Evviva il buonumore!

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Che ridere avesse un’influenza positiva sul nostro stato di salute lo sapevamo già da tempo ma solo da alcuni anni si è diffusa la cosiddetta gelotologia ovvero la scienza che studia le applicazioni del buonumore e delle emozioni positive in campo medico. La gelotologia ha origine dalla PsicoNeuroEndocrinoImmunologia una branca della medicina che ha posto in luce la correlazione fra le emozioni e il sistema immunitario. Un’applicazione di questa giovane scienza è la clownterapia ideata dal medico statunitense Hunter “Patch” Adams reso celebre dal film biografico interpretato dall’attore Robin Williams.

La clownterapia o comicoterapia ha trovato applicazione soprattutto in ambito pediatrico, ma non solo. La terapia del sorriso è adatta praticamente in tutti gli ambiti socio-sanitari e con ogni tipo di paziente, non solo quindi i bambini possono beneficiarne, ma anche gli anziani, i disabili, i pazienti psichiatrici le persone che si sottopongono a una terapia del dolore. Inoltre il buonumore e, in generale, le emozioni positive, hanno anche il potere di prevenire numerose patologie grazie alla loro azione benefica sul sistema immunitario. Il riso stimola infatti la produzione di ormoni come adrenalina e dopamina, che a loro volta liberano endorfine ed encefaline veri e propri antidolorifici naturali in grado di migliorare l’efficienza del sistema immunitario.

Numerosi studi hanno dimostrato che un grado elevato di stress riduce le naturali difese immunitarie dell’organismo a causa del diminuito livello di immunoglobulina A mentre una bella risata, o lo sperimentare stati d’animo positivi, rappresentano un vero e proprio toccasana in grado di proteggerci dalle malattie e favorire la guarigione dalle patologie già in atto. Ridere infatti aiuta la circolazione e l’ossigenazione del sangue permettendo così ai tessuti di rigenerarsi più facilmente e anche il cuore ne risente positivamente. Una bella risata favorisce inoltre l’eliminazione di acido lattico e mitiga il senso di affaticamento.

Tutti quanti abbiamo poi sperimentato la piacevole sensazione di rilassamento che segue ad un momento di ilarità..basterebbe questo per metterci alla ricerca di un pretesto per ridere di gusto.

Guarire con il buonumore

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Ridere fa bene. Ossia: una disposizione positiva della mente, un atteggiamento attivo e reattivo sono i presupposti di una buona salute. Di più: ridere stimola la circolazione, aumenta l’ossigeno nei polmoni, abbassa la pressione, attiva i muscoli.

Semplicemente un sorriso


Tanzania 2009Tanzania 2009

Con emozione vi presento: Semplicemente un Sorriso..con il magico naso rosso, questo il nome del progetto di clownterapia al quale parteciperò, per i bambini Tanzani, che prevede momenti di divertimento ed educazione, con la collaborazione di S.O.S. Bambino International Adoption O.N.L.U.S.

Elisa

Continual’impegno di S.O.S. Bambino in Tanzania in favore dell’infanzia in difficoltà.

L’Associazione, infatti, sta realizzando un nuovo progetto di clown terapia denominato “Semplicemente un sorriso”, con il quale intende avviare un percorso ludicoaffettivo fra i bambini ospiti del Kurasini National Children’s Home di Dar es Salaam.

Il prossimo agosto tre volontari esperti in animazione di corsia per bambini, […] assieme a due volontarie di S.O.S. Bambino si recheranno nell’istituto Kurasini dove realizzeranno una serie di attività di animazione per promuovere l’educazione alla gioia e la pedagogia dell’affettività.

La delegazione sarà accolta dal nostro prezioso collaboratore e referente locale Andrea Pannocchia.

Sono stati pianificati divertenti momenti ricreativi che sviluppino la socialità attraverso la metodologia del gioco e favoriscano l’instaurarsi di relazioni affettive positive.

E’ molto importante che i bambini che hanno conosciuto il trauma dell’abbandono e vivono in istituto abbiano la possibilità di sperimentare momenti di gioco e spensieratezza, di divertirsi ed esprimere liberamente le proprie emozioni e la propria creatività.

Le dinamiche di gruppo favoriranno, inoltre, gli effetti positivi sullo stato psicofisico ed affettivorelazionale dei piccoli ospiti dell’istituto.

Grazie all’aiuto dei nostri amici clown, muniti di nasi rossi e palloncini colorati, e alla loro contagiosa allegria, saranno avviati laboratori di manualità e piccoli spettacoli interattivi.

Semplicemente un sorriso... con il magico naso rosso

I laboratori prevedono la creazione di figure con i palloncini, lezioni di trucco e di giocoleria con palline ed anelli e perfino la scuola di micromagia. Sono previsti, inoltre, una scuola di improvvisazione teatrale e piccole gag, nonché giochi di gruppo.

I volontari saranno anche disponibili a visitare ed animare realtà vicine e collegate al Kurasini e durante il periodo di permanenza collaboreranno con il personale locale per eventuali mansioni di ristrutturazione e di abbellimento degli spazi al fine di rendere più confortevole la vita dei bambini all’interno dell’istituto.

Anche gli altri bambini e le famiglie residenti nei pressi della missione saranno invitati a prendere parte agli spettacoli teatrali che verranno organizzati. In questo modo il progetto avrà delle ricadute positive su un numero maggiore di beneficiari e consentirà l’aggregazione di più persone, anche di età diverse.

semplicemente sorriso 2 Semplicemente un sorriso... con il magico naso rosso abbracci

Infine, l’invio di questa delegazione a Dar es Salaam sarà anche una preziosa occasione per monitorare l’andamento degli altri progetti che S.O.S. Bambino sta realizzando in loco, per portare ai bambini supportati grazie al progetto di sostegno a distanza S.O.S. Tanzania il caloroso saluto dei loro padrini. Ma soprattutto per manifestare a tutti i bambini e i giovani ragazzi ospiti del Kurasini l’affetto e l’incoraggiamento dell’Associazione e di tutti i suoi sostenitori.

Di Lara Bertazzi.
Fonte: S.O.S. Bambino n.1 2009 – http://www.sosbambino.org

L’esperienza dei clown-dottori con i bambini

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Ridere fa bene alla salute. Ecco la testimonianza di come il gioco e l’umorismo aiutino i bambini ospedalizzati e i loro genitori a superare periodi difficili di malattia e a guarire più facilmente. Un medico e un professore di teatro raccontano le storie toccanti che vivono quotidianamente negli ospedali francesi.

Ridere, fa bene!

ridere

Ridere, specialmente nelle situazioni critiche e disperate, libera tutta una serie di mediatori e neurotrasmettitori endorfinici che possono capovolgere emozionalmente la più drammatica delle situazioni, basta solo avere la costanza di continuare a ridere a crepapelle per almeno dieci minuti e il gioco è fatto, tutto il resto della vostra persona entrerà in risonanza con la risata iniziale, scacciando il demone della disperazione dalle vostre menti atterrite e sconvolte.
Ridere, fa ridere non solo il volto, ma anche il diaframma, i visceri, migliora la circolazione sanguigna, e incrementa le difese immunitarie ed alcalinizza notevolmente cellule e tessuti.

Per ridere si utilizzano oltre sessanta muscoli, pellicciai, mimici, cervicali ecc., mentre per piangere solo una ventina …

Il vero jogging per l’anima quindi, non è forse la risata?
Ridere è più facile di quanto possiate supporre; basta semplicemente cercare d’imitare qualcun altro che già sta ridendo e il gioco è fatto. Se sentite ridere qualcuno e la sua risata vi piace, abbordatelo senza riserve dichiarandogli apertamente che avreste intenzione di clonare e apprendere la sua bellissima risata. Identificate e memorizzate bene la fisiologia dello stato d’animo correlato alla risata e servitevene per ricrearlo quando ce n’è bisogno; infatti, solo modificando la fisiologia dei vostri stati emozionali negativi, sarete in grado di migliorare il livello della prestazione e, cosa più importante, non sarete divorati dagli squali che potreste incontrare lungo la vostra rotta!

Tra tutti gli esseri viventi, solo l’uomo ha il dono del sorriso. Infatti ridere è un’attività tipicamente umana legata, sembra, a fattori organici.E’ l’uomo e non l’animale, a essere dotato del muscolo risorio del Santorini, situato lateralmente alle labbra, che quando si contrae fa ritrarre la bocca. Il risorio e il grande zigomatico provocano, fisicamente la risata.
Pensate che ridere é un’espressione innata. Tutti abbiamo la facoltà di ridere, indifferentemente a quale cultura apparteniamo o in quale parte del mondo viviamo. Il primo sorriso compare sul volto di un bambino entro le prime sei settimane di vita, ed é, con il pianto, uno dei pochi mezzi che ha per comunicare.

Ma che il ridere potesse diventare veramente una terapia utile per accelerare il processo di guarigione anche di mali fisici, é una intuizione piuttosto recente. Secondo alcuni studiosi, infatti, tutti noi nasciamo con una naturale tendenza verso il gioco e il divertimento in genere. Quando si diventa adulti, purtroppo, questa naturale inclinazione viene spesso sostituita dall’ansia, dalla depressione e dalla paura, anche se i nuovi umori non riescono, fortunatamente, a schiacciare completamente il nostro cosiddetto “potenziale creativo”.

Ridere cambia l’atteggiamento mentale. La mappa che ognuno, attraverso traumi e dolori si è formata nella mente, attraverso il riso e la positività muta colore, dimensione, suono.

E’ per questo che, anche alla luce del Pensiero Positivo e dei suoi insegnamenti, nell’ambito delle nuove terapie alternative alla medicina tradizionale è nata la “Comicoterapia”, un metodo di guarigione che trova le sue basi nella Gelotologia (dal greco “gelos”, che vuol dire “riso”), ma anche nella medicina psicosomatica e nell’immunologia neuro-psichica.

PERCHÉ É UTILE E IMPORTANTE FAR SORRIDERE?

Gli effetti psicologici e biologici del riso sono tutti positivi. Ridere infatti è un esercizio muscolare e respiratorio, che permette un fenomeno di purificazione e liberazione delle vie respiratorie superiori.
Ridere può in effetti far cessare una crisi di asma, provocando un rilassamento muscolare delle fibre lisce dei bronchi, per azione del sistema parasimpatico. Per coloro che soffrono di enfisema, ridere, provocando l’aspirazione dell’aria, migliora l’insufficienza respiratoria. L’aumento degli scambi polmonari tende ad abbassare il tasso di grasso nel sangue, promuovendo un effetto benefico sul colesterolo. Quando noi ridiamo, tutto il nostro corpo ride e si rilassa. Da quando si inizia a ridere, il cuore e la respirazione accelerano i ritmi, la tensione arteriosa cala e i muscoli si rilassano.
Si può affermare quindi che il riso ha un ruolo di prevenzione dell’arteriosclerosi. Ridere inoltre possiede una funzione depurativa dell’organismo per espulsione dell’anidride carbonica, e permette un miglioramento delle funzioni intestinali ed epatiche.

Ridere combatte la stitichezza perché provoca una tale ginnastica addominale che rimesta in profondità l’apparato digestivo. Sullo stato generale di salute, ridere combatte la debolezza fisica e mentale: la sua azione infatti causa una riduzione degli effetti nocivi dello stress. Ridere calma il dolore, in quanto distrae l’attenzione da esso (calma temporanea) e quando lo stesso dolore riappare non ha più la stessa intensità.
Ridere è un primo passo verso uno stato di ottimismo che contribuisce a donare gioia di vivere, e quindi ha delle proprietà antidepressive. Anche l’insonnia passa, perché ridere diminuisce le tensioni interne. Ridere è il mezzo più sano per vivere meglio e più a lungo possibile sfidando le frustrazioni della vita.
Elenchiamo qui di seguito alcuni degli effetti benefici della risata:

Benefici generali al corpo, alla mente e all’intelletto (confermati da diversi setting di ricerca in particolare grazie alla riduzione dell’ormone dello stress). Senso di benessere e di leggerezza
Controllo della pressione alta e dei problemi cardiaci (confermato da una ricerca condotta su persone reduci da infarto del miocardio: mezz’ora al giorno di umorismo riduce il rischio di ricadute)
Aumento delle difese immunitarie (recentemente anche il Center of Public Health di Loma Linda, in California, ha dimostrato un netto incremento di molti parametri neuroimmunologici dopo l’esposizione a situazioni umoristiche). Aumento del livello delle endorfine e controllo del dolore

Benefici legati alla respirazione, in particolare per chi soffre di bronchite e di asma; aumento del livello di ossigeno nel sangue (una ricerca condotta presso l’Unità di Riabilitazione Respiratoria Don Gnocchi di Pozzolatico conferma: “…la risata è una ginnastica per i polmoni”). Miglior controllo del linguaggio per attori e cantanti. Effetto di ringiovanimento e maggior durata della vita (i ricercatori finlandesi del National Public Health Institute hanno dimostrato che esiste una stretta relazione tra durata della vita e pensiero positivamente orientato). Sviluppo della personalità e della propensione alla leadership
Miglioramento della capacità di lavorare in team.
Miglioramento delle relazioni interpersonali e maggiore consapevolezza di sé
Aumento della creatività.

Donare un sorriso
rende felice il cuore.
Arricchisce chi lo riceve
senza impoverire chi lo dona.

Fonte: http://www.clownterapia.it/

Un metodo semplice ed efficace per migliorare la qualità della propria vita

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Da quando l’uomo ha fatto la sua prima risata sa che ridere fa bene e, soprattutto, che non ridere per troppo tempo fa male. Il riso è uno dei modi più semplici e naturali per conoscere il mondo che ci sta intorno e per goderne. Inoltre è un potente analgesico contro i dolori fisici e psichici.

Cercare la risata significa anche cercare una parte fondamentale di se stessi: per poterla incontrare sempre più spesso è necessario amare ciò che siamo e quel che facciamo, instaurando una relazione sensata con ogni aspetto della nostra vita, buona o cattiva che sia.

Attraverso un profondo lavoro su di noi e sul modo in cui ci poniamo nei confronti degli altri possiamo imparare a ridere e far ridere. In famiglia e sul lavoro, nel rapporto di coppia, nelle diverse stagioni della vita, per superare le piccole delusioni quotidiane o quando invece fronteggiamo situazioni molto serie e drammatiche, sono infinite le situazioni nelle quali (sor)ridere può essere un’ancora di salvezza e un modo per riacquistare fiducia.

Per tale motivo Michele Galgani ha raccolto in questo volume preziosi suggerimenti e pratici esercizi che riguardano sia il linguaggio verbale sia quello del corpo, ispirato da una certezza fondata sulla sua lunga esperienza di terapeuta del riso: smettere di ridere è un po’come rinunciare a vivere.

Un naso rosso per Carmelo

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“Un naso rosso per Carmelo Come un bambino duramente provato dalla malattia e dalla sofferenza riscoprì la gioia di vivere e di sorridere. “

Infermiera! Infermiera! Dove sei stata? Ho molto male!”
“Su, perché adesso non ti calmi un po’, mio piccolo amico?”
“No, non mi calmo” E non sono affatto tuo amico!”
Carmelo era furibondo. Era sempre furibondo e ne aveva tutte le ragioni. Nato a Manhattan da genitori portoricani, all’età di tre anni era stato colpito da una seria disfunzione renale. Poi un polmone aveva cessato di funzionargli e da quel momento gli attacchi di polmonite si erano susseguiti con regolarità. A cinque anni, Carmelo era stato sottoposto a una terapia contro l’ipertensione. A sei, aveva avuto un colpo apoplettico. A otto, era diventato epilettico e si era
gravemente ammalato di cuore. Aveva nove anni quando, dopo il divorzio dei genitori, era stato affidato alla madre, una cocainomane. A dieci anni, Carmelo aveva subito il trapianto di un rene supplementare, ma il suo organismo lo aveva rigettato, ed era stato necessario toglierglielo. Due anni dopo, nel tentativo di controllare l’ipertensione in continuo peggioramento, i chirurghi avevano asportato i reni del bambino, comunque non funzionanti. A 14 anni, Carmelo era alto solo un metro e nove centimetri, pesava 18 chili e mezzo e sembrava un bambino di cinque anni. La rabbia era la sua difesa.

“Ciao” disse il clown.”Sono il dottor Mozziconi. Posso entrare?”
“Vattene via!” rispose Carmelo con Rabbia. Pallido come un cadavere, giaceva in un letto d’ospedale, in una stanza spoglia e tetra. Sondini trasparenti correvano dalla minuscola gamba del bambino a un’apparecchiatura che emetteva un ronzio continuo mentre purificava il suo sangue.
Carmelo odiava la dialisi.
Sollevando il capo, urlò: “Ti ho detto di andartene!” Obbediente, il dottor Mozziconi se ne andò con la sua andatura goffa e dondolante…

Sotto il trucco da clown c’era un uomo che aveva imparato a ridere alla scuola del dolore. Figlio illegittimo, Michael Christensen era stato allevato da una madre alcolista che riusciva a sopravvivere grazie al sussidio di disoccupazione, si era sposata quattro volte ed era morta a 55 anni. A dieci anni, Michael aveva cominciato a rubare nei negozi e a forzare automobili. Un giudice del tribunale minorile era riuscito, incutendogli un bel po’ di paura, a riportarlo sulla retta via.
All’università, Michael aveva scoperto il teatro.
Ma il vecchio trauma era profondamente sepolto nel suo cuore. Nel 1985 suo fratello era morto di cancro. Michael, che lo idolatrava, era piombato in un grave stato depressivo. Straziato dal dolore, era entrato in una chiesa vuota,
In un grave stato depressivo. Straziato dal dolore, era entrato in una chiesa vuota, era caduto in ginocchio davanti all’altare e aveva pianto. “Cosa vuoi che faccia?” aveva chiesto. Gli era sembrato di sentirsi rispondere che avrebbe dovuto dedicare la propria vita a qualcosa di più grande di lui.
Nel 1986 il Babies Hospital di New York aveva chiesto al clown Michael di far visita ad un reparto pediatrico. Quando vide quei visetti, poco prima impauriti, illuminarsi di gioia,il giovane attore aveva capito che cosa avrebbe dovuto fare. L’Unità di Soccorso dei Clown del Big Apple Circus aveva subito riscosso un enorme successo. Aiutato da offerte e donazioni, Michael era riuscito a mettere insieme un’allegra brigata di clown. Ora i 25 attori che compongono l’Unità di Soccorso trascorrono in media tre giorni la settimana in otto ospedali di New York. In una settimana, i clown
fanno visita a circa 800 bambini. (ndr. ricordate sempre: marzo 1991). In alcuni reparti, molti dei bambini non lasceranno l’ospedale vivi.

Pur essendo sistematicamente cacciato via da Carmelo, Michael continuò ad andarlo a trovare due volte la settimana per due mesi. Nei panni del dottor Mozziconi, Michael faceva giochi di prestigio, bolle di sapone, cantava simpatiche canzoncine. Carmelo lo ignorava o gli diceva di andarsene. Ricordando la propria infanzia piena di disperazione, Michael si identificava sempre più con quel piccolo invalido combattivo. A poco a poco, però, il bambino finì per rimanere affascinato da quella banda di clown dalle orecchie di giraffa che portavano biancheria intima a mò di cappello, e usavano stetoscopi con rane giocattolo al posto della capsula metallica per auscultare. Ogni volta
che starnutivano volavano innumerevoli stelle filanti, e spesso si cimentavano in divertenti trapianti di ossa. Dicevano cose senza senso (“quanti anni hai, sei? Quando avevo la tua età, io ne avevo sette”) e raccontavano divertenti indovinelli. Ricavavano flauti dalle siringhe, cornamuse dai guanti di gomma opportunamente gonfiati, “tube a ossigeno” da tubi per l’ossigeno, tamburi dalle padelle e poi facevano la serenata a tutti i presenti.

Un giorno uno dei prestigiatori del gruppo, il dottor Dottore, coinvolse Carmelo nel suo numero.
Chiamò un’infermiera e disse: “Questo ragazzo sa leggere nel pensiero!” Per dimostrarlo, il dottor dottore la “costrinse”, grazie alla destrezza con cui maneggiava le carte, a scegliere una carta che aveva precedentemente mostrato a Carmelo. Con gli occhi che gli brillavano per l’emozione, il bambino finse di riflettere; poi, trionfante, disse di quale carta si trattava. L’infermiera rimase senza fiato. Era nata una stella. Ogni volta che ripeteva il numero, Carmelo trovava il modo di arricchire il suo ruolo.

“Sei davvero un attore di talento,Carmelo!” disse il dottor Dottore
“Si,lo so! Dopotutto, fingere è ciò che faccio ogni giorno!”. Come in un piccolo vulcano, la rabbiosa voglia di vivere di Carmelo, tanto a lungo repressa, esplose in una colata di parole che continuarono a scorrere per 45 minuti. Nel corso di una visita successiva all’ospedale, il dottor Dottore lanciò un’idea a Carmelo. “Sai” disse “di farebbe comodo un attore di talento come te nell’Unità di Soccorso dei Clown”
“Ti daremo un dollaro al giorno, per cominciare” disse Michael.
Carmelo prontamente replicò: “Ma sarò un clown molto bravo. Dovreste darmi tre dollari al giorno”
Si accordarono per due.
La volta dopo, quando arrivò in ospedale, il dottor Mozziconi trovò Carmelo che lo aspettava impaziente.
“Dai, Michael, truccami! Voglio che mi trucchi proprio come te!”
Il dottor Mozziconi non si fece pregare, e truccò Carmelo.
A testa alta, con gli occhi luminosi, il bambino sedeva sulla sedia a rotelle come un re sul trono.
Provava un’autentica venerazione per Michael, e lo chiamava “colui a cui voglio più bene”.
Aiutandosi con un tampone, il dottor Mozziconi passò un pò di lattice liquido su un grosso naso di gomma e poi lo attaccò al naso di Carmelo.
Una volta truccato, Carmelo si guardò in uno specchietto tascabile.
“Ooooh”disse volgendo lo sguardo verso Michael “sono proprio come te, solo più piccolo. Questo vuol dire che allora sei tu mio papà?”
Michael: “E’ pronto, dottor Tormento?” E Carmelo: “Prontissimo!” Si avviarono lungo il corridoio, il pagliaccio grande spingendo il pagliaccio piccolo sulla sedia a rotelle. Si formò un folto gruppo di piccoli pazienti sorridenti, molti dei quali affetto da cancro. “Ehi, Carmelo, facci divertire!”
Carmelo era raggiante.
“Eh, tu!” disse ad un ragazzino di 12 anni dalla magrezza impressionante, facendogli segno di avvicinarsi. “Sono il dottor Hector. Ti farò un esame della vista. Vedi questo pesce?” chiese, mostrando un pesce di plastica di almeno 30 centimetri.
“Vieni più vicino. Lo vedi, ora?” Il ragazzo fece un cenno di assenso col capo. “Vieni viciniccimissimissimo.”
Quando il ragazzo arrivò a circa 30 centimetri, Carmelo schiacciò il pesce, schizzando acqua sul viso del ragazzo. Il pubblico rispose con un boato d’ilarità La salute di Carmelo migliorò di pari passo con il suo umore, e il 1989 fu l’anno più felice, anche dal punto di vista fisico, della sua vita. Si ammalò poche volte, e il suo organismo divenne mano a
mano più robusto. Nell’estate di quell’anno, imparò a correre e acquistò tre chili. Per la prima volta la sua pelle assunse un colorito roseo. Era tornato a casa per vivere con il padre, che aveva ottenuto la custodia del ragazzo e pensava di risposarsi.
Ma alla fine di gennaio 1990 la fortuna abbandonò Carmelo. Fu colpito da setticemia, e la sua fistola un collegamento dialitico che gli era stato innestato chirurgicamente nella coscia sinistra si infettò. Estremamente indebolito, fu colto da un attacco di polmonite e trasportato d’urgenza al Babies Hospital. La fistola fu asportata e gli venne temporaneamente inserito un catetere nel collo. Ma la ferita sulla gamba guariva molto lentamente, e la setticemia resisteva al trattamento. Ciononostante, Carmelo non voleva rinunciare a esibirsi nelle corsie con i clown, aggrappandosi al sogno di una vita migliore.
“Ci sono talmente tante cose che voglio fare!” disse a Michael “Conosco già l’alfabeto. So scrivere il mio nome. Ora voglio imparare a leggere. Voglio scrivere un libro su cosa vuol dire essere un clown. Voglio andare alla televisione e raccontare a tutti quello che provo.” A metà aprile, senza che vi fossero segni premonitori, Carmelo manifestò delle disfunzioni epatiche. Le sue condizioni peggioravano di ora in ora. Cercammo di fargli mangiare qualcosa, ma la testa gli cadde nel piatto.
Ben presto cominciò a oscillare tra il delirio e uno stato semicomatoso. Perdeva i capelli a ciocche e la pelle aveva assunto un colore grigioverde. Fu colpito un’altra volta da setticemia. Gli esiti degli esami indicarono che la causa era il cuore, e in maggio gli specialisti furono concordi: l’unica speranza era un’operazione a cuore aperto.
Carmelo prese la notizia in modo tranquillo. “I medici sanno quello che fanno” disse. Poi, aggrottando le sopracciglia, aggiunse: “Spero solo che si ricordino di rimettere il cuore al suo posto”.

Prima dell’operazione guardò i cartoni animati alla televisione, e alle 8,30 vennero a prenderlo per portarlo in sala operatoria. Seduto con le gambe incrociate, attraversò il reparto come un lord sulla portantina. Le infermiere erano schierate lungo il corridoio.
“Ci vediamo dopo, Carmelo!” augurarono.
Lui fece un senso d’assenso, ma non disse nulla.
Mentre aspettava fuori della sala operatoria, si rinchiuse in se stesso e rimase seduto in silenzio per diversi minuti, come in meditazione, come se stesse raccogliendo tutte le sue forze per quello che lo aspettava. Il suo volto si rasserenò. Quel corpicino fragile pareva aver accumulato energia. Quando Michael arrivò, Carmelo era appena uscito dalla sala operatoria. Mimì, la matrigna di Carmelo, gli corse incontro .”Qualcosa lo protegge” disse a Michael” Una volta che stava male mi confidò. “Ringrazio Dio per quello che ho. Potrei essere morto. Qualunque cosa mi accada, sarà
dettata dalla volontà del Signore. C’è un messaggio in quello che ho patito.”
Michael entrò nella sala di rianimazione. Carmelo era disteso sulla schiena, privo di sensi, e aveva il respiro pesante. Una benda gli attraversava il petto, diversi fili si incrociavano sul suo corpo e aveva una cannula per l’ossigeno infilata in una narice. Michael si chinò e parlò dolcemente all’orecchio del bambino: “Carmelo, sono il dottor Mozziconi. L’operazione è pienamente riuscita. Ti rimetterai presto, vedrai. Tornerò a trovarti. Ricorda che, quando sarai pronto,troverai un naso rosso ad aspettarti.”

Benchè Carmelo avesse lottato duramente, uno alla volta i suoi organi vitali cessarono di funzionale. La mattina del 15 luglio 1990 il bambino chiesea un’infermiera di fargli il bagno, passargli una pomata sulle piaghe da decubito e vestirlo con il suo abito preferito. Poco dopo mezzogiorno chiuse gli occhi, e pochi istanti dopo cessò di vivere.
Negli anni Settanta, Michael aveva girato l’Europa, esibendosi per le strade come clown, poi aveva aiutato l’amico Paul Binder a creare a New York The Big Apple Circus, i dottori clown “professionisti” che lavorano negli ospedali.
I primi clown “medici clown” negli ospedali si sono visti a New York nel 1986. Il pioniere di questa attivtà è stato il sig. Michael Christensen, clown professionista, impiegato all’epoca al Big Apple Circus.
Insieme a Paul Binder, nell’86 ha creato la “The Clown Care Unit” (unità di cura da parte di clown), che porta il sorriso e la fantasia negli ospedali pediatrici.

Oggi questa fondazione senza scopo di lucro ha sviluppato le sue attività nel territorio dello stato di New York, dove è attiva con 35 “dottori clown” in 7 ospedali.

Fonte: www.clownterapia.it


Silvia Pepe

La Terapia del Sorriso

Osservare, comprendere, dare spazio alle emozioni


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La Terapia del Sorriso è un nuovo linguaggio nato per comunicare (in particolare con i bambini) attraverso le emozioni e un mezzo per riequilibrarle, suddiviso in due parti: l’Animazione Emozionale e l’Animazione Terapeutica.

Si tratta di due tecniche messe a punto osservando i bisogni delle persone al di là delle cure mediche rivolte al corpo fisico o alla mente, per aiutare il paziente ad essere consapevole della sua forza interiore stimolandone la guarigione.

Tutto questo è stato sperimentato a livello clinico: il libro si propone dunque come prima divulgazione e come indicazione generale per gli operatori sanitari, in primis, e per gli educatori, gli insegnanti e i genitori.