Mortina – Barbara Cantini

Mortina non è una bambina normale.
Ma lei non si sente nemmeno così diversa.
Certo la sua pelle non ha il tipico colorito rosa delle bambine.
Anzi è decisamente bianca.

Mortina non è una bambina come tutte le altre, è una bambina zombie: ha la pelle bianca, gli occhi sporgenti con le occhiaie viola e può staccarsi parti del corpo. Vive felicemente in una villa che gli abitanti del villaggio ritengono abbandonata perché la zia Dipartita le vieta di farsi vedere, men che meno se si tratta di bambini!

In meno di due anni le avventure di Mortina sono diventate ben 3 e con un successo internazionale, tradotto in 23 lingue, tra cui gli Stati Uniti dove Mortina si chiama ‘Ghoulia’ e dove insieme al primo libro è stato realizzato un dvd. Il primo volume, Mortina – Una storia che ti farà morire dal ridere dedicato alla festa di Halloween, uscito il 17 ottobre 2017, è entrato subito in classifica e ha venduto 15 mila copie, il secondo, Mortina e l’odioso cugino, pubblicato nel marzo 2018, in cui appare l’odioso cugino Dilbert, è arrivato a 9 mila copie. Infine il terzo volume, pubblicato i primi di ottobre (2018) Mortina e l’amico fantasma.
Le avventure di Mortina sono scritte ed illustrate da Barbara Cantini edite da Mondadori.
Il tono leggero e con quel pizzico di umorismo dei 3 libri appare palese sin dalle deliziose copertine che raffigurano in primo piano una pallida bimbetta dagli occhi sporgenti affiancata da compagni bizzarri e sullo sfondo, alle loro spalle, il classico castello dell’immaginario horror. Se non fosse già evidente così, ci pensa pure il sottotitolo a chiarire la natura ironica del volume, calcando un po’ la mano 😀

Il pubblico di destinazione è quello dei giovani lettori dai sette ai nove anni, perché ogni racconto è ricco di allusioni, doppi sensi nelle parole e stimoli nei disegni che i più grandicelli sanno cogliere meglio.
Diverte, però, anche i più piccoli, che temono e amano allo stesso tempo le atmosfere paurose e i colori cupi, ma colgono immediatamente il tono umoristico e spiritoso proprio. Infatti, grazie alla freschezza e al loro approccio giocoso rappresentano ingredienti prelibati anche per bambini più piccoli, di cinque-sei anni, che seguiranno le figure dal fascino gotico e si porranno in silenzioso ascolto.
Sopratutto in questo periodo dell’anno che precede la festa di Halloween, le storie di Mortina riscuotono indistintamente nei bambini e bambini un grande fascino ed interesse! Una grande occasione anche per avvicinarli alla lettura e al meraviglioso mondo dei libri 😉

Scopriamo insieme queste storie, condite da tanta ironia, della bambina zombie 😉

Mortina
Una storia che ti farà morire dal ridere

Mortina gioca col suo amico fidato, Mesto un levriero albino e scorazza tra le stanze, nel giardino o nel bosco dietro la villa, ma le manca di poter giocare con i bambini della sua età. Così cerca di escogitare strategie per poter uscire e l’occasione giusta si presenta!


L’occasione giusta è proprio la festa di Halloween, in cui i bambini girano per le case travestiti da mostri a chiedere: “Dolcetto o scherzetto?”.
Mortina ha la grandiosa idea di partecipare alla festa fingendosi una bambina travestita. Distrae la zia con un diversivo ingegnoso: scuce la coda e un orecchio al gatto Ombra in modo che lei rimanga impegnata a ricucirlo e non si accorga della sua fuga. Mentre fervono i preparativi nel villaggio, la bambina aspetta impaziente il giorno della festa che finalmente arriva: Mortina passa la mattina e la prima parte del pomeriggio a prepararsi e per cestino pensa bene di usare il vecchio portagioie della zia, peccato che si tratti della testa del prozio Funesto! Lo convince a restarsene zitto senza brontolare e corre fuori a cercare i bambini mascherati.

Si fa coraggio e chiede se può unirsi al gruppo: i bambini la guardano incuriositi ma l’accolgono con entusiasmo.

Si avviano cantando per le vie e Mortina è felice perché quei bambini non sembrano aver paura di vampiri, streghe, uomini lupo, zombie o fantasmi. Ma loro non hanno capito che il suo vero nome è Mortina è non Martina, come la chiamano 😀
E quando la bambina zombie, ormai a suo agio, si rivela, la guardano allibiti.
Riusciranno ad accettarla per quello che è?
E Mortina riuscirà finalmente a farsi degli amici con cui giocare?
Vi dico solo che Mortina non è tipo da arrendersi!

Un delicato racconto sul bisogno di aggregazione e di accettazione!

Mortina e l’odioso cugino

“Pioveva da ore. Mortina era annoiata
perchè i bambini del villaggio
non si erano visti a Villa Decadente quel giorno.”

L’avventura di questo secondo episodio si snoda all’interno di Villa Decadente e vede protagonisti Mortina, il cugino Dilbert e gli amici del villaggio vicino.
Ma andiamo con ordine.


Mortina si annoia. Zia Dipartita ha trovato nella Botanica la sua grande passione. Mesto è in giro a caccia di rospi. Fuori piove e i suoi amici non sono andati a trovarla.
Quando suona il campanello Mortina è felicissima.
Quando apre la porta e si ritrova davanti un piccolo zombie aristocratico è curiosa.
Quando capisce che tipo è suo cugino pensa che sarebbe stata meglio sola.
Il bambino, per niente simpatico e con un atteggiamento tutt’altro che gentile, si accomoda in casa con il suo ragno da compagnia.

Mortina va su tutte le furie. Perché la zia ha invitato Dilbert? Ma soprattutto dove è finita la zia?
Suona di nuovo il campanello di casa e, ad uno ad uno, arrivano anche gli amici del villaggio, anch’essi invitati dalla zia con un biglietto trovato davanti casa, su cespugli, piante o alberi.

Che strano! Come mai Mortina non sapeva niente di questi inviti? E perché poi?
I bambini decidono di mettersi in cerca della zia per la Villa ma non trovano nulla, neanche un indizio di dove possa essere finita. A un certo punto scompare anche Teresa, una delle amiche di Mortina…

E insomma…il mistero si infittisce sempre più finché sarà proprio l’odioso Dilbert a risolverlo e soprattutto a trovare la zia e Teresa.
Non vi svelo nulla perché vi consiglio di leggerlo;)

Vi dico solo che anche questa volta Mortina offre un importante spunto di riflessione: mai giudicare qualcuno senza conoscerlo a fondo, anche se apparentemente possa sembrare scorbutico e antipatico!
Dando una possibilità, si possono ricevere delle belle sorprese…perché ognuno in fondo ha un suo talento!
Tutti abbiamo una qualità speciale perciò mai fermarsi alle apparenze, diamo sempre a noi stessi e agli altri la possibilità di scoprirla! 😉

Mortina e l’Amico Fantasma

“Nevicava ormai da giorni
e Villa Decadente era tutta imbiancata.
Il lunedì Mortina stava giocando ai vampiri
con Mesto e dalla finestra

aveva visto balenare una piccola luce.”

Per tutta la settimana Mortina e Mesto vedono accadere strane cose nelle stanze della villa e guardando fuori dalla finestra, curiosi vedono un bambino luminiscente, sbiadito..ma carino!

Mortina in questo terzo volume dovrà vedersela con un misterioso bambino fantasma che non ricorda più il suo nome. La bambina zombie, insieme al suo inseparabile levriero albino Mesto, cercherà ogni dettaglio possibile per ricostruire l’identità del simpatico spettro.
Tra i libri della biblioteca, analizzando il suo abbigliamento e chiedendo un suggerimento anche a zia Dipartita.
La Zia ricorda, con il suo fare signorile, che per cercare qualcuno nel passato bisognava consultare dei registri che si trovavano in chiesa.
Ovviamente era fuori discussione che Mortina ci potesse andare, ma oramai conosciamo bene la furba Mortina 😉

Dopo mille peripezie per scappare dalla finestra della villa nonostante la promessa, entrare in chiesa dopo che il guardiano aveva senito il cancello cigolare, e uscire dalla stessa spaventandolo a morte fingendosi una poverina in una bara, Mortina riesce a tornare di corsissima al sicuro nella villa e mentre tutti dormivano lei e il fantasma continuavano a cercare nel registro rubato.

Vi lascio scoprire durante la lettura il bellissimo finale di questo terzo volume, ma vi anticipo solo che questo fantasma riuscirà a far battere il cuore alla piccola Mortina..
Anche in questa terza storia Mortina porta con sè un esempio importante, sulla forza e il potere di sentire un legame con qualche nuovo amico e sopratutto quel desiderio unico che porta indistintamente grandi e piccini a sentire di voler aiutare qualcun altro!

Come ha affermato Barbara Cantini in un intervista “È una storia basata sulla capacità di ricordare chi non c’è più. Una cosa che sento molto, soprattutto da quando è morto mio padre”

Mortina opera della creatività di Barbara Cantini, che per la prima volta si è cimentata anche nella scrittura, confezionando ben tre frizzanti storie “horror” dallo stile garbato e buffo. Le ambientazioni sono minuziose e realistiche, qua e là le pagine sono arricchite da didascalie e brevi testi che descrivono ironicamente lo strampalato assortimento dei personaggi presentati.
L’atmosfera gotica, ben espressa dalla predilezione per le tinte cupe, come il nero, il viola fa da cornice a tre simpatici racconti di immediata comprensione, ritmati, che giocano sui doppi sensi delle parole, sulla parodia e sulla voglia dei bambini di lasciarsi attraversare da qualche piccolo e innocuo brivido.

Barbara Catini, ci racconta di Mortina
e si racconta per i piccoli e grandi lettori
di Crescere Leggendo:

Barbara ci racconti un po’ della tua vita e di quando hai deciso di dedicarti al mondo magnifico dell’illustrazione?

La passione per il disegno e l’illustrazione mi accompagna da che ho memoria, ho sempre passato molto tempo a “perdermi nelle figure” dei miei libri illustrati preferiti. Pensare realmente che l’illustrazione potesse essere la mia strada però ha necessitato di più tempo e una maggior fiducia e consapevolezza. Dopo gli studi artistici e universitari e una breve parentesi nel settore del restauro, sentivo che dovevo riprendere a disegnare, mi mancava troppo, e farlo nei ritagli di tempo non mi bastava più. Quindi mi sono iscritta ad un corso di animazione cartoon, piuttosto che quello di illustrazione, perché l’idea di imparare a far “vivere” i personaggi attraverso il movimento mi emozionava tantissimo. L’animazione mi è stata molto utile anche perché mi ha insegnato a raccontare una storia come una sequenza di immagini. Terminata la scuola e fatto qualche anno di esperienza in uno studio di animazione ho partecipato al concorso “L’illustratore dell’anno” di Città del Sole e dopo averlo vinto, ho avuto la spinta per dedicarmi esclusivamente all’illustrazione, che è sempre stata il mio “primo amore”.
Il passaggio alla scrittura è stato più lento, anche più “rispettoso” oserei dire. E’ più recente ed è avvenuto passando attraverso il piacere di iniziare a immaginare i miei personaggi e il loro mondo. Chi erano, cosa facevano, qual erano il loro vissuto e i loro desideri?

Mortina è ora una serie di tre libri illustrati e scritti da te.
Com’è nata l’idea?

Mortina è nata dopo una “lunga gestazione”, a partire da un semplice schizzo sul mio blocco da disegno, risalente ai tempi in cui frequentavo la scuola di animazione, ormai 12 anni fa.
Avevo disegnato una bambina stralunata, inizialmente in compagnia di un pipistrello balbuziente, che poi lavorandoci si è “trasformato” in un cane, il Mesto che conosciamo ora. Per non farla sparire dalla memoria è stato sufficiente essermi fermata quel disegno e un unico appunto scritto “Mortina”.
Ho poi ripreso l’idea a cavallo tra il 2015-2016, sviluppandole intorno una storia e un contesto di vita familiare. A livello narrativo ho scelto senza esitazione di portare un’ambientazione “fantastica” in un contesto generale di realtà e non di creare un mondo apposito popolato solo di mostri e fantasmi. Ma tutto ha preso forma dal disegno abbozzato della piccola zombie e dal gioco di parole Mortina-Martina. Sempre appuntarsi le idee! 🙂
Per me il libro sarebbe stato solo il primo, ma fin da prima della pubblicazione l’editore mi suggerì di pensare alla possibilità di una serie, perché il personaggio si prestava bene ad essere sviluppato in libri successivi.

Quali sono i temi conduttore che affronti nei tre libri?

Premetto che le storie non sono nate in modo “costruito” per portare un messaggio piuttosto che un altro.
Certamente il filo conduttore che ritroviamo nei libri della serie è quello dell’amicizia, l’empatia e la disponibilità verso gli altri. Il tutto in un contesto un po’ creepy, per il quale ho una propensione fin da piccola. E certamente anche nella stesura delle storie ho dovuto rispettare i binari del mistero e del piccolo brivido, per coerenza con il personaggio e l’ambientazione. Il mio approccio è sì gotico, per le situazioni e le illustrazioni (e mi viene detto sempre!) ma prevale sempre una forte ironia che riesce a riportare anche gli aspetti macabri e grotteschi su un piano affrontabile e perché no, spero anche divertente per dei bambini.
Nei libri, specialmente nel primo, è individuabile anche l’aspetto della paura e della capacità di sovvertire qualche piccola regola, di prendersi qualche rischio, in nome di uno scopo più importante.
Quando parlo della paura, non intendo tanto quella di zombie o fantasmi, quanto la paura di “non piacere abbastanza”, di essere accettati per quello che siamo, nonostante le nostre “mostruosità”, ovvero quelli che sappiamo (o crediamo) essere i nostri difetti. Mortina sta abbastanza bene con se stessa e con la sua famiglia, ha Mesto, il suo amico cane che sta sempre insieme a lei. Ma come tutti i bambini, ha bisogno di stare anche con i suoi coetanei e vorrebbe poter condividere un po’ del suo tempo e dei suoi giochi con altri bambini. Per questo è inquieta e decisa a tentare di tutto pur di riuscire nell’impresa.
Il suo coraggio verrà premiato e scoprirà che quelli che credeva fossero i suoi limiti, le cose da nascondere, sono invece la sua forza e il suo tratto distintivo. Dall’altro lato scoprirà che i bambini sono entusiasti di poter avere un’amica così speciale e vivere con lei avventure un po’ diverse dalla quotidianità.
Anche “l’odioso cugino” Dilbert in verità si rivelerà a suo modo prezioso e possiamo anche intuire che il suo antipatico comportamento è dovuto come spesso accade a qualche silente sofferenza.

E’ previsto un 4° volume delle avventure di Mortina?

Qui mi riallaccio alla risposta precedente, dicendo che sì, ho già scritto una quarta storia su richiesta dell’editore e mi appresto a iniziare lo storyboard e le illustrazioni. E proprio in questo quarto libro scopriremo le ragioni del comportamento un po’ arrogante del cugino Dilbert.
L’uscita dovrebbe essere a Giugno 2019.

Cosa ti piacerebbe che i bambini imparassero da Mortina?

Non ho la pretesa di insegnare, ma mi auguro che indirettamente tra le righe, ai bambini possa arrivare il messaggio che le differenze e le diversità sono un arricchimento per ciascuno. Che ognuno deve andare fiero delle proprie particolarità, perché spesso sono proprio quelle che ci mettono alla prova, migliorandoci e rendendoci noi stessi. Che poi se fossimo tutti uguali sarebbe una noia mortale!
Un altro aspetto che spero passi dalle storie è quello dell’empatia, dello slancio di voler aiutare qualcun altro solo perché riusciamo a metterci nei suoi panni, comprendendone un bisogno.

Altri progetti per il futuro?

Ho diverse idee da sviluppare e non so se tutte vedranno la luce, ma insieme alla mia nuova agente intanto ne abbiamo scelta una da mettere a fuoco e da cui iniziare. Si tratterà di un albo però, non di un racconto come Mortina.
Prima però ho la quarta storia di Mortina da realizzare! 🙂

 

Ecco quindi che è decisamente impossibile non affezionarsi a Mortina e non restare conquistati dalla sua anima, pura e sincera, decisamente rara. La diversità dovrebbe essere la normalità, le apparenze non dovrebbero mai essere porte che si chiudono e Mortina lo ricorda e lo dimostra a grandi e piccini, con gentilezza e una grande sensibilità!
Buone letture!

Puoi acquistare i LIBRI QUI:

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La pecora che sapeva covare le uova – Gemma Merino

La pecora Lola aveva
una lana straordinaria.

Era lucente, setosa, soffice
e non era mai, mai arruffata.

La pecora Lola, è al dir poco vanitosa, le piace apparire e sentirsi ammirata.
Ogni mattina la bella Lola, passa ore tra lavare, asciugare e spazzolare la sua bellissima pelliccia, per poi sentirsi ammirata da tutte le altre pecore.
Tutti gliela invidiano la sua lana e lei “sfilava” con fare elegante ma ricca di orgoglio ed indubbiammente felice della gelosia delle altre.

Un giorno però, a causa del caldo, le pecore sono costrette a tagliarsi il pelo.
Ovviamente le pecore vanno a tagliarsi il pelo dal parrucchiere!
Il LUPO parucchiere 😀 Vi lascio immaginare come reagiscono i bambini quando se ne accorgono 😀
Comunque dal parucchiere, ci deve assolutamente andare anche Lola! Oh oh
Il lupo parrucchiere le dice che è per il suo bene, per sentirsi più fresca.

Quando poi la bella Lola si guarda allo specchio, si sente triste e ridicola senza la sua bella lana.
Ovviamente con il tempo la lana ricresce ma non è più quella di prima. Ora era aggrovigliata e arruffata, come una grande matassa.
E Lola proprio si sente orribile.

Finchè un giorno, tra una lacrimuccia e una sbirciatina allo specchietto le cade sulla testa un uovo.
Tanto presa dalla sua tristezza e dalla troppo lana disordianta neanche se ne accorge.
Ma l’uovo rimane lì anche durante la notte, lunga e fredda.
Forse il piccolo uovo si sentiva al sicuro in quella matassa di ricci!?

La mattina dopo Lola si accorge di avere un uccellino in testa tra la lana.

Un uccellino piccolino,
appena nato che canta divinamente,
tanto da incantare di gioia
la simpatica Lola.

I due erano a loro agio insieme e prestissimo diventarono amici.
Il piccolo uccellino ha trovato nel groviglio di lana di Lola una casetta calda e accogliente e ogni notte torna in mezzo alla sua lana, che trova calda e soffice. ❤

E Lola è di nuovo felice.
Felice e nuovamente orgogliosa,
non più della sua bellezza
ma di poter aiutare il suo nuovo amico,
semplicemente essendo se stessa.

Il tempo passa, e anche le stagioni e un altro caldo arriva ed è il momento per i due amici di salutarsi: Lola deve tagliarsi nuovamente la lana per stare meglio con quelle calure, e l’uccellino vuole scoprire il mondo.
Lola torna dal lupo parrucchiere felice e serena, senza paura di tanti giudizi o dei commenti delle altre pecore e si fa un nuovo taglio.

Lola sa che la sua lana ricrescerà di nuovo e a modo suo potrebbe aiutare nuovi amici, ma sopratutto si è resa finalmente conto che la vera bellezza sta nell’aiutare le persone, non nell’apparire.
Non serve passare un sacco di tempo a pensare all’aspetto e dimenticare di stare con gli amici..gli amici veri ci amano e accettano così come siamo. 🙂

La pecora che sapeva covare le uova di Gemma Merino edito da Valentina Edizioni è una storia buffa con protagonisti un po’ insoliti:
una pecora, bella con la sua pellicia perfetta,
un lupo parrucchiere,
e un uccellino che, cadendo dal suo nido, ne trova uno ancora più morbido e caldo tra la lana nuova della pecora.
Oltre alle risate e alla simpatia che fa nascere, questo è un libro che insegna l’autostima ai bambini e quindi l’importanza di non soffermasi sulla perfezione fisica o sull’apparire, perchè la vera bellezza di ognuno non sta nella perfezione esteriore o in quante cose si possono avere ma in quello che riusciamo a dare di noi agli altri.
Infatti grazie a quel piccolo uovo e uccellino, Lola ossessionata da se stessa impara un’importante lezione di vita; che le grandi amicizie, l’aiutare un’amico, sono gesti ben più importanti del semplice fatto di avere splendidi o perfetti capelli.

La pecora che sapeva covare le uova è un altro libro illustrato divertente, premuroso e unico della pluripremiata Gemma Merino, autrice del best-seller Il coccodrillo che non amava l’acqua e La mucca che voleva imparare a volare, Leggi la nostra recensione QUI;
pagina dopo pagina, con le sue illustrazioni dirette e dal tratto semplice toccano argomenti speciali e importanti da afforntare con i piccoli lettori.

Buona lettura
Puoi acquistare il libro QUI:

La pecora che sapeva covare le uova

Gemma Merino

 

Come migliorare il rapporto con i bambini

LA COMUNICAZIONE ADULTO BAMBINO.
Come migliorare il rapporto con i bambini

Domenica 24 Ottobre 2010 – Grand Hotel Rimini
Dalle 10,00 alle 17,00

“I bambini incominciano amando i loro genitori,
poi li giudicano e a volte finiscono per perdonarli”.

Oscar Wilde

Cosa dovrei fare quando mio figlio fa i capricci?
Come dovrei comportarmi quando mia figlia non mi ascolta?
Qual è il modo migliore di punire un brutto comportamento?
Come si educa un bambino al rispetto delle regole sociali?
Come posso aiutare mio figlio con la scuola?
Cosa devo fare per aiutarlo ad avere stima in se stesso?

Una giornata dinamica e intensa durante la quale Maria Rita Parsi e Claudio Belotti risponderanno alle domande tipiche di chi vuole comunicare meglio con i bambini. Sarà un occasione unica per genitori, insegnanti ed educatori per scoprire segreti, intuizioni, metodi, tecniche e sistemi che rendono la comunicazione con il bambino efficace.

Psicologa, Psicoterapeuta, Esperta d’infanzia, Scrittrice, svolge da anni un’intensa attività di formazione presso università e istituti specializzati. Collabora con molti quotidiani e partecipa a numerose trasmissioni televisive in qualità di esperta di psicologia infantile. Dal 2002 è consulente della Commissione Parlamentare per l’Infanzia.
E’ uno dei pionieri del Coaching in Italia. E’ l’unico italiano dei quattro “Senior Trainer” al mondo scelti personalmente da Anthony Robbins. E’ Master Trainer in PNL certificato da Richard Bandler, il massimo livello di specializzazione riservato a una decina di persone nel mondo. Ha una vasta esperienza internazionale, negli ultimi 18 anni ha lavorato come Coach e Trainer con migliaia di persone in 4 continenti.


L’EVENTO SERVIRA’ A RACCOGLIERE FONDI A FAVORE DELL’ASSOCIAZIONE SOGNI

Maggiori dettagli sull’Evento
LA COMUNICAZIONE ADULTO BAMBINO >> QUI

Un grande viaggio..la vita

“Folco, Folco, corri, vieni qua! C’è un cuculo nel castagno. Non lo vedo, ma è lì che canta la sua canzone:

Cucù, cucù, l’inverno non c’è più
È ritornato il maggio col canto del cucù

Bellissimo, senti!
Che gioia, figlio mio. Ho sessantasei anni e questo grande viaggio della mia vita è arrivato alla fine. Sono al capolinea. Ma ci sono senza alcuna tristezza, anzi, quasi con un po’ di divertimento. L’altro giorno la Mamma mi ha chiesto «Se qualcuno telefonasse e ci dicesse d’aver scoperto una pillola che ti farebbe campare altri dieci anni, la prenderesti?» E io istintivamente ho risposto «No!» Perché non la vorrei, perché non vorrei vivere altri dieci anni. Per rifare tutto quello che ho già fatto? Sono stato nell’Himalaya, mi sono preparato a salpare per il grande oceano di pace e non vedo perché ora dovrei rimettermi su una barchetta a pescare, a far la vela. Non mi interessa.
Guarda la natura da questo prato, guardala bene e ascoltala. Là, il cuculo; negli alberi tanti uccellini – chi sa chi sono? – coi loro gridi e il loro pigolio, i grilli nell’erba, il vento che passa tra le foglie. Un grande concerto che vive di vita sua, completamente indifferente, distaccato da quel che mi succede, dalla morte che aspetto. Le formicole continuano a camminare, gli uccelli cantano al loro dio, il vento soffia.”

Tratto da: La Fine è il Mio Inizio

La Fine è il Mio Inizio

Da non perdere

Tiziano Terzani, sapendo di essere arrivato alla fine del suo percorso, parla al figlio Folco di cos’è stata la sua vita e di cos’è la vita: «Se hai capito qualcosa la vuoi lasciare lì in un pacchetto», dice. Così, all’Orsigna, sotto un albero a due passi dalla gompa, la sua casetta in stile tibetano, in uno stato d’animo meraviglioso, racconta di tutta una vita trascorsa a viaggiare per il mondo alla ricerca della verità.
E cercando il senso delle tante cose che ha fatto e delle tante persone che è stato, delinea un affresco delle grandi passioni del proprio tempo. Ai giovani in particolare ricorda l’importanza della fantasia, della curiosità per il diverso e il coraggio di una vita libera, vera, in cui riconoscersi.
La sua proverbiale risata e la tonalità inimitabile della sua voce, che qui si è cercato di restituire intatte, lasciano trasparire la serenità di chi non lotta più, felice di un’esistenza fortunata, ricca di avventura e amore.
Questo libro è un testo unico che racchiude tutti i suoi libri precedenti, ma anche li precede e li supera. «Se mi chiedi alla fine cosa lascio, lascio un libro che forse potrà aiutare qualcuno a vedere il mondo in modo migliore, a godere di più della propria vita, a vederla in un contesto più grande, come quello che io sento così forte.»

Scegli di vivere in positivo!

L’esperienza e l’intuizione portano alcuni soggetti a scegliere di vivere applicando un atteggiamento sereno e positivo. L’intuizione, tuttavia, spesso precede l’effettiva solidità costituzionale psicosomatica richiesta per sostenere e difendere la scelta di tale atteggiamento. Ecco perché nella maggior parte dei casi si rimane ancora influenzabili dall’ambiente esterno nonostante la scelta sia stata decisa e chiara.
E’ anche troppo palese che, senza aver prima realizzato una salda capacità di “distacco”, ovvero di non coinvolgimento, si è vincolati a suggestioni provenienti dall’esterno.
Credo sia capitato a tutti, di fare i conti con la contaminazione negativa che noi stessi, o altri, in taluni momenti portiamo nel circolo di esistenze che stanno intorno a noi.
Un caso tipico viene spesso vissuto sul posto di lavoro quando, ad esempio, e capita più facilmente di lunedì, un collega dopo aver passato un brutto fine settimana, magari a bisticciare con la moglie, con i figli o con la suocera, si presenta di cattivo umore. Anche se rimane silenzioso e in disparte, finisce con coinvolgere chi gli sta intorno, trasmettendo la propria negatività, e dalla quale, senza esperienza, agli altri, diverrà difficile potersi salvaguardare.
Eccovi allora un esercizio che può aiutare a rinforzare le proprie difese attivando uno schermo psicosomatico:
·      sdraiatevi sul pavimento (se non vi è possibile lo potete fare anche su un letto) e, prima di tutto, sistemate con cura il corpo, nella posizione ideale di rilassamento : le gambe leggermente aperte con le punte dei piedi che cadono verso l’esterno, le braccia non troppo vicine né troppo lontane, con il palmo delle mani rivolto verso l’alto. Il mento leggermente più vicino allo sterno.
·      Concentratevi sul piano fisico e gradatamente, realizzate uno stato di totale abbandono. Poi divenite consapevoli del respiro impegnandovi a risvegliare la respirazione naturale e spontanea e, quando l’avrete ottenuta, assumetene il controllo sviluppando respirazioni più lente e profonde.
·      Concentratevi in seguito su un punto sotto i piedi distante circa 10 centimetri. Intensificate la vostra consapevolezza e sentite questo punto chiaramente. Poi fate la stessa cosa sopra la testa cercando di percepire nitidamente un punto 10 centimetri oltre il capo.
·      Visualizzate ora l’inspirazione che partendo dal punto oltre i piedi risale sul lato destro fino al punto sopra la testa formando un semicerchio luminoso. Con l’espirazione, al contrario, completate il cerchio luminoso scendendo da sopra il capo a sotto i piedi sul lato sinistro. Continuate a lungo per rinforzare sempre più tale immagine fino a sentir divenire concreto e reale quello scudo energetico a forma luminosa di cerchio che vi state costruendo con la forza della vostra mente e del respiro. Quando avrete resa tangibile, quasi reale, la visualizzazione del cerchio, allora immaginate voi stessi sicuri, rilassati e protetti all’interno di quel cerchio e continuate fino a quando il tempo ve lo permetterà.
Senza dubbio, tale esercizio, in relazione con il piano energetico, vi rinforzerà, anche da un punto di vista psicologico.
Il Pensiero Positivo
Per vivere in armonia con noi e con gli altri

Come si mantiene attivo l’entusiasmo?

forma un’immagine della meta che intendi raggiungere

e un’altra di quella stessa meta come se fosse già stata conseguita

e avrai un paio di ali per arrivare fino ad essa.

Questo libretto distilla il contenuto di saggezza del pensiero di Peale: attraverso rassicuranti parole di conforto, riflessioni acute e penetranti l’autore ci propone la sua rivoluzionaria filosofia di vita e ci aiuta a ritrovare quel sereno equilibrio interiore con noi stessi e con gli altri.

Il Coniglietto di Velluto




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Il Coniglietto di Velluto è una favola sul mistero dell’amore, che da un secolo regala ai piccoli lettori un intenso momento di calore e dolcezza.

Ma l’incantevole storia scritta da Margery Williams è molto più di questo. A una lettura più profonda, è un testo capace di ridestare i nostri desideri più nascosti e indurci alla riflessione.

Toni Raiten-D’Antonio, psicoterapeuta e docente, parte dai valori rappresentati dai personaggi della favola per aiutare il lettore a ritrovare il senso della propria autenticità.

Il suo libro I Principi del Coniglietto di Velluto rappresenta un percorso verso la pace e l’accettazione di noi stessi.

Puoi guarire la tua Vita

L’Amore si sa, è uno dei più potenti strumenti di guarigione. Imparare ad accettarci e ad amarci esattamente così come siamo, è forse la lezione che tutti noi siamo chiamati ad imparare.
Spesso però siamo capaci di amare noi stessi e gli altri, solo se questo amore è vincolato da precise condizioni. E’ come se, in un certo senso, seguissimo la regola del cosiddetto ‘solo se…’ o ‘ solo quando…’
L’Amore è uno dei più potenti strumenti di guarigione
Mi amerò solo se… troverò un nuovo partner…quando dimagrirò… quando cambierò lavoro… se saranno gli altri ad amarmi per primi…. e la lista potrebbe continuare all’infinito.
A chi e a che cosa condizionate il vostro amore? E cosa succede quando anche solo una di queste condizioni viene meno? Cosa accade se non avete ancora trovato il vostro partner ideale? E se il lavoro dei vostri sogni pazienta ad arrivare? Cosa succede se anche gli altri, seguendo il vostro stesso ragionamento, si aspettano che siate proprio voi a fare la prima mossa?
Amare se stessi –dice Louise Hay – è un’avventura meravigliosa: è come imparare a volare. E’ vero, non è sempre semplice amarsi completamente: tutti noi, infatti, abbiamo i nostri piccoli e grandi difetti che a volte, ai nostri occhi, appaiono così evidenti, da ritenere impossibile l’atto di poterci amare incondizionatamente. Eppure, non è possibile imparare a volersi bene se non partiamo proprio dall’accettarci così come siamo, anche con i nostri difetti.
Ripercorriamo insieme, brevemente, le Dieci fasi ideate da Louise Hay per imparare ad amare se stessi, nella speranza di aiutare sia le persone che già hanno iniziato a farlo, sia coloro che vorrebbero cominciare ora.

1. CESSARE DI CRITICARCI:

le critiche e i giudizi spesso non servono per progredire verso il cambiamento che auspichiamo, bensì per tenerci imprigionati al passato e ai nostri vecchi comportamenti. Per esempio, se ci disprezziamo per la nostra incapacità di mantenere fede alla promesse fatte con noi stessi, non ci stiamo certo aiutando a realizzare il nostro obiettivo. Allo stesso modo, se ci ripetiamo di essere degli stupidi o degli incapaci, questo non ci renderà di certo delle persone migliori, e noi rimarremo solo bloccati nei sentimenti spesso ancora più dannosi del biasimo e del risentimento verso noi stessi. Ogni giorno è un nuovo giorno per attuare comportamenti diversi e provare ad abbandonare le tensioni create da atteggiamenti iper responsabili e ipercritici ai quali ci sottoponiamo continuamente.

2. SMETTERE DI SPAVENTARCI:
quante volte usiamo i nostri pensieri per rendere le situazioni peggiori di quello che realmente sono? Quante volte formuliamo pensieri capaci addirittura di terrorizzarci? Utilizziamo questo comportamento anche nella vita sociale: se qualche nostro collega d’ufficio incontrandoci non ci saluta, cominciamo subito a pensare che dobbiamo avergli fatto un torto, quando magari sta semplicemente pensando ad altro. Pensieri del genere non fanno altro che paralizzarci e non ci sono di nessuna utilità. Ogni volta che ci ritroviamo a formulare pensieri negativi, fermiamoci e riportiamo dolcemente l’attenzione ad una immagine per noi positiva (per esempio il tramonto), o ad un suono (magari il rumore del mare), oppure semplicemente ripetiamoci ad alta voce una frase positiva che ci aiuti ad uscire dal loop negativo nel quale siamo entrati.

3. ESSERE GENTILI, DOLCI E PAZIENTI CON NOI STESSI
la pazienza è davvero uno strumento straordinario. Troppo spesso pretendiamo che le nostre aspettative vengono soddisfatte subito, o che i cambiamenti che sentiamo necessari per noi e per la nostra vita avvengano quanto prima. Ma i nostri tempi spesso non coincidono con i tempi della lezione che siamo venuti ad imparare su questa terra: potrebbe infatti volerci più tempo del previsto oppure le cose potrebbero semplicemente non accadere secondo la nostra sequenza spazio-temporale. Tutti commettiamo errori mentre apprendiamo qualcosa di nuovo ed è solo se ci diamo il permesso di accettare questi errori e di imparare da questi, che progrediamo e miglioriamo veramente. E’ come quando abbiamo cominciato a camminare – dice Nicola Riva, insegnante certificato Louise Hay – se dopo il primo tentativo ci fossimo subito arresi o ci avessero detto che eravamo degli stupidi solo perché ci avevamo provato ma eravamo caduti, avremmo forse imparato più velocemente o meglio?’ Probabilmente no… e allora perché quando sbagliamo non possiamo semplicemente perdonarci e considerare l’accaduto un ulteriore passo verso il miglioramento?

4. ESSERE GENTILI ANCHE CON LA NOSTRA MENTE
trovarci a pensare a qualcosa di negativo non è certo la fine del mondo. Non dobbiamo odiarci perché facciamo pensieri negativi e nemmeno incolparci per le esperienze negative che abbiamo vissuto in passato. Un esercizio molto utile che Louise Hay consiglia in proposito è quello del rilassamento: quando ci troviamo tesi o spaventati semplicemente chiudiamo gli occhi e respiriamo profondamente per qualche minuto e mentre espiriamo ripetiamo a noi stessi ‘Ti voglio bene. Va tutto bene.’ In questo modo ci rilasseremo e allo stesso tempo invieremo al nostro cervello pensieri potenzianti.

5. LODARE SE STESSI:
così come le critiche deprimono il nostro spirito, le lodi lo risollevano. E’ importante dunque imparare a complimentarci con noi stessi per tutti i miglioramenti che siamo in grado di apportare alla nostra vita, e per tutti i cambiamenti che riusciamo ad attuare, anche per i più piccoli o per quelli che ci sembrano meno importanti.

Queste sono le prime cinque regole per imparare a volersi bene. Ed ora provate a pensare alla prossima volta in cui vi ritroverete a vivere una situazione che non vi soddisfa o in cui vi capiterà di formulare pensieri negativi… Come vi comporterete? Con quale frase potenziante sostituirete le solite vecchie critiche nei confronti di voi stessi? Come vi premierete per aver raggiunto quel traguardo, seppur piccolo, che vi eravate prefissi?

Accettati in modo totale per un’ intera giornata e stai a vedere che cosa succede!
Louise Hay

Pensare in positivo per ritrovare il benessere fisico e la serenità interiore

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Liberarsi da schemi mentali negativi, per aprirsi alla vita con un approccio ottimistico, significa servirsi del pensiero positivo come strumento indispensabile per vivere felici, all’insegna dell’amore e della pace.
L’autrice, affetta da una grave forma tumorale, è riuscita a sconfiggere il cancro grazie ad un processo di autoguarigione, attivato dal pensiero positivo.

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Amare una persona è…

amore-e

Averla senza possederla.
Dare il meglio di sé
senza pensare di ricevere.
Voler stare spesso con lei,
ma senza essere mossi dal bisogno
di alleviare la propria solitudine.
Temere di perderla,
ma senza essere gelosi.
Aver bisogno di lei,
ma senza dipendere.
Aiutarla, ma senza aspettarsi gratitudine.
Essere legati a lei,
pur essendo liberi.
Essere un tutt’uno con lei,
pur essendo se stessi.
Ma per riuscire in tutto ciò,
la cosa più importante da fare è…
accettarla così com’è,
senza pretendere che sia come si vorrebbe.

di Omar Falworth

Pagine di saggezza per vivere felicemente sereni

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Omar Falworth è un “originale” maestro di saggezza e di felicità. In trent’anni ha aiutato migliaia di persone a raggiungere il benessere psicologico attraverso pubblicazioni, corsi, seminari e gruppi d’incontro. 
Da anni scrive libri di successo, conosciuti e acquistati a scatola chiusa, da oltre duecentomila persone. 
Tra i best seller più noti, L’arte di Vivere Bene con gli Altri, Pensieri per vivere meglio, Conoscersi Accettarsi Migliorarsi (giunto ormai alla trentunesima edizione). 
Attraverso un rivoluzionario modo di scrivere libri (che lui chiama nonlibri) fa in modo che nel lettore avvengano immediatamente dei cambiamenti positivi. Omar Falworth è uno scrittore particolare che, per non influenzare i lettori durante l’avventura di leggere il suo pensiero, evita di dare informazioni su di sé.

Amore e compassione

autostima

E’ importante non limitarsi ad aiutare qualcuno per dovere o per diletto.
Se lo si fa con amore e compassione, con un sorriso e con parole gentili, si procura di certo una gioia agli altri.
L’atto in se stesso può sembrare identico, ma i benefici che esso comporta sono infinitamente superiori.
Dalai Lama

La felicità

felicita

L’impegno etico più importante è essere felici nell’adesso, attimo per attimo, contenti di ciò che c’è, così come è.
Un infelice è fondamentalmente una persona preda del suo Ego. Come tale non ama nessuno, ma si nutre di disprezzo, a partire dal disprezzo per sé.
Ama il prossimo tuo come te stesso diventa possibile solo se si è felici dentro, cioè se si è liberi dal dominio dell’Ego.
La felicità, a differenza di come si pensa comunemente, non è frutto delle circostanze della vita, più o meno favorevoli. Essa piuttosto nasce naturalmente dalla pratica quotidiana delle qualità dell’essere, come l’apprezzamento, la gratitudine, la generosità, l’integrità, la compassione.
Chi è felice emana onde positive che fanno bene a tutte le persone intorno. E, data la natura dell’inter-essere, far bene agli altri è far bene a se stessi.
A sua volta, l’infelicità origina dalla pratica degli inquinanti mentali, come la rabbia, il risentimento, l’ingratitudine, il disprezzo, l’invidia, il sospetto, la repressione. Gli inquinanti sono i mezzi che l’Ego utilizza per aumentare il suo potere sulla persona. Naturalmente per perseguire questa strategia, deve renderla del tutto inconsapevole: la persona non deve avere neppure il sospetto che sta impegnandosi con tutta se stessa a perseguire il suo male. Al contrario, deve credere che sta facendo le mosse giuste per “difendersi”, “proteggersi”, “perseguire i propri interessi”. Ecco perché la caratteristica fondamentale dell’Ego è la distorsione della realtà, o, in parole povere, la sistematica menzogna. La menzogna è necessaria per mantenere la persona nell’ignoranza. Ma l’Ego individuale non può far tutto da solo. Non ne sarebbe in grado. L’Ego individuale si costruisce attraverso l’interiorizzazione dell’Ego collettivo. Ecco perché è così importante, per sciogliere le proprie nevrosi, cominciare a diventare consapevoli delle sue determinanti culturali e collettive.

Dal punto di vista fisico, l’infelicità è un treno di onde negative, che produce malessere o malattia. E’ una musica stonata, che fa male all’orecchio e al cuore. Come treno di onde, l’infelicità si propaga nell’ambiente circostante, contaminando le persone intorno, a meno che non abbiano sviluppato sufficiente consapevolezza per sottrarsi al fenomeno della risonanza. La presenza di un infelice può rendere un gruppo depresso. Tutti si sentono meno bene, e per sottrarsi a questo dispiacere, facilmente compiono delle mosse controproducenti.

Chi è felice costituisce un esempio che è desiderabile seguire.
Naturalmente ci può essere chi vede nella felicità altrui una minaccia: una minaccia al proprio potere di imporre il suo cattivo umore e attraverso quello condizionare parenti, amici, conoscenti. In altre parole, i leader radicati nelle qualità dell’essere sono mal visti dai leader egoici negativi.

I genitori felici hanno molto più potere nell’educare i figli. Chi è felice significa che dà valore alla felicità. Genitori felici danno valore a ciò che può favorire felicità nei figli: affetto, presenza, empatia, amore. Non hanno quindi bisogno di compensarli per le loro carenze, di viziarli, di cedere ai ricatti. Inoltre, i figli vedono nei genitori dei modelli di come essi stessi potranno diventare nel futuro seguendo il loro esempio. Se i genitori sono tristi e di cattivo umore, i figli non avranno voglia di seguirli. Se cercheranno di insegnare loro qualcosa, mancheranno di leadership. I figli si opporranno: non voglio diventare come te!

Le parti interne meno evolute, le subpersonalità, si comportano come i figli: non hanno alcuna intenzione di seguire le direttive di un io-governo infelice! Rifiuteranno la sua leadership. Si opporranno e continueranno a fare di testa loro. Ma essendo molto piccole come età mentale, il loro contributo sarà scarsamente apprezzabile, se non addirittura dannoso o devastante. Tutte cose che alimenteranno l’infelicità del povero io-governo, sempre meno capace di governare e sempre più pronto a lamentarsi e subire.

Nella nostra filosofia, la felicità è spesso stata confusa con il piacere, senza guardare alle conseguenze che i diversi tipi di piacere recano con se.
Alcuni piaceri sono in realtà pieni di veleno, e oscurano la possibilità di essere felici.
Se una ferita mi prude, grattarmi offre un piacere momentaneo. Ma se continuo a grattarmi, che cosa accadrà? Se mi sento giù, cerco sollievo nell’alcol o nel cibo. Ma alla lunga, questa scelta dove mi porta?

Nella visione buddista, felicità significa gioia dell’essere, senza cause, senza condizioni. Sukha, ananda, non dipendono da prestazioni, aspetto esteriore, successo, salute, anche se possono esserne influenzate.

Dal nostro punto di vista, il cattivo umore è una forma, tra le più subdole, di racket, cioè di mafia psicologica, attraverso la quale una persona ruba l’energia ad un’altra, senza per questo diventare contenta.
In altri termini, è un equivalente aggressivo, una forma passivo-aggressiva: fa del male occultando la sua natura distruttiva. Dato che è una forma molto diffusa, è facile per chi la pratica sottrarsi al feedback e al confronto. In questo modo può continuare su questa strada per anni, senza averne la minima consapevolezza, e spargendo intorno a se molti semi di infelicità.
L’Ego, che si nutre di infelicità, trova in questa forma un modo semplice ed efficace per aumentare il suo potere sulla persona, sulla coppia, sulla famiglia, sul gruppo dove può esercitarla.

Le persone intorno, specie quelle predisposte a soffrire di sensi di colpa, quelle che ritengono che la felicità degli altri dipenda dal loro comportamento, cadono così in un tranello molto rischioso: per sottrarsi al peso del cattivo umore di un compagno o di un amico, cominciano a indagare sui suoi bisogni insoddisfatti, ottenendo in risposta una sequenza di lamentele: mi manca questo, avrei bisogno di quello, c’è questa cosa terribile che non riesco ad eliminare ecc. A questo punto loro si sentono in dovere di lenire il dolore dell’altro, cominciando ad agire in sua vece o facendo promesse che spesso richiederanno un impegno assai superiore alle previsioni, visto la passività della persona sofferente.
Ogni promessa diventa debito. Ed ecco che la relazione con l’altro lamentoso o di cattivo umore diventa una sorta di lavoro che diventa sempre più pesante. Da relazione fraterna, di aiuto, diventa una relazione parassitaria, in cui uno dei due continua a dare, e l’altro a ricevere e disperdere nel vento. Prima c’era una persona infelice, ora ce ne sono due. L’Ego di entrambi può festeggiare.

Aiutare l’altro non significa mai fare le cose al suo posto, addossarsi i suoi carichi, assumersi i suoi impegni e responsabilità. Questo non fa che indebolire l’altro, rendendolo sempre più succube e alimentando la sua rabbia e rancore. Cioè proprio quegli inquinanti che gli impediscono di vedere la realtà così come è, nelle sue infinite possibilità.
L’aiuto è tale solo se accompagnato dall’insieme delle qualità dell’essere. L’amore, in primo luogo. E amare una persona significa favorire la sua evoluzione, la sua crescita psicologica e spirituale. Favorire cioè lo sviluppo delle sue risorse e di un governo interiore ispirato dai messaggi dell’anima, anziché dalla propaganda dell’Ego. Qui sta la differenza tra pietà e compassione. La pietà vede nell’altro solo i suoi problemi. La compassione, oltre ai problemi, vede la sua forza e le sue risorse. Vede nei problemi solo dei sintomi del modo distorto di osservare il mondo. La pietà fa sì che ci si sostituisca all’altro: tu sei un poverino, io sono superiore, in condizioni assai migliori delle tue. La compassione vede nel dolore dell’altro un riflesso del proprio dolore: io, a livello profondo, sono come te, un fuscello che galleggia nel grande fiume della vita. Ho i miei limiti, come tu hai i tuoi. Ma so che c’è qualcosa di più grande che può aiutarci entrambi: la crescita della consapevolezza e l’apertura del cuore.
Quando il cuore è chiuso, gli occhi non vedono davvero la realtà, ma la inventano di sana pianta. La mappa che guida la nostra vita è quindi profondamente falsa e distorta. E’ una mappa paranoide, che vede ostacoli e nemici ovunque.
Aiutare una persona significa fondamentalmente questo: favorire l’apertura del suo cuore attraverso l’apertura del proprio nella presenza e nella consapevolezza.
Il primo passo da compiere in questa direzione è liberarsi dai sensi di colpa, inadeguatezza, indegnità. Tutti radicali nevrotici che dipendono dalla pratica del giudizio, del criticismo, delle doverizzazioni, attraverso i quali la cultura oppressiva ed egoica indebolisce i suoi appartenenti, rendendoli schiavi di false percezioni e di bisogni indotti, certamente incapaci di una rivoluzione che vada al centro dei problemi: smascherare la natura impersonale e perversa dell’Ego e del potere dominio.

Mauro Scardovelli

fonte:  http://www.aleph.ws

Il controllo di sé stessi è il segreto della felicità

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Se è vero che tutti cercano la felicità, l’autore insiste sul fatto che essa si esprime solo nel qui e ora, non è possibile essere felici domani o ripetere la felicità di ieri. Detto questo propone delle chiavi per nutrirla: la legge di causa e effetto, essere coscienti del proprio vivere, godere della vita in ogni momento.

Energy: un modo di vivere!

energy

La mia più grande passione è aiutare gli altri a essere più sani, felici e vitali. Questo è il mio modo di vivere e voglio condividerlo con il mondo intero.

Insegnando in molti diversi Paesi, e dopo trent’anni di ricerche, posso affermare di aver riscontrato continuamente lo stesso problema: la medicina tradizionale ha perso di vista l’unità psicofisica dell’individuo.

Nelle facoltà di Medicina non si parla veramente di salute ed è la ragione per cui i futuri medici non sanno nulla sull’argomento, perché non vengono minimamente formati per aiutare le persone a mantenere uno stato che dovrebbe essere naturale. Vengono indirizzati verso una estrema specializzazione, verso l’individuazione dei sintomi e alla loro soppressione con farmaci che spesso creano altri squilibri, tralasciando le cause che li hanno generati.

Basta pensare ai miliardi spesi per la ricerca sul cancro senza aver mai trovato una soluzione per capire che questo sistema non funziona.

Per quanto mi riguarda ho più di trent’anni di esperienza con malati cronici che riescono a riacquistare salute e vitalità seguendo la mia terapia.Ho addestrato, con le tecniche da me sviluppate, migliaia di medici, dentisti e terapisti in quattordici diverse nazioni, per questo sono riconosciuto come un punto di riferimento quando si tratta di curare e di prevenire il malessere cronico.

Non c’è niente che mi gratifichi di più che condividere le mie conoscenze, ma sono anche consapevole che da sole non servono a nulla. «Sapere è potere» solo se usiamo la conoscenza per agire, per modificare abitudini acquisite. Altrimenti sono semplici nozioni che non servono a cambiare lo stato delle cose.

Leggere questo libro senza agire di conseguenza è una perdita di tempo. Non troverete consigli dispendiosi né raccomandazioni particolari, ma indicazioni di puro buon senso.

Tutto dipenderà da come le applicherete.

Credo fermamente che prevenire sia meglio che curare. La prevenzione è il miglior modo per investire nel futuro e questo libro, come la maggior parte dei miei insegnamenti, è orientato a questo, a creare le condizioni per stare bene. In questo libro troverete riassunta parte della mia esperienza e delle mie conoscenze in merito. Se oltre a leggerlo ne metterete in pratica gli insegnamenti, ne trarrete grande beneficio. In molti casi si tratterà di argomenti che già conoscete e di cui avete già sentito parlare, ma la domanda è :«Siete intenzionati a metterli in pratica?»

Un mondo difficile

Mai come in questo momento storico la vita è stata così frenetica: abbiamo agende piene di impegni e la mente bombardata da informazioni. Internet, BlackBerry, iPod, blog… la tecnologia avanza così velocemente che facciamo fatica a tenere il passo. In tutto il mondo occidentale la pressione e la competizione si fanno sempre più ossessive. Lo stress a cui siamo sottoposti è a livelli quasi insostenibili.

[..] Dobbiamo quindi proteggerci tutti quanti, non c’è nessun ruolo o lavoro talmente importante da valere una malattia o un infarto. Anzi, non è possibile limitarsi a mantenere la salute, dobbiamo garantirci qualcosa di più, imparare a essere vitali e pieni di energia! Le persone vitali hanno più potere personale, sono più estroverse hanno un potenziale maggiore e sono capaci di realizzare molto di più.

[..]Per avere i maggiori vantaggi e benefici dalla lettura di questo libro, il mio consiglio è di essere il più possibile disponibili e aperti mentalmente. Dimenticare per un po’ le proprie convinzioni e affidarsi unicamente al buon senso. In molti pontificano sul cosa fare per stare bene, e poi mangiano male, fumano un pacchetto di sigarette al giorno, non fanno attività fisica. E probabilmente saranno gli stessi che si opporranno ai concetti qui espressi adducendo mille scuse per non applicarli. Questa tipologia di persone non può essere presa come esempio, è importante ispirarsi a persone sane e in piena forma, perché è da loro che c’è molto da imparare.

Una di queste è la francese Jeanne Louise Calment, arrivata a centoventidue anni e centosessantaquattro giorni. Appartiene alla categoria dei supercentenari, cioè quelle persone che raggiungono almeno i centodieci anni, un evento che accade solo a un centenario su mille, e circa un supercentenario su quindici arriva a centoquattordici anni. Finora i supercentenari documentati sono ottocento, anche se la mancanza in passato di certificati di nascita verificabili non permette di riferire una cifra certa.

Le ricerche compiute constatano che questi soggetti non avevano a che fare con diete particolari, con specifici programmi di attività fisica, con l’assunzione di integratori vitaminici, e che la longevità non dipende nemmeno dal luogo in cui hanno vissuto. Anche la teoria che l’aspettativa di vita sia determinata dai geni è stata ormai confutata.

Nel libro La biologia delle credenze il dottor Bruce Lipton dimostra chiaramente che i geni sono condizionati dai nostri pensieri, dalle nostre convinzioni e dall’ambiente che ci circonda: le cellule subiscono l’influenza diretta dei pensieri.

I supercentenari hanno infatti in comune l’atteggiamento mentale e una certa filosofia di vita. Sembrano possedere la capacità di gestire lo stress, le perdite e le altre difficoltà dell’esistenza rimanendo attivi in ogni situazione, guidati da un grande amore per la vita. Portano avanti passioni, interessi e progetti. Motivano gli altri, hanno degli obiettivi e fanno di tutto per raggiungerli. Sono entusiasti, appassionati, dimenticano in fretta, non rimuginano sul passato concentrandosi sul presente e sul futuro. Hanno un grande senso dell’umorismo, sono immersi nel flusso della vita, impermeabili alla convinzione che con il passare degli anni si debba rallentare il passo. Amano la compagnia ma stanno bene anche da soli, non dipendono dall’approvazione altrui, non sono interessati a cercare di apparire interessanti, si considerano senza tempo e prendono la vita come viene. [..] Invecchiare non è poi così difficile e farlo con brio e vitalità è meraviglioso.

Pronti a cominciare?

L’obiettivo è la prevenzione del malessere, abbassare le probabilità di ammalarsi, di contrarre il cancro o qualsiasi altra forma di deterioramento per sentirsi più vitali ed esuberanti. [..]

L’inconscio ha una grandissima influenza sulla qualità della nostra vita.

A ogni persona a cui faccio coaching prescrivo l’ascolto di cd con tecniche di rilassamento, almeno una volta al giorno, appena svegli o prima di andare a dormire. È un modo per assicurarmi dei buoni risultati, poiché il subconscio viene programmato per ottenere salute e benessere migliorando così la qualità di vita e il livello di energia. [..]

Stare bene è una questione di testa

Benessere. Esiste una parola più attuale, più alla moda, più trendy?

[..] Sembra proprio che il mondo abbia capito che avere cura del proprio benessere psicofisico e della propria salute sia di fondamentale importanza.Mens sana in corpore sano, dicevano i latini, e la pressione esercitata dal mondo in cui viviamo ci sta veramente obbligando a considerare questo concetto.

Quindi tutto bene? Siamo a cavallo? Le cose stanno cambiando? Abbiamo capito qual è il modo migliore di comportarci? Neanche per idea!

È vero che siamo più informati e consapevoli proprio perché se ne parla di più e ne sappiamo di più. Ma la stragrande maggioranza delle persone è così condizionata da vecchie abitudini, mentalità e convinzioni da non fare niente, o ben poco, di ciò che si capisce che sarebbe meglio fare.

Perché, pur sapendo qual è il modo di agire per il proprio bene, non lo si fa? Perché, al contrario, si continuano invece ad adottare comportamenti che alla lunga creeranno dei problemi? Perché dovrà succedere qualcosa di negativo prima di decidersi a cambiare, lavorando, a quel punto, per rimediare ai danni arrecati al proprio organismo, quando si sarebbe potuto evitare di arrivare a quella situazione estrema?

Vi aiuterò a dare una risposta a queste domande e, nel mio ruolo di coach, vi insegnerò a utilizzare al meglio le vostre risorse per vivere una vita sana, energica e vitale senza per questo ricorrere a particolari sforzi ma, anzi, facendo dell’azione una piacevole abitudine.[..]

Le abitudini sbagliate

relative al proprio stile di vita non solo non provocano quasi mai sofferenza nel breve termine, ma anzi, spesso sono addirittura piacevoli e sul momento ci fanno sentire bene. Ma giorno dopo giorno, lentamente e inesorabilmente, agiscono contro di noi e prima o poi, inevitabilmente, presenteranno il conto.[..]

Cosa ci motiva ad agire? Cosa spinge le persone a intraprendere dei cambiamenti? Cosa ci porta ad abbandonare quello che abbiamo sempre fatto per iniziare qualcosa di nuovo?

Se volessimo racchiudere l’essenza della motivazione in due sole parole, queste sarebbero sicuramente «piacere» e «dolore»: le due forze che ci spingono a fare tutto ciò che facciamo e che condizionano ogni nostra scelta e decisione. [..]Trovate il coraggio di farvi, con onestà, quelle domande che di solito evitate, datevi risposte sincere, sentitele risuonare dentro di voi, figuratevele mentalmente senza tentare di edulcorarle.

Ecco qualche esempio:

Quanto mi è costato finora questo comportamento o abitudine? Come mi fa sentire? Quali effetti negativi ha avuto sulla mia vita?

Quali potrebbero essere le conseguenze di questo comportamento?

Che effetti potrebbe avere sulla mia vita (salute, autostima, emozioni…) tra cinque anni? E tra dieci o venti? Cosa mi potrebbe portare in futuro?

Se è vero che il dolore è la leva che nell’immediato ci porta ad agire con più forza e intensità, la doccia fredda che ci fa dire «Adesso basta!» è altrettanto vero che un obiettivo diventa motivante quando gli si associa una grande quantità di piacere. Perciò, se è fondamentale avere ben chiare le conseguenze negative del comportamento che vogliamo modificare, lo è anche rendersi conto di quanto piacevole sarà realizzare quel cambiamento, di quanto ci farà stare bene e di quanti effetti positivi avrà sulla nostra vita. Quindi, dopo esservi concentrati sugli aspetti negativi del non attuare una trasformazione, focalizzatevi su tutti i benefici che otterrete nel farlo.

In questo caso le domande da porsi sono:

Come mi sentirò una volta raggiunto questo risultato? Quali sensazioni positive mi darà?

Quali saranno le conseguenze favorevoli? Che effetto avranno sulla mia autostima, sulla fiducia in me stesso, sulla mia sicurezza?

Cosa mi permetterà di fare?

Chi, oltre a me, beneficerà di questo cambiamento?

In che modo migliorerà la qualità della mia vita?

In che modo mi permetterà di essere più felice?

Quand’è il momento giusto per iniziare a prendersi cura di sé e del proprio benessere?

ADESSO! Non c’è tempo da perdere!

Non limitatevi a rispondere, immaginate anche che la vostra previsione si sia già realizzata, vivetela anticipatamente e assaporatene le sensazioni piacevoli. La nostra mente ha il potere di prospettare gli eventi e quanto più vive in anticipo ciò che desideriamo, tanto più, inconsciamente, tende a creare le condizioni necessarie affinché accadano. Dedicatevi allora qualche minuto al giorno per visualizzare i vostri obiettivi, immergetevi dentro immagini mentali come se fossero un film appassionante e coinvolgente.

Buona lettura e buon viaggio verso l’incantevole universo dell’energia.

tratto da: Energy! di Roy Martina e Roberto Re

I Segreti di due grandi coach per una vita piena di benessere e vitalità

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Il libro che mancava nel panorama italiano del self improvement: come motivarsi e «allenarsi» al benessere. Il metodo serio e scientifico per applicare le strategie vincenti del coaching motivazionale alla salute.

Energia, vitalità, creatività, entusiasmo: il benessere profondo parte dalla testa, ed è importante conoscere ciò che ci fa bene e ciò che è nocivo, per scegliere la persona che vogliamo diventare. Un medico, studioso di terapie alternative, e uno dei più noti esperti di crescita personale e coaching uniscono i loro talenti per aiutarci a reggere il ritmo infernale della routine quotidiana e raggiungere salute, forma invidiabile e un perfetto equilibrio psicofisico. Dodici strategie super sperimentate – dall’alimentazione alla gestione delle emozioni, dal sonno alla capacità di raggiungere gli obiettivi -, dodici suggerimenti «amici» del benessere e di una vita appagante: per scoprire i nostri punti deboli e migliorare le nostre performance.

Un libro unico nel suo genere: il primo che aiuta il lettore a passare dalla teoria alla pratica. Non basta sapere che cosa fa bene e cosa fa male: come in tutti gli sport, bisogna… praticare!

L’originalità del manuale è proprio l’incontro tra un motivatole e un medico: la strada vincente per cambiare stile di vita e diventare «protagonisti attivi del proprio benessere.

I due autori organizzeranno molti seminar! in Italia e presenteranno insieme il libro. Entrambi si appoggiano a società attrezzatissime per la comunicazione e mailing list con decine di migliaia di assidui fan.

I libri precedenti di Roberto Re e Roy Martina hanno avuto ottimi riscontri di vendita.

«Non è possibile limitarsi a mantenere la salute, dobbiamo garantirci qualcosa di più, imparare a essere vitali e pieni di energia! Le persone vitali hanno più potere personale, sono più estroverse, hanno un potenziale maggiore e sono capaci di realizzare molto di più. Ma come si può essere sempre al top in un mondo così caotico ? Leggere questo libro è il primo passo per trovare una fonte di energia inesauribile.» – ROY MARTINA

«Il mio contributo è quello di ‘esperto della mente’ e personal coach. Mi occuperò di farvi applicare gli insegnamenti di Roy nel modo più facile ed efficace possibile. Vi spiegherò come usare le risorse mentali ed emozionali a vostro vantaggio, come stimolare la vostra motivazione e usare la mente come acceleratore di risultati piuttosto che come freno.» – ROBERTO RE

Perchè soffriamo per amore

donne

Dipendenze affettive

“Quando essere innamorate significa soffrire, stiamo amando troppo.  Quando nella maggior parte delle nostre conversazioni con le amiche intime parliamo di lui, dei suoi problemi, di quello che pensa, dei suoi sentimenti, stiamo amando troppo.

Quando giustifichiamo i suoi malumori, il suo cattivo carattere, la sua indifferenza o li consideriamo conseguenze di una infanzia infelice e cerchiamo di diventare la sua terapista, stiamo amando troppo.

Quando leggiamo un saggio divulgativo di psicoanalisi e sottolineiamo tutti i passaggi che potrebbero aiutare lui, stiamo amando troppo.

Quando non ci piacciono il suo carattere, il suo modo di pensare e il suo comportamento, ma ci adattiamo pensando che se noi saremo abbastanza attraenti e affettuose lui vorrà cambiare per amor nostro, stiamo amando troppo.

Quando la relazione con lui mette a repentaglio il nostro benessere emotivo e forse anche la nostra salute e la nostra sicurezza, stiamo decisamente amando troppo.

A dispetto di tutta la sofferenza e l’insoddisfazione che comporta, amare troppo è una esperienza tanto comune per molte donne che quasi siamo convinte che una relazione intima debba essere fatta così.”…………….

“Quasi tutte abbiamo amato troppo almeno una volta e per molte di noi questo è stato un tema ricorrente di tutta la vita.

Alcune si sono lasciate ossessionare tanto dal pensiero del loro partner e della loro relazione, da riuscire appena a sopravvivere.

Se mai vi è capitato di essere ossessionate da un uomo, forse vi è venuto il sospetto che alla radice della vostra ossessione non ci fosse l’amore ma la paura; noi che amiamo in modo ossessivo siamo piene di paura: paura di restare sole, paura di non essere degne di amore e di considerazione, paura di essere ignorate o abbandonate o annichilite.

Offriamo il nostro amore con la speranza assurda che l’uomo della nostra ossessione ci proteggerà dalle nostre paure ; invece le paure e le ossessioni si approfondiscono, finchè offrire amore con la speranza di essere ricambiate diventa la costante di tutta la nostra vita.  E poichè la nostra strategia non funziona, riproviamo, amiamo ancora di più.
Amiamo troppo.

Non intendo affermare con ciò che solo le donne amano troppo: ci sono uomini ci sono uomini che coltivano questa ossessione con lo stesso fervore di una qualsiasi donna ed i loro comportamenti e sentimenti derivano dallo stesso tipo di esperienze infantili e hanno le stesse dinamiche .  Tuttavia, gli uomini che hanno avuto un’infanzia infelice in genere non sviluppano questo tipo di dedizione. Grazie a fattori sia culturali sia biologici, di solito cercano di proteggersi e di alleviare le loro pene ponendosi delle mete che sono più esterne che interne, più impersonali che personali.

Tendono ad appassionarsi al lavoro, agli sport o a qualche hobby;
mentre le donne, spinte da altre forze che agiscono su di loro,
tendono a risolvere i problemi in una relazione che le ossessiona,
forse proprio con un uomo altrettanto disturbato e distante.”…

Robin NorwoodDonne che amano troppo

ISBN: 8807810883

Prezzo € 6,38

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Le difficoltà psicologiche delle donne che vivono in famiglie disturbate affettivamente: alcolisti, tossicodipendenti.

Perché amare diviene “amare troppo”, e quando questo accade? Perché le donne a volte pur riconoscendo il loro partner come inadeguato o non disponibile non riescono a liberarsene? Mentre sperano o desiderano che lui cambi, di fatto si coinvolgono sempre più profondamente in un meccanismo di assuefazione. Donne che amano troppo, un bestseller che ha raggiunto il record di cinque milioni di copie vendute, offre una casistica nella quale sono lucidamente individuate le ragioni per cui molte donne si innamorano dell’uomo sbagliato e spendono inutilmente le loro energie per cambiarlo. Con simpatia e assoluta competenza professionale Robin Norwood indica un possibile itinerario verso la consapevolezza di se stessi e verso l’equilibrio dei sentimenti.