Un Natale speciale

Un Natale speciale

Un Natale speciale

Per un natale vero da non dimenticare,
quest’anno nella mia casa farò addobbi un po’ speciali.

Su la porta d’ingresso ci metterò l’ottimismo
e tutte le finestre circonderò d’allegria.
Sul mio grande albero, al posto delle luci
ci appenderò speranze e piccole coccarde di serenità.

Poi anche la cena sarà particolare,
come primo piatto porterò la pace.
Mentre da bere, invece porterò a tutti,
bicchieri colorati e colmi di sorrisi.
Per concludere la serata, non può mancare il dolce,
naturalmente poi, brinderemo tutti,
con coppe di armonia e di solidarietà.

Da non dimenticare, una candela accesa,
che tutti noi in casa dovremmo sempre avere;
per far sì che la sua fiammella, si accenda lentamente,
ardendo i nostri cuori, arricchendoli d’amore.

Per me Natale è questo:
Render grazie,
vivere serenamente,
sorridere alla vita.

Agenda del Pensiero Positivo 2014
Autori Vari
Con le citazioni più significative e illuminantidei maestri
e degli ispiratori del pensiero positivo:
Echkart Tolle, Louise L. Hay, Deepak Chopra, Norman Vincent Peale

Idee, suggerimenti, spunti di riflessione

per affrontare ogni giorno dell’anno

con inossidabile ottimismo e rinnovato entusiasmo.

Qualsiasi cosa desideriate fare in questa vita può essere fatto,
e potete realizzare qualsiasi cosa vogliate
purché abbiate abbastanza amore nel vostro cuore
.
Deepak Chopra

Idee, suggerimenti, spunti di riflessione per affrontare ogni giorno dell’anno con inossidabile ottimismo e rinnovato entusiasmo.

I più noti ed apprezzati autori del pensiero positivo – da Louise L. Hay a Norman Vincent Peale, daVera Peiffer a Deepak Chopra – ci accompagnano giorno per giorno e, con le loro parole persuasive e rasserenanti, ci aiutano a raccogliere e a vincere le sfide quotidiane con cui il 2010 ci metterà alla prova.

In questa agenda troveremo, distillata in citazioni folgoranti e pregne di significato, una filosofia di vita che abbraccia ogni campo del vivere quotidiano e può guidare le nostre scelte nell’amore e nella malattia, nel rapporto con noi stessi e con i familiari, nel lavoro e nelle relazioni sociali.

Fai pace con te stesso

Fai pace con te stesso

Fai pace con te stesso

In ciascuno di noi c’è una piccola bambina o un piccolo bambino che soffre.
Da piccoli, tutti abbiamo trascorso momenti difficili e molti hanno subito traumi.

“Spesso cerchiamo di dimenticare i periodi dolorosi per proteggerci e difenderci da future sofferenze.
Ogni volta che entriamo in contatto con l’esperienza della sofferenza, crediamo di non poterla sopportare e ricacciamo sentimenti e ricordi giù, in fondo al nostro inconscio.
Forse non ci curiamo da diversi decenni di quel bambino dentro di noi.
Ma il fatto che lo abbiamo ignorato non significa che non sia comunque lì.[..]
Il bambino ferito chiede cura e amore, e noi invece ci comportiamo in modo opposto.
Anche se abbiamo tempo, non torniamo a prenderci cura di noi stessi, ma cerchiamo di tenerci costantemente occupati.[..]

La bambina e il bambino feriti sono presenti in ogni cellula del nostro corpo, non c’è cellula che non li contenga.
Non è necessario andarli a cercare lontano nel nostro passato;
è sufficiente che guardiamo in profondità e possiamo entrare in contatto con lei o con lui.
La sofferenza di quel bambino o di quella bambina ferita abita in noi proprio ora, nel momento presente.[..]
Ma proprio come in ogni cellula del nostro corpo è presente la sofferenza, così sono presenti anche i semi della comprensione risvegliata e della felicità..

C’è una lampada in noi…il respiro, i passi, il sorriso gioioso sono l’olio con cui accendiamo la lampada della presenza mentale:
la luce si diffonde e l’oscurità si dissolve e cessa.
Questa è la pratica che dovremmo imparare.

di  Thich Nhat Hanh da  Fare Pace con Se Stessi

Fare Pace con Se Stessi
Guarire le ferite e il dolore dell’infanzia,
trasformandoli in forza e consapevolezza

Voto medio su 1 recensioni: Da non perdere

Un nuovo libro con gli insegnamenti del maestro Thich Nhat Hanh

per comprendere come guarire le ferite e il dolore dell’infanzia,

trasformandoli in forza e consapevolezza.

Questo libro insegna a fare pace con noi stessi. A dialogare con il bambino interiore per affrontare la vita adulta con più serenità e consapevolezza. Pagina dopo pagina, Thich Nhat Hanh, senza negare le difficoltà e il rischio di eccessive semplificazioni, ci guida lungo quel percorso indispensabile per riconoscere i traumi e i dolori dell’infanzia. Si tratta di pratiche concrete e accessibili a tutti, grazie alle quali diventa più facile accettare e poi trasformare la rabbia, la tristezza e la paura che ci impediscono di vivere pienamente da adulti.

Con gentilezza e poesia siamo sollecitati a guardare dentro di noi per scoprire come i nostri conflitti interiori siano all’origine di tensioni con noi stessi e con gli altri. E questa scoperta ci aiuta a comprendere il passato e a vivere in pace nel qui e ora, migliorando il nostro quotidiano e la qualità delle nostre relazioni.

Dalla Paura all’Amore con Cuore

dalla Paura all-Amore-Cuore

«La mente sbriciola il mondo in milioni di pezzi.
Il cuore li rimette insieme.»

Mayana

Oggi, con molta emozione, ti presento Mayana. La trovo una splendida donna che con la sua esperienza, e nei sui corsi nel mondo, ci invita a prendere più consapevolezza della voce del nostro cuore e delle nuove ed immense opportunità che ne derivano, se lo ascoltiamo.
La sua formazione è nata prima di tutto dal grande interesse di trovare delle risposte a quelle importanti domande che l’esistenza ci pone di fronte, ed è così che con corsi di formazione per la crescita personale e della consapevolezza, pian piano è arrivata alla sorgente, al maestro assoluto: il Cuore.
Ed ora possiamo iniziare con lei un cambiamento, dalla Paura all’Amore per un bellissimo percorso di Crescita Personale.

A tutti è capitato almeno una volta, o anche per un lungo periodo, di sentirsi a pezzi per il peso di troppe ansie, paure, e pensieri. In quei momenti, in quei giorni, la paura ci fa chiudere gli occhi e ci fa dimenticare la forza dentro di noi, la forza che nasce dal nostro cuore.
Ecco che con Cuore, il nuovissimo libro di Mayana, ci sarà insegnato come recuperare le emozioni, la forza e l’intuito, attraverso un metodo di indagine, capace di farci raggiungere nuovamente la consapevolezza.

E’ un percorso che ci conduce nel nostro essere più profondo, per capire al meglio quale sia la giusta direzione da impostare per la nostra vita.
E’ un percorso per vedere con occhi diversi, e per vedere da nuove prospettive tutto ciò che ti succede.
E’ un percorso che ci permette di riscoprire tutte le grandi opportunità che abbiamo vicino a noi.
E’ un libro che ci permette di ritrovare la lucidità per vedere il bello che c’è attorno a noi e nuova energia per iniziare una nuova strada.

Sarà per te, una rivoluzione del cuoredalla paura all’amore della vita..un splendido viaggio di crescita interiore! Apprenderai che il tuo Cuore sente, conosce, sa, pensa, vede e ricorda, e sopratutto è molto saggio..per questo è fedele a te..ma tu quanto sei fedele al tuo Cuore?

Ora tocca a te! Permettiti di prendere consapevolezza con la voce del tuo cuore, scopri la grande forza che ottieni “aprendo il tuo cuore” e come funziona l’immenso potere dell’amore.. le risposte di cui hai bisogno sono dentro di te, esplora con il Cuore, i sentimenti più proondi e ritrova così la verità e la saggezza.

“Credo che ci sia fin troppa “MENTE” nel mondo ma non ancora abbastanza “CUORE”, almeno non quanto ce ne starebbe. Il Cuore unisce laddove la Mente spesso ci separa da noi stessi e gli uni dagli altri.”

Cuore - Libro
Dalla Paura all’Amore: un Percorso di Crescita Interiore

La Felicità è liberarsi dal passato

Con il termine “passato” ci si riferisce a ciò che è trascorso nel tempo, anteriore al tempo attuale. Ma anche a ciò che ha superato un certo limite, che è andato a male o che ha superato la fase della maturità.

Le pesanti eredità del passato

La maggior parte dei nostri disagi è originata da un’insana relazione con il passato. Per la maggior parte di noi, infatti, il passato è inteso come la sostanza dell’ essere, come se ogni uomo fosse soprattutto il risultato della sua esperienza. Questa premessa conferisce al passato un potere supremo: esso infatti condiziona il presente dando origine a situazioni ed emozioni che ci allontanano dalla felicità. Vediamole qui di seguito elencate.

–         Il confronto con ciò che siamo stati: il ricordo spesso edulcora il passato, facendoci sentire perdenti rispetto a qualità che un tempo ci riconoscevamo e ora non ritroviamo più in noi.

–         La paura di sbagliare: vivere l’esperienza di oggi alla luce di quella di ieri fa aumentare il timore di commettere gli stessi errori e ci induce a ritrovare somiglianze con il passato che distolgono dalla novità di ciò che ci sta accadendo ora.

–         Il desiderio di rivalsa o di riscatto: trattare le opportunità presenti come occasioni per pareggiare i conti con le sconfitte subite in passato, porta a vivere “per reazione”, innescando una catena di automatismi che ci vincolano a filo doppio alle vecchie sofferenze.

–         I sensi di colpa: sono tra gli effetti collaterali più negativi dell’incapacità di chiudere con il passato, capaci di inquinare con la loro presenza ingombrante il benessere di oggi. – Il rimpianto: la sensazione di aver perduto occasioni importanti ci fa dimenticare che, in quel momento, non avevamo la consapevolezza necessaria per coglierne il valore, e ci porta a svalutare il presente.

–         La nostalgia: la distanza ci fa enfatizzare ciò che non c’è più e ci fa dimenticare che persino le nostre “radici” sono un’abitudine mentale; per ritrovarle non è necessario ricreare l’atmosfera del “come eravamo”, ma ci basta farle rivivere dentro di noi adesso.

–         I bilanci: altra cattiva tentazione cui il passato ci induce, nel tentativo di fare chiarezza nel “dare” e “avere” della nostra esistenza. Sperimentiamo, nell’effetto depressivo che creano, che la contabilità si addice non alla vita, ma alle cose morte.

–         I propositi: sono i figli naturali dei bilanci e sono mortiferi e inutili, i primi quanto i secondi. Sappiamo già, mentre ce li ripetiamo, che non riusciremo a esaudirli e questo ci carica di senso di inadeguatezza e di sconfitta.

–         I tentativi di recupero: le diserzioni da ruoli, responsabilità, anche svaghi che non abbiamo adempiuto fino in fondo in passato, ci spingono oggi a riempire quei vuoti con azioni compensative. Ma il tempo del recupero non esiste, e ogni esperienza vissuta fuori-tempo non è mai foriera di benessere.

–         Il rimorso: è lo strascico più bruciante del senso di colpa, che rimorde dentro eternizzando il dolore di chi non riesce o non vuole perdonarsi.

II passato è… la mente

Lasciarsi invadere dal passato, non solo da quello che è suc­cesso davvero, ma da tutti i modi in cui vorremmo correg­gerlo, è l’atteggiamento che ci predispone al malessere, alla depressione, alla rassegnazione.

Perché il pedaggio altissimo che il passato ci chiede è di vi­vere in un tempo che, di fatto, non esiste più, se non nelle proiezioni della nostra mente che ci tiranneggia distraen­doci dal presente, l’unico tempo reale.

Il passato, felice o infelice che sia, è infatti sempre fonte di malessere: se felice ci manca; se infelice, ci frustra. Questo accade perché, mentre il presente è il luogo delle emozioni, che si bruciano e si rinnovano istante per istante, senza intaccare il nucleo profondo, il passato è il regno dei pensieri, che invece si incrostano, si cristallizzano, si invi­schiano al nostro essere, fino a farci credere di esserne la so­stanza integrante.

In tal senso il passato è la mente. Più siamo legati al passato, più siamo schiavizzati dai circoli viziosi della mente.

La felicità è liberarsi dal passato

La nostra memoria è oppressa dal senso del passato. L’at­taccamento ai ricordi, a un oggetto, a una foto, a un’espe­rienza, testimonia l’aggrapparsi a ciò che è stato per evita­re di guardare da vicino la solitudine o il vuoto di senso di un’esistenza in cui non ci riconosciamo.

Frasi come: «Ascolta la voce dell’esperienza» o «Fidati di chi è più vecchio di te», poggiano sul presupposto erro­neo che la consapevolezza sia la facoltà che si accumula semplicemente vivendo giorno dopo giorno, e non, come invece accade, grazie a una particolare illuminazione o stando all’erta, in uno stato di vigilanza ininterrotta su ciò che è. Vivere il presente significa veder scomparire il tempo inteso come ostacolo: non appena si toglie di

mezzo, non ci sentiamo più schiacciati dall’onere del pas­sato e dai suoi conti sospesi.

Quello che è decisivo è la nostra presenza nelle cose: il passato che incombe è in tal senso il segnale più evidente della nostra assenza. Solo quando siamo totalmente con­segnati all’istante comprendiamo che il mondo si sta creando adesso, e noi con lui.

(tratto da “Dizionario della felicità” – Riza – Raffaele Morelli)

La Felicità è Qui
Domande e risposte sulla vita, l’amore, l’eternità

Pietre – Un Viaggio Magico

Pietre - Un Viaggio Magico

Se le pietre ti attraggono, sicuramente ne avrai già raccolta qualcuna, magari senza sapere bene il perchè. In gergo si dice che le pietre ‘ci chiamano’, ovvero esercitano su di noi un’attrazione particolare, frutto della risonanza energetica che abbiamo con loro.

Se non hai mai avuto la possibilità di trovare un sasso che ‘ti chiama’, puoi sempre entrare in un bel negozio di cristalli, e cercarne uno che ti piaccia davvero tanto.

Il metodo migliore è di non fermarsi all’apparenza, ovvero prima di valutare la purezza, la perfezione, il valore commerciale, ecc., forse vale la pena di lasciarsi andare semplicemente alla ricerca di una… anima gemella, ovvero di un minerale che ti ispiri veramente simpatia. Questo è il cristallo giusto!

Tuttavia alcune indicazioni ‘tecniche’ possono sicuramente esserti utili, soprattutto se sei un neofita che si avvicina per la prima volta al mondo delle pietre. Eccone alcune.

Una cosa importante è scegliere cristalli che non siano stati colorati artificialmente, quindi escludi quelli che presentano colori ‘finti’ o ‘psichedelici’: fuxia acceso, verde brillante compatto, blu elettrico, giallo limone come un neon…..Esistono alcuni cristalli dai colori particolarmente accesi, ma si distinguono per la loro aria naturale, le inclusioni (ovvero le tracce di altri minerali), ecc.  Quindi, a meno che tu non abbia un rivenditore di fiducia abbastanza esperto, puoi basarti su questo principio generico. Soprattutto, ricordati che le punte di quarzo trasparente ( cristallo di rocca, detto anche quarzo jalino), possono solo essere bianche o scure (varie gradazioni dal giallo miele al marrone,  trasparenti), tutto il resto dei colori appariscenti (rosa, giallo chiaro, blu, ecc.) è artificiale.

Alcuni prediligono i cristalli ‘grezzi’, cioè naturali, non lavorati né minimamente levigati, ma anche quelli ‘burattati’, ovvero di forma tondeggiante liscia, possono esserti utili per i tuoi primi esperimenti.

Quindi non dimenticare: è importante sceglierli in base al loro richiamo, cioè acquista quelli da cui senti provenire una sorta di attrazione, così saprai di avere trovato dei cristalli che presentano una buona sintonia con te, e che potranno esserti utili  negli esercizi. Se li hai scelti, è perchè la tua energia li ha desiderati. Fidati dell’istinto (intuizione)!

Una volta a casa, dovrai dedicarti alla ‘preparazione’ del cristallo.

E’ importante ricordare che dopo ogni uso ( e prima del suo primo utilizzo), deve essere purificato e ricaricato, poiché assorbe le energie di bassa vibrazione con grande facilità, ed è meglio se quando deve lavorare si presenta in una situazione di massimo equilibrio.

Per pulire il cristallo puoi scegliere molti metodi, i più semplici sono:

Immergerlo per qualche ora in una ciotola d’acqua cui avrai aggiunto una manciata di sale marino integrale, oppure immergerlo per un paio d’ore in una ciotola d’acqua cui aggiungerai 3-4 gocce di ‘Amuchina’, oppure immergerlo per un paio d’ore in una ciotola d’acqua cui aggiungerai 2 gocce di Rescue Remedy (Fiore di Bach).

Al termine del trattamento il cristallo sarà pronto per iniziare un esercizio.

LE ENERGIE ‘A BASSA VIBRAZIONE’ , E IL CRISTALLO COME ‘ACCORDATORE DI STRUMENTI’.

Ormai anche la scienza ufficiale afferma che gli esseri viventi trascorrono la loro esistenza immersi un un oceano di frequenze e vibrazioni, di cui sono parte. Ogni elemento dell’Universo, dunque, è collegato a tutti gli altri.
Ogni intenzione, pensiero, convinzione subconscia, crea un campo di forza che modifica la struttura e l’interazione delle frequenze e delle particelle che compongono la realtà. Non sempre, tuttavia, elaboriamo pensieri luminosi, intenzioni positive, ecc. , anzi, a volte siamo preda di emozioni conflittuali, risentimenti, delusioni, nervosismi, stress, ecc. : In questi casi le onde che emettiamo sono tutt’altro che armoniose.
Inoltre ci capita di attraversare momenti di blocco energetico od emozionale, disarmonia, carenza energetica…. ebbene, tutte le energie che vibrano con poco ‘equilibrio’ sono energie a bassa frequenza, che non ci fanno bene, ma anzi se vengono prolungate troppo nel tempo possono produrre dei seri danni ai nostri campi sottili (meridiani, chakra, aura, …..), e sfociare a volte in un segnale fisico, che chiamiamo ‘sintomo’.

In questo caso, il cristallo funziona come un accordatore di strumenti. L’accordatore svolge un lavoro molto delicatoche richiede concentrazione, attenzione, silenzio interiore. Si trova di fronte uno strumento ‘scordato’ (pensiamo ad un pianoforte o ad una chitarra, quando sono da accordare producono suoni sgraziati!), ma poco alla volta, nota dopo nota, provvede a riportare tutti i suoni alla loro giusta frequenza.

Questo è in breve il lavoro che svolge un cristallo sui nostri diversi livelli di energia. Naturalmente è un lavoro graduale e lungo, ma sempre efficace.

Tuttavia qui, proprio perchè stiamo parlando di ‘livelli di energia’, il meccanismo è un po’ diverso, poiché il cristallo, per riportare l’energia al giusto livello, deve operare uno scambio vibrazionale: cioè, per riarmonizzare le nostre ‘corde stonate’ deve cedere le proprie frequenze armoniose al punto disequilibrato, ma nel passaggio ne assorbe quelle disarmoniche. Questa è una spiegazione un po’ semplificata, ma rende l’idea.

Ecco perchè, dopo l’uso, dobbiamo provvedere alla purificazione e ricarica del cristallo, in modo da consentirgli di essere nuovamente a ‘pieno carico’ la volta successiva!

I CRISTALLI CI CAMBIANO, E CAMBIANO CON NOI.

Non si rimane mai gli stessi dopo aver lavorato con l’energia dei cristalli. La loro azione è talmente sottile e mirata, da produrre sempre dei cambiamenti.

A volte non ce ne accorgiamo, ma modifichiamo i nostri comportamenti, trasformiamo le nostre opinioni, andiamo alla ricerca di cose nuove…. iniziare a lavorare con le pietre   ci cambia per sempre.

Anche i cristalli cambiano a forza di lavorare: spesso capita di notare nuove ombreggiature o spaccature, piccole sporgenze o altri lievi cambiamenti di aspetto, e non si tratta di cosa rara, ma bensì molto frequente.  In qualche modo il minerale continua la sua crescita, sottoponendosi ad onde di energia diverse. Quindi, ci si modifica e trasforma a vicenda, per questo ho sempre molto rispetto per le pietre con cui lavoro: loro mi danno molto, e non voglio essere da meno. A volte succederà anche che un minerale ‘muoia’, ovvero che si rovini irrimediabilmente dopo aver lavorato su un problema energetico; in questo caso non buttatelo nell’immondizia, ma seppellitelo in giardino o gettatelo in un torrente (o nel mare, al largo di una zona non tanto turistica, dove i fondali sono ancora accettabili). Questo sarà il modo per restituirlo alla Terra che lo ha generato, e per ringraziarlo di non aver risparmiato sull’energia che ci occorreva.

I cristalli e i ‘sassi’ in generale possono anche aiutarci a lavorare sulle nostre credenze (convinzioni subconscie) limitanti: ponendo una ferma intenzione di risolvere le nostre disarmonie, ed adoperandoci per raggiungere questa trasformazione, le pietre ci saranno di aiuto nel trovare il modo per riequilibrare la situazione.

Attenzione, però: i cristalli hanno una capacità molto forte di focalizzare le nostre intenzioni profonde, quindi con loro non serve indossare maschere: quello che siamo verrà amplificato e portato alla luce, a dispetto di ogni tentativo di reprimere i comportamenti. Quindi, è consigliabile cercare il più possibile di essere se stessi, o verremo sicuramente smascherati!

Cuore di Quarzo Rosa "Love Heart" - Pietra da Coccolare
In confezione regalo con biglietto
Il quarzo rosa ha la proprietà di dare calma e decisione; rafforza l’armonia e l’elasticità favorendo la capacità di identificazione con gli altri.
Cristallo di Rocca - Pietra da Coccolare
Caratteristiche della pietra: Aiuta a avvicinarsi alle situazioni con maggior chiarezza e a comprendere meglio il prossimo.
Lapislazzulo - Pietra da Coccolare
In confezione regalo con biglietto

La pietra da coccolare è una pietra da portare con sè per attraversare tutti i guai e tutte le gioie della giornata. Caratteristiche della pietra: La “pietra dell’amicizia”, per saggezza e onestà, aiuta a essere se stessi.

Giada Cinese - Pietra da Coccolare
In confezione regalo con biglietto
Caratteristica della pietra: Per ridurre gli sbalzi d’umore e per a trovare soluzioni amichevoli nei conflitti con gli altri. Confezione regalo.
Diaspro Rosso - Pietra da Coccolare
In confezione regalo con biglietto
Caratteristica della pietra: Aiuta a perseguire i propri scopi, stimolando l’indole tenace e rafforzando il dinamismo.

Per Regalarti una Buona Giornata

7 mosse per regalarvi una buona giornata

1
La regola che dovete avere ben chiara in mente è che nessuno è felice o infelice in eterno, a meno che non lo voglia. L’infelice cronico ha bisogno dell’aiuto di uno psicologo, è chiaro, l’infelice temporaneo, ovvero colui che è appena incappato in una disavventura, lavanda dovrebbe rammentare che un momento di sconforto, anche un bel pianto liberatorio, sono perfettamente normali e possono essere costruttivi se durano poco e sono seguiti da nuovi progetti, da nuovi interessi.

2
Felicità o serenità non dovrebbero mai essere legati al successo di questa o quella iniziativa, alla conquista di quel bel tipo o di quella fascinosa figliola. Felicità o serenità, dovrebbero essere uno stato d’animo personale, una costante fissa perché si sta bene con se stessi, perché ci si vuole bene, perché ci si apprezza. E rammentate che se non vi volete bene in prima persona, neppure gli altri ve ne vorranno.

3
Un buon risveglio ha inizio da un dolce addormentarsi. La sera, prima di addormentarvi e anche se vi sembra di affogare in un mare di guai e di preoccupazioni, nel dormiveglia ripetetevi con calma, magari seguendo un ritmo musicale pacato che “ogni cosa andrà subito di bene in meglio, tutto va di bene in meglio“. Ripetetevi la frase usando le stesse parole e… lasciatevi prendere dal sonno. Al mattino, nel dormiveglia, ripetete la frase cercando di essere con­vinti di quello che dite.

4
Se appena svegli vi sentite afferrare dall’angoscia pensando a tutto ciò che vi aspetta, evitate di lasciarvi andare al panico e alla depressione pensando che tanto tutto è inutile, che non ce la farete. Cedendo a questi pensieri, vi regalerete un giorno no. Voi, per essere costruttivi, dovrete dirvi che sì, vi aspetta un giorno faticoso, ma che vi organizzerete e che farete del vostro meglio, il vostro massimo e che, dopotutto, è possibile che qualche compito possa essere rimandato, o più piacevole del previsto, o che il giorno potrebbe regalarvi un momento particolare, qualcosa di stimolante, che vi suona la carica.

5
Per esorcizzare i momenti no, per farvi coraggio se dovete affrontare un momento difficile come un esame, tenete sempre con voi un talismano personale. Per carità, niente di confezionato da “esperti” . Basta qualcosa che indossavate in un momento piacevole o quando avete ottenuto un grosso risultato più o meno insperato. Può essere un oggetto, un capo di abbigliamento, un colore, un sassolino, una conchiglia, un’immagine sacra se siete credenti… insomma, sceglietelo e portate con voi il “vostro” portafortuna.

6
Non dimenticate i benefici effetti della musica. Se avete un cd che vi piace così com’è, portatela con voi e ascoltatela tutte le volte che ne avvertite la necessità. Se preferite, potete costruirvi su misura un nastro registrando tutte le musiche che vi rilassano e che vi rasserenano. Personalmente ho preparato più nastri, ovvero quello che mi calma, quello che mi dà la carica, quello che mi aiuta a sopportare lunghe ore di scrivania o computer.

7
Rammentate i benefici effetti della respirazione. Durante l’inspirazione, che deve essere pacata e non troppo prolungata, pensate di immettere energia, forza, chiarezza. Durante l’espirazione, che deve essere lenta e prolungata (immaginate di spegnere lentamente una lunga serie di candele) pensate di soffiare fuori e lontano da voi l’irritazione, il malumore, l’ansia, la fatica, anche la paura.


L’infinito potere che è in te

Compralo su Macrolibrarsi

Qual è lo scopo della vita? Ottenere da essa il maggior grado di perfezione,

imparare a vivere in modo che ogni domani sia atteso con la certezzza

che sarà ancora più pieno di gioia del giorno che stiamo vivendo.

Lo spirito ha doni immensi e la natura attorno a noi, piante, animali e pietre comprese, sono la materializzazione della grandezza della Mente Infinita. Noi tutti siamo parte di questi doni. Anzi, siamo un dono noi stessi!

La consapevolezza di questa unione è il primo gradino che è necessario compiere per utilizzare correttamente e consciamente le potenzialità che ci sono offerte. Infatti possiamo attingere a questo potere che ci circonda e che permea il nostro stesso essere per innalzare il nostro spirito e raggiungere la piena realizzazione.

Imparare ad utilizzare i doni dello Spirito permette di scoprire il mistero che conduce alla salute perfetta, alla felicità più pura, alla ricchezza interiore ed esteriore. Prentice Mulford ci aiuta a cambiare ciò che abbiamo sempre pensato di noi e contemporaneamente cambiare la nostra vita.

Nulla è impossibile per lo spirito e questo libro ci fornisce gli strumenti per riconoscere i doni e farne uso quotidianamente.

Il perdono è la chiave della felicità

Imparare a dire “Scusa, ho sbagliato” è una delle cose più difficili da fare.
Capita nei rapporti familiari, nelle relazioni di lavoro, in ogni ambiente in cui ci siano individui.

Credo conosca anche tu persone che hanno incrinato i rapporti con altri per non aver saputo chiedere “scusa” dopo un litigio o dopo una discussione un pò accesa.
Ho visto dei rapporti veramente disintegrarsi per non aver saputo cedere all’orgoglio di continuare a dire : “ho ragione io”.
Pensa: riuscire a dire “Ho sbagliato e ti chiedo scusa”.

Semplice vero, e invece no, non lo è…

Purtroppo non si riesce a fare un passo indietro, a recitare dentro di sè una sorta di mea culpa.
Eppure se ci stacchiamo momentaneamente da quella posizione e cerchiamo di vederla con animo distaccato, senza partecipazione, sembrerebbe così facile farlo. Pensa ai vantaggi che ne ricaveremmo, a tutti i livelli.
Prima di tutto il rapporto con l’altra persona magicamente si rinsalderebbe; in secondo luogo il rapporto con te stesso migliorerebbe immediatamente, lasciandoti in una sorta di pace interiore.
Questo aspetto si lega a un altro, che è quello del perdono.

Il perdono vuol dire dimenticare, lasciar andare, proseguire. Ci si libera così dalle energie negative e ci si rende conto, per quanto sia a volte complicato pensarlo e anche capirlo, che nessuno può farci del male senza il nostro consenso.
Non fraintendermi. Voglio solo dire che è la “risposta” che diamo ( cioè la reazione allo stimolo esterno) che determina poi i nostri atteggiamenti e la nostra vita.
E’ meglio allora concentrarci sui nostri errori piuttosto che su quelli degli altri. “Chi è senza peccato scagli la prima pietra” oppure ancor di più “Non ti dico di perdonare sette volte il tuo nemico, bensì settanta volte sette”, per dire cioè perdona all’infinito…

Il perdono è la chiave della felicità

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Ricomincia da Te è un vero e proprio seminario creato per il lettore e che lo aiuterà gradualmente ad abbandonare le resistenze a lasciare andare quello che nel passato ha portato risultati negativi.
Il perdono porta alla comprensione che il passato è concluso per sempre, e restituisce intatte le proprie possibilità di affermazione. Le cause del conflitto spesso si trovano dentro di noi, nel nostro cuore, risolverle ci permette di affrontare il presente e il futuro con energie del tutto nuove.
Perdonare con responsabilità ci restituisce pienamente il nostro potere.

È proprio questo il momento per lasciare andare tutto quello che non ha funzionato nella tua vita.
E ricominciare da subito.
Q
uello che afferma il perdono è che il passato è passato.
(Con molti esercizi all’interno)

“NON PUO ESSERCI FORMA DI SOFFERENZA
CHE NON NASCONDA UN PENSIERO DI NON PERDONO.
NÉ PUÒ ESSERCI FORMA DI DOLORE
CHE IL PERDONO NON POSSA GUARIRE”
(Un Corso in Miracoli)

Se leggendo Innamorati di Te e Imparare ad Amare Se Stessi Si Può, non ti sei autorizzato ancora ad accedere alla fonte al massimo potenzialedelle tue attitudini, forse dopo aver letto Ricomincia da Te (Il Perdono è la Chiave della Felicità) e aver integrato l’importanza assoluta del tema del Perdono, sarai pronto ad aprire davvero la tua vita al tuo prossimo futuro felice…

Le tue paure vengono dal passato perché è lì che abitano, perché ti ostini a volerle ospitare così spesso? Non sei costretto a sentire obblighi o doveri di cortesia verso di loro. Rimandale indietro da dove sono venute con un bel messaggio per il mittente: «Niente ho più a che vedere con voi, che siete solo le mie paure del passato».

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Prendi le redini della tua vita

redini_vita

Ognuno porta in sé il seme di ciò che può diventare. Crescendo, spesso, finiamo col dimenticare chi siamo, di cosa siamo capaci e “ci peridiamo per strada”. Ma ritrovarci e realizzare il nostro progetto di vita è possibile.

Il “piccolo” dell’uomo nasce e da subito dimostra il suo temperamento giacché nei primi mesi di vita e anche nei primi anni, il suo contatto con il Sé è stretto e fluido ed egli manifesta peculiarità, attitudini, qualità, vocazioni le quali – se si prestasse loro la dovuta attenzione e il rispetto- sarebbero i sicuri segnali del suo progetto di vita.

Poi, come in tutte le favole, qualcosa succede e sulla strada del piccolo eroe compaiono gli ostacoli; quando è fortunato non si tratta di grandi violenze, ma di piccole continue interferenze col suo naturale funzionamento. Si sa, il bambino deve essere educato, i genitori da subito si sentono investiti dal sacro compito. Ciò che nessuno ha insegnato loro è che non dovrebbero assolutizzare niente e far notare al bambino che quanto gli comunicano è ciò che nella loro famiglia si trasmette di generazione in generazione, ma che in altre famiglie si fa in un altro modo e offrire esempi di un modo diverso di vivere e al bambino fare intravedere la possibilità di cambiare – quando sarà abbastanza grande da poterlo fare- ciò che riterrà opportuno senza incorrere nella disapprovazione di coloro che ama.

E invece a poco a poco i “no”, le ingiunzioni”, i “devi” lo allontanano dalla sua vera natura e lo disorientano, sì proprio così perché il Sé è essenzialmente orientamento, agisce come un radar che sa quali onde catturare per cui quando il piccolo viene allontanato dalla sua essenza, invece di andare nel mondo tranquillo e sicuro, annaspa, incespica di continuo, avanza tentoni come chi è afflitto da un handicap. E in molti casi il mondo diventa nemico e nascono paure di ogni tipo.

Quel bambino cresce conformandosi o ribellandosi ma non seguendo se stesso; a un certo punto però, diventato adulto, entra in crisi, l’anima bussa, chiede il conto.

Questo ipotetico cammino ci riguarda un po’ tutti, molti di noi in un certo momento della vita sentiranno un’intensa insoddisfazione e inizieranno quell’opera di riorientamento che impegnerà gran parte delle nostre forze e ci porterà a ritornare in noi stessi stesso e a ridefinirci. Guadagneremo un modo di stare nel mondo più consono alla nostra natura e di conseguenza serenità e gioia.

Da dove cominciare?

1. Tagliare i codici che hanno informato la nostra vita, ovviamente se l’hanno resa poco godibile. E’ disimparare, è disfarsi di cattive abitudini, dei maestri, è partire da sé, per passare da un’etica impersonale appresa a un’etica personale del volere e della responsabilità, per scoprire il mondo dei propri valori individuandoli a partire dai propri bisogni, desideri e ideali. Questa è la strada per individuarsi, differenziarsi, vivere.
Partire da sé è lottare per affermare le proprie posizioni perché tra i nostri” vicini” ci sarà sempre qualcuno che tenterà di depistarci, manipolarci in nome magari dell’amore o per fini egoistici. In tutti i miti l’eroe afferma se stesso lottando, superando numerosi ostacoli sul suo cammino; la via dell’eroe è la metafora di ogni vita che è forte e vuole risposte forti da ogni uomo e da ogni donna.

2. Taglio ma anche piega: nel lavoro di riordino della nostra personalità è basilare il “ritorno a Casa” ovvero piegarsi verso se stessi e,quasi atto medico, aver cura di sé, capire la forma che si desidera darsi, la forma che dirà dei nostri più intimi e personali desideri.

3. Interrogare continuamente l’esperienza. Importanti le domande empiriche che sapremo rivolgerci. Ogni volta che un evento parla il linguaggio del disagio, provare ad estrarre dalla situazione il sentimento particolare che si è provato invidia, gelosia, vergogna e chiedersi: Quando e perché lo incontro, chi o che cosa mi evoca un tal sentimento? Che ha a che fare con la mia vita?
Quando un evento parla il linguaggio del benessere si fa la stessa cosa in modo da rendere ripetibile a volontà, e non casualmente, l’esperienza.
Per le cose che avvengono per caso chiedersi: Ma quante cose avevo prima lasciato accadere?
Per le cose che facciamo deliberatamente senza però ottenere gli effetti desiderati: Mi sono interrogato sulle mie motivazioni e l’intenzione qual era?

4. Coltivare le figure del cuore ovvero i valori personali di cui si diceva sopra e poi quelle configurazioni fatte di pensieri, sentimenti che sono il distillato, il portato di esperienze benefiche e ancora: nello spazio della nostra interiorità ci sono varie immagini di noi,alcune sono purtroppo costrittive e ostacolanti il nostro sviluppo, altre ci regalano invece un senso di espansione e libertà, fare di quest’ultime figure del cuore, e cioè richiamarle spesso alla coscienza, arricchirle,farne tesoro.
Tanto altro ancora si può fare, l’importante è non dimenticare che l’identità è in cammino per tutto il tempo del nostro percorso esistenziale. Ciò dà speranza.

Maria Castiglione

Passo dopo passo verso una vita migliore

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Ogni giorno diverse scelte: come seguire quella più giusta? In base a cosa decidere? Con il pragmatismo che lo contraddistingue, Hal Urban ci guida passo dopo passo nel labirinto delle corrette decisioni giuste attraverso l’arte dell’umiltà, della pazienza, dell’empatia, della generosità, del coraggio, della saggezza, della capacità di perdonare: occorre adottare le scelte che migliorano la vita e i rapporti con gli altri, dando libero spazio alle virtù che potenzialmente albergano in noi, ma che prima di tutto bisogna saper riconoscere e affinare. Un libro pratico e pieno di indicazioni per un’esistenza più serena.

Perdoni quando ti senti ferito?

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Che fai quando ti senti ferito?

Sembra che in primo luogo sorga la “necessità” di restituire l’offesa, fare all’altro quello che ci è stato fatto, ripagare con la stessa moneta, più gli interessi “punitivi”.

E come ti sei sentito quando ti sei lasciato prendere da questo istinto?

Vuoi conoscere la tua possibilità massima? Qual è il tuo limite? Di cosa sei capace?
Allora devi fare qualcosa di diverso.

Proviamo: fai riaffiorare un ricordo o aspetta la prossima volta che ti senti ferito, chiuditi in te stesso, PIANGI, sentiti “vittima”, sentiti il “buono” e che tutto ciò che ti è capitato è ingiusto per te. Poi rimani in silenzio e ascolta da questo silenzio, ciò che hai da dire.

Questo sì che è un grande passo, e avrai molte possibilità per fare pratica ogni giorno.

Ora guardati di nuovo dentro e pensa: quante persone hai ferito tu? (è impossibile ingannare se stessi!). Quante persone hanno pianto per causa tua? Quanto di questo dolore lo puoi sentire come un dolore inferto a te stesso? Cerca di pensare a una situazione in cui tu hai fatto soffrire qualcuno e di cui ti penti con tutto il tuo essere. Quando ci hai pensato, chiediti se ti piacerebbe che ti perdonassero e che qualcuno guarisse il dolore che tu avevi provocato. Questo lo possiamo chiamare “consapevolezza dell’effetto dei nostri atti” perché sentire e pensare sono pure azioni.

Qui comincia il cammino più arduo: il perdono a te stesso e agli altri.

Con la parola “perdonare” non diciamo “dimenticare”, né mettere a tacere, con la parola “perdonare” prendiamo consapevolezza dei nostri errori, della nostra debolezza, delle volte che abbiamo ferito. Senza trovare giustificazioni comprendiamo e quando comprendiamo, questa comprensione si trasforma in compassione per coloro che abbiamo ferito.

E come noi abbiamo ferito qualcuno, altri hanno ferito noi e se noi possiamo perdonarci, possiamo perdonare e provare compassione anche per chi ci ha ferito.

Aver perdonato ti darà chiarezza nell’agire, ti porterà a smettere di reagire, imparerai a dominare la tua personalità, ti farà aumentare la gratitudine per ogni opportunità che ti viene offerta di conoscere te stesso e imparerai ad esprimere ciò che provi senza fare del male a nessuno.

Attenzione: è importante che tu sappia che se non perdoni con il CUORE, generi in te forze di repressione che prima o poi verranno fuori e che ti faranno male. Avanza fin dove il tuo amore per te stesso e per gli esseri umani te lo permetta. Non obbligarti a fare ciò che non senti. Lasciati guidare da chi o cosa ti ha portato fino a questa lettura e se non ti senti non farlo. Ricorda che sei tu a scegliere di crescere e di godere della tua crescita.

Il perdono è la chiave della felicità

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Ricomincia da Te è un vero e proprio seminario creato per il lettore e che lo aiuterà gradualmente ad abbandonare le resistenze a lasciare andare quello che nel passato ha portato risultati negativi.
Il perdono porta alla comprensione che il passato è concluso per sempre, e restituisce intatte le proprie possibilità di affermazione. Le cause del conflitto spesso si trovano dentro di noi, nel nostro cuore, risolverle ci permette di affrontare il presente e il futuro con energie del tutto nuove.
Perdonare con responsabilità ci restituisce pienamente il nostro potere.

È proprio questo il momento per lasciare andare tutto quello che non ha funzionato nella tua vita.
E ricominciare da subito.

Q
uello che afferma il perdono è che il passato è passato.
(Con molti esercizi all’interno)

“NON PUO ESSERCI FORMA DI SOFFERENZA
CHE NON NASCONDA UN PENSIERO DI NON PERDONO.
NÉ PUÒ ESSERCI FORMA DI DOLORE
CHE IL PERDONO NON POSSA GUARIRE”
(Un Corso in Miracoli)

Le tue paure vengono dal passato perché è lì che abitano, perché ti ostini a volerle ospitare così spesso? Non sei costretto a sentire obblighi o doveri di cortesia verso di loro. Rimandale indietro da dove sono venute con un bel messaggio per il mittente: «Niente ho più a che vedere con voi, che siete solo le mie paure del passato».

Thich Nhat Hanh: il lungo cammino della pace

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Intervista a  Thich Nhat Hanh

Vivi qui e ora, nel momento presente è un concetto sempre più diffuso, entrato quasi nel senso comune, fino ad apparire quasi privo di significato. Quando però a pronunciarlo è il maestro zen Thich Nhat Hanh, monaco, poeta, filosofo, teorico e pratico della pace, il colore e il sapore della frase sono tutti diversi. Perché non è più un concetto, non è un’idea, ma è la traduzione in parole di una vita esemplare.
A fine aprile del 2003 è stato in Italia, nella pineta di Castelfusano, in un incontro sul tema “Nutrire la gioia e la stabilità in tempi incerti“. Come a tutti i giornalisti che chiedono di intervistarlo, Thich Nhat Hanh mi ha chiesto di partecipare per qualche giorno al ritiro, per sperimentare quella “pratica” che è quanto di più semplice e di più profondo, quella del respiro e della camminata lenta e silenziosa, come quella che viene mostrata nel video. Un’esperienza utile per andare al di là delle parole. Se il video dell’intervista riuscirà a trasmettere almeno in parte la calma e la forza che traspare dai gesti e dalle parole di Thich Nhat Hanh, forse anche chi legge e guarda saprà andare oltre le parole e il concetto apparentemente semplice: “Vivi qui e ora, nel momento presente.”

Nei suoi insegnamenti lei dice che il nostro reale nemico è la dimenticanza. Come ‘è possibile non considerare nemici nessuno di quelli che ha ucciso i suoi confratelli, i suoi amici, i suoi allievi e al tempo stesso non dimenticare?
La dimenticanza è il nemico perché non ci permette di essere interamente presenti qui e ora. A causa di ciò non sappiamo cosa succede e cosa fare e non fare. Noi permettiamo che sorgano la rabbia e il dolore: per questo vivere consapevolmente è importante, perché quando vivi consapevolmente sei veramente presente, veramente vivo, e puoi contattare la sofferenza e puoi comprendere la sofferenza e quando comprendi la sofferenza hai la compassione e questo ti può aiutare ad agire. Quando una persona sta male, il medico deve uccidere i batteri che ci sono in lui e non uccidere la persona: quindi l’uomo non è il nemico, ma il nemico è la dimenticanza, che causa la mancanza di comprensione, la mancanza di compassione, e causa dolore e rabbia. Così la dimenticanza rafforza tutte le energie negative che sono dentro di noi e in particolare l’ignoranza, la mancanza di comprensione e di compassione, di responsabilità e di fratellanza.

Per eliminare la sofferenza noi dobbiamo partire dall’esperienza della sofferenza. Qual è il messaggio di sofferenza che ci arriva dalle vittime della guerra dell’Iraq, come quello che ci arrivò dal Vietnam?
In una guerra non si soffre solo da una parte , ma da entrambe le parti. In Vietnam non furono solo i vietnamiti le vittime, ma anche gli americani sono stati vittime della guerra. La guerra non portò distruzione solo in Vietnam, ma anche nel popolo e nella nazione americana. Non solo morirono in Vietnam 50.000 ragazzi americani, ma anche i sopravvissuti quando tornarono in America, portarono in America la guerra. Portarono la sofferenza nelle loro famiglie, portarono violenza ai loro bambini, alla loro società, portarono molti crimini, molti divorzi. E fino ad oggi le ferite della guerra del Vietnam in America non sono guarite, e l’attacco al World Trade Center l’11 settembre è l’effetto di una guerra portata in casa propria dagli americani, perché le “azioni speciali” che hanno fatto avevano creato molte incomprensioni e sofferenze nel mondo. E molta gente non ha compreso, molta gente ha odiato la politica estera degli Stati uniti. E perfino coloro che morirono per attaccare le Torri Gemelle credevano che quest’attacco fosse fatto in nome di Dio, in nome della giustizia, e così via. C’è stata molta incomprensione, e odio, e rabbia e violenza e la guerra in Iraq è proprio la continuazione di un’azione che non fa soffrire solo gli iracheni ma anche molti americani. Così bisogna ascoltare non solo la sofferenza dei vietnamiti o degli iracheni ma anche quelli del popolo americano. In America c’è ancora molta sofferenza, molti pensano di essere vittime della discriminazione, vittime dell’ingiustizia e l’America non riesce davvero a fermarsi ad ascoltare la sofferenza all’interno di se stessa. Ascoltando la tua sofferenza sarai capace di comprendere la sofferenza degli altri popoli e questo è il solo modo per ristabilire la comunicazione e ristabilendo la comunicazione attivi la comprensione e l’accettazione dell’altro, che è il solo modo per rimuovere la violenza e il terrorismo. Non si può sperare di rimuovere il terrorismo con le bombe, bisogna rimuoverlo con lo strumento del dialogo, ascolto profondo, ascolto compassionevole, usando un tipo di discorso amorevole perché la comunicazione sia di nuovo possibile.

Nel movimento per la pace che non è mai stato grande come in queste occasioni, quali vede come punti di forza e quali come punti di debolezza?
La scorsa settimana abbiamo fatto una camminata per la pace a Firenze. Nessuno di noi portava alcuna bandiera, non abbiamo gridato slogan, non abbiamo presentato alcun simbolo. Abbiamo camminato molto lentamente e con gioia, perché l’obiettivo della nostra marcia non era protestare contro qualcun altro. La nostra marcia si proponeva di innaffiare il seme della pace dentro di noi e trasformare il seme della violenza che è in noi. Perché noi sappiamo che se non cominciamo da noi stessi non possiamo aiutare la fine della guerra, perché la guerra forse continua dentro di noi. In ognuno di noi c’è violenza, c’è conflitto, c’è sofferenza e praticare la pace è prima di tutto essere consapevoli degli elementi di guerra che abbiamo dentro. Noi dobbiamo vivere nella vita quotidiana in modo da dare ai semi di pace dentro di noi una possibilità di fiorire e da rimuovere i semi di guerra, cioè dobbiamo ascoltare la nostra sofferenza; apprendere come abbracciare la nostra sofferenza per trasformarla è davvero fondamentale nella pratica della pace. E se comprendiamo la nostra sofferenza, se possiamo ridurre la sofferenza dentro di noi, allora possiamo comunicare con gli altri, con i nostri nemici, e provare le nostre capacità di relazione e aiutare le altre persone a trasformare la sofferenza dentro di loro e innaffiare i semi della pace e della felicità e insieme possiamo aiutarci a fare la stessa cosa nella nostra città, nella nostra nazione e con il mondo. Così quando ci incontriamo con un milione di persone, dovremmo incontrarci per renderci conto che la guerra è dentro di noi e dobbiamo trasformarla. Il mio camminare in pace non è una protesta contro nessuno: noi facciamo convergere i nostri sentimenti, i nostri propositi, vogliamo che la gente faccia come noi, non permettendo di lasciarsi trasportare dal sentimento del dolore, della rabbia, della rinuncia all’interno di se stessi, in modo da non soffrire e da non causare sofferenza negli altri. Credo che i nostri politici debbano praticare la pace, e noi dovremmo avere i mezzi per aiutare i nostri leader politici a praticare la pace, perché nella nostra vita politica non c’è la dimensione spirituale, l’abbiamo persa. Per questo politici come Bush, Blair, Chirac non hanno un rapporto con la spiritualità, che gli permetta di occuparsi della propria sofferenza, di fare pace dentro di loro. Per questo quando eleggiamo coloro che ci governano dobbiamo stare attenti: dobbiamo eleggere solo quelli che sanno come fare pace dentro di sé e nella loro famiglia. Perché se non sanno fare questo in loro e nella loro famiglia, come possono farlo nel mondo? Per questo la pace è un processo di educazione, di autoeducazione sulla pace e di educazione alla famiglia e alla pace e educazione delle masse riguardo alla pace. Se non si segue questa linea di azione, dimostrare e gridare la nostra rabbia contro il governo non può aiutare molto.

Sono arrivato, sono a casa“. Questa è una delle frasi chiave per le meditazioni che lei insegna, per le pratiche. Lei stesso però manca dalla sua casa, dal suo Paese da oltre trent’anni. Molti milioni di persone sono costretti come rifugiati, come esuli fuori dalla loro patria. Come è possibile essere a casa ovunque?
Nel 1966 feci per la prima volta l’esperienza di sentirmi esule perché non mi fu permesso di tornare a casa dopo il mio appello per la pace; e ho sofferto come tutti gli altri, ho sofferto perché tutti i miei amici e il mio lavoro, i miei studenti erano in Vietnam. Ma a quel tempo stavo già praticando, così potevo sentirmi a casa dovunque, e dopo circa un anno riuscii a sentirmi felice, a sentirmi a casa in Europa e dovunque andassi, ed ero capace di considerare il Pianeta terra come la mia casa. Dovunque si può vedere il cielo azzurro, si può vedere la luna piena, si può entrare in contatto con una splendida vegetazione, si può giocare con i bambini e così via, e questa è pratica: il passato è andato e il futuro non è ancora qui. C’è un solo momento in cui puoi sentirti vivo, che è il momento presente. Se aspettassi di essere vivo quando potrò rientrare in Vietnam, potrebbero passare molti anni, potrei aspettare l’intera vita e non sarebbe saggio. Così si può praticare in questo modo ed essere felici e vivere proprio qui e ora. E questo è un insegnamento molto importante di Buddha: io sono riuscito ad essere a casa ovunque io sia. In questo momento preciso mi sento a casa in Italia, in questo posto dove stiamo parlando e la mia pratica è vivere in questo modo, restando in contatto con la meraviglia della vita. In ogni momento possiamo essere vivi: se siamo invasi dalla rabbia e dai progetti, non è possibile far così. Quando pratichi hai la libertà dentro di te: sei libero dai tuoi progetti, dalle tue emozioni, dalla tua rabbia, dalla tua disperazione, dalla tua sofferenza e ogni respiro che fai ti dà vita, ti dà gioia e felicità. Ogni respiro è una poesia e scrivi una poesia senza bisogno di carta né di penna perché quando respiri in modo calmo e consapevole puoi sentirti vivo e sorridi, e questa è una vera poesia, e ogni passo che faccio potrebbe essere una poesia perché cammino con stabilità, toccando la meraviglia della vita ad ogni passo. Ogni passo dovrebbe diventare una poesia, perché la poesia non è qualcosa che scrivi sulla carta, è qualcosa che puoi vivere in ogni momento della tua vita. Quando tieni la mano di un bambino e cammini e sei felice ad ogni passo e guardi un bambino in viso, questa è vita reale ed è poesia vera, non è un sogno, è qualcosa di molto reale, molto vivo, che sta accadendo. E a volte devi affrontare situazioni di violenza, di rabbia, ti trovi di fronte a situazioni difficili, ma è sempre possibile “trattarle” con passione, con comprensione, con compassione, e anche questa è poesia, quando provi a salvare i boat people, quando provi ad aiutare chi è arrabbiato e stanco, quando scrivi una lettera per sostenere qualcuno che è in difficoltà, tu hai bisogno di capire, hai bisogno di compassione e la tua azione è una vera poesia.

Che cos’è allora per lei scrivere poesie?
Non scrivi poesia solo quando ti siedi a tavolino e usi una penna e un foglio di carta. La poesia si compone in ogni momento della tua vita quotidiana: quando innaffi la verdura, quando lavi i piatti, quando fai colazione, in quel momento hai una grande esperienza della vita, puoi avere gioia, compassione, visione profonda e in quel momento quando ti siedi a scrivere stai consegnando la poesia, ma poesia è sempre nel mondo, è in continua creazione e questo perché anche quando dormi e sogni, anche quella è poesia.

Un’ultima domanda è dedicata a Nat Chi May, una sua studentessa che si diede fuoco in Vietnam, una di quelle immagini che restano nell’immaginario collettivo e che è più difficile da comprendere. Che cosa resta di lei e di questa immagine dopo 35 anni?

Nat Chi May era una giovane insegnante, un membro della scuola della gioventù per i servizi sociali. Vide la sofferenza, capì che era difficile far conoscere la sofferenza alla gente perché il suono delle bombe era tanto forte e le parti in guerra non ci permettevano di raccontare la nostra sofferenza, e lei scelse di usare il suo corpo come torcia per aiutare la gente dentro e fuori del Vietnam a diventare consapevole della sofferenza che c’era, sperando che venisse un aiuto per stabilire la fine alla guerra. Lei rappresenta molti di noi. Molti di noi i cui nomi non sono conosciuti hanno fatto esattamente la stessa cosa, non dandosi fuoco, ma impegnandosi in un lavoro per salvare la gente, per aiutare la gente senza paura e queste persone hanno mostrato molta comprensione e molta compassione: i miei studenti mi hanno nutrito molto e quello che io ho fatto e quello che ho detto è quello che loro hanno detto e fatto nello stesso tempo. Così quando vedete me che parlo, quando vedete me che agisco, dovete vedere tutti loro che fanno la stessa cosa. La loro coscienza è una coscienza collettiva nata dalla consapevolezza e dalla sofferenza e c’è un desiderio di agire per mettere fine alla sofferenza. Se guardate me e vedete una sola persona non avete visto molto chiaramente, dovete vedere molti e molti di noi che in situazioni molto difficili fanno la stessa cosa, che portano messaggi di compassione, di pace, di sacrifici per la gente e sperano che l’energia di comprensione e compassione possano nascere in ognuno e nei bambini, in modo che i nostri bambini abbiano un futuro. Molte grazie.

Intervista a  Thich Nhat Hanh di Luciano Minerva fonte: www.rainews24.it


Thich Nhat Hanh

Un Ascolto Profondo

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Ascoltare profondamente è sapersi fermare e sapersi far pervadere da ciò che si ascolta, diventando uno con esso, che provenga dall’interno o dall’esterno di noi.

Ascolto profondo è sapersi fermare e sapersi far pervadere dall’oggetto del nostro ascolto diventando uno con esso, che sia al nostro interno o al nostro esterno.
Per ascoltare in modo nuovo, insegna Thich Nhat Hanh, è necessario rimuovere le percezioni erronee che si hanno su se stessi e sugli altri: in questo modo si trasforma anche il modo di parlare, e la parola diventa strumento di felicità anziché portatrice di sofferenza.
Iparare la pratia ll’asolto poono è allora oe imparar ua nuova lingua si ha isogno di mpo pe familiarizzarsi o i nuovi suoni e per potersi ascoltare è importante imparare a conoscere “i propi suoni”, cioè gli elementi, al nostro interno, con i quali siamo poco in contatto.
All’ascolto profondo ci si avvicina tramite la condivisione, una delle pratiche cui Thich Nhat Hanh dà maggiore spazio come strumento di pace.
In questo libro sono stati raccolti i discorsi che più si soffermano sull’argomento: i temi trattati possono invitarci a riflettere su come ci ascoltiamo e su come ci siamo ‘sentiti’ fino a oggi, e forse scardinare un po’ l’immagine che abbiamo acquisito di noi stessi.

Pensiero positivo: Louise Hay

crescere leggendo

pensiero posiitvo

Lo scopo di questo articolo è di descrivere quelli che secondo il mio punto di vista sono i punti chiave del pensiero di Louise Hay.
[..]
Quello che mi ha colpito di Louise Hay, oltre alla sua straordinaria guarigione dal cancro, è la semplicità e la grande umanità del suo linguaggio, che punta diritto al cuore delle persone senza paroloni e complicate teorie.

I suoi libri sono di grande aiuto dopo una giornata di lavoro , di stress o di caos , ricordandomi di amare e comprendere anzitutto me stesso.

[..] Le cose che dice Louise Hay, sono più da sperimentare che da sapere.

Ognuno di noi è responsabile delle proprie esperienze.

Ognuno di noi è responsabile al 100% di ciò che fa e di ciò che gli accade nella vita, il meglio e il peggio.

Questo non significa affatto che gli altri abbiano sempre ragione o che giustifichiamo gli eventuali comportamenti negativi degli altri. Significa invece che negli accadimenti della nostra vita noi siamo totalmente responsabili della nostra parte.

La cosa non è affatto scontata come può sembrare poiché se noi fossimo totalmente responsabili delle azioni che compiamo e delle situazioni che ci accadono, non avremmo nessuno da incolpare per esse. Infatti sarebbero solo il nostro comportamento e le nostre convinzioni a determinare situazioni negative per noi.

Siamo gli artefici della nostra vita, ma quasi sempre rinunciamo a questo potere incolpando gli altri per le nostre frustrazioni.

Louise Hay dice che niente può avere autorità su di noi, perchè noi siamo gli unici “pensatori” nella nostra mente.

I nostri pensieri e le nostre parole creano la nostra realtà.

Ciò che pensiamo di noi stessi diventa reale per noi. I pensieri che abbiamo nella mente creano il nostro futuro, e le parole che usiamo per descrivere le nostre esperienze, creano la nostra realtà.

Facciamo attenzione alle parole che usiamo, i pensieri sono come gocce d’acqua e si accumulano nel tempo diventando convinzioni profonde e fatti.

Abituiamoci a soffermarci più spesso sui nostri pensieri, sul nostro modo di parlare e sulle frasi che pronunciamo, sulla scelta delle parole.

Veramente vogliamo il genere di vita che questi pensieri creano?

Scegliamo i pensieri che più ci occorrono.
Scegliamo pensieri creativi, che possano aiutarci a metterci nel percorso verso ciò che desideriamo.

I pensieri “negativi“, cerchiamo di capire da dove vengono e perchè li abbiamo fatti, perchè vogliamo ostacolarci.
Nulla è stato creato o realizzato senza essere stato prima pensato e desiderato.

Accettazione e amore per noi stessi

Le chiavi per un cambiamento positivo sono l’approvazione di sé e l’accettazione di sé nel momento presente.

Vale a dire che chiunque, inclusi noi stessi, ha fatto e sta facendo il meglio che può in ogni momento, con l’esperienza, la comprensione e la conoscenza che ha o ha avuto in quel dato momento.

Ciò non vuol dire giustificare o dimenticare le nostre “malefatte” passate o presenti, ma vuol dire che da questo momento possiamo accettarci così come siamo, comprendendoci e perdonandoci per le nostre attuali incapacità, cosa che può essere anche dolorosa.

Se da bambini i nostri genitori erano infelici, con molti sensi di colpa o con molte paure, o carichi di rabbia, abbiamo senz’altro appreso numerosi concetti negativi su noi stessi e sulla vita.
Abbiamo anche dovuto rinunciare a molte cose per adeguarci ai loro insegnamenti e non perdere il loro amore.
Crescendo e diventando adulti trasformiamo le nostre esperienze in modo da ricostruire l’ambiente emozionale della nostra infanzia e ripetiamo nei rapporti personali lo stesso tipo di relazioni che abbiamo avuto con i nostri genitori.
Ma soprattutto trattiamo noi stessi come loro ci hanno trattato, cioè ci puniamo, ci incolpiamo, ci consideriamo male, ci svalutiamo, ci odiamo.
Abbiamo invece bisogno di conoscere il bambino che vive ancora nel profondo di noi, e di diventare il genitore affettuoso di cui il nostro bambino interiore ha bisogno.
Impariamo quindi anzitutto ad amare e perdonare noi stessi.

Come possiamo aspettarci che gli altri ci amino e ci accettino se noi per primi non ci amiamo e non ci accettiamo?

Anche se ci hanno insegnato il contrario, noi meritiamo e possiamo essere amati, a patto che anzitutto siamo noi a crederci, poichè quello che crediamo e pensiamo diventerà realtà per noi.

di Claudio Faggi

http://www.ass-arcano.it/

Libro consigliato di Louise Hay:


Louise L. Hay

Pensieri del Cuore

Pensieri di saggezza e di infinita bontà da rivolgere a se stessi e agli altri per apprezzare la meravigliosa avventura della vita


Louise Hay consiglia di immergersi ogni giorno nella lettura di alcune pagine del suo libro, di rilassarsi e di lasciare che dentro di noi fluiscano soltanto sentimenti “limpidi”; le parole e le riflessioni che echeggeranno nella nostra mente rappresenteranno un riferimento utile per affrontare alcuni aspetti della vita che ci mettono a disagio. Se accompagnate da un forte e autentico desiderio di cambiare, queste semplici esercitazioni quotidiane potranno davvero far ritrovare a ciascuno il benessere fisico e la serenità interiore e assicurare un futuro più luminoso e carico di promesse.

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