Fare una cosa alla volta

Fare una cosa alla volta

Fare una cosa alla volta:
ecco come un maestro zen definì l’essenza dello zen.
Fare una cosa alla volta significa essere totali in quello che fate,
significa dare la vostra attenzione completamente a quello che fate.
Questa è un’azione nell’arrendersi, un’azione di potere.

Tratto da Parole dalla Quiete di Eckhart Tolle

Parole dalla Quiete
E’ la quiete che salverà e trasformerà il mondo

Voto medio su 1 recensioni: Da non perdere

In Parole dalla Quiete, Eckhart Tolle presenta, in brevi e semplici frasi, l’essenza del suo insegnamento. Dall’indice: al di là della mente pensante; il sé egoico; l’Adesso; chi siete voi veramente; l’accettazione e l’arrendersi; le relazioni; la sofferenza e la fine della sofferenza. Tolle comprende i disagi spirituali del nostro tempo ed estrae l’essenza di tutte le tradizioni spirituali, esprimendo queste verità in modi sorprendentemente freschi e nuovi.

Commenti di chi ha letto questo libro:

“Veramente bello e illuminante come tutti i libri di Tolle. Versi pieni di grande significato interiore, basta passarli dalla mente al cuore.” Fabrizio

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La Fortuna non Esiste

Storie di uomini e di donne che hanno avuto il coraggio di rialzarsi

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«Non importa quante volte cadi. Quello che conta è la velocità con cui ti rimetti in piedi.»

Come si esce da una crisi, come si supera una perdita, un insuccesso, un fallimento? C’è chi ha avuto la forza di rimettersi in piedi dopo che l’azienda in cui lavorava ha chiuso, chi ha rifiutato di arrendersi dopo che la recessione lo aveva costretto a vendere la casa in cui viveva e a partire per chissà dove, chi ha ritrovato la forza di andare avanti dopo che un lutto sembrava avergli tolto una ragione per vivere.

Due anni in viaggio attraverso l’America, trentasei Stati, l’elezione presidenziale più emozionante che si ricordi e tante vite di gente comune. Ma al centro di tutto questo per Mario Calabresi c’è una sola domanda: che cosa accade nel cuore di chi cade e trova la forza di rialzarsi? Magari con fatica, con dolore, ma con tenacia incrollabile e soprattutto senza aspettare la fortuna?

Qual è il segreto di una nazione e della sua gente, capace da sempre – ma oggi più che mai – di reinventarsi da zero, di darsi una seconda chance, di eleggere un presidente nero contro ogni previsione, di rimettersi in cammino anche dopo che la più grave recessione del dopoguerra ha travolto la vita di milioni di persone?

Dopo il successo di Spingendo la notte più in là, Calabresi ci emoziona di nuovo con un racconto di vita in prima persona, una storia fatta di storie vere, storie di persone incontrate in una lunga traversata degli Stati Uniti alla ricerca di chi ha saputo nascere due volte.

Un viaggio al centro della domanda che tutti prima o poi ci siamo posti: che cosa succede quando cadi? E poi, come fai a rialzarti?

Meditare qui e ora

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Meditare per aprirsi al presente
Entrare in contatto con la parte più autentica di noi stessi…

È l’insegnamento del guru Eckhart Tolle, sostenitore convinto della teoria del qui e ora. Seguono, tre esempi per metterla in pratica.

Che la meditazione faccia bene alla crescita personale, al lavoro, al gruppo in cui si vive è ormai risaputo. Aiuta a entrare in contatto con la parte più autentica di noi stessi, la più spontanea, quella che conosce le risposte alle nostre domande. Ma può servire anche a sciogliere i fardelli del passato che, cristallizzati nel corpo sotto forma di energia stagnante, riattivano ciclicamente sofferenze antiche. E a sottrarci all’ansia per il futuro, riportandoci qui e ora: l’unico punto di partenza per ogni futuro possibile. Dall’insegnamento di Eckhart Tolle, autore del best seller Il potere di adesso , Marina Borruso , amica del maestro e traduttrice delle sue opere in Italia, ha tratto tre esercizi per farci ritornare al presente, ripianare le ferite del passato e aprirci a un futuro di possibilità e di pace. “La vera salvezza è liberarsi dal passato e dal futuro come bisogni psicologici”, dice infatti Tolle, che propone una meditazione senza tappetini, senza musiche particolari, senza luoghi mistici, ma che ha solo bisogno di voi e della vostra presenza. Al 100%. Per trasformare le energie negative e liberarsene. E la chiave di questa alchimia è l’arrendersi, la saggezza di lasciare che ciò che c’è in questo momento sia così com’è, accettandolo. Ecco come si fa.

Rielaborare il passato
Tutto ciò che, pur appartenendo al passato, ci causa ancora oggi sofferenza, è in realtà vecchia energia cristallizzata, rimasta nella nostra mente e nel nostro corpo per anni e non ancora “digerita”: una sorta di inquinamento interiore che intossica noi stessi e chi ci sta intorno sotto forma di memoria dolorosa dalla cui eterna ripetizione spesso non possiamo uscire. Una ripetizione che nella cultura orientale viene detta “ruota del karma”. Sul corpo però possiamo agire in maniera più diretta e semplice perché, a differenza della mente, dice sempre la verità. Utilizzando il dolore come una bussola, possiamo andare alla ricerca delle energie bloccate e liberarcene, facendo cessare la sofferenza.

Esercizio
Chiudete il pugno e tenetelo stretto. Osservate le sensazioni che scaturiscono da questo gesto e dove si collocano, nel vostro corpo, quelle più intense. Osservate le sensazioni fisiche e resistetele. Notate cosa accade alle sensazioni stesse quando opponete resistenza. Poi, mantenendo il pugno ben stretto, provate a dire sì alle sensazioni. Permettete semplicemente che siano come sono. E osservate cosa accade. Una volta capita l’importanza della resa, avrete la possibilità di metterla in pratica con qualunque sensazione si manifesti nel vostro corpo. Potrete osservare che la sensazione di quell’emozione si allarga e cresce per poi dissolversi. Notate come il vostro stato interiore cambi non appena dite sì. Quando il passato affiora e riaccende una vecchia sofferenza, osservatela attraverso la sensazione fisica e permettetele di essere. A poco a poco, il passato lascerà la sua presa e vi ritroverete più liberi e leggeri. Provate dapprima stando seduti tranquillamente a casa, e poi anche durante il giorno, a praticare questo esercizio di resa.

Abbracciare il presente

La mente non sa stare nel presente. Corre avanti e indietro dal passato al futuro. E poi la maggioranza dei nostri pensieri, delle nostre convinzioni e delle nostre credenze non sono neppure nostri. Sono, come dice il filosofo Fernando Savater, ripetizioni di comportamenti appresi. Quando “pensiamo di essere quello che pensiamo” non siamo liberi di essere. Per poter abitare il presente è necessario uscire dall’identificazione con il flusso dei propri pensieri.

Esercizio
Provate a sostare per un solo istante mentre state facendo qualcosa e a osservarvi dentro: noterete un’espansione, un attimo di pace. Quella è la dimensione del presente. Ascoltate qualunque suono, anche quello del traffico, lasciando che passi attraverso di voi, senza dare un nome a ciò che ascoltate. E anche se la mente metterà etichette, darà nomi ai suoni, cercate di mantenere la vostra attenzione sul suono, come se lo ascoltaste per la prima volta. Lo stesso fate con lo sguardo: lasciate che si posi su ciò che avete intorno senza preoccuparvi di riconoscerlo. Bevete un caffè, un tè o un succo sentendone il gusto e osservate le sensazioni fisiche di questo gesto. Da questo spazio di osservazione, di grande libertà, comincerete finalmente a essere voi stessi, a sperimentare una dimensione interiore di pace e a vivere un altro presente, vivo, vibrante, nuovo.

Preparare un futuro di libertà

La mente vi dice che per realizzare voi stessi avete bisogno di un futuro, cioè di un tempo a venire nel quale potrete liberarvi di ciò che non vi piace di voi e diventare finalmente colei o colui che vorreste essere. Ma non è così: lo spazio per realizzarvi è solo ora. Dall’attesa del futuro nascono solo aspettative, ansia e tanto . Cioè troppo futuro e poco presente, l’unico tempo che può farvi essere voi stessi. Sì, perché in realtà voi siete già chi siete. Adesso. Questo non significa non intraprendere azioni o non camminare verso il futuro. Ma nemmeno credere che quelle azioni possano farvi diventare “i veri voi stessi”. Il presente è la porta per l’interiorità e noi siamo tutti già qui, non nel futuro.

Esercizio
Praticate per qualche minuto al giorno il non-fare. Sedetevi senza fare nulla e osservate che siete vivi. Se vi pare difficile, provate, mentre non state facendo niente, a dirigere l’attenzione nell’incavo di una mano. Osservate se avvertite qualche sensazione. Osservate se riuscite a percepire la vita che scorre nella mano, mantenendo lì l’attenzione. Dopo un po’ noterete una sottile vibrazione: è proprio la vita che scorre sotto la pelle. E mentre la osservate scorrere avvertirete un senso di quiete e di espansione interiore, accompagnata da una gioia impalpabile. Da qui potrete portare questa gioia con voi in ciò che farete dopo.

fonte: http://www.psychologies.it

Una guida all’illuminazione spirituale

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Se sei in grado di essere totalmente presente, facendo ogni passo nell’Adesso, se sei capace di sentire la realtà di cose tali come “il corpo interiore”, l’”arrendersi”, il “perdono” ed il “non manifestato”, allora ti aprirai all’esperienza di trasformare il potere di adesso.

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E’ la nostra mente a causare i nostri problemi, non le altre persone, non “il mondo esterno”. E’ la nostra mente, con il suo flusso di pensieri pressoché costante, che pensa al passato e si preoccupa del futuro. Noi commettiamo il grave errore di identificarci con la nostra mente, pensando che questa sia la nostra identità, mentre in realtà noi siamo esseri ben più grandi.

Per intraprendere il viaggio nel Potere di Adesso abbiamo bisogno di lasciare da parte la nostra mente ed il falso sé che questa ha creato: l’ego. Sebbene il viaggio sia pieno di sfide, Eckhart Tolle ci guida con un linguaggio semplice, nella forma di domande e risposte. Le indicazioni sono le parole stesse.

Per molti di noi, lungo la via, vi sono nuove scoperte da fare: noi non siamo la nostra mente. Possiamo trovare l’uscita dal dolore psicologico. L’autentico potere umano si trova arrendendosi all’Adesso.
Scopriamo anche che il corpo è in effetti una delle chiavi per entrare in uno stato di pace interiore, così come lo sono il silenzio e lo spazio intorno a noi. Infatti l’accesso è disponibile ovunque. I punti di accesso, o portali, possono tutti essere usati per portarci nell’Adesso dove i problemi non esistono. E’ qui che troviamo la nostra gioia e che siamo capaci di abbracciare il nostro vero sé. E’ qui che scopriamo che siamo già completi e perfetti.

Molti di noi troveranno l’ostacolo maggiore a questa realizzazione nelle relazioni, specialmente le nostre relazioni intime. Ma siamo ancora in un territorio nuovo dove tutto non è più quello che sembrava. Giungiamo a vedere che le nostre relazioni sono altro passaggio verso l’illuminazione spirituale se le usiamo saggiamente, per diventare più consapevoli e più amorevoli.
Il risultato? Una reale comunione fra noi stessi e gli altri.

I conflitti e i problemi di coppia

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In coppia a volte è difficile accettare i problemi come una cosa “normale” senza creare tragedie ma non per tutte le coppie è così.

Dipende dagli schemi e dalle dinamiche familiari della coppia (di ognuno dei due partner). Se le famiglie da cui provengono i partner sono fortemente karmiche, sarà proporzionalmente difficile per i due affrontare il conflitto serenamente per quello che è: una lezione di vita, uno strumento per superare il karma, un mezzo per capire le dinamiche familiari e superarle guarendole.
Ogni conflitto richiede una grande energia e una grande voglia di lottare per risolverlo.
Se un partner ha avuto una famiglia in cui il conflitto era di casa e la violenza verbale o fisica pure, potrà a volte decidere di lottare per capire o a volte arrendersi per mancanza di energia. Se l’altro partner invece proviene da una famiglia in cui i conflitti venivano ignorati, difficilmente vorrà stare dentro un conflitto e tenderà o a minimizzare il problema o a fuggirne.
Nel caso in cui uno dei due partner sia stato ferito nell’infanzia/adolescenza da un rapporto familiare difficile, nel caso in cui ad esempio vi è stato abbandono da parte di uno dei due genitori, o da ambedue, quando si innescherà una dinamica simile nel suo matrimonio, tenderà ad “abbandonare” prima di essere nuovamente abbandonato. Quindi riterrà il conflitto una “tragedia” insopportabile e inaccettabile. Ma questa sarà una scusa per mascherare la paura dell’abbandono.
Le dinamiche che si instaurano in una coppia sono tante quante sono le dinamiche delle rispettive famiglie dei partner.
Un suggerimento che posso dare a coppie in cui un semplice conflitto diventa una tragedia è di fermarsi e cercare di mettere per iscritto il problema, ognuno per suo conto. Elaborarlo prima vedendolo proiettato sulla carta, poi affrontare il problema come un processo in cui non vi sarà un vincitore o un vinto, ma due anime che stanno crescendo insieme.
Capisco le vostre obiezioni quando direte: “Ma se mi ha tradito/a, cosa faccio lo scrivo su un foglio?
Beh, sì, prima di aggredire, prima di distruggere, prima di abbandonare il campo, anche in un caso estremo si possono scrivere i propri pensieri su un foglio e tirarli via dalla mente.
Nel caso di un tradimento si può anche arrivare alla conclusione di lasciarsi, ma il punto è farlo “guarendo” il rapporto e non distruggendolo.
Ci sono comunque diversi altri casi in cui il conflitto è meno pesante. Ma anche in questi casi se la dinamica è l’abbandono, l’esclusione, la fuga sarà questo che si cercherà di fare.
Ma, se partiamo dal presupposto che in una coppia si sviluppano alcune dinamiche che provengono dalle rispettive famiglie allo scopo di guarirne il karma, capite che fuggendo non si raggiungerà mai l’obiettivo. E, anche nell’ipotesi in cui la distruzione del rapporto ci dia sollievo (cosa piuttosto improbabile), al prossimo rapporto le dinamiche riaffioreranno e non potremo evitare di affrontarle.
Non vi è alcuna azione, abbiamo detto, che non sia karmica, quindi il da farsi in ogni occasione di conflitto è di trovare la calma necessaria per innescare il processo di comprensione e guarigione.
Scrivere può servire, correre può servire a smaltire la rabbia, rimanere in silenzio e osservare il respiro può servire a portarsi al centro interiore. Ma, anche se in ultima analisi ci fosse uno scoppio di ira, passato questo, occorre fermarsi e capire quale delle tante dinamiche familiari sono state toccate, affrontarle razionalmente e cercare di guarirle.
Questo è un lavoro però da farsi in due e, dato che c’è libero arbitrio, un partner non può obbligare l’altro partner a farlo senza la sua volontà.
Tutto ciò che può fare chi vuole risolvere il conflitto affrontando il processo di guarigione, è aspettare i tempi del partner, lasciare smaltire la rabbia, e cogliere il momento adatto per poter iniziare una comunicazione. Questo richiede dedizione, amore e volontà di proseguire il rapporto.
Un conflitto è comunque meglio affrontarlo sempre. Non vi è mai alcun motivo per evitarlo o ignorarlo. Un conflitto represso o evitato prima o poi riaffiorerà più prepotente e difficile di prima.


Otto Brink

Quando l’Amore Vince

Vita di coppia: le regole del gioco

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Nella nostra cultura si sono progressivamente allentati i legami della persona singola con la famiglia e con i suoi antenati: i valori dell’individuo, dell’autonomia della singola personalita’, prevalgono e vengono idealizzati.

Bert Hellinger, in piu’ di venti anni di lavoro con la terapia breve delle Costellazioni Familiari, ci ha fatto capire che l’idea di una personalita’ autonoma e’ per molti aspetti un’illusione. La singola persona e’ molto piu’ legata di quanto si sia soliti pensare alla famiglia da cui proviene (e non solo ai genitori, ma a parecchie generazioni precedenti), nel bene e nel male.

Questo libro applica il lavoro di Hellinger alla coppia: alla sua costruzione, alla vita insieme, alla comunicazione fra partner.