Da dove viene la guarigione?

Macrolibrarsi.it presenta il libro: Le Origini della Malattia di Anonio Bertoli

Ci sono intrecci, relazioni e influenze che collegano un individuo alla sua famiglia, alla società in cui nasce e alla cultura di cui fa parte e, infine, alla specie biologica cui appartiene. È a partire da questa fitta rete che spesso hanno origine i problemi della persona – insoddisfazione, difficoltà nei rapporti, problemi di lavoro o di coppia, disagi o malattie fisiche.

Questa trama però è inconscia e proprio per questo difficilmente individuabile, ma portarla a livello di coscienza è indispensabile per uscire dal circolo vizioso del malessere e per educare l’inconscio affinché non torni a ripetere e radicalizzare ciò che ha imparato nel corso delle generazioni precedenti e della sua stessa biografia.

Questo è l’obiettivo della Psico-Bio-Genealogia che fonde, all’interno di un percorso organico, la Psicogenealogia e la Nuova Medicina di R.G.Hamer, partendo dalla convinzione che proprio l’albero genealogico – ovvero la tipizzazione degli archetipi primari maschile e femminile, che definisce nella sostanza ogni persona – costituisca la base di nevrosi, ossessioni e di molte malattie.

In sostanza tutti ereditiamo un’impronta psichica, una sorta di prigione che non siamo coscienti di possedere.

Ed è proprio da qui che nascono quei conflitti che si traducono in disagio.Da dove parte quindi l’approccio terapeutico della Psico-Bio-Genealogia? Dalla presa di coscienza del conflitto, così come nella Nuova Medicina e nella Psicogenealogia e, contemporaneamente, dalla necessità di far emergere l’origine vera, profonda e genealogica del disagio.

Ed è qui che trovano spazio gli atti paradossali o psicomagici, che l’autore descrive e propone nell’ultima parte del libro, traendo ispirazione da grandi maestri come M. Erickson, J. Haley o A. Jodorowsky.

L’approccio degli archetipi primari

Buono

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Piacersi ed accettarsi

donne-piacersi

A quante cose rinunciamo perché non accettiamo il nostro aspetto fisico?
L’aspetto fisico incide sull’autostima al punto che:
• una donna insicura della propria bellezza non va al mare o in piscina (il 29%);
• non partecipa a eventi mondani (il 25%);
• non compra vestiti (il 21%);
• non fa sport (il 19%);
• rinuncia ad andare a un appuntamento (il 17%);
• evita perfino attività che potrebbero migliorarle la posizione socio-economica (il 16% non va a un colloquio di lavoro, il 13% a scuola e l’8% al lavoro).

Più una donna si vede brutta, insomma, più la sua autostima diminuisce e questo risulta ancora più evidente tra le più giovani. Quando invece si trova bella, si sente anche sicura di sé (il 33%), amata (il 26%) e piena di energia (il 46%). È quanto emerge dal Secondo Rapporto mondiale sulla bellezza che vuole fotografare il modo in cui le donne di Paesi, culture ed età diversi si relazionano con il proprio corpo.

Il Fondo Dove per l’autostima, progetto nato da un’idea di Dove in collaborazione con studiosi, psicologi ed esperti di comunicazione come Susie Orbach, cofondatore del Women’s therapy center institute di New York, e Nancy Etcoff, psicologa presso la Harvard medical school, dopo avere visto i risultati del sondaggio che aveva proposto, promuove programmi educativi per aiutare le generazioni più giovani a scoprire le proprie potenzialità e a esprimere liberamente il proprio modo di essere, sentirsi e vivere. Per accrescere l’autostima.

Manuale di autostima e benessere psicofisico

Prezzo € 22,00
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L’autostima è:

– Saper gestire le emozioni;
– Avere il controllo della propria filosofia di vita;
– Identificare le proprie rappresentazioni mentali;
– Riuscire a modificare o bloccare le proprie subnormalità interne;
– Riuscire ad individuare un programma interno per programmarsi verso il successo;
– Saper distinguere il proprio focus mentale in un dato status.