Le scarpe della Volpe – Cristiana Valentini

C’era una volta un bosco, due orsi,
un riccio e un coniglio con una scarpa.
O due scarpe?

Ma le scarpe sono due o solo una? E le volpi?
Cosa ne farà la volpe delle scarpe?

Sono tanti e bizzarri i misteri nel nuovo libro di Cristiana Valentini, amata autrice di Chissadove, e illustrato da Maria Moya, che ha già incantato tutti con il Domatore di Foglie, ovviamente non ci resta che scoprirlo e leggerlo insieme!

Le Scarpe della Volpe edito da Zoolibri a noi ricorda un wimmelbuch, sono un tipo particolare di silent book: quasi totalmente privi di parole, ma densamente popolati di particolari tra cui perdersi ed entro cui cercare e annodare storie. Non esiste una traduzione italiana di questa parola perché questi libri nascono e prolificano tuttora prevalentemente nella tradizione e nell’editoria tedesca, potremmo chiamarli “libri brulicanti” e così con alla ricerca di due scarpe rosse, o una? inizia la storia!

Il bosco, pagina dopo pagina, si anima velocemente: con due orsi, un riccio e un coniglio, uno scoiattolo, una volpe e due castori. E per ora è tutto normale 😀
Ma ci son le scarpe a complicare tutto.
Due scarpe rosse sembrano perdute, a volte contese, in alcuni momenti una da sola, in altri due. Ma se guardi bene non erano scarpe forse erano orsi.
Ma se guardi meglio ancora e non ti fai distrarre dalla domanda erano due le scarpe, ed erano rosse 😀

Grazie a questo gioco di ricerca e rincorsa ai particolari ne nasce sicuramente una particolare attenzione, questo andare correndo per tornare poi piano e sui propri passi;
quel cercare sempre qualcosa, tra le meravigliose illustrazioni ricchissime di dettagli e personaggi per allenarsi a ben guardare perchè dai piani stratificati di una illustrazione sempre qualcosa appare magicamente se non al secondo, al terzo sguardo a strapparci un gran sorriso di felicità e di meraviglia!

Il testo è proprio essenziale, poche righe per pagina giusto a porci delle domande e farci venire dei dubbi su cosa cercare e se stiamo cercando la cosa giusta!?! 😀
Ambientato sottoterra, sopraterra, in fondo al mare, su in cielo di giorno e di notte, dal basso come dall’alto, tra piccolissime foglie, in giro per le stagioni, l’occhio corre alla ricerca delle tante cose, dei mille particolari, delle micro storie all’interno della storia.
Non resta che seguirne una per poi saltare a quella accanto, ma anche così volendo il tutto si amalgama in un continuo brusio 😉


Maria Moya grazie alle sue coloratissime e dettagliate illustrazioni costruisce la storia proprio come in un wimmelbuch, un libro brulicante: illustra un grande albero e ci permette di guardarvi dentro mettendo in mostra gli scoiattoli che si inseguono tra i rami e il loro intenso lavorio, e le api ronzanti, gli uccellini appena nati all’ora del pasto, di bruchi variopinti che si incamminano chissà per dove, di uccelli canterini, e quelli che giocano.
Ooppure ci accompagna sott’acqua a scoprire il pesce che sta cucinando e i pesci innamorati… E poi, beh, basta lasciar correre libero l’occhio, laddove si posa lo sguardo prende vita assolutamente un nuovo racconto con questi simpatici e attivi personaggi che abitano il bosco.

Le scarpe rosse, sono a primo impatto e ad una prima lettura l’elemento di curiosità che ci porta dentro ad ogni pagina, perchè sono il particolare scomparso che passa di mano in mano, che raggiunge luoghi e personaggi inusuali per finire poi…non si può dire!
Ma questa è una storia che in realtà non si esaurisce, è talmente brulicante che alla fine che siano scarpe o calzini poco importa la ricerca può ricominciare e il racconto diventare infinito!

Ecco quindi che questo albo illustrato, Le Scarpe della Volpe ai bambini piace tantissimo!
Ogni pagina racconta un pezzo di questo bosco in movimento, ricco di particolari, dove l’occhio del lettore non riesce a stare fermo, gioca e rincorre gli animali che si contendono le scarpe rosse, torna indietro con le pagine perché forse qualcosa gli è sfuggito.
Nelle illustrazioni minuziose di María Moya, non c’è un vero e proprio protagonista; tutti hanno un ruolo e una piccola storia da raccontare, il punto di vista non si sofferma solamente sulle scarpe o su un particolare ma è rappresentato da uno spazio ampio che trasforma il piccolo lettore in un osservatore silenzioso o quasi 😀 di un bosco in fermento!

Un albo divertente, coinvolgente e ricco di nuove storie da inventare, adatto sicuramente anche per una lettura ad alta voce a piccoli gruppi 😉

Buona lettura e buona ricerca!
Puoi acquistare il libro QUI:

Benjamin Chaud: 3 Episodi di Papà orso e il suo piccolo

Tre libri, che hanno il gusto del latte caldo, la dolcezza del miele, l’odore del pane speziato, il sapore indescrivibile delle sere d’inverno, delle veglie intorno al fuoco, delle storie dentro un letto accogliente. Tre libri, indipendenti tra di loro, ma che allo stesso modo è una storia unica che continua, che parla d’orsi, parla di famiglia, parla di padri e figli.

Come nasce la trilogia di Papà orso e il suo piccolo di Benjamin Chaud?

Tutto è iniziato con questo poster che ho creato per un’opera chiamata ” La maison est en carton ” (La casa è fatta di cartone)…

Oltre ad essere un’immagine per l’opera, era anche una dedica alla nascita del mio primo figlio. Mi è piaciuto molto lavorare su questa immagine e volevo creare più immagini come questa.
Così ho proposto a Sophie Giraud, di creare un libro con questo tipo di immagini e lei ha detto, “va bene, crea qualcosa come ‘Dov’è Wally?’ in opera con un papà canguro e il suo piccolo canguro...

Dato che non mi piace disegnare i canguri, ho scelto di disegnare orsi, ai quali mi sento più vicino – ed ecco che ho continuato a raccontare cosa vuol dire essere un papà. 🙂

Dato che mi è piaciuto molto realizzare questo primo libro Una canzone da orsi ed è stato molto ben accolto e con molto piacere è stato vincitore del Premio Andersen 2013 come miglior libro 0-6 anni.
Da allora ne ho fatto un secondo. Pupupidù Orsi in Pista, una nuova fantasmagorica avventura dedicata a papà Orso e a Orsetto.
Non c’è due senza tre e non potevo fermarmi, e appena avuto il mio secondo figlio, ho continuato con le avventure di papa orso in un terzo libro “Un Ballo da Orsi” che è piuttosto autobiografico.

Non sapevo se ero davvero capace di farlo, e non pensavo che mi sarebbe piaciuto creare immagini con così tanti dettagli – ma una volta iniziato, ho cominciato a divertirmi totalmente.
Per me è impossibile immaginare così tanti personaggi, quindi disegno amici, familiari o personaggi famosi. Questo mi aiuta molto; sapendo che esistono davvero mi permette di sapere come si muovono, cosa fanno, come sono vestiti … e li faccio diventare tutti i protagonisti del mio film truccato.

Così sono nati questi tre grandi capolavori di Benjiamin Chaud editi in Italia da Franco Cosimo Panini, un piacevolissimo trio di libri illustrati di gran formato che uniscono una storia simpatica, semplice e spiritosa a splendide e ricche illustrazioni, zeppe di particolari, entro cui perdersi, restando saldi però ad un filo conduttore narrativo ben preciso.
Ma sopratutto sono 3 libri dei quali non ci si accontenta di una sfogliata veloce, anzi, invita i piccoli lettori a qualche momento di indugio e di gioco in più.

Una canzone da orsi

In questo primo libro siamo quasi in inverno e un piccolo orso – curioso e, come tutti i cuccioli, poco incline ad abbandonarsi all’inattività forzata del sonno – al momento di andare in letargo si lascia distrarre dallo svolazzare tardivo di una minuscola ape.
Dove c’è ape c’è miele, come è ben noto. Ed è così che il piccino non ci pensa due volte prima di lanciarsi fuori dalla tana all’inseguimento del ronzante insetto.


Quando Papà Orso, già addormentato, si accorge di essere rimasto solo è troppo tardi: Orsetto è ormai lontano. Ma da bravo, apprensivo e premuroso genitore, l’animale si getta all’inseguimento e alla ricerca del figlioletto.
E così – via! – parte l’avventura che il piccolo lettore può seguire sulle grandi tavole le quali, con il breve testo relegato a poche righe in fondo, occupano quasi l’intera doppia pagina.

Dove sarà finito Orsetto?
E dove starà andando, a passo svelto dietro la sua ape?

Sarà’ divertente cercare entrambi, e non troppo facile individuarli, nel fitto della foresta prima e nel caos della città, poi.

Spingendosi, insieme a Papà Orso, addirittura dentro il sontuoso ed elegantissimo palazzo dell’Opera, tra signore ingioiellate, gentiluomini in smoking, luci della ribalta e ballerine piumate.
Fino a scoprire che il divo della serata, stavolta, risulterà proprio e il grosso e peloso genitore!… Bhe, magari non per tutti, ma di certo sarà così per lo spettatore più importante…

Un racconto tenero e garbato, sicuramente gradevole, anche se il punto di forza dell’albo, dichiarato e sbilanciato, è costituito dalle illustrazioni.
Si tratta in questo caso di uno sbilanciamento positivo perché, grazie alle immagini, la storia, che fa da canovaccio e da spina dorsale al libro, diventa anche punto di partenza per narrazioni parallele e giochi.
Si suggerisce infatti, ad ogni voltar di pagina, di cercare e trovare l’orsetto fuggiasco e l’ape svolazzante ma, oltre questi, il testo, ad una lettura non troppo veloce, indica altre piste, altri particolari da scovare, altre piccole chicche su cui posare lo sguardo e l’attenzione. Come i taglialegna terrorizzati in cima agli alberi, o il cartello pubblicitario raffigurante un orsacchiotto.

Buffi e allo stesso tempo dotati di una loro, pur essenziale , raffinatezza, i disegni riescono ad essere ricchissimi senza diventare caotici.
Lo sguardo è così libero di correre sull’illustrazione senza affaticarsi ma, anzi, godendone appieno e riuscendo con facilità a cogliere dettagli e sfumature.
Forse merito anche dei colori usati che risultano armonici e con un effetto leggermente retrò, grazie ad un sapiente uso di tinte nette accanto ad altre più morbide e sfumate, senza disdegnare il bianco e nero.

Pupupidù. Orsi in pista

Le storie di Orsetto e del suo papà continuano del secondo libro, Pupupidù. Orsi in pista, ed è un piacere ritrovare lo stile ironico, dinamico e raffinato di Chaud. Questo è un altro libro in cui perdersi piacevolmente: ricco di particolari, di storie dentro alle storie, colpi di scena e humor.
Sfogliatelo, e ogni volta scoprirete qualcosa che vi era sfuggito… e vi divertirete a seguire non solo i protagonisti, ma anche i personaggi secondari.

Anche stavolta Orsetto si lascia trascinare dalla propria curiosità e si tuffa in un viaggio fantastico. A differenza del primo libro, in questo troviamo dei “buchi” che introducono ogni volta in un mondo diverso, dai sotterranei al tendone di un circo…

La storia è l’occasione per conoscere mamma orsa e Orsettino, il fratellino di Orsetto. La famiglia, una volta riunita, vivrà una splendida esperienza che lascerà tutti a bocca aperta…
Se Una canzone da orsi era ambientato in un teatro, Pupupidù offre al lettore lo spaccato di un altro ambiente magico, quello del circo. L’arte e l’espressività sono ancora una volta il motore centrale del racconto.

Anche in questo secondo “episodio” il racconto si presenta ai piccoli lettori, insolito, appassionante e ricco di stimoli diversi: un albo illustrato di grande formato dove le immagini sono le protagoniste assolute, mentre il testo semplice e breve offre solo una delle chiavi di lettura.
Il resto è tutto da sognare grazie alla vostra curiosità e fantasia…

Un ballo da orsi

Il terzo libro a completare le avventure di Papà orso e del suo piccolo è Un ballo da orsi.
Siamo a Parigi. È notte e grossi fiocchi di neve scendono dal cielo.
Sui tetti vicino all’Opera si vedono delle orme.
Piccole e grandi.
Affiancate.
E capitomboli.
Sono di Papà Orso e suo figlio Orsetto.
Avevano deciso di passare l’inverno sul tetto dell’Opera, ma la nevicata li ha costretti a cercare un altro rifugio.
E così “intrufolandosi in una finestra socchiusa, i due orsi finiscono in mezzo a una tribù di orsacchiotti colorati, che sembrano anche loro in letargo”.

La tana è così comoda che Papà Orso e Orsetto si addormentano subito. L’indomani iniziano i problemi: la tana è un centro commerciale e gli orsacchiotti colorati dei peluche. Qui iniziano i guai 😀
Il piccolo orsetto, viene scambiato per un peluches da un bambino e dai suoi genitori. Mentre viene portato fuori dal negozio Papà Orso si risveglia dal suo ronfare e si caccia all’inseguimento.

Eccolo papà orso, lo ritroviamo con casco rosso e scooter giallo a inseguire un taxi.
Poi a correre tra la folla di ritardatari frenetici alla stazione ferroviaria. In equilibrio su un container che è caricato su una nave.
Sul ponte di questo “labirinto galleggiante” alla ricerca di aria fresca.
A esplorare i fondali marini e su una spiaggia affollata con “i peli che si arruffano da tutte le parti”.

A partecipare a una festa in maschera con una ghirlanda al collo e un fiore dietro l’orecchio. In un “folle ballo di gruppo” dove potrà porre fine alla sua corsa e finalmente insieme a Orsetto pensare solo a ballare, mangiare e cantare.

Come nei due libri che lo hanno preceduto, Un ballo da orsi contiene una ricchezza di dettagli e personaggi sbalorditivi. Ancora una volta la sparizione del piccolo orso è un pretesto per giocare con i bambini e scoprire dove si è cacciato in mezzo a quel vortice di persone, colori, situazioni, vite parallele che si intrecciano e si mescolano alla trama principale.
Il piccolo lettore diventa protagonista di un gioco di osservazione e di ricerca: non perdere mai di vista Orsetto, mentre corre a perdifiato tra le pagine ricche di dettagli.
Anche questo, come i due precendenti è Un libro da gustare in mille versioni, insieme, grandi e piccini, fino alla sorpresa finale.

Con questi tre libri si può LEGGERE, OSSERVARE, GIOCARE e IMMAGINARE.
Da soli o in compagnia di un adulto, con o senza suggerimenti.
Può diventare pretesto per sfide con mamma e papà o con gli amici (“vediamo chi trova…”), oppure territorio per fantasticare in solitudine, collegare personaggi, dettagli, minuzie che al primo sguardo, magari, non erano risaltate.

Quanta ricchezza in questi 3 libri illustrati:
possiamo rileggerli davvero cento volte, vedremo sempre cose nuove e inventarne tante altre storie 😉

Ora spetta a voi perdervi ed immergervi in queste letture
e aiutare papà orso a seguire il suo piccolo
🙂

Puoi acquistare i libri QUI

Una canzone da orsi

Benjamin Chaud

Le Vacanze degli animali – Marianne Dubuc

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Quanti viaggi possiamo fare con la fantasia?! Infiniti mi vien da dire..
E leggendo un libro?!
Assolutamente tantissimi! 😉

A far viaggiare piccoli e grandi con la fantasia, ma anche di tana in tana per tutto il mondo è un piccolo Topo, per di più, Postino!!
L’autrice ed illustratrice canadese Marianne Dubuc propone, dopo Le case degli animali, questo Le vacanze degli animali (Editore Orecchio Acerbo), la storia di Topo Postino alle prese con le vacanze e con una serie di pacchetti da consegnare ai suoi amici in giro per il mondo. In campeggio, su un’isola vulcanica, in mezzo alla giungla: un giro del globo con la sua famiglia, per rilassarsi, consegnare puntualmente i pacchi ma anche per osservare attentamente l’ambiente di ogni singola tappa.

Ecco che nella sua “semplicità”, dato che è strutturato con pochissime frasi in ogni pagina, Le vacanze degli animali, fa davvero viaggiare con la fantasia.
Il protagonista, Topo Postino accompagna il piccolo lettore attraverso tutte le zone e gli ambienti del mondo facendo vedere come si vive in ogni tipo di abitazione.
Dalla roulotte alla tenda da campeggio, alla tana delle marmotte, senza dimenticare l’interno fresco di un cactus nel deserto o l’igloo del Polo Nord, i bambini imparano che ogni ambiente ha una sua casa caratteristica dove è possibile stare bene come nella propria.

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Il mondo si sà è troppo grande per fermarsi, consegnato un pacco, e Topo postino parte per una nuova tappa, altri giri e avventure attendono la simpatica famiglia. Dal gelido polo al cuore della giungla misteriosa, dove un famoso personaggio attende la famiglia, fino a “un giretto fra le nuvole” in mongolfiera per consegnare l’ultimo pacchetto.

Marianne Dubuc ha creato delle dimore superaccessoriate, belle, colorate e confortevoli per accogliere ogni specie di animale in ogni parte del mondo.
Ogni casa è curata e pensata in modo dettagliato ed originale, ogni personaggio che ci abita oltre ad accoglierci nella sua casa apre le porte della fantasia ad una storia diversa. Ecco che ogni casa, ogni pagina è uno spunto narrativo che i piccoli lettori potranno cogliere per far nascere altre mille storie.

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Altro dettaglio che i bimbi notano subito sono quei piccoli dettagli fiabeschi sparsi qua e là, se colti, ci guidano in altri mondi fantastici! Avete visto per caso Pollicino, i 3 porcelli, il lupo e cappuccetto rosso?
Ma attenzione dicono che ci siano anche i fratelli Hansel e Gretel, li avete notati? 😉

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Vi posso assicurare che appena i bimbi riconscono questi “famosi” personaggi i loro occhi si illumineranno dallo stupore!! Ammirateli sono espressioni da non perdere..

Grazie agli infiniti e curati dettagli di ogni casa e di ogni paesaggio rendono questi libri albi colorati e ricchi di espressive e dettagliate illustrazioni, vien quasi da pensare allo stile Wimmelbuch.
Forse anche per questo stile unico i bimbi adorano Topo postino e i suoi amici, perchè ci si perde nei dettagli, e si viaggia verso tane sconosciute, verso abitudini diverse, d’altronede ognuno di noi ha una casa diversa, no?!.

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I bambini, con la loro sana ed immensa curiosità scopriranno, viageranno e visiteranno insieme alla famiglia di Topo postino stimolando il loro desiderio di sapere, insomma Le case degli animali e Le Vacanze degli animali sono una sorta di libri gioco in cui rincorrere i dettagli e aguzzare la vista.

Non mi resta che auguravi un felice viaggio.. con la Fantasia!

Marianne Dubuc

 

Le case degli animali

Marianne Dubuc

Programmare per Ottenere

  • Data: 6 – 7 Febbraio 2010
  • Luogo: ROMA

Compralo su Macrolibrarsi

Dettagli

Seminario

Programmare per ottenere con Eleonora Brugger e Paul Kircher

Nel Seminario “Programmare per ottenere” potrai imparare:

  • qual è l’energia giusta per programmare;
  • come trovare il giusto obiettivo da programmare;
  • In che modo programmare per attirare tutto ciò che desideri;
  • quando è il momento ottimale per la programmazione;
  • in quale stato di coscienza programmare;
  • in che stato d’animo devi portarti per programmare

E’ ormai noto, essendo un argomento piuttosto in voga, che per ottenere ciò che si desidera è fondamentale l’immaginazione, la visualizzazione, la programmazione.
Ma su milioni di persone che ne sono consapevoli, solamente poche riescono a raggiungere i loro obiettivi e molte di queste rimangono spesso nel dubbio se attribuirne gli effetti alla loro programmazione o al fatto che avrebbero comunque ottenuto quanto desiderato. È chiaro, quindi, che queste persone hanno successo solo in determinati casi e che solamente poche di esse ottengono risultati duraturi.

Molti, giustamente, si domandano perché e in quali casi questo principio funzioni o meno.Altri immaginano possa essere una storia inventata da qualcuno che in fondo aveva già un certo successo e non si rendeva conto che per se stesso non era nemmeno necessario programmare qualcosa; oppure suppongono si tratti solamente di tecniche inventate per soddisfare il desiderio –  comune a molte persone in questo periodo – di portarsi sulla cresta dell’onda, di cercare attenzione, oppure di crearsi un opportunità per costruire un attività. 
Ma forse, invece, in tutto questo c’è realmente un qualcosa di vero e ciò che manca è solamente la conoscenza dei principi che ne stanno alla base.


Programma del Seminario

Spiegheremo:

•    i fondamenti del campo divino e come questo campo è collegato con noi;
•    il collegamento tra causa – programma – ed effetto;
•    come attraversare l’intero processo creativo della programmazione, dalla ricerca dell’obiettivo ottimale da programmare alla preparazione del campo morfico;
•    come evitare le ricadute nei vecchi automatismi e nelle credenze;
•    come continuare ad operare autonomamente con la tecnica

Supporti:

•    ti aiuteremo a percepire il campo che “da
•    e a scoprire ciò che ostacola il tuo fluire in ogni ambito della tua vita (“cosa non mi piace, che cosa non desidero”) per trasformare/ rimuoverne i blocchi.

Senza queste conoscenze la programmazione rimane spesso un atto puramente razionale. La programmazione mentale permette, infatti, risultati che si basano prevalentemente sull’energia della personalità – che tra l’altro non è inesauribile – perciò questo tipo di impostazione risulta piuttosto impegnativa. Mentre, invece, portandosi nel flusso e raggiungendo una consapevolezza dei principi di creazione universali si può attingere a campi morfici estremamente più potenti senza accusare alcuna perdita energetica.

E una volta terminato il Seminario?
Il Seminario “Programmare per Ottenere” è strutturato in modo tale da consentire una profonda comprensione dei principi fondamentali necessari per una buona programmazione. Ti seguiremo passo dopo passo nel portare a compimento i vari training, in modo che potrai poi applicarli giornalmente a casa tua.

Dove e quando

Il Seminario si terrà a Roma il 6 e 7 Febbraio 2010, con inizio alle ore 10.00 di Sabato e termine alle ore 12.00 della Domenica.

Clicca qui per partecipare al seminario di PADOVA

Stai bene, se ti vuoi bene

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La ricerca di un sano concetto di sé è fondamentale per avere rapporti equilibrati con se stessi e gli altri. E aiuta a orientare le proprie scelte verso soluzioni vantaggiose

Ma come definire l’autostima?

È prima di tutto la capacità di accettare i propri limiti, riconoscere le proprie qualità e relazionarsi con gli altri in modo autentico senza necessariamente sminuirli. La persona che si vuole bene sa esprimere bisogni, dubbi e certezze senza sentirsi umiliata nell’ammettere di aver bisogno degli altri. Nel confronto, chi ama se stesso sa esprimere il proprio dissenso senza ferire e senza denigrare. Non gioca con le persone e con se stesso. Mentre chi è colpito dalla «sindrome da palcoscenico» è imprigionato in un concetto di sé troppo alto e si preoccupa solo delle proprie ambizioni, dei sogni; risulta immune dal dolore, teme i sentimenti da cui forse si sente tradito per aver amato troppo o per essere stato travolto da passioni, forse durante l’infanzia.
Se l’eccesso di stima di sé è dannoso non lo è da meno la tendenza a sottovalutarsi, a esprimere un giudizio negativo sulla propria persona al punto da diventare vittima delle circostanze e dell’ambiente. La disistima porta a vivere un copione negativo, implacabile che spesso sfocia in atteggiamenti quasi patologici: la disistima porta l’individuo a provare quasi piacere nell’ascoltare i guai altrui che diventano ottimi alibi per giustificare il continuo sanguinare delle proprie ferite emotive.

L’autostima si può conquistare ma anche perdere. È decisivo il tipo di rapporto che instauriamo con gli altri. Secondo il professor Paul Watzlawick, dell’Istituto di ricerche mentali di Palo Alto (Usa), si possono ricevere tre risposte possibili circa la valutazione di sé: conferma, rifiuto e «disconferma». Proviamo a spiegarle.
La conferma del giudizio espresso su di sé è probabilmente il più grande fattore che garantisca lo sviluppo e la stabilità mentale. È stato dimostrato che la stabilità emotiva diminuisce nelle persone che comunicano solo con loro stesse.
Il rifiuto, invece, a volte doloroso, in un certo senso presuppone il riconoscimento del soggetto. Infatti, chi rifiuta non nega la realtà del giudizio che l’altro esprime su di sé. Anzi qualche volta certe forme di rifiuto possono essere costruttive, come per esempio il rifiuto dello psichiatra di accettare la definizione che il paziente dà di sé e della sua situazione.
Ciò che invece è totalmente squalificante è la risposta di «disconferma». Si tratta di una comunicazione realmente patologica. Infatti da un lato la risposta di rifiuto è dire all’altro: «Hai torto», dall’altro la «disconferma» sentenzia: «Tu non esisti».

Sopravvalutarsi

Recentemente, David Dunning, professore di psicologia all’Università Cornell (New York), ha illustrato alla stampa i risultati di un’indagine che mostra una generale tendenza a sopravvalutare la propria immagine e abilità. Per esempio, lo studio ha rivelato che il 98 per cento dei docenti universitari era convinto di svolgere il proprio lavoro con una competenza al di sopra della media. Lo stesso è avvenuto fra gli studenti, ognuno considerava se stesso più abile rispetto ai propri compagni. Un altro studio pubblicato dal “Journal of Applied Psychology” ha dimostrato che anche i dirigenti di azienda si ritenevano più capaci del direttore tipico.
Dunning sottolinea nel suo studio che i partecipanti meno competenti hanno mostrato una minore abilità a riconoscere la superiorità dei loro compagni e quando hanno confrontato le loro risposte non è diminuita la propria autostima, ma davano la colpa ai compilatori del test.
Insomma, la morale è semplice: non fidatevi troppo della vostra autovalutazione e cercate di avere un’opinione equilibrata di voi stessi.

Le regole d’oro

I dieci passi che possono cambiare la vita

1. Vivete nel momento presente
È  stato riscontrato che l’80 per cento dei pensieri quotidiani sono occupati da eventi passati o da speranze future, con grande spreco di energie.

2. Soffermatevi sui piccoli dettagli
L’ansia aumenta quando si segue un tipo di logica perverso che impone di correre, prevedere e provvedere. A volte è più utile fermarsi per contemplare anche piccoli dettagli del quotidiano: il giglio della campagna, il volo di un uccellino, lo sguardo limpido di un bimbo.

3. Agite in modo deliberato
Ogni giorno l’individuo riceve stimoli da situazioni esterne e dagli altri. Agire in modo deliberato significa riscoprire una profonda pace interiore che permette di lavorare senza ansia e con la certezza che la vita è ancora qualcosa di più che il semplice scorrere dell’esistenza.

4. Sviluppate la fiducia
L’atteggiamento fiducioso verso la vita protegge gli individui, ma soprattutto gli adolescenti, dal fare scelte errate, come la dipendenza da stupefacenti o da bevande alcoliche. Gli studenti che hanno una sana autostima hanno maggiori profitti a scuola.

5. Prendetevi delle pause
I ritmi imposti dalla società occidentale sono rapidi e veloci, periodicamente è utile prendere le distanze dalle proprie attività per ricaricarsi, prendersi qualche pausa e trovare nuovi stimoli per continuare la corsa.

6. Allontanatevi dalle dipendenze
La dipendenza spesso implica un atteggiamento di delega. L’alcolista delega alla bevanda la soluzione dei problemi. Ma anche la dipendenza dal pensiero degli altri è pericolosa. Prendersi invece piena responsabilità delle proprie azioni offre gioie più grandi.

7. Riscoprite il valore di un sorriso
Nella società del profitto, chi ama se stesso scopre il valore del dono. Si può donare un sorriso, una parola di incoraggiamento non per diventare dei professionisti delle «opere buone», ma per cogliere delle occasioni per diffondere azioni positive che danno speranza.

8. Sviluppate l’autocontrollo
Significa scegliere quello che è bene per il benessere globale personale e degli altri, scartando tutte quelle occasioni che, pur tentandoci, possono portarci a non rispettare le leggi naturali.

9. Amate senza condizioni
Non si ama l’altro perché l’altro è bello, ricco, intelligente, ma si ama. E basta. L’amore incondizionato è molto di più che una semplice emozione, è un principio che rende solidi e duraturi i rapporti.

10. Meditate
La vita possiede anche elementi misteriosi che trascendono l’individuo. L’occidente sta riscoprendo il senso della spiritualità come occasione di benessere; e l’esempio di Gesù di Nazaret che, nei vangeli, presenta un rapporto con Dio e gli altri originale e rivoluzionario.

di Giuseppe Marrazzo

fonte: http://www.maran-ata.it

Prezzo € 8,80
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Da uno psichiatra molto amato dal grande pubblico, un forte impulso a volere più bene a se stessi e una guida pratica per imparare a cambiare, per mettere in moto i mutamenti grandi e piccoli della vita privata e degli affetti, ma anche del lavoro e della vita pubblica. Con una serie di esempi concreti tratti dallo studio della personalità e dalla vita quotidiana, Pasini ci insegna a vincere il torpore della routine, a comprendere fino in fondo il nostro carattere e superare le resistenze inconsce al miglioramento della nostra vita.

Quanto è importante, nella vita di una persona, l’autostima? Moltissimo, perché alla fiducia in se stessi e nelle proprie capacità sono strettamente legati i progetti per il futuro, il successo, la serenità, l’amore. E chi non è sicuro di sé rischia di scivolare nella depressione o diventare preda della frustrazione, della rabbia e del rancore.

Con questo libro Willy Pasini ci aiuta a capire meglio che cosa è l’autostima: come nasce, innanzitutto, e da cosa viene influenzata; quali sono le persone (i genitori, gli amici, i primi amori) e le situazioni (a scuola, nello sport, sul lavoro) che possono rafforzarla o, al contrario, incrinarla. Ma anche da cosa dipende nella vita adulta: quanto “pesano” i fattori estemi (come i piccoli e grandi insuccessi) e quanto quelli interni (come la percezione del proprio corpo).

E, ancora, per quale motivo alcune persone mettono costantemente in atto forme di “autosabotaggio”, mentre altre, in condizioni analoghe, trovano la forza di far crescere la propria sicurezza. La risposta a questi interrogativi emerge dall’analisi di numerosi casi, storie diverse tra loro ma tutte accomunate dalla scarsa fiducia in se stessi dei protagonisti, un atteggiamento che può provocare “danni” talvolta assai gravi: nella vita di coppia, nei rapporti professionali, nelle relazioni sociali, ma anche nella percezione del senso della propria esistenza, nella capacità di immaginare il futuro e di “pensare positivo”.

Un’attenzione particolare è rivolta alle donne, spesso vittime della mancanza di fiducia nelle proprie risorse, e a come è cambiata e in che direziono si sta evolvendo l’identità femminile. A tutti, poi, uomini e donne, vengono fornite alcune indicazioni su come coltivare l’autostima e su come migliorarla (dalle strategie quotidiane alle terapie più adatte, fino ai gruppi di autoaiuto), e proposti due test per valutarne il livello.
Perché la fiducia e il rispetto di sé sono la base essenziale su cui costruire la propria felicità, e perché l’autostima, come un fiore, deve essere coltivata ogni giorno