Che fifone ORSO! – Steve Smallman

Robby Junior era il più coraggioso dei conigli.
ADORAVA fare ricerche e scoprire cose nuove,
ma NON sopportava il fatto di dover andare a dormire.

Il piccolo coniglietto Roby Junior, la sera, piuttosto di fare la nanna, vuole andare a giocare là fuori nella foresta scura. La mamma spiega al suo piccolo che nella foresta fitta e scura si nasconde una terribile creatura, che tutti chiamano PELOSONE!
Che cosa ci sarà di GRANDE e PELOSO che causa così tanto allarme negli animali della foresta?
Secondo la madre di Robby Junior, è una creatura terribile con un ruggito come un tuono, enormi denti spaventosi e artigli lunghi, altrettanto spaventosi.

Il piccolo Roby, tuttavia, vuole scoprire da solo questa creatura e quindi aspetta che sua mamma dorma profondamente, afferra una super carota per difendersi e si insinua nella foresta: una foresta che al chiaro di luna sembra molto più spaventosa e minacciosa di come la conosceva di giorno.
Per schivare di diventare la cena di un gufo si tuffa in un enorme cespuglio, che non è affatto un cespuglio ma bensì un’enorme orso.

“Ehi! Mi hai spaventato!” esclama l’orso
“Scusa, sto dando la caccia al PELOSONE,
in tutta la foresta non esiste nulla di
più spaventoso di lui!”

I due, si presentano l’un l’altro e dopo aver deciso di diventare amici, Robby Junior e Robby Big, continuano la ricerca insieme.

“Come fai a essere così coraggioso?” chiede Orso
“Perchè sono piccolo fuori, ma GRAAANDE dentro!” mormorò Robby Junior
“Mi sa invece che io sono piccolo dentro!” piagnucolò Orso

A questo punto i due avvertono fitte di fame, quindi Robby Big l’orso, va alla ricerca di cibo. Improvvisamente da dietro sbuca fuori una volpe molto affamata.

Ora Robby Big ha bisogno di trovare quell’orso grande interiore, che l’amico gli ha detto che c’è! E’ l’unico modo per fare in tempo a salvare il suo amico dal diventare la cena della volpe.
Quando il piccolo coniglietto finalmente capisce chi è il suo salvatore, i due possono sistemare le cose tra loro senza far ricorso alla sua carota 😀

Che fifone questo ORSO! di Steve Smallman edito da Sassi Junior è un bel albo illustrato su come trovare la forza interiore e trovare un amico speciale.
Un grande promemoria, per ricordarci che possiamo essere tutti coraggiosi, indipendentemente dalla nostra forma o dimensione, fintanto che abbiamo la fiducia necessaria per attingere alle nostre risorse interiori, proprio come ci insegna Robby Big… talvolta nemmeno ce ne accorgiamo e siamo più coraggiosi di quanto pensiamo!


Piace fin dal primo sguardo, ai bambini, questo adorabile libro. Perchè una favolosa storia di amicizia e di superamento delle paure. All’interno, la storia è ricca di bellissime illustrazioni colorate e il testo è proposta in un formato perfetto anche per i bambini che stanno imaparando a leggere.

L’amicizia aiuterà ad affrontare le paure?!
Una storia meravigliosamente delicata che può stimolare la discussione sulla fiducia e l’amicizia. Dimostrando che le dimensioni non contano, ma è molto più importante ciò che senti dentro.

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Il coraggio di essere se stessi

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Per quanto possiamo essere capaci, abili ed intelligenti abbiamo bisogno di essere coraggiosi per affrontare e superare le situazioni, a volte piacevoli ed a volte impegnative, dure ed impreviste che la vita ci pone davanti.

Secondo il pensiero popolare, il coraggio è una caratteristica fondamentalmente  maschile, a tal punto che per molti è segno di distinzione tra chi, anche se maschio,  è definibile “uomo” e  chi “senza attributi”, in quanto credono che l’uomo deve essere come un leone, forte, coraggioso e senza paura. In realtà questa visione non solo è una falsa discriminante tra i diversi sessi ma ci allontana dal vero significato che questa virtù rappresenta.

Il “coraggio” è  quella forza interiore definita “forza d’animo” che permette a chi ne è dotato di non sbigottirsi di fronte ai pericoli, di affrontare con serenità i rischi, di non abbattersi per dolori fisici o morali, più in generale, permette di affrontare a viso aperto la sofferenza, il pericolo, l’incertezza e l’intimidazione e allo stesso tempo di essere coscienti e responsabili e quindi di tirarsi indietro quando è necessario. Pertanto avere coraggio non significa non provare paura ma significa essere pienamente consapevoli della paura ed avere la forza d’animo per affrontarla.

Il coraggio è di solito determinato da una predisposizione personale o dato dalla forza di disperazione quando è cieco ed incosciente, tipico di chi si trova in una situazione disperata. E’ necessario non confonderlo con l’essere temerario ovvero con l’essere sprezzante del pericolo in modo imprudente, sconsiderato, avventato, precipitoso, privo di consapevolezza e di senso di responsabilità perché non tiene conto delle conseguenze delle azioni e non contempla una visione obiettiva delle proprie effettive capacità.

Da ciò si evince che il saper cedere, il riuscire ad arrendersi e accettare di dire no è dimostrazione di coraggio e se, quando si è osservato bene e serenamente la situazione complessiva, si decide di non affrontare la prova non ci si deve sentire dei codardi o dei falliti ma semplicemente realisti e dotati di senso di responsabilità. Essere responsabili significa che qualsiasi sia il risultato, buono o cattivo, qualsiasi cosa accade non può essere imputata  ad altri o a cause esterne, ma solo a se stessi. Purtroppo, anche se essere coraggiosi è fondamentale per vivere, non è possibile diventarlo per imposizione o per comando ma è possibile divenirlo attraverso l’osservazione di se stessi. In quanto il coraggio ha un suo pilastro nell’autostima che si fonda sulla consapevolezza che nasce dall’osservazione neutra, serena e priva di giudizi di se stessi, essenziale per auto-comprendersi e scegliere di agire o non agire in modo consapevole.

Inoltre chi vuole diventare coraggioso deve abbandonare il pensiero che le cose vanno sempre allo stesso modo e non si deve adagiare nell’abitudine e/o perdersi nella paura di rischiare, ricordando che anche al migliore prima o poi tocca la sconfitta ma che si rialza, analizza la situazione, apporta le opportune variazioni di strategia e riprende il proprio cammino.

Vero è, che il rialzarsi richiede di stringere i denti, di resistere al dolore, alla fatica ed alla disperazione. Uno sforzo impegnativo e gravoso che, chi si arrende auto-commiserandosi, mascherando la paura di rimettersi in discussione e di affrontare il nuovo, non deve compiere.

Nella società odierna l’essere coraggioso consta sempre più in manifestazioni esteriori tendenti all’apparire e/o all’avere e sempre meno all’espressione della propria unicità, che può avvenire attraverso l’assunzione di responsabilità delle proprie azioni, sostenendo e difendendo apertamente, senza reticenze le proprie opinioni anche a costo di ricavarne un danno. Si preferisce accettare e seguire le idee della massa o quanto meno non contrastarle per poi auto-commiserarsi e sentirsi vittima di un mondo ingiusto che non potrà mai cambiare.

Ma seguendo l’onda del più forte, si abbassa la testa e giorno dopo giorno si chiude l’anima fino a soffocarla dietro una finta apparenza. Così facendo si perde l’identità e la libertà. E quando si perdono queste, abbiamo perso tutto. Non si vive più, non si è più creativi, si diventa come delle barche in balia delle onde di un mare in tempesta che le travolgono. Lo ha detto chiaramente il giudice Giovanni Falcone: “Il coraggioso muore una volta, il codardo cento volte al giorno.

E come ha scritto lo psicologo Francesco Alberoni nel libro “Abbiate coraggio”: “E’ nei momenti in cui perdiamo, in cui tutto va male, in cui veniamo ingannati, che viene fuori la statura morale dell’individuo e chi si auto-commisera, chi non sa rialzarsi dopo una sconfitta, è destinato alla sconfitta.

Piscicelli Vincenzo fonte: http://piscicellivincenzo.myblog.it

Essere vincenti negli affari e nella vita

Nella prefazione a Il coraggio di rischiare, la cui prima edizione è stata un bestseller internazionale, Richard Branson scrive: “Non ho mai seguito le regole, ma da ogni esperienza ho sempre tratto insegnamenti di cui ho fatto tesoro, dapprima in famiglia, quando ero bambino, poi a scuola, negli anni dell’adolescenza quando ho lanciato la rivista Student, e infine nella vita adulta. Sto ancora imparando e mi auguro di non dover mai smettere di farlo”.

Che cosa ha permesso a un uomo come Branson, nato in Gran Bretagna nel 1950 da una famiglia come tante altre (il padre avvocato, la madre casalinga), di raggiungere le vette del successo? Sicuramente l’amore per la sfida, che lo ha spinto sin da bambino ad affrontare con determinazione ogni ostacolo potesse frapporsi al raggiungimento dei suoi obiettivi e che da adulto si è concretizzato in diverse imprese off-limits, per esempio il giro del mondo in mongolfiera. E poi, la capacità di guardare lontano, di cogliere le opportunità, di offrire risposte innovative a esigenze emergenti senza però trascurare i propri valori e l’etica dell’impresa.

In “Il Coraggio di Rischiare”, il racconto della sua storia di imprenditore e di uomo si sviluppa in quattordici capitoli, i cui titoli si configurano come altrettanti aforismi: “Coraggio, passa all’azione!”, “Apprezza la famiglia e gli amici”, “Rendi attraente tutto quello che fai”, “Pensa giovane”, “Fai del bene” sono alcune delle tappe in cui si snoda un percorso di vita straordinario e avvincente come un romanzo d’avventura.