Che brutto carattere!

“Che brutto carattere che hai!” Ecco quello che ci sentiamo dire quando ci arrabbiamo. In realtà si tratta di un atteggiamento difensivo, che scatta soprattutto se in passato abbiamo abituato gli altri “troppo bene”, manifestandoci come accondiscendenti e remissivi. Ma quando è troppo è troppo, così a un certo punto sbottiamo e puntuale ecco che arriva il rimbrotto: «Che brutto carattere!».

Cosa si intende per brutto carattere? Ma, soprattutto, esiste davvero? In realtà buon carattere o cattivo carattere non esistono in senso assoluto; piuttosto esiste un’unicità che ci contraddistingue e che transita continuamente attraverso stati emotivi e disposizioni d’animo anche diversi e contraddittori: siamo unici, insomma, perché in noi convivono tutti gli opposti, ma in una miscela diversa e originale per ognuno: questa miscela originale è il carattere, l’impronta profonda di ciò che siamo.

Accade però che, per piacere agli altri, tendiamo spesso a nascondere il nostro vero carattere e temendo il giudizio esterno lo semplifichiamo e lo impoveriamo, allontaniamo la nostra ricca spontaneità e assumiamo una maschera fissa: così nascono il “buono” e il “cattivo”.

Ma attenzione: ciò che non piace agli altri e che noi vorremmo smussare o correggere non è sbagliato in sé, spesso è solo scomodo. Quante volte ci capita di agire spontaneamente per poi essere preda di sensi di colpa. Saremmo pronti a rifarlo ma ci tormentiamo. È un errore: ciò che ci ha fatto agire, nella maggioranza dei casi, vuole farci crescere e maturare.

Stai manifestando il tuo carattere?

Come si fa a distinguere un comportamento dettato dalla nostra più genuina natura da uno originato dai condizionamenti esterni? Semplice: quando è il nostro carattere a guidarci non sbagliamo, ci sentiamo in armonia e soprattutto poniamo le basi per crescere e maturare. Il nostro carattere infatti sa perfettamente cosa va bene per noi e si dirige spontaneamente verso quel fine. Quando non siamo naturali, invece, ci comportiamo sempre nello stesso modo, ci fissiamo in un’immagine statica che ci allontana dalla vitalità e lungo andare ci fa soffrire.

Come agire per esprimere al meglio il nostro carattere

– Lasciare spazio alla spontaneità. Chi segue le proprie inclinazioni non ha bisogno di calcolare ogni suo gesto, può invece permettersi di agire in modo naturale lasciando fluire liberamente ciò che sente.

– Assenza di giudizio. Ciò che ci porta a reprimere il nostro carattere autentico è il giudizio a cui lo sottoponiamo, è giusto comportarsi così? Cosa penseranno gli altri? Ma chi è in sintonia con il suo modo di essere non rinuncia a esprimersi e se ne assume le sue responsabilità.

– Accogliere l’imprevedibilità. Ci sono tratti del nostro carattere che emergono inaspettatamente in determinate circostanze e ci fanno dire: «Non mi riconosco più». In questi casi, lati nascosti o repressi del nostro carattere vengono allo scoperto rivelando aspetti in ombra, creativi e originali.

di Raffaele Morelli

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Amare una persona è… averla senza possederla;
dare il meglio di sé senza pretendere nulla in cambio;
desiderare di stare con lei, senza essere spinti dal bisogno di alleviare la propria solitudine;
temere di perderla senza essere gelosi;
aver bisogno di lei senza esserne dipendenti;
aiutarla senza aspettarsi gratitudine;
essere legati a lei pur restando liberi;
essere tutt’uno, pur rimanendo se stessi.

Ma per riuscire in tutto ciò, la cosa più importante da fare è… accettarla così com’è, senza pretendere che sia come si vorrebbe.

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