di questa parola e sul rapporto che essa ha con il nostro modo di vivere e di relazionarsi con gli altri.

La riflessione di Wilhelm Schmid – filosofo tedesco molto noto in patria – parte da una sorta di classificazione delle molteplici modalità con cui questo concetto può e deve essere inteso: dalla felicità nell’accezione di fortuna, quella che ci sorprende quasi casualmente, alla felicità intesa come benessere, ossia vivere in maniera sana e armonica, fino a considerare la felicità come completezza, condizionata però dal suo essere fugace.

Ma per l’autore il vero significato, l’unico che alla lunga non ci procurerà frustrazione, consiste nell’intenderla come accettazione della vita nelle sue polarità negative e positive. Perché – sembrerà strano – in fondo la felicità non è la cosa più importante. Lo è piuttosto andare alla ricerca del senso profondo dell’esistenza. Per farlo, dobbiamo prima ricostruire quella rete di relazioni che oggigiorno tendiamo a trascurare: etiche, sociali, familiari (e anche noi stessi). Solo se troveremo il tempo per lavorare su questi rapporti riusciremo a conquistare una forma più compiuta e appagante del sentimento che siamo soliti chiamare felicità.

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One thought on “La felicità quotidiana

  1. Io vedo la vita come un susseguirsi di esperienze che mi insegnano a capire me stessa e quando, con chi e dove voglio arrivare.

    Questa è stata una.

    Ho capito che ogni esperienza mi porta qualcosa di nuovo, che arricchisce e allarga la mia percezione.
    E’ la curiosità che mi spinge, scoprire cosa mi aspetta e a mettermi in gioco.

    Se mi trovo a considerare una esperienza un problema, prima lo metto in dubbio: problema?
    Poi… fermi tutti! Lo inquadro in una immagine, una foto immobile e ci guardo dentro.
    Sono perplessa…
    Voglio trovare la soluzione, sono certa che c’è da qualche parte, è lì , e prima o poi mi salterà agli occhi..

    Sapere e conoscere oltre l’evidenza mi appassiona.
    E più conosco più voglio conoscere e così ho un bagaglio di risorse che cresce.
    A me piace avere un obbiettivo.
    Programmare e lavorare con tutte le mie capacità per raggiungerlo.
    E credere fermamente che ciò è possibile.

    Henry Ford diceva: “tu puoi credere di farcela, o puoi credere di non farcela: in entrambi i casi, i fatti ti daranno ragione.”

    Per me esistono obiettivi. Non più grandi o più piccoli: tutte le cose sono grandi se le faccio con piacere e con amore. E ci penso ogni giorno. A farle con amore, intendo.

    E mi sento felice. Ma sì, usiamola questa parola così banale, ma così efficace e così evidente in chi ci si sente!

    Siamo attratti dalle persone felici. Ma un conto è stargli intorno: un conto è chiedersi come fanno ad essere felici. Non cosa gli è capitato. Come fanno.

    Io me lo sono chiesto.

    Io ho guardato al mondo e alla vita con la fiducia in quello che verrà.

    Ho puntato su me stessa, ho difeso le mie convinzioni anche quando tutto sembrava essermi contro, mi sono fatta un’immagine di me felice nella luce e l’ho considerata l’obbiettivo di quella esperienza.

    Ho seguito le mie intuizioni , e mi sono detta che avevo ragione io.
    Ho scelto di essere io a stabilire l’itinerario del viaggio.
    Con le mie scelte di ogni giorno, passo dopo passo.
    Ogni vita è un cammino. Ogni momento è una scelta che cambia la strada verso quello che vuoi.
    Può essere la vista di un fiore che sboccia, un sentimento improvvisamente più intenso, una musica fino ad allora sconosciuta, un incontro con una persona tra la folla.
    Può essere oggi, domani o un ricordo di ieri. Ognuno incappa ogni giorno in milioni di momenti.
    C’è una porta per tutti che si apre su quel cielo azzurro che contiene tutti i desideri realizzati dell’umanità. Una via d’uscita che può essere l’entrata in una altra dimensione dell’esistenza, più ricca di scelte consapevoli .
    Raccontare la mia esperienza è una scelta d’amore per quei compagni di viaggio che credono di essere all’inizio del buio.
    Il buio è un’illusione generata dalla paura.
    E’ una momentanea mancanza di luce sulla realtà.
    E’ come stare in una stanza e spegnere la luce.
    E’ un gesto banale, quotidiano…come quello di rientrare nella stanza e riaccendere la luce. E trovare quello che ci serve. E questa non è una metafora. E’ con l’attenzione ai piccoli gesti, ai piccoli pensieri che cambiamo le cose, in noi e intorno a noi.
    C’è un intero universo a mia disposizione. Posso sempre spingere l’interruttore. E’ solo un click, e sono perfettamente in grado di farlo.
    E scopro che la soluzione è proprio li, a portata di mano, anzi di click, anzi c’era già, aspettava la mia attenzione. E dopo tutto sarà diverso, sarà come vederci più chiaro.
    E mi ricordo di farlo ogni giorno.
    Non ci sono fallimenti ma soltanto risultati.
    Dipende quanto siamo disposti a cambiare il punto di vista.

    p.s.
    Ciò che ritengo assolutamente indispensabile è avere la compagnia di un gatto.
    Un gatto, il tuo gatto, è un confortevole simbolo di saggezza e autonomia.
    Lui sta con te quando tu hai bisogno di lui e delle sue coccole. Lui può fare a meno di te, tu no: è il tuo più amorevole compagno di viaggio.

    lauracarpi. WordPress.com

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