E Poi Venne la Pioggia

E Poi Venne la Pioggia

È una storia che accomuna moltissime donne, quella di Brooke Shields, la storia di una malattia – la depressione post partum –, che colpisce una donna su dieci e di cui, a tutt’oggi, si parla ancora troppo poco. L’attrice americana racconta con sincerità e delicatezza la sua esperienza: i lunghi ed estenuanti trattamenti per la fertilità, la felicità di scoprirsi incinta, le enormi aspettative che ha riposto in se stessa come futura madre, l’esperienza del parto e l’ingresso, inaspettato e traumatico, in quel tunnel oscuro e disperante che è la depressione.

E con altrettanta franchezza racconta come gradualmente ne sia uscita, grazie all’aiuto di medici e psicologi e con il sostegno del marito, di parenti e amici ai quali ha avuto la forza e la saggezza di chiedere aiuto.

Attacco e Difesa

Se vediamo un altro come attaccante crediamo di doverci difendere e troviamo direttamente o indiretta­mente una via per un contrattacco.

Attaccare viene sempre dalla paura e dalla colpa. Nessuno attacca se non si sente minacciato e pensa che lui con l’attacco, a costo della debolezza dell’altro, può dimostrare la propria forza.

Tanti credono che attaccare ci procuri veramente qualcosa che vogliamo avere. Sembra che abbiamo dimenticato che attaccare e difendere non ci porta pace interiore.

Per ricevere PACE anzichè CONFLITTO dobbiamo spostare la nostra percezione. Anzichè vedere gli altri come attaccanti li possiamo vedere come paurosi. Esprimiamo sempre o amore o paura.

Paura è in realtà un chiedere aiuto, cioè è una richiesta d’amore. Per apprendere PACE dobbiamo evidentemente comprendere che abbiamo effettivamente la possibilità di scegliere le nostre percezioni.

Tanti nostri tentativi di correggere gli altri pensando di criticarli costruttivamente, sono in realtà tentativi di attaccarli per dimostrare che noi abbiamo ragione e loro torto. Qui può essere di aiuto il controllare le nostre motivazioni. Insegniamo AMORE o dimostriamo attacco ?

Se gli altri non si comportano come noi desideriamo, li vediamo con tutta probabilità colpevoli e rafforziamo la credenza sulla loro colpa. La pace della mente viene dal non voler cambiare gli altri ma accettandoli come sono. La vera accettazione non ha aspettative, esigenze o pretese.

liberamente tratto da Un Corso in Miracoli

Testo Libro degli esercizi Manuale per gli insegnanti

Il testo fondamentale per il nuovo millennio finalmente tradotto in italiano.
Un corso in miracoli è un’opera di straordinario interesse. Una fonte ineguagliabile d’ispirazione per tutti coloro che desiderano cambiare positivamente la propria vita. Focalizzato sulla ‘guarigione dei rapporti’ il libro di esercizi contiene 365 lezioni dedicate all’allievo.

Tu dipendi?

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Aver bisogno degli altri non è segno di debolezza, lo dicono anche alcuni psicologi, che sostengono l’esistenza di una dipendenza “sana” capace di rendere migliore la vita affettiva e professionale.

Una coppia di americani Robert Borstein e Mary Languirand, hanno scritto e pubblicato in America il saggio Healty Dependency: la dipendenza sana, ovvero come appoggiarsi agli altri senza perdere se stessi. La tesi sostenuta all’interno del libro è che il completo distacco, l’eccesso di indipendenza, sia negativo in tutte le relazioni, proprio come la dipendenza morbosa.

Dipendenza sana e morbosa

Come distinguere una sana dipendenza da quella morbosa? Per prima cosa soffre di dipendenza morbosa chi si appoggia agli altri per evitare di affrontare le sfide della vita; invece vive in equilibrio chi sa chiedere aiuto solo perché così guadagna la capacità e la forza di risolvere i propri problemi. Sintetizzando la dipendenza sbagliata è quella basata sulla paura, mentre l’altra si fonda sulla voglia di crescere. Ad esempio in amore, se un partner è morbosamente dipendente dall’altro perde la propria identità, quando invece due innamorati riconoscono i punti di forza l’uno dell’altro e le rispettive aree di vulnerabilità vivono in maniera sana. È importante imparare a chiedersi aiuto senza però sentirsi persi. La dipendenza sana, non solo rafforza la relazione, ma aiuta anche a migliorarsi individualmente. Anche sul lavoro, in amicizia e nella scuola, è fondamentale imparare a chiedere aiuto agli altri per imparare nuove cose.

È stato dimostrato che le persone troppo dipendenti o troppo distaccate rischiano di ammalarsi più delle altre, hanno relazioni più complicate, maggiori conflitti e rotture, quindi più stress. Il tutto alla fine compromette il sistema immunitario e nel lungo periodo aumenta il rischio di ammalarsi, di patologie cardiovascolari e tumori.

Le tre regole della dipendenza

  1. Chiedere aiuto è giusto quando è un modo per crescere e diventare più forti, non quando vogliamo evitare delle difficoltà.

  2. Bisogna avere fiducia nell’altro e non temere di parlargli di problemi che per noi sono insormontabili.

  3. Quando qualcuno ci aiuta non dobbiamo avere la sensazione di essere in colpa perché non si è riusciti a fare da soli.

Uomini e donne: chi dipende di più?

Alcuni esperimenti basati su ricerche universitarie, hanno cercato se nel fattore dipendenza gioca il fattore del genere femminile o maschile. Il risultato è stato che uomini e donne hanno la stessa probabilità di chiudersi in se stessi o di diventare troppo dipendenti. È vero che chi appare dipendente in modo morboso presenta caratteri femminili più marcati, mentre chi è molto indipendente ha caratteri più mascolini. Invece chi vive una dipendenza sana sembra un androgino, ovvero mostra un mix caratteriale di elementi maschili e femminili. Ecco, la sana dipendenza permette una crescita, una transizione oltre i ruoli tradizionali.

di Bianca Maria Fracas

Continuare ad amarsi quando la vita si complica

In questo nuovo volume della fortunata serie “Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere”, il guru delia coppia John Gray analizza quanto e in che modo lo stress dei nostri tempi logori i rapporti tra i due sessi.

Negli ultimi cinquantanni la vita è cambiata in modo vorticoso, gli uomini e le donne hanno dovuto imparare a fare i conti con nuovi ritmi e soprattutto con nuovi ruoli. Questo ha fatto sì che i livelli di stress si impennassero vertiginosamente.

Sempre più spesso accade che l’uomo, così come la donna, sia costretto a dare tutto se stesso in ambito lavorativo; quando lui torna a casa è troppo stanco per tener vivo il dialogo e preferisce isolarsi, lei invece vuole sostegno incondizionato e sente il bisogno di comunicare i suoi stati d’animo. Tutto questo contribuisce a incrementare i livelli di tensione e inevitabilmente a minare l’armonia della coppia.

In “Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere e sono tutti sotto stress” Gray parte dal principio che il dialogo è il collante fondamentale di qualsiasi rapporto affettivo, quindi ci da gli strumenti per imparare a conoscerci meglio, propone efficaci teorie per intessere relazioni serene, e tecniche per favorire il relax e la sensazione di appagamento.

Il cervello e gli ormoni maschili e femminili, spiega Gray, sono concepiti per reagire diversamente allo stress; le donne si aspettano che gii uomini si comportino come loro, gli uomini fraintendono le effettive esigenze delle partner.

Capire, quindi, come “Marte” e “Venere” affrontano lo stress ci permetterà di guardare ogni cosa da un nuovo punto di vista. In questo modo lo stare insieme — anche per le coppie apparentemente in bilico — diventerà un’occasione di conforto e sostegno, e potremo provare sulla nostra pelle che “il vero amore non implica la perfezione, anzi fiorisce sulle imperfezioni”.