La filosofia di Patch Adams

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La sua scheda personale della scuola di medicina riporta che Hunter ‘Patch’ Adams venne bocciato per ‘eccessiva gaiezza’. Un tutor universitario una volta gli disse che “se voleva fare il clown doveva andare a lavorare in un circo”.
Patch di fatto voleva diventare un clown. Ma desiderava anche fare il medico. Riuscì ad esercitare entrambe le professioni combinando alcuni aspetti molto diversi della sua personalità. L’incredibile storia di Patch, che lo ha visto sia paziente che’medico di un istituto per malattie mentali, celebra il trionfo di un brioso individuo e dei suo inarrestabile tentativo di perseguire un sogno idealistico.

“Patch è un personaggio strano e anomalo, semplicemente incredibile”, osserva Robin Williams. “Indossa coloratissime camicie a fiori e una cravatta che, all’occasione, può anche emettere dei suoni. E’ un eccentrico, ma anche un medico che esercita la professione con passione e dedizione. Non ha mai voluto entrare a far parte del sistema, piuttosto voleva crearne uno nuovo”.
“Patch è una sorta di guaritore che cerca di scoprire come funzionano i pazienti. Che cosa gli piace? Cosa li stimola? Quali sono le loro passioni? Realizzare le fantasie dei pazienti può aumentare i valori delle loro endorfine e il loro desiderio di rimettersi”, racconta il regista Tom Shadyac.

Patch Adams decise di diventare medico quando, ancora adolescente, venne ricoverato in un istituto per malattie mentali perché soffriva di depressione. Frequentò il Medícal College of Virginia verso la fine degli anni ’60 e i primi ’70. Dopo la laurea fondò il Gesundheit: Institute, che sosteneva la necessità di un approccio alla medicina più olistico e personalizzato. Dopo un’iniziale resistenza dell’opinione pubblica, verso la metà degli anni ’80 la sua clinica poco ortodossa ha cominciato a ricevere una grande attenzione da parte dei media.
Nel 1993, Adams ha scritto un libro sul suo lavoro di medico, nel quale spiegava le ragioni delle strane prescrizioni ispirate allo humour e i motivi che lo spingevano a travestirsi da gorilla, a riempire una stanza di palloncini o una vasca da bagno di tagliatelle per strappare un sorriso, per instaurare un contatto spirituale con un paziente, o semplicemente per donargli un momento di piacere.

“Ho sempre pensato che fosse strano e triste il fatto che le persone non abbiano alcun problema a comportarsi in modo rabbioso o burbero, ma che siano imbarazzate dal dover mostrare sentimenti positivi”, spiega Patch. “Sappiamo tutti quanto sia importante l’amore, eppure, con quale frequenza viene provato o manifestato veramente? I mali che affliggono la maggior parte dei malati, come la sofferenza, la noia e la paura, non possono essere curati con una pillola”.
Impiegando metodi non convenzionali e strambe sorprese per alleviare l’ansia dei pazienti e agevolare la loro guarigione, Patch ha aiutato a diffondere la teoria, allora appena agli inizi, che i medici dovrebbero curare le persone e non le malattie. Egli sosteneva che la compassione, il coinvolgimento e l’empatia sono di aiuto ai medici quanto i medicinali innovativi e i progressi tecnologici. Un’opinione radicale, oggi come allora.

“Patch è stato fatto rientrare nella categoria degli illusi. E’ stato definito un nuovo Don Chisciotte”, osserva Williams. “Ma la gente ha apprezzato la sua dedizione, il suo impegno e la sua intelligenza. Non lotta contro i mulini a vento, fa tutto quello che è necessario ad aiutare le persone”.
Il film mostra come all’inizio pochissimi altri condividano la filosofia di Patch. Il preside della facoltà, il dottor Walcott, si oppone con fermezza ai suoi metodi, mentre Mitch (Philip Seymour Hofthian), il suo compagno di stanza, non lo ritiene altro che un babbeo rimasto bambino.

“Mitch è messo sotto pressione dalle aspettative dei genitori e dal pensiero di doversi misurare con l’idea che la sua famiglia ha dei successo”, spiega Hoffinan. “Ha l’acqua alla gola e non ha tempo, né pazienza, per chiunque non prenda la vita con la sua stessa serietà. Vede Patch vestito in modo strano, senza alcuna apparente preoccupazione, e prova immediatamente dell’astio nei suoi confronti. Mitch è convinto che il suo collega non sia adatto all’ambiente medico”.
L’entusiasmo di Patch contagia comunque una cerchia molto ristretta di persone, fra le quali l’infermiera Joletta (Irma P. Hall), che chiude un occhio quando Patch effettua i suoi giri di visite non autorizzati, e i compagni di corso Truman (Daniel London) e Carin (Monica Potter).

“Truman è un po’ un fifone. Teme di essere rimproverato e la fenna volontà di Patch di assumersi dei rischi e combattere l’autorità lo mette in soggezione”, spiega London. “Ammira veramente ciò che quest’uomo rappresenta e la considerazione che egli ha per elementi intangibili fondamentali quali la comunicazione e l’apertura.
Il Gesundheit Institute, una clinica non convenzionale nella quale i pazienti incontrano non solo un medico ma anche un amico, rappresenta il compimento dei sogno che Patch Adams ha sempre lottato per realizzare.
“L’assistenza medica è sempre più automatizzata. E’ diventato un business”, spiega Robin Williams. “Le persone hanno sempre meno contatti con i medici e gli infermieri, Il mio personaggio invece rifiuta di perdere la fiducia nell’importanza delle maniere gentili. E’ quel tipo di medico la cui sola presenza fa star meglio”.

“Oggi sappiamo tutto sulle endorfine e sull’importanza che la mente esercita nel processo di guarigione. Questa consapevolezza non esisteva ancora negli anni ’60 e ’70, quando Patch ha delineato la propria filosofia.”

Ovvero come un medico-clown cura gratuitamente i pazienti con l’allegria e con l’amore

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Questa è la storia dell’impegno di vita di Patch Adams nella trasformazione del sistema sanitario. Patch – ha scritto Jacopo Fo – è il più grande clown-sciamano che io abbia mai conosciuto. Lui è veramente un clown, non smette mai di esserlo.

È un clown che cura i bambini. Ed è uno sciamano perfetto. I suoi riti comici seguono esattamente la tradizione millenaria della magia bianca.

Patch non è uno che vanta guarigioni miracolose. Non gliene importa niente. Lui dice: Quando sono con i bambini, i bambini non sentono il dolore. Lui fa di più che fare miracoli. Lui va vestito da clown bianco con le alucce da angelo e l´arpa a far ridere le persone in punto di morte. Cosa c´è di più bello e importante che morire ridendo? Questo è un super-miracolo?

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Semplicemente un sorriso


Tanzania 2009Tanzania 2009

Con emozione vi presento: Semplicemente un Sorriso..con il magico naso rosso, questo il nome del progetto di clownterapia al quale parteciperò, per i bambini Tanzani, che prevede momenti di divertimento ed educazione, con la collaborazione di S.O.S. Bambino International Adoption O.N.L.U.S.

Elisa

Continual’impegno di S.O.S. Bambino in Tanzania in favore dell’infanzia in difficoltà.

L’Associazione, infatti, sta realizzando un nuovo progetto di clown terapia denominato “Semplicemente un sorriso”, con il quale intende avviare un percorso ludicoaffettivo fra i bambini ospiti del Kurasini National Children’s Home di Dar es Salaam.

Il prossimo agosto tre volontari esperti in animazione di corsia per bambini, […] assieme a due volontarie di S.O.S. Bambino si recheranno nell’istituto Kurasini dove realizzeranno una serie di attività di animazione per promuovere l’educazione alla gioia e la pedagogia dell’affettività.

La delegazione sarà accolta dal nostro prezioso collaboratore e referente locale Andrea Pannocchia.

Sono stati pianificati divertenti momenti ricreativi che sviluppino la socialità attraverso la metodologia del gioco e favoriscano l’instaurarsi di relazioni affettive positive.

E’ molto importante che i bambini che hanno conosciuto il trauma dell’abbandono e vivono in istituto abbiano la possibilità di sperimentare momenti di gioco e spensieratezza, di divertirsi ed esprimere liberamente le proprie emozioni e la propria creatività.

Le dinamiche di gruppo favoriranno, inoltre, gli effetti positivi sullo stato psicofisico ed affettivorelazionale dei piccoli ospiti dell’istituto.

Grazie all’aiuto dei nostri amici clown, muniti di nasi rossi e palloncini colorati, e alla loro contagiosa allegria, saranno avviati laboratori di manualità e piccoli spettacoli interattivi.

Semplicemente un sorriso... con il magico naso rosso

I laboratori prevedono la creazione di figure con i palloncini, lezioni di trucco e di giocoleria con palline ed anelli e perfino la scuola di micromagia. Sono previsti, inoltre, una scuola di improvvisazione teatrale e piccole gag, nonché giochi di gruppo.

I volontari saranno anche disponibili a visitare ed animare realtà vicine e collegate al Kurasini e durante il periodo di permanenza collaboreranno con il personale locale per eventuali mansioni di ristrutturazione e di abbellimento degli spazi al fine di rendere più confortevole la vita dei bambini all’interno dell’istituto.

Anche gli altri bambini e le famiglie residenti nei pressi della missione saranno invitati a prendere parte agli spettacoli teatrali che verranno organizzati. In questo modo il progetto avrà delle ricadute positive su un numero maggiore di beneficiari e consentirà l’aggregazione di più persone, anche di età diverse.

semplicemente sorriso 2 Semplicemente un sorriso... con il magico naso rosso abbracci

Infine, l’invio di questa delegazione a Dar es Salaam sarà anche una preziosa occasione per monitorare l’andamento degli altri progetti che S.O.S. Bambino sta realizzando in loco, per portare ai bambini supportati grazie al progetto di sostegno a distanza S.O.S. Tanzania il caloroso saluto dei loro padrini. Ma soprattutto per manifestare a tutti i bambini e i giovani ragazzi ospiti del Kurasini l’affetto e l’incoraggiamento dell’Associazione e di tutti i suoi sostenitori.

Di Lara Bertazzi.
Fonte: S.O.S. Bambino n.1 2009 – http://www.sosbambino.org

L’esperienza dei clown-dottori con i bambini

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Ridere fa bene alla salute. Ecco la testimonianza di come il gioco e l’umorismo aiutino i bambini ospedalizzati e i loro genitori a superare periodi difficili di malattia e a guarire più facilmente. Un medico e un professore di teatro raccontano le storie toccanti che vivono quotidianamente negli ospedali francesi.

Ridere fa bene!

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Uno studio dell’università di Baltimora conferma quanto intuito dal medico clown Patch Adams.

Ridere fa buon sangue, dice un vecchio proverbio. Ridere fa bene al cuore, conferma un’originale ricerca scientifica appena presentata a Orlando, in Florida, all’American College of Cardiology , l’appuntamento più importante dell’anno per i cardiologi di tutto il mondo. La risata è un vero e proprio farmaco, ci suggeriscono i ricercatori, con tanto di indicazioni. Dosaggio: una somministrazione di quindici minuti al giorno. Effetti: miglioramento della circolazione del sangue e prevenzione delle malattie cardiovascolari. Controindicazioni: nessuna. Una medicina che va bene per tutti, grandi e piccoli, uomini e donne. La terapia del sorriso non è una novità: tutti ormai conoscono la storia di Patch Adams, il medico americano con il naso da clown che prima ha intuito, poi trasformato in cura il potere benefico della risata.

Cura la mente e il corpo:
lo dimostrano numerosi studi sugli effetti benefici della risata. Perfino un sorriso finto può aiutare

Una risata non è affatto un cattivo inizio per un’amicizia ed è di gran lunga il miglior modo per finirla, disse Oscar Wilde.

Vi sentite giù? Provate a ridere di più, o almeno a sorridere.

Che il riso faccia buon sangue è detto popolare ma la scienza conferma. La risata migliora l’umore e la resistenza allo stress, fa bene anche al cuore, alza le difese immunitarie, migliora il latte materno rendendolo uno scudo contro le allergie del neonato perché quando la mamma ride aumenta la quantità di melatonina. Non è necessario che la risata sia vera: va bene finta, addirittura indotta, tenendo in bocca una penna e costringendo il labbro superiore ad alzarsi per mostrare i denti, assicura Fritz Starck, psicologo dalla lunga carriera universitaria ora a Würzburg, in uno speciale dedicato alla questione sulla rivista Mind. Gli studi secondo cui risata e sorriso sono la migliore medicina, del resto, non mancano.

Willibald Ruch, dell’Università di Zurigo, ha dimostrato che le risate suscitate dalle battute, siano esse in commedie o barzellette, alzano la soglia del dolore: i volontari di un gruppo di studio che sono riusciti a tenere più a lungo la mano nell’acqua ghiacciata senza soffrire erano anche quelli che fino a poco prima si erano divertiti ridendo a delle battute.

Chi è propenso all’umorismo e alle risate facili, poi, ha il 40% in meno di possibilità rispetto ai musoni di essere soggetto ad attacco cardiaco, dice uno studio condotto da Michael Miller dell’università del Maryland, presentato diversi anni fa. Ridere 15 minuti al giorno aiuta anche a perdere peso (perfino due chili in un anno). Lo sostiene una ricerca pubblicata sull’International Journal of Obesity, condotta da Maciej Buchowski della Vanderbilt University di Nashville (Tennessee, Usa) che ha esaminato il dispendio di energia di un gruppo di persone messo di fronte a programmi tv di vario tipo. Ebbene, le commedie hanno richiesto il 20% di fabbisogno calorico in più, perché ridere aumenta il battito cardiaco e impegna molti muscoli, producendo lo stesso effetto di una sana camminata.

Ridere è una sorta di “lubrificante sociale”, un atto ancestrale, un modo per fare nuove amicizie e consolidarne altre, fissare l’appartenenza nella gerarchia sociale, sostiene Robert R. Provine, psicologo e neurologo dell’università del Maine che all’argomento ha dedicato 20 anni di ricerche, per arrivare alla conclusione che ridere non è solo la risposta intellettuale a qualcosa di divertente ma è uno strumento istintivo di sopravvivenza, tipico degli animali sociali.

Il sorriso aiuta i rapporti sociali ma anche l’umore, e rende perfino le persone più sexy. Uno studio di Eric Bressler del Westfield State College ha dimostrato che le donne giudicano più attraenti i soggetti di foto sotto le quali c’è una battuta che viene attribuita all’uomo immortalato nello scatto. Alcuni psichiatri usano la terapia del sorriso per curare lievi forme di depressione, ma senso dell’umorismo e capacità di sdrammatizzare si sono dimostrati efficaci anche in casi più gravi. Un gruppo di psichiatri dell’università tdesca di Marburg hanno dimostrato che sono fondamentali in una strategia di distacco dai problemi, perché aiuta a vederli sotto un’altra luce.

Sorridi alla vita!

Guarire con il buonumore

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Ridere fa bene. Ossia: una disposizione positiva della mente, un atteggiamento attivo e reattivo sono i presupposti di una buona salute. Di più: ridere stimola la circolazione, aumenta l’ossigeno nei polmoni, abbassa la pressione, attiva i muscoli.

Un naso rosso per Carmelo

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“Un naso rosso per Carmelo Come un bambino duramente provato dalla malattia e dalla sofferenza riscoprì la gioia di vivere e di sorridere. “

Infermiera! Infermiera! Dove sei stata? Ho molto male!”
“Su, perché adesso non ti calmi un po’, mio piccolo amico?”
“No, non mi calmo” E non sono affatto tuo amico!”
Carmelo era furibondo. Era sempre furibondo e ne aveva tutte le ragioni. Nato a Manhattan da genitori portoricani, all’età di tre anni era stato colpito da una seria disfunzione renale. Poi un polmone aveva cessato di funzionargli e da quel momento gli attacchi di polmonite si erano susseguiti con regolarità. A cinque anni, Carmelo era stato sottoposto a una terapia contro l’ipertensione. A sei, aveva avuto un colpo apoplettico. A otto, era diventato epilettico e si era
gravemente ammalato di cuore. Aveva nove anni quando, dopo il divorzio dei genitori, era stato affidato alla madre, una cocainomane. A dieci anni, Carmelo aveva subito il trapianto di un rene supplementare, ma il suo organismo lo aveva rigettato, ed era stato necessario toglierglielo. Due anni dopo, nel tentativo di controllare l’ipertensione in continuo peggioramento, i chirurghi avevano asportato i reni del bambino, comunque non funzionanti. A 14 anni, Carmelo era alto solo un metro e nove centimetri, pesava 18 chili e mezzo e sembrava un bambino di cinque anni. La rabbia era la sua difesa.

“Ciao” disse il clown.”Sono il dottor Mozziconi. Posso entrare?”
“Vattene via!” rispose Carmelo con Rabbia. Pallido come un cadavere, giaceva in un letto d’ospedale, in una stanza spoglia e tetra. Sondini trasparenti correvano dalla minuscola gamba del bambino a un’apparecchiatura che emetteva un ronzio continuo mentre purificava il suo sangue.
Carmelo odiava la dialisi.
Sollevando il capo, urlò: “Ti ho detto di andartene!” Obbediente, il dottor Mozziconi se ne andò con la sua andatura goffa e dondolante…

Sotto il trucco da clown c’era un uomo che aveva imparato a ridere alla scuola del dolore. Figlio illegittimo, Michael Christensen era stato allevato da una madre alcolista che riusciva a sopravvivere grazie al sussidio di disoccupazione, si era sposata quattro volte ed era morta a 55 anni. A dieci anni, Michael aveva cominciato a rubare nei negozi e a forzare automobili. Un giudice del tribunale minorile era riuscito, incutendogli un bel po’ di paura, a riportarlo sulla retta via.
All’università, Michael aveva scoperto il teatro.
Ma il vecchio trauma era profondamente sepolto nel suo cuore. Nel 1985 suo fratello era morto di cancro. Michael, che lo idolatrava, era piombato in un grave stato depressivo. Straziato dal dolore, era entrato in una chiesa vuota,
In un grave stato depressivo. Straziato dal dolore, era entrato in una chiesa vuota, era caduto in ginocchio davanti all’altare e aveva pianto. “Cosa vuoi che faccia?” aveva chiesto. Gli era sembrato di sentirsi rispondere che avrebbe dovuto dedicare la propria vita a qualcosa di più grande di lui.
Nel 1986 il Babies Hospital di New York aveva chiesto al clown Michael di far visita ad un reparto pediatrico. Quando vide quei visetti, poco prima impauriti, illuminarsi di gioia,il giovane attore aveva capito che cosa avrebbe dovuto fare. L’Unità di Soccorso dei Clown del Big Apple Circus aveva subito riscosso un enorme successo. Aiutato da offerte e donazioni, Michael era riuscito a mettere insieme un’allegra brigata di clown. Ora i 25 attori che compongono l’Unità di Soccorso trascorrono in media tre giorni la settimana in otto ospedali di New York. In una settimana, i clown
fanno visita a circa 800 bambini. (ndr. ricordate sempre: marzo 1991). In alcuni reparti, molti dei bambini non lasceranno l’ospedale vivi.

Pur essendo sistematicamente cacciato via da Carmelo, Michael continuò ad andarlo a trovare due volte la settimana per due mesi. Nei panni del dottor Mozziconi, Michael faceva giochi di prestigio, bolle di sapone, cantava simpatiche canzoncine. Carmelo lo ignorava o gli diceva di andarsene. Ricordando la propria infanzia piena di disperazione, Michael si identificava sempre più con quel piccolo invalido combattivo. A poco a poco, però, il bambino finì per rimanere affascinato da quella banda di clown dalle orecchie di giraffa che portavano biancheria intima a mò di cappello, e usavano stetoscopi con rane giocattolo al posto della capsula metallica per auscultare. Ogni volta
che starnutivano volavano innumerevoli stelle filanti, e spesso si cimentavano in divertenti trapianti di ossa. Dicevano cose senza senso (“quanti anni hai, sei? Quando avevo la tua età, io ne avevo sette”) e raccontavano divertenti indovinelli. Ricavavano flauti dalle siringhe, cornamuse dai guanti di gomma opportunamente gonfiati, “tube a ossigeno” da tubi per l’ossigeno, tamburi dalle padelle e poi facevano la serenata a tutti i presenti.

Un giorno uno dei prestigiatori del gruppo, il dottor Dottore, coinvolse Carmelo nel suo numero.
Chiamò un’infermiera e disse: “Questo ragazzo sa leggere nel pensiero!” Per dimostrarlo, il dottor dottore la “costrinse”, grazie alla destrezza con cui maneggiava le carte, a scegliere una carta che aveva precedentemente mostrato a Carmelo. Con gli occhi che gli brillavano per l’emozione, il bambino finse di riflettere; poi, trionfante, disse di quale carta si trattava. L’infermiera rimase senza fiato. Era nata una stella. Ogni volta che ripeteva il numero, Carmelo trovava il modo di arricchire il suo ruolo.

“Sei davvero un attore di talento,Carmelo!” disse il dottor Dottore
“Si,lo so! Dopotutto, fingere è ciò che faccio ogni giorno!”. Come in un piccolo vulcano, la rabbiosa voglia di vivere di Carmelo, tanto a lungo repressa, esplose in una colata di parole che continuarono a scorrere per 45 minuti. Nel corso di una visita successiva all’ospedale, il dottor Dottore lanciò un’idea a Carmelo. “Sai” disse “di farebbe comodo un attore di talento come te nell’Unità di Soccorso dei Clown”
“Ti daremo un dollaro al giorno, per cominciare” disse Michael.
Carmelo prontamente replicò: “Ma sarò un clown molto bravo. Dovreste darmi tre dollari al giorno”
Si accordarono per due.
La volta dopo, quando arrivò in ospedale, il dottor Mozziconi trovò Carmelo che lo aspettava impaziente.
“Dai, Michael, truccami! Voglio che mi trucchi proprio come te!”
Il dottor Mozziconi non si fece pregare, e truccò Carmelo.
A testa alta, con gli occhi luminosi, il bambino sedeva sulla sedia a rotelle come un re sul trono.
Provava un’autentica venerazione per Michael, e lo chiamava “colui a cui voglio più bene”.
Aiutandosi con un tampone, il dottor Mozziconi passò un pò di lattice liquido su un grosso naso di gomma e poi lo attaccò al naso di Carmelo.
Una volta truccato, Carmelo si guardò in uno specchietto tascabile.
“Ooooh”disse volgendo lo sguardo verso Michael “sono proprio come te, solo più piccolo. Questo vuol dire che allora sei tu mio papà?”
Michael: “E’ pronto, dottor Tormento?” E Carmelo: “Prontissimo!” Si avviarono lungo il corridoio, il pagliaccio grande spingendo il pagliaccio piccolo sulla sedia a rotelle. Si formò un folto gruppo di piccoli pazienti sorridenti, molti dei quali affetto da cancro. “Ehi, Carmelo, facci divertire!”
Carmelo era raggiante.
“Eh, tu!” disse ad un ragazzino di 12 anni dalla magrezza impressionante, facendogli segno di avvicinarsi. “Sono il dottor Hector. Ti farò un esame della vista. Vedi questo pesce?” chiese, mostrando un pesce di plastica di almeno 30 centimetri.
“Vieni più vicino. Lo vedi, ora?” Il ragazzo fece un cenno di assenso col capo. “Vieni viciniccimissimissimo.”
Quando il ragazzo arrivò a circa 30 centimetri, Carmelo schiacciò il pesce, schizzando acqua sul viso del ragazzo. Il pubblico rispose con un boato d’ilarità La salute di Carmelo migliorò di pari passo con il suo umore, e il 1989 fu l’anno più felice, anche dal punto di vista fisico, della sua vita. Si ammalò poche volte, e il suo organismo divenne mano a
mano più robusto. Nell’estate di quell’anno, imparò a correre e acquistò tre chili. Per la prima volta la sua pelle assunse un colorito roseo. Era tornato a casa per vivere con il padre, che aveva ottenuto la custodia del ragazzo e pensava di risposarsi.
Ma alla fine di gennaio 1990 la fortuna abbandonò Carmelo. Fu colpito da setticemia, e la sua fistola un collegamento dialitico che gli era stato innestato chirurgicamente nella coscia sinistra si infettò. Estremamente indebolito, fu colto da un attacco di polmonite e trasportato d’urgenza al Babies Hospital. La fistola fu asportata e gli venne temporaneamente inserito un catetere nel collo. Ma la ferita sulla gamba guariva molto lentamente, e la setticemia resisteva al trattamento. Ciononostante, Carmelo non voleva rinunciare a esibirsi nelle corsie con i clown, aggrappandosi al sogno di una vita migliore.
“Ci sono talmente tante cose che voglio fare!” disse a Michael “Conosco già l’alfabeto. So scrivere il mio nome. Ora voglio imparare a leggere. Voglio scrivere un libro su cosa vuol dire essere un clown. Voglio andare alla televisione e raccontare a tutti quello che provo.” A metà aprile, senza che vi fossero segni premonitori, Carmelo manifestò delle disfunzioni epatiche. Le sue condizioni peggioravano di ora in ora. Cercammo di fargli mangiare qualcosa, ma la testa gli cadde nel piatto.
Ben presto cominciò a oscillare tra il delirio e uno stato semicomatoso. Perdeva i capelli a ciocche e la pelle aveva assunto un colore grigioverde. Fu colpito un’altra volta da setticemia. Gli esiti degli esami indicarono che la causa era il cuore, e in maggio gli specialisti furono concordi: l’unica speranza era un’operazione a cuore aperto.
Carmelo prese la notizia in modo tranquillo. “I medici sanno quello che fanno” disse. Poi, aggrottando le sopracciglia, aggiunse: “Spero solo che si ricordino di rimettere il cuore al suo posto”.

Prima dell’operazione guardò i cartoni animati alla televisione, e alle 8,30 vennero a prenderlo per portarlo in sala operatoria. Seduto con le gambe incrociate, attraversò il reparto come un lord sulla portantina. Le infermiere erano schierate lungo il corridoio.
“Ci vediamo dopo, Carmelo!” augurarono.
Lui fece un senso d’assenso, ma non disse nulla.
Mentre aspettava fuori della sala operatoria, si rinchiuse in se stesso e rimase seduto in silenzio per diversi minuti, come in meditazione, come se stesse raccogliendo tutte le sue forze per quello che lo aspettava. Il suo volto si rasserenò. Quel corpicino fragile pareva aver accumulato energia. Quando Michael arrivò, Carmelo era appena uscito dalla sala operatoria. Mimì, la matrigna di Carmelo, gli corse incontro .”Qualcosa lo protegge” disse a Michael” Una volta che stava male mi confidò. “Ringrazio Dio per quello che ho. Potrei essere morto. Qualunque cosa mi accada, sarà
dettata dalla volontà del Signore. C’è un messaggio in quello che ho patito.”
Michael entrò nella sala di rianimazione. Carmelo era disteso sulla schiena, privo di sensi, e aveva il respiro pesante. Una benda gli attraversava il petto, diversi fili si incrociavano sul suo corpo e aveva una cannula per l’ossigeno infilata in una narice. Michael si chinò e parlò dolcemente all’orecchio del bambino: “Carmelo, sono il dottor Mozziconi. L’operazione è pienamente riuscita. Ti rimetterai presto, vedrai. Tornerò a trovarti. Ricorda che, quando sarai pronto,troverai un naso rosso ad aspettarti.”

Benchè Carmelo avesse lottato duramente, uno alla volta i suoi organi vitali cessarono di funzionale. La mattina del 15 luglio 1990 il bambino chiesea un’infermiera di fargli il bagno, passargli una pomata sulle piaghe da decubito e vestirlo con il suo abito preferito. Poco dopo mezzogiorno chiuse gli occhi, e pochi istanti dopo cessò di vivere.
Negli anni Settanta, Michael aveva girato l’Europa, esibendosi per le strade come clown, poi aveva aiutato l’amico Paul Binder a creare a New York The Big Apple Circus, i dottori clown “professionisti” che lavorano negli ospedali.
I primi clown “medici clown” negli ospedali si sono visti a New York nel 1986. Il pioniere di questa attivtà è stato il sig. Michael Christensen, clown professionista, impiegato all’epoca al Big Apple Circus.
Insieme a Paul Binder, nell’86 ha creato la “The Clown Care Unit” (unità di cura da parte di clown), che porta il sorriso e la fantasia negli ospedali pediatrici.

Oggi questa fondazione senza scopo di lucro ha sviluppato le sue attività nel territorio dello stato di New York, dove è attiva con 35 “dottori clown” in 7 ospedali.

Fonte: www.clownterapia.it


Silvia Pepe

La Terapia del Sorriso

Osservare, comprendere, dare spazio alle emozioni


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La Terapia del Sorriso è un nuovo linguaggio nato per comunicare (in particolare con i bambini) attraverso le emozioni e un mezzo per riequilibrarle, suddiviso in due parti: l’Animazione Emozionale e l’Animazione Terapeutica.

Si tratta di due tecniche messe a punto osservando i bisogni delle persone al di là delle cure mediche rivolte al corpo fisico o alla mente, per aiutare il paziente ad essere consapevole della sua forza interiore stimolandone la guarigione.

Tutto questo è stato sperimentato a livello clinico: il libro si propone dunque come prima divulgazione e come indicazione generale per gli operatori sanitari, in primis, e per gli educatori, gli insegnanti e i genitori.