Per una stagione o tutta la vita

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Le persone vengono sempre nella tua vita per una ragione, per una stagione o tutta la vita.
Quando saprai perchè, saprai anche cosa fare con quella persona.

Quando qualcuno è nella tua vita per una ragione, di solito è per soddisfare un bisogno che hai espresso.
E’ venuto per assisterti attraverso una difficoltà, per darti consigli e supporto, per aiutarti fisicamente, emotivamente o spiritualmente.
Può sembrare come un dono del cielo e lo è.
E’ lì per il motivo per cui tu hai bisogno che ci sia.

Quindi, senza nessuno sbaglio da parte tua o nel momento meno opportuno, questa persona dirà o farà qualcosa per portare la relazione a una fine.

Qualche volta se ne va. Qualche volta muore.
Qualche volta si comporta male e ti costringe a prendere una decisione.
Ciò che devi capire è che il tuo bisogno è stato soddisfatto, il tuo desiderio realizzato, il suo lavoro finito.
La tua preghiera ha avuto una risposta e ora è il momento di andare avanti.

C’è chi resta nella tua vita per una stagione, perchè è arrivato il tuo momento di condividere, crescere e imparare.
Ti porta un’esperienza di pace o ti fa semplicemente ridere.
Può insegnarti qualcosa che non hai mai fatto.
Spesso ti dà un’incredibile quantità di gioia.

Credici, è vero. Ma è solo per una stagione!

Le relazioni che durano tutta la vita ti insegnano lezioni che durano tutta la vita, cose che devi costruire al fine di avere solide fondamenta emotive.
Il tuo lavoro è accettare la lezione, amare la persona e usare ciò che hai imparato in tutte le altre relazioni o momenti della tua vita.
Si dice che l’amore è cieco, ma l’amicizia no.

Grazie per essere una parte della mia vita, che sia una ragione, una stagione o tutta la vita.

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L’amore è il motore dell’universo e la più potente energia di guarigione. E’ un amore che trascende i limiti dle mondo fisico e non si esaurisce con la vita terrena. Perché noi siamo anime immortali, immerse in un immenso mare spirituale popolato da altri esseri della stessa natura, destinate a incarnarsi più volte nel corso della storia. In questo libro Brian Weiss, attraverso la tecnica della “terapia regressiva”, ci illustra come le esistenze passate possano essere rievocate. La nostra realtà quotidiana è infatti condizionata dalle situazioni cruciali di vite precedenti. Attraverso i ricordi dei pazienti dell’autore, abbiamo così un’occasione unica per esplorare il mondo dopo la morte e apprendere gli insegnamenti dei “Maestri”, spiriti guida non incarnati e immensamente evoluti. La loro è una lezione d’amore che offre a tutti un cammino verso la felicità e la pace. Basta lasciarsi guidare.

Uno psichiatra esperto nella reincarnazione e nell’ipnosi regressiva propone esercizi di meditazione e di regressione per aiutarci a scoprire le nostre vite precedenti che quasi sempre condizionano la nostra realtà di oggi. “Noi siamo immortali, eterni spiriti sempre amati. Siamo anime in un immenso mare spirituale, popolato da altri esseri della stessa natura. Alcuni sono nella forma fisica, ma la maggior parte no”.

Ammalarsi fa bene?

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Nella società d’oggi capita a molti di lottare in modo irragionevole con se stessi per essere sempre all’altezza delle situazioni, con l’inconfessabile sensazione di non potersi permettere debolezze, né pause, né tempi di riposo, con l’idea che chi si ferma è perduto, oppure che così fan tutti quelli capaci. Ma in questo modo tra realtà dell’individuo e realtà autoimposta si apre una separazione all’origine di molte crisi e “malattie“.

Se non ci si ascolta nei propri tempi e ritmi, il corpo potrebbe iniziare ad urlare il proprio malessere fino ad ammalarsi.
Le pause, le ferie, i tempi di arresto cui anche la malattia talvolta costringe, permettono infatti di riprendere fiato e rifornire di pensieri, emozioni e spazi nuovi.
L’errore più comune è quello di mascherare la malattia o il disagio fingendo a se stessi o agli altri la propria fragilità, quando invece si dovrebbe imparare a “dominare” la malattia per non esserne sopraffatti. Troppo spesso si considera la malattia come incidente di percorso, come ostacolo al nostro agire quotidiano, dimenticando che non siamo “macchine”. Più facile da dire che da fare, ma il poter imparare a sfruttare le piccole grandi patologie che ci accompagnano durante la vita, imparando a conviverci o superandole, diventa una fonte di ricchezza e crescita personale che conduce a migliorare la qualità della propria vita.

Fermarsi a pensare costringe a fare i conti con se stessi. Ed ecco quello che dicono le persone che si raccontano:
…Il corpo dice: “ci sono anch’io!!!” …Io non ci avevo mai pensato!…Da quando mi sono ammalata mi sono data la licenza di dire “sono stanca”… oppure, “sto male”….prima dovevo fare la parte di quella che era sempre in forma.. ora no!
ma dopo cosa succede?.. .cosa devo fare? L’opposto di quel che ho fatto fino ad ora: smettere di seguire progetti, parole ed emozioni che sento estranei al mio modo di essere…ma quali sono i miei desideri? Qual è il mio modo di essere? Come faccio ad inventarmi un’esperienza che non ho?…..

Quando stiamo bene non ce ne accorgiamo, ma le emozioni sono necessarie.
A volte si ha bisogno anche delle emozioni forti che si provano nella malattia, in modo da “vincere” la sfida! Ma se posso sentirmi vivo solo quando sto male, o se non conosco modo diverso per stare con me e con gli altri, diventa un bel problema guarire.
Questo non significa che ci si ammala volontariamente! A volte capita di sentirsi dire che il nostro male è un’invenzione, col risultato che ci si sente incompresi e offesi nella propria sofferenza.
Il dolore in alcune situazioni diventa intollerabile, e si ha bisogno di risposte, di capire, anche quando le risposte non ci sono.
Non è facile permettere agli altri di starci vicino quando stiamo male, e non è facile stare vicino a chi soffre, specie se gli vogliamo bene. Il sopportare il peso di queste incertezze spesso richiede l’intervento di professionisti, persone estranee che proprio perché non sono così coinvolte come i familiari, permettono di vedere la situazione con altri occhi e di reagire.

Dare troppo peso al “cosa faccio” anziché “all’essere che sono”, finisce per creare confusione, come ad esempio quando si confonde l’esprimere affetto verso i figli con il regalare oggetti, oppure quando si manifesta l’amore per una moglie lavorando 12-14 ore al giorno per darle sempre di più: i tempi di pausa della malattia disorientano, mettono in luce altri aspetti di sé e quasi quasi non ci si riconosce più. Ma attraverso questi “imprevisti” ci si può anche accorgere che la direzione va rivista, in modo da proseguire il viaggio della vita in modo più coerente ai propri desideri e progetti.

E allora, anche la malattia, per quanto brutta lunga e sofferta, non sarà stata inutile.

Dott.ssa Barbara Rossi


Manuela Pompas

Stress Malattia dell’Anima – Libro+CD

Un viaggio dentro la coscienza per conquistare armonia e benessere con le tecniche introspettive

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Manuela Pompas, autrice di numerosi testi dedicati alla ricerca psichica e spirituale, spiega in questo libro come guarire dalle condizioni di malessere causate dallo stress attraverso particolari tecniche di rilassamento e meditazione. Ormai sappiamo che lo stress è all’origine di molte malattie, sappiamo esattamente che cos’è, come si manifesta e quale influenza ha sul nostro organismo.

La soluzione sembrerebbe facile: occorre rallentare il ritmo e vivere in modo più naturale, prendendo le distanze dalle situazioni che creano disagio fisico e psichico. Ma la volontà non è sufficiente.

Per allentare le tensioni occorre agire sull’inconscio attraverso tecniche specifiche: una di queste è il Training Autogeno, una pratica semplice che, supportata da esercizi di visualizzazione e utilizzata quotidianamente, può essere la vera soluzione ai nostri problemi di stress e un modo per imparare a gestire le nostre energie psichiche. Questo libro ci darà la spinta a guardarci dentro e a scuoterci da schemi che ci tengono prigionieri.

Il CD audio allegato insegna a rilassarsi in pochi minuti e a trasformare in piacevole abitudine una tecnica salutare ed efficace.

Il respiro è vita (prima parte)

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Poiché non possiamo essere vivi senza il respiro, respirazione e vita sono sinonimi.
La vita è ciò che esiste tra il primo e l’ultimo respiro. Nella Bibbia Dio creò Adamo soffiando su un pezzo di creta.
Per significare il respiro e lo spirito, i greci usavano una sola parola: pneuma.
Il prana, nell’insegnamento yoga e tantrico, è la forza vitale che anima ogni forma vivente assorbita dall’aria.
Il respiro è come un’onda: ha inizio nella bocca e scorre all’ingiù nell’inspirazione. Il diaframma si contrae e si
distende, consentendo ai polmoni di espandersi verso il basso mentre si riempiono d’aria.
L’onda espiratoria inizia coinvolgendo la parte profonda del bacino, dunque l’addome, poi il torace, la gola e la bocca.
La respirazione sana finisce per essere un’azione di tutto il corpo in cui quasi tutti i muscoli sono impegnati. Se osserviamo la respirazione di un neonato o di un gatto o di un qualunque animale mentre riposa, vedremo che il loro respiro è lungo, ritmato e coinvolge, come un’onda, torace e addome. Respirano correttamente e per farlo non hanno bisogno di istruzioni.
Il modo di respirare di noi adulti, invece, tende spesso ad essere turbato. La maggior parte di noi non respira abbastanza profondamente o respira a scatti per evitare di sentire emozioni o sensazioni.
Immaginiamo di trovarci di fronte a un grande pericolo e di essere spaventati. Automaticamente il respiro si arresta e restiamo contratti in questa posizione. Poiché non possiamo smettere di respirare, presto respireremo nuovamente, in maniera non completa e profonda, ma leggera e a tratti.
Bloccare il respiro è quindi una reazione istintiva di difesa di fronte al pericolo, per non farci sentire dall’eventuale nemico e raccogliere le forze per la fuga. E quando da bambini ci troviamo di fronte a situazioni traumatiche ripetute, come emozioni di paura, tristezza e rabbia la cui espressione è interdetta, impariamo a bloccare queste emozioni con il respiro.
Limitare il respiro per “non sentire la sensazione” costituisce per un bambino una decisione difensiva presa per sopravvivere.
Wilhelm Reich, che per primo ha studiato il rapporto tra corpo e sentimenti, afferma che la respirazione frenata costituisce il meccanismo fisiologico della repressione degli affetti e la rimozione degli affetti è il meccanismo fondamentale della nevrosi in generale. Il nostro carattere stesso, così come il nostro atteggiamento corporeo e respiratorio, si forma in rapporto a questo tipo di esperienze.
Wilhelm Reich aveva chiamato la struttura di questo insieme di difese corporee “corazza caratteriale“.
Infatti, l’atteggiamento fisico di una persona rivela la sua personalità molto più delle sue parole. Lo sappiamo perché è un’esperienza che viviamo ogni giorno, anche senza analizzare le radici delle nostre reazioni. Da un individuo, per esempio, con il corpo totalmente rigido e con il tono di voce ricercato, non ci attendiamo sicuramente una calda cordialità, né fervida immaginazione. Da un uomo che parla ansimando non ci aspetteremo certo un atteggiamento saggio verso la vita. Da una persona rilassata e tonica ci aspettiamo invece spontaneità ed equilibrio.
Prendiamo, inoltre, in considerazione il respiro nella vita di relazione. Se la persona per me importante mi dice: “non vali niente“, “ti odio“, il respiro si ferma, mentre il mio corpo si contrae restringendo visceri e sfinteri. Ma se qualcuno mi dice: “sei in gamba“, “mi è piaciuto quello che hai fatto“, se il mio amore mi dice: “ti amo“, io sento calore su di me, il respiro si fa disteso. Il mio corpo si allarga e si espande al ricevere e godere le “carezzepositive. Per questo una persona innamorata si esprime dicendo: “sono piena d’amore“.
Questa è la ragione per cui durante la fase dell’innamoramento il desiderio sessuale è più intenso, così come più intense sono tutte le sensazioni erotiche, ed è la ragione per cui si può affermare che l’amore è il più potente afrodisiaco.

Riunificare il corpo: la pancia che respira.

E nella pancia, nel ventre che la vita viene concepita e portata.
È nel ventre e nei visceri che sperimentiamo i nostri desideri più profondi. Ogni volta che piangiamo o ridiamo è nel ventre che sperimentiamo la vita a livello viscerale. E per questa ragione che per controllare e reprimere i sentimenti di tristezza dobbiamo contrarre e tenere fermo il ventre.
Il portamento insegnato con “petto fuori, pancia in dentro” può essere indicato per quel soldato che si muove in schiera come un robot e non deve sentire la paura della morte. Ma quell’esibizione, classicamente “virile”, rappresenta il massimo della rigidità che si estende anche al pensiero.
In questo modo ci neghiamo l’autonomia, la spontaneità e la sessualità.
La pancia risucchiata in dentro rende la respirazione addominale molto difficile e nello stesso tempo costringe a gonfiare il petto per avere abbastanza aria. “Trattenere il respiro e mantenere il diaframma contratto è uno dei primi e più importanti atti che hanno lo scopo sia di sopprimere le sensazioni di piacere nell’addome, sia di soffocare sul nascere l’angoscia addominale”. ‘E trattenendo il respiro si aumenta la pressione sull’addome impedendo al respiro stesso di fluire.

Continua domani la seconda parte

Elisabetta Leslie Lionelli “Coccole e carezze”

Libro consigliato:


Deepak Chopra

La Dimensione Interiore – Edizione Economica

Per ascoltare la propria voce segreta e comprendere meglio se stessi e la vita

Con la consueta sensibilità e profondità, Deepak Chopra ci insegna ad allargare la nostra visione della realtà e a relativizzare tutto quanto ci accade, per farci infine comprendere il potenziale positivo di ogni evento e scorgere così la sostanziale armonia dell’universo.

Mostrare il meglio di ciò che siamo, inseguire successi nel lavoro, accumulare beni materiali, fare, quotidianamente, scelte piccole e grandi: oggi siamo tutti più o meno costretti a vivere così. E intanto ci sfuggono la ricchezza e la sapienza che già possediamo nella nostra interiorità, con il risultato di essere più infelici. Ma se imparassimo a «leggerci dentro», trasformando ogni momento difficile in strumento di consapevolezza, potremmo davvero navigare verso la felicità.

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Le scelte di ogni giorno

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Ogni giorno ci troviamo ad affrontare varie situazioni che
impongono una scelta e, nonostante gli sforzi, spesso non prendiamo
la soluzione che sappiamo essere “buona per noi”. Questo accade in
parte perchè la “scelta giusta” è sovente la più difficile e ci
costringe a sacrificare in certo grado il nostro piacere.
Nel corso dei secoli uomini e donne si sono sforzati di chiarire
quale ruolo il piacere dovesse svolgere nella loro vita: innumerevoli
filosofi, teologi e psicologi hanno analizzato il nostro rapporto con
questa sensazione. Nel terzo secolo a.C., Epicuro basò il proprio
sistema etico sull’audace concetto che “il piacere sia l’inizio e la
fine della vita felice
“. Ma anch’egli riconobbe l’importanza del
senso comune e della moderazione, e osservò come il farsi prendere in
maniera incontrollata dai piaceri sensuali producesse a volte dolore
anzichè gioia. Negli ultimi anni dell’Ottocento, Sigmund Freud si
dedicò all’elaborazione di una teoria del piacere e concluse che la
fondamentale motivazione alla base dell’intero apparato psichico è il
desiderio di alleviare la tensione causata da pulsioni istintuali
inappagate; a suo avviso, insomma, noi siamo motivati dalla ricerca
del piacere.
Ovviamente, nessuno di noi ha bisogno degli antichi filosofi greci,
degli psicoanalisti ottocenteschi o degli scienziati odierni per
capire che cosa sia il piacere. Sappiamo cos’è quando lo proviamo.
Comprendiamo cos’è quando la persona amata ci accarezza o ci sorride,
quando ci concediamo il lusso di un bagno caldo in un freddo
pomeriggio piovoso o quando contempliamo la bellezza di un tramonto.
Ma molti provano piacere anche nella frenesia indotta da una linea di
cocaina, nell’estasi dello sballo da eroina, nello stordimento della
sbornia alcolica, nella gioia di sfrenate imprese sessuali o
nell’euforia di un colpo di fortuna a Las Vegas. Anche questi sono
piaceri assai reali, con cui molta gente, oggi, è costretta a fare i
conti.
Benchè non vi siano sistemi facili per evitare simili godimenti
distruttivi, abbiamo il vantaggio di conoscere il punto di partenza:
ricordarci che quel che cerchiamo nella vita è la felicità. Come
osserva il Dalai Lama, questo è un dato di fatto incontrovertibile.
Se affronteremo le nostre scelte di vita tenendo a mente tale
concetto, faremo meno fatica a rinunciare alle cose che, pur dandoci
una soddisfazione momentanea, a lungo andare ci danneggiano. Il
motivo per cui è spesso così difficile dire “un semplice no” è da
ricercarsi in quel monosillabo: il “no” è infatti associato all’idea
di dover rifiutare a se stessi qualcosa, di dover compiere una
rinuncia e privarsi di qualcosa.
Ma forse l’approccio migliore è reinquadrare qualsiasi decisione
chiedendosi: “Mi darà la felicità?”.
Questa semplice domanda
rappresenta un prezioso strumento, perchè può aiutarci a gestire
tutti i settori della vita, non solo a decidere se dobbiamo indulgere
alla droga o concederci una terza fetta di torta alla banana. Ci
consente infatti di osservare le cose con un’ottica nuova. Se
affronteremo le decisioni e le scelte quotidiane con quella domanda
in mente, sposteremo il fulcro dell’attenzione da ciò che neghiamo a
noi stessi a ciò che cerchiamo: la vera felicità, che, come dice il
Dalai Lama, è stabile e durevole.

Libro consigliato:



Dalai Lama

Il Sutra del Cuore

Riflessioni sulla natura dell’uomo e sulla felicità

Sperling
ISBN: 8820035804

Prezzo € 13,50

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