Eccoti Qua! – Mirjana Farkas

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Quando nasce un bambino si apre un momento di grandissima gioia per i neo genitori ma anche per tutti coloro che li circondano. Nonni, amici e parenti tutti che vogliono partecipare alla felicità immensa per l’arrivo di una nuova creatura.

E cosa regalare ad un bimbo appena nato?

“Se io fossi una fata china sulla tua culla,
avrei dei poteri magici e ti regalerei:
l’energia per sfrecciare nella vita come un razzo
l’equilibrio per imparare a camminare e per restare con i piedi per terra
l’immaginazione per vedere il mondo dall’alto, per restare fra le nuvole..”

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Come ho detto e ben sappiamo l’arrivo di un bambino è un evento meraviglioso!
E questo libro di Mirjana Farkas, autrice giovane e illustratrice svizzera, ce lo vuole semplicemente ricordare
in ogni pagina,
in ogni tratto di matita e colore allegro e affettuoso,
in ogni parola chiave scelta con cura e ingrandita graficamente per farne il giusto peso.

Eccoti qua!

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Dopo un atterraggio a testa in giù, davvero ben riuscito, il bebè  si stiracchia e poi si accoccola comodamente nella sua culla, con pigiamino a righe e ciuccio, dolcemente si addormenta, perché viaggiare si sà..stanca 😉
La sua mamma è magicamente piccola, e dal bordo del lettino si sporge e con occhi pieni d’amore lo guarda.
Con la sua buffa tutina azzurra e la sua bacchetta ha l’aria di essere proprio in gamba. Generosa, come tutte le mamme fatate, vuole donare il meglio al suo bambino: undici bei regali, preziosi per la vita.
Ma chissà.. forse questa bacchetta e tutina non servono, perché il bambino è già magico da sé. 🙂

Con solo poche parole si può dire moltissimo ad un bambino.
Quasi una canzone, per un viaggio lungo una vita.
E Mirjana Farkas lo sa fare.

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Per lei qualità del carattere, sapori, suoni, parole, emozioni sono le cose che servono ad ogni bambino per poter camminare nella vita con piacere. Saper essere equilibrato e essere buongustaio, essere curioso del mondo e amare la musica, saper godere del gioco e conoscere la consolazione alle lacrime ma scoprire anche la gioia di una risata a crepapelle! Questo sono alcune delle cose semplici e utili nella vita e che ognuno di noi dovrebbe avere in “dotazione” fin dal principio.

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Eccoti qua! basta aprirlo per scoprirsi con il sorriso sulle labbra e per aver voglia di regalarlo presto a un bambino in arrivo o nato da poco. Sfogliare le grandi pagine e leggerle intenerisce e fa sorridere il cuore inoltre con i suoi colori così solari contagia con una gran gioia.

Eccoti qua!
per ricordarsi sempre cosa occorra mettere in valigia
per essere felici lungo questo viaggio chiamato Vita.

Mirjana Farkas

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Cambia il Tuo cervello, per cambiare la Tua Vita

Cambia il Tuo cervello per cambiare la Tua Vita

La vita fin’ora ci aveva fatto pensare che i “limiti” del nostro cervello ed il nostro modo di pensare fossero immutabili.
In Cambia il Tuo Cervello il professore Rick Hanson ci guida in 5 passi per potenziare i nostri pensieri e quindi cambiare la struttura del nostro cervello.
In questa nuova opera possiamo davvero avere la possibilità di cambiare, e finalmente non potremmo più dire sono fatta, o fatto così, è il mio modo di essere, che ci posso fare ecc ecc..

I piccoli cambiamenti cominciano da un piccolo passo!

Possiamo iniziare a cambiare tutto, dagli aspetti che non ci piacciono del nostro carattere, alle abitudini, per avere nuove amicizie e una nuova forte forza di volontà per stare veramente bene!
Prima di tutto Hanson ci ricorda che dobbiamo prenderci delle pause.

“Immagina, per un momento, di stare comodamente seduto sotto l’ombra, ormai in età avanzata, mentre stai guardando indietro la tua vita, riflettendoci sopra. Pensi che saresti soddisfatto di aver passato la maggior parte del tempo al lavoro o a fare le faccende domestiche?
Oppure il tuo desiderio sarebbe stato, piuttosto, quello di passare più tempo a casa a rilassarti, uscire con gli amici o guardare le stelle?

Come?!

Prometti a te stesso che farai più pause. Anche se la maggior parte di esse sarà breve, magari anche meno di un minuto, il loro effetto cumulativo sarà veramente benefico per te.”
Rinuncia a qualsiasi altra cosa. Quando è il momento di fare una pausa, lascia perdere tutto il resto. “Stacca” veramente. [..] Stacca. Anche se solo per alcuni minuti, smetti di rispondere al telefono (o ai telefoni), chiudi le mail, spegni la tv o la radio, stacca le cuffiette.”

Non ci resta che imparare a dire qualche no e prenderci del sano tempo per noi, anche pochi minuti per svuotare la mente e smettere di pensare a 50 cose contemporaneamente; cambiando in questa semplice direzione porti nella tua vita felicità, gioia di vivere e benefici a te stesso e a chi ti sta vicino.
Sii consapevole di ogni tua forma di riluttanza verso nuove esperienza positive e prova a mettere in pratica i suggerimenti che trovi in Cambia il Tuo Cervello.

Buon cammino di cambiamento!

Cambia il Tuo Cervello - Rick Hanson Cambia il Tuo Cervello

5 passi per rilassarsi e avvicinarsi alla mente di buddha

Rick Hanson

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Ottenere la fiducia degli altri

Qualsiasi stupido può criticare, condannare e lamentarsi, e quasi tutti gli stupidi lo fanno.

Ci vuole invece carattere ed auto-controllo per ascoltare, comprendere e perdonare.

 

Tratto da: Come Trattare gli Altri e Farseli Amici nell’Era Digitale

Come Trattare gli Altri e Farseli Amici nell'Era Digitale

Un best seller capace di vendere oltre 30 milioni di copie in tutto il mondo: oggi la realtà è molto cambiata, le relazioni personali corrono alla velocità della rete e ogni giorno entriamo potenzialmente in contatto con migliaia di persone.

Ma gli insegnamenti di Dale Carnegie continuano a essere attuali: i mezzi sono cambiati — comunichiamo con Facebook, Twitter, e-mail ed sms più che di persona — la chiave del successo rimane la capacità di ottenere la fiducia degli altri.

In un’era dominata dalla promozione di se stessi, concentrarsi sui bisogni altrui può fare la differenza, e questo libro svela i segreti dei professionisti nella comunicazione on line.

Con piccoli e semplici accorgimenti, ognuno di noi può imparare a lasciare una migliore impressione di sé, trasformando un’e-mail in un dialogo prolifico, scegliendo con cura gli argomenti per un post o sorprendendo l’interlocutore con un messaggio appropriato. Se è vero che l’era digitale ha trasformato la comunicazione in business, la sfida per la leadership si consuma oggi più che mai sul terreno dei rapporti personali. E quale successo non inizia con una relazione?

Che brutto carattere!

“Che brutto carattere che hai!” Ecco quello che ci sentiamo dire quando ci arrabbiamo. In realtà si tratta di un atteggiamento difensivo, che scatta soprattutto se in passato abbiamo abituato gli altri “troppo bene”, manifestandoci come accondiscendenti e remissivi. Ma quando è troppo è troppo, così a un certo punto sbottiamo e puntuale ecco che arriva il rimbrotto: «Che brutto carattere!».

Cosa si intende per brutto carattere? Ma, soprattutto, esiste davvero? In realtà buon carattere o cattivo carattere non esistono in senso assoluto; piuttosto esiste un’unicità che ci contraddistingue e che transita continuamente attraverso stati emotivi e disposizioni d’animo anche diversi e contraddittori: siamo unici, insomma, perché in noi convivono tutti gli opposti, ma in una miscela diversa e originale per ognuno: questa miscela originale è il carattere, l’impronta profonda di ciò che siamo.

Accade però che, per piacere agli altri, tendiamo spesso a nascondere il nostro vero carattere e temendo il giudizio esterno lo semplifichiamo e lo impoveriamo, allontaniamo la nostra ricca spontaneità e assumiamo una maschera fissa: così nascono il “buono” e il “cattivo”.

Ma attenzione: ciò che non piace agli altri e che noi vorremmo smussare o correggere non è sbagliato in sé, spesso è solo scomodo. Quante volte ci capita di agire spontaneamente per poi essere preda di sensi di colpa. Saremmo pronti a rifarlo ma ci tormentiamo. È un errore: ciò che ci ha fatto agire, nella maggioranza dei casi, vuole farci crescere e maturare.

Stai manifestando il tuo carattere?

Come si fa a distinguere un comportamento dettato dalla nostra più genuina natura da uno originato dai condizionamenti esterni? Semplice: quando è il nostro carattere a guidarci non sbagliamo, ci sentiamo in armonia e soprattutto poniamo le basi per crescere e maturare. Il nostro carattere infatti sa perfettamente cosa va bene per noi e si dirige spontaneamente verso quel fine. Quando non siamo naturali, invece, ci comportiamo sempre nello stesso modo, ci fissiamo in un’immagine statica che ci allontana dalla vitalità e lungo andare ci fa soffrire.

Come agire per esprimere al meglio il nostro carattere

– Lasciare spazio alla spontaneità. Chi segue le proprie inclinazioni non ha bisogno di calcolare ogni suo gesto, può invece permettersi di agire in modo naturale lasciando fluire liberamente ciò che sente.

– Assenza di giudizio. Ciò che ci porta a reprimere il nostro carattere autentico è il giudizio a cui lo sottoponiamo, è giusto comportarsi così? Cosa penseranno gli altri? Ma chi è in sintonia con il suo modo di essere non rinuncia a esprimersi e se ne assume le sue responsabilità.

– Accogliere l’imprevedibilità. Ci sono tratti del nostro carattere che emergono inaspettatamente in determinate circostanze e ci fanno dire: «Non mi riconosco più». In questi casi, lati nascosti o repressi del nostro carattere vengono allo scoperto rivelando aspetti in ombra, creativi e originali.

di Raffaele Morelli

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Amare una persona è… averla senza possederla;
dare il meglio di sé senza pretendere nulla in cambio;
desiderare di stare con lei, senza essere spinti dal bisogno di alleviare la propria solitudine;
temere di perderla senza essere gelosi;
aver bisogno di lei senza esserne dipendenti;
aiutarla senza aspettarsi gratitudine;
essere legati a lei pur restando liberi;
essere tutt’uno, pur rimanendo se stessi.

Ma per riuscire in tutto ciò, la cosa più importante da fare è… accettarla così com’è, senza pretendere che sia come si vorrebbe.

Gli occhi specchio dell’anima

Le ultime ricerche sembrano indicare una relazione tra colore degli occhi e carattere, attitudini e persino preferenze artistiche

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Gli occhi, l’avremmo detto o sentito un migliaio di volte, possono essere furbi, tristi, vacui, intelligenti e quant’altro ancora. Non si tratta unicamente di modi di dire; la psicologia ha fornito prove più che convincenti che le intuizioni popolari sono una volta tanto valide. La moderna scienza della comunicazione non verbale ha permesso di identificare con precisione l’espressione che lo sguardo assume quando siamo in collera o abbiamo paura; quando ci sentiamo tristi o felici.

Si sa anche che un certo modo di guardare sfuggente, guizzante, incerto é spesso un indizio che l’interlocutore sta mentendo. La sessuologia ha poi constatato come la dilatazione della pupilla e la luminosità dell’occhio siano indiscussi segni di interesse e di attrazione.

Ma l’avremmo previsto mai che basandoci sul solo colore degli occhi, saremmo stati in grado di fare ipotesi molto verosimili sul temperamento, sulle attitudini e addirittura sulle preferenze artistiche di chi ci sta di fronte?

Una vasta serie di ricerche sembra dare atto che esiste una relazione tra colore dell’iride (la regione colorata dell’occhio) e una particolare disposizione del carattere e del comportamento.
In un recente numero della rivista “Development Psychology” è stato riportato l’esito sorprendente di una ricerca condotta su bambini in età prescolare. Nella prima infanzia uno dei contrassegni più accurati della timidezza é il colore degli occhi: chi é inibito con buona probabilità ha gli occhi azzurri! Lo studio eseguito dagli psicologi Coplan, Coleman e Rubin dell’Università di Carleton di Ottawa in Canada é la conferma definitiva di una serie di indagini che l’hanno preceduta. La corrispondenza scoperta viene meno dopo i 4-5 anni, quando il bambino comincia a frequentare la scuola e ha di conseguenza maggiori contatti con coetanei ed adulti. A quel punto, commentano i ricercatori Rubin e Both, lo svantaggio iniziale di chi ha gli occhi chiari viene bilanciato dall’interazione con l’ambiente, rimettendo tutti sullo stesso piano.

Rosenberg e Kagan, altri due studiosi che hanno investigato il riguardo, ritengono che alla base del rapporto fra occhi celesti e inibizione ci sia un comune substrato biologico. Numerose altre ricerche analoghe sembrano dimostrare la fondatezza di questa ipotesi.
Studi paralleli hanno infatti dato prova dell’esistenza negli individui con gli occhi scuri di un maggiore stato di reattività neurofisiologica e mentale; questa condizione li rende più scattanti, dinamici e vivaci rispetto alle persone con l’iride chiara, che appaiono tendenzialmente più pacate, moderate e riflessive, ma anche, per lo meno nei primi anni di vita, meno socievoli e più schive.

La causa di queste due diverse predisposizioni sembrerebbe dipendere da una sostanza naturalmente presente nel nostro cervello che, in funzione del suo ammontare, renderebbe il sistema nervoso più o meno eccitabile. Il nome di questo elemento é neuromelanina e si trova anche nell’iride e nella pelle (dove é chiamato melanina o eumelanina) determinando il colorito di questi tessuti. La neuromelanina appare in grado di facilitare gli scambi nervosi, accelerandone la trasmissione. Il pigmento degli occhi e il suo omologo cerebrale sembrano andare di pari passo: in altre parole, alte concentrazioni di melanina nell’iride (e quindi occhi molto scuri) corrisponderebbero ad un altrettanto elevato livello di neuromelanina (e ad una grande reattività nervosa). L’inverso accadrebbe se gli occhi sono chiari.  Un’indagine di Miller e altri dell’Università di Louisville sembra dare peso a questa spiegazione. Questi psicologi hanno constato come gli individui con gli occhi scuri forniscano in media prestazioni migliori in attività fisiche che richiedano una bassa soglia di reazione come la boxe o il giocare in difesa nel football; mentre chi ha gli occhi chiari pare dia il meglio di sè in sport più misurati e di precisione come il bowling o il golf. Lo stato di più alta eccitazione delle persone dagli occhi bruni é una condizione generalizzata che coinvolge non solo la mente, ma l’intero organismo.

Uno staff di medici coordinato da Friedl ha riferito su “Autonomic Nervous System” il risultato di un esperimento in cui era stata iniettata dell’atropina (un sedativo) a un gruppo di uomini di età tra i 20 e i 30 anni. E’ emerso che gli individui reagivano diversamente a seconda del colore degli occhi: chi aveva gli occhi castani esibiva un rallentamento del battito del cuore per un intervallo inferiore rispetto a chi possedeva l’iride chiara. Inoltre, la ripresa del normale ritmo cardiaco avveniva per questi ultimi con una progressione molto più lenta.  In uno studio affine, un equipe medica del “Kaiser Permanente Medical Care Program” di Oakland, ha esaminato 1.031 persone che soffrivano di ipertensione e altrettante con livelli medi di pressione. Si é così appurato che gli individui maggiormente a rischio di ipertensione (un correlato in genere dell’eccitabilità) avevano in misura statisticamente significativa l’iride di colore bruno. Gli occhi scuri suggeriscono che l’individuo é anche più impressionabile di chi li ha chiari. E’ quanto ha dimostrato lo psicologo Markle. Lo studioso ha esposto a delle scene in TV un rilevante numero di individui di entrambi i sessi. Le immagini riguardavano situazioni neutre, violente oppure di accoppiamento fra animali. Le reazioni  erano testate con una sorta di macchina della verità. Facendo quindi un confronto fra colore degli occhi e intensità delle risposte emotive é apparso evidente che chi aveva gli occhi scuri aveva reagito in modo più forte; e, per contro, le “iridi celesti” erano rimaste più impassibili.

Persino il giudizio estetico é connesso al colore degli occhi. Da indagini sulle preferenze per forme e colori si é rilevato come chi ha gli occhi castani o neri tende a prediligere figure simmetriche, oggetti complessi e strutture che presentino un grande numero di angoli. Al contrario, le persone con gli occhi chiari dichiarano un maggiore gradimento per forme più ordinarie, regolari e non sono particolarmente sensibili al colore. Quest’ultimo dato é stato provato sempre da una ricerca di Markle. Lo psicologo aveva sottoposto un gruppo di soggetti al test di Rorshach (il test in cui vengono mostrate delle macchie di china e viene chiesto cosa ci si vede). 7  tavole del test su dieci sono in bianco e nero e 3 a colori. Dall’esame dei risultati, il ricercatore ha constato come in generale chi aveva gli occhi chiari avesse visto nell’insieme un maggior numero di profili; tuttavia, in relazione alle tavole a colori (elaborate proprio per verificare l’effetto dell’emotività), il rapporto si invertiva: erano gli individui con gli occhi scuri a rintracciare il numero più grande di forme.

Partendo da queste osservazioni, altri studiosi hanno voluto verificare se queste diversità avessero un rilievo anche in relazione al tipo di trattamento psicologico. Gli studi che hanno coinvolto bambini e giovani adulti, hanno rivelato che chi ha gli occhi scuri da risultati migliori con interventi di tipo comportamentale che prevedono un maggiore coinvolgimento dell’individuo e una partecipazione più attiva. Per converso, gli individui con gli occhi celesti trovano più giovamento con terapie basate sul dialogo o comunque più “cerebrali”.

di: Marco Pacori

Il linguaggio del corpo: il libro definitivo sulla comunicazione non verbale

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..perchè diventa il tuo destino

bada-parli-vita-sogni

Bada ai tuoi pensieri
perchè diventano parole
Bada alle tue parole
perchè diventano azioni
Bada alle tue azioni
perchè diventano abitudini
Bada alle tue abitudini
perchè diventano il tuo carattere
Bada al tuo carattere
perchè diventa il tuo destino.

– Talmud –

Perchè soffriamo per amore

donne

Dipendenze affettive

“Quando essere innamorate significa soffrire, stiamo amando troppo.  Quando nella maggior parte delle nostre conversazioni con le amiche intime parliamo di lui, dei suoi problemi, di quello che pensa, dei suoi sentimenti, stiamo amando troppo.

Quando giustifichiamo i suoi malumori, il suo cattivo carattere, la sua indifferenza o li consideriamo conseguenze di una infanzia infelice e cerchiamo di diventare la sua terapista, stiamo amando troppo.

Quando leggiamo un saggio divulgativo di psicoanalisi e sottolineiamo tutti i passaggi che potrebbero aiutare lui, stiamo amando troppo.

Quando non ci piacciono il suo carattere, il suo modo di pensare e il suo comportamento, ma ci adattiamo pensando che se noi saremo abbastanza attraenti e affettuose lui vorrà cambiare per amor nostro, stiamo amando troppo.

Quando la relazione con lui mette a repentaglio il nostro benessere emotivo e forse anche la nostra salute e la nostra sicurezza, stiamo decisamente amando troppo.

A dispetto di tutta la sofferenza e l’insoddisfazione che comporta, amare troppo è una esperienza tanto comune per molte donne che quasi siamo convinte che una relazione intima debba essere fatta così.”…………….

“Quasi tutte abbiamo amato troppo almeno una volta e per molte di noi questo è stato un tema ricorrente di tutta la vita.

Alcune si sono lasciate ossessionare tanto dal pensiero del loro partner e della loro relazione, da riuscire appena a sopravvivere.

Se mai vi è capitato di essere ossessionate da un uomo, forse vi è venuto il sospetto che alla radice della vostra ossessione non ci fosse l’amore ma la paura; noi che amiamo in modo ossessivo siamo piene di paura: paura di restare sole, paura di non essere degne di amore e di considerazione, paura di essere ignorate o abbandonate o annichilite.

Offriamo il nostro amore con la speranza assurda che l’uomo della nostra ossessione ci proteggerà dalle nostre paure ; invece le paure e le ossessioni si approfondiscono, finchè offrire amore con la speranza di essere ricambiate diventa la costante di tutta la nostra vita.  E poichè la nostra strategia non funziona, riproviamo, amiamo ancora di più.
Amiamo troppo.

Non intendo affermare con ciò che solo le donne amano troppo: ci sono uomini ci sono uomini che coltivano questa ossessione con lo stesso fervore di una qualsiasi donna ed i loro comportamenti e sentimenti derivano dallo stesso tipo di esperienze infantili e hanno le stesse dinamiche .  Tuttavia, gli uomini che hanno avuto un’infanzia infelice in genere non sviluppano questo tipo di dedizione. Grazie a fattori sia culturali sia biologici, di solito cercano di proteggersi e di alleviare le loro pene ponendosi delle mete che sono più esterne che interne, più impersonali che personali.

Tendono ad appassionarsi al lavoro, agli sport o a qualche hobby;
mentre le donne, spinte da altre forze che agiscono su di loro,
tendono a risolvere i problemi in una relazione che le ossessiona,
forse proprio con un uomo altrettanto disturbato e distante.”…

Robin NorwoodDonne che amano troppo

ISBN: 8807810883

Prezzo € 6,38

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Le difficoltà psicologiche delle donne che vivono in famiglie disturbate affettivamente: alcolisti, tossicodipendenti.

Perché amare diviene “amare troppo”, e quando questo accade? Perché le donne a volte pur riconoscendo il loro partner come inadeguato o non disponibile non riescono a liberarsene? Mentre sperano o desiderano che lui cambi, di fatto si coinvolgono sempre più profondamente in un meccanismo di assuefazione. Donne che amano troppo, un bestseller che ha raggiunto il record di cinque milioni di copie vendute, offre una casistica nella quale sono lucidamente individuate le ragioni per cui molte donne si innamorano dell’uomo sbagliato e spendono inutilmente le loro energie per cambiarlo. Con simpatia e assoluta competenza professionale Robin Norwood indica un possibile itinerario verso la consapevolezza di se stessi e verso l’equilibrio dei sentimenti.