Sarai sempre qui con me – Sanja Pregl

“Sei andato via, ma sei ancora qui”
Questa è la storia di una ragazza di nome Ela, dei suoi genitori, zii e nonni e di tutti quelli che la circondano. Ogni giorno impara qualcosa di nuovo da tutti loro, dalle persone che la amano e da chi ama. Sanja Pregl ci parla di quell’amore che dura nel tempo, anche oltre la vita stessa.

Sarai sempre qui con me di Sanja Pregl edito in Italia da Picarona ci racconta di Ela, una graziosissima e dolce bambina che è circondata da una famiglia che la ama molto e le insegna molte cose: fare bolle di sapone, fare piccoli rumori con il suo naso, pulire con i pantaloni sotto il tavolo, disegnare…
Nonni, cugini e genitori, la amano molto e le insegnano le cose, ma c’è un nonno che non conosce perché morì quando la piccola Ela era ancora nella pancia di sua madre, pertanto, non è in grado di immaginare come sarebbe stato giocare con lui…
Ela sa benissimo e capisce che sua nonna, sua madre e suo zio sono stati molto tristi, perchè se qualcuno a cui vogliamo bene non è più tra noi, ci manca ma, lei non lo conosceva e non sa come fosse, ma sa una cosa molto più importante…che nel suo cuore ci sarà sempre un posto per lui.

Maja Lubi, con le sue illustrazioni delicate e belle, mostra in questa storia la dolcezza del concetto di amore.
Le sue immagini e i colori in toni pastello evocano il tempo dell’infanzia.
Le illustrazioni dei personaggi sono adorabili, con forme molto arrotondate che danno realismo.
I colori tenui di ciascuno di essi, aiutano ancora di più a migliorare la storia.

Sarai sempre qui con me, grazie alla piccola Ela, mostra che il dolore può essere avvertito dai bambini, ma possiamo aiutarli a vederlo in modo non drammatico.
È bello avere queste storie a casa o in classe perché emanano AMORE ovunque.

So sempre che lui è con me…
Nessuno muore se lo portiamo nei nostri cuori !!

Questa è l’idea che questo bellissimo album illustrato sa trasmettere, ideale per affrontare la perdita di persone amate senza mostrare eccessivi drammi, ma in modo molto naturale e amorevole. Con esso, possiamo spiegare ai bambini l’importanza della figura delle persone che mancano, ma che fanno parte delle nostre vite! Attraverso il testo di Sanja Pregl, questa domanda può essere spiegata con grande delicatezza ai bambini.

Questo racconto riflette una situazione molto comune nelle famiglie. I nonni sono persone essenziali nello sviluppo e nella cura dei più piccoli. Hanno sempre tempo per loro, per giocare, insegnare loro le cose e dirgli altro che l’immenso amore che danno loro. Trovo la relazione che i nonni e i nipoti hanno ed è insostituibile, molto bella e speciale. Ma ci sono molti bambini che purtroppo non sono venuti a conoscere i loro nonni o addirittura li hanno persi molto presto. Viene loro raccontato, le famiglie li ricordano, ma per i bambini non sono esseri tangibili. Se non li hanno conosciuti, non hanno ricordi di loro ma, sanno che sono esistiti e che senza questi, loro stessi non sarebbero mai nati.

Inoltre, questo libro mi sembra molto dolce ed immenso quando si tratta di onorare la figura dei nonni.
Grandi alleati dei nipoti, nei giochi e nelle piccole marachelle 😉
Anche grandi aiutanti dei genitori in molte occasioni con l’educazione dei bambini.
L’asse fondamentale della famiglia, su cui ruotano la maggior parte dei ricordi e delle esperienze di ognuno.

Buona lettura e felici ricordi ❤

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Un Bacio e Addio – Jimmy Liao

Un bacio è importante al momento di alzarsi
per
salutare e augurarvi un buon giorno,
per confermare un amore.

Un bacio può essere un piccolo prodigio
nella vita di ogni persona

e ci aiuta a sentirci speciali.

E’ la storia di Woody, un bambino che fa un grande viaggio in compagnia del suo cane Pudin a casa di suo nonno. Questa avventura ci porta a scoprire diverse figure oniriche che ci portano a speranze, sogni e altri elementi positivi che ci aiutano a crescere in armonia.

Questa strada è piena di ricordi preziosi di quella che è stata la sua vita che gli ricorda momenti speciali con la sua famiglia, che lo inducono a desiderare tempi felici che non ci sono più.

Ecco che il viaggio che Woody affronta, non è un semplice viaggio, è soprattutto un viaggio dentro se stesso, dentro alle sue paure più profonde e ai suo ricordi.
Con la sua valigia rossa e la tuta verde, in un treno vuoto, questo bambino spaurito ci entra nel cuore.
Nella sua valigia, appartenuta prima al bisnonno, poi al nonno e poi ancora al suo papà, il bambino conserva tutto ciò che ama e che gli ricorda la sua famiglia.

A partire da quel giorno, Woody dimenticò molte cose:
dimenticò ciò che sua madre gli aveva detto;
si è dimenticato di annaffiare le rose di suo padre;
dimenticò come Pudin, il cane che lo accompagnava, fosse venuto da lui;
dimenticò che era ancora un bambino perché pensava che fosse più vecchio …

Woody e Pudin prendevano il treno per andare in campagna dal nonno.
Mentre il treno calpestava la strada, Woody ricordò lentamente cose che aveva già dimenticato. Era come se, dopo aver attraversato un lungo tunnel nero, vedesse di nuovo la luce; come se i bei ricordi del passato che erano rimasti nascosti lo stessero aspettando nella luce della bocca del tunnel.

Quando il bimbo è troppo stanco, il sonno ha la meglio e il bambino si addormenta. I suoi sogni si mescolano ai paesaggi che il treno sta attraversando.
Fino a quando arriva dal nonno ma si accorge di aver lasciato sul treno la sua valigia rossa.
Il treno corre via ma adesso il bambino è a terra tra le braccia del nonno. Che non sono di certo le braccia che avrebbe voluto ma non per questo sono braccia con meno amore.

“Dimenticai molte cose, ma non i sogni.
Quelli li ricordavo benissimo.”

Non si sa esplicitamente cosa è successo alla sua famiglia, ma Liao ci fa capire dalle immagini che probabilmente la vicenda si svolge nel marzo del 2011 quando, a causa del terremoto e maremoto del Tohoku del 2011, la Centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi subì gravi danni, che hanno causato la messa fuori uso dei vari sistemi di raffreddamento e diverse esplosioni che hanno portato alla dispersione di grandi quantità di materiale radioattivo (fonte Wikipedia). Lo capiamo dalla città inondata dalle acque, dalle centrali in fumo dietro alle spalle del bambino, dagli incendi che Woody osserva.

Un bacio e addio, ci fa riflettere sulla solitudine o sulla morte dei nostri cari e apprendere la lezione che la vita ci offre, integrando ogni processo e crescendo come persone.

Le illustrazioni sono spettacolari come tutto ciò che fa questo autore. Troviamo grandi contrasti tra le figure, dando le dimensioni che ci fanno capire l’importanza di ognuna.
Anche il colore è molto significativo perché usa i colori pastello per ammorbidirsi nei momenti mentre a volte si aggiunge con colori forti per evocare sentimenti più profondi.
Le figure sono sempre delicate e ben definite.

La vita, il passare del tempo, le perdite, le assenze, i ricordi, l’amore si incontrano in questo libro: Un Bacio e addio, di Jimmy Liao edito da Camelozampa, con la traduzione per l’Italia di Silvia Torchio; penso basti questa sua affermazione per capire la dose di emozioni che trasmette portando i testi dal cinese all’italiano:
“Il mio approccio ai suoi testi è sempre stato istintivo: li leggo e accolgo come pure poesia. Li intuisco e mi emozionano. E poi li traduco.”

Ogni pagina è ricca di poesia a piccole dosi, in ogni frammento, in ogni immagine, in ogni domanda e desiderio.
“Il treno fa rumoree, mentre avanza, scopriamo le piccole cose della vita.
Semplicemente spettacolare, vale la pena goderselo.

Qui il cortometraggio ispirato al libro:

Jimmy Liao è nato a Taipei (Taiwan) nel 1958. Ha iniziato a lavorare nel mondo della pubblicità, ma nel 1995 gli è stata diagnosticata la leucemia ed è stato costretto a trascorrere un anno di trattamento, isolato. Questo evento ha avuto una svolta radicale nella sua vita e nella sua visione del mondo. Quando si è ripreso, nel 1998, ha pubblicato i suoi primi due libri, e da allora è diventato uno dei più noti illustratori di tutto il mondo.

Durante un’intervista Jimmy Liao ha affermato che:
“All’inizio di tutto, quando ho realizzato il mio primo libro, ero molto chiaro che non avrei fatto libri solo per bambini. Mi aspettavo che fossero per tutte le età [..]
Non penso mai ai miei potenziali lettori quando lavoro. Potrei avere una vaga idea. Ma non mi preoccupo troppo delle caratteristiche tradizionali dei libri per bambini.
I miei libri sono per tutte le età.”

Penso che questa sia una delle caratteristiche che fanno dei suoi libri una ricchezza unica di pagine e illustrazioni che parlano proprio a tutte le età, e parlano di vita..ed ognuno in base alla sua esperienza e al suo vissuto ne elabora una sua visione.
Un albo che segna uno dei momenti più alti della produzione di Jimmy Liao, per il perfetto intreccio tra parole e immagini, la profondità delle tematiche, affrontate con lievità ma senza giri di parole, la forza evocativa di ogni illustrazione (con rimandi a Mondrian e alla pittura paesaggistica) e di un testo toccante e poetico.

Mentre affiorano i ricordi e, dentro e fuori dal treno,
scorre un paesaggio sospeso tra realtà e fantasia,
diventa possibile dare
quel bacio di addio per schiudere una nuova vita.

Jimmy non ha creato una semplice avventura, ma una commovente e avvincente storia.
Un bacio e addio è che la storia emotiva ed evocativa che può sembrare semplice e leggera, ma grazie alla sua fantasia unica e prodigiosa, vanta una saggezza complessa e profonda a dimostrare la preoccupazione del suo creatore per l’ambiente, la cultura e la vita.
Per chi desidera conoscere meglio questo autore, consiglio, come era stato consigliato a suo tempo a me, di entrare nel suo sito ufficiale, senza preoccuparsi dei testi. Esploratelo e gustatelo, viaggiate con lui senza mappa. Immaginate di essere i bambini dei suoi libri, che viaggiano liberi da aspettative e scoprono meraviglie ad ogni angolo. Lasciatevi catturate dalla magia e dalle emozioni che ogni copertina vi trasmette.

Un libro è molto più di una lettura per un bambino, diventa una finestra sul mondo, un buon amico, un giocattolo che risveglia la tua immaginazione…un regalo unico e prezioso, basta saper aprire gli occhi e il cuore

Buona lettura e che sia un viaggio meraviglioso 🙂
Puoi acquistare il libro QUI:

Lassù, in Paradiso – Emma Chichester Clark

Arthur ha un cane chiamato Daisy.
E Daisy come ogni cagnolino felice, ama Arthur tanto tanto!
Ma Daisy è ormai molto vecchia, e ultimamente ha difficoltà a tenere il passo con il piccolo e giovane Arthur.

Una notte, dopo che lei va a dormire come al solito, si sveglia in cielo. Il paradiso è un posto meraviglioso e a Daisy piace proprio tanto, si diverte. Ma sa che Arthur è triste e la manca.
Ecco quindi che la dolce cagnolina Daisy trova un modo per far sapere ad Arthur lei è felice. Visita Arthur nei suoi sogni e cerca di mostrargli quanto divertimento, quanti bei prati e quanti amici cagnolini ha in cielo.

Lassù, in Paradiso di Emma Chichester Clark edito da AER edizioni, ci racconta la vicenda in modo semplice, ma toccando con estrema delicatezza temi diversi e tutti importanti, a partire proprio dal rapporto fra morte e vita, fra ricordo e realtà. Lo fa in modo colloquiale e sereno e a rendercela ancor più grata contribuiscono in modo determinante le meravigliose illustrazioni della Chichester Clark, ricche di colore e di particolari che insieme ad un testo chiaro e intenso, riescono nella difficile impresa di dar voce ai sentimenti, in modo comprensibile anche per i piccoli.
Colpisce in questa autrice la calcolata spontaneità con cui riesce a calarsi con le figure e le parole nel mondo dell’infanzia, rapprensentandone, con grazia e sollecitudine, paure e speranze, interrogativi e timori, ansie e curiosità.

Infatti pagina dopo pagina, pian piano il piccolo Arthur assimila questa notizia, e dopo aver visto i sogni di Daisy, anche lui gli manda un sogno..
..il sogno d’avere un nuovo cucciolo per continuare a giocare come faceva con lei..la sua cagnolina Daisy.
Arthur infine ottiene un nuovo cucciolo, ma badate bene, solo perché ha un nuovo cucciolo, non significa che abbia mai dimenticato la sua vecchia amica Daisy!

“Lassù, In Paradiso” vince il Premio Primo Voto, prima edizione, Napoli 2004.

Un splendido albo illustrato, che affronta con delicatezza e poesia il tema della scomparsa dell’animale prediletto, e quindi anche della morte in generale.
Dire addio a qualsiasi animale che è cresciuto con i nostri bambini, è sempre difficile e spiegarlo ai nostri figli lo è ancora di più.
AMO questa storia perché è dolce e pacifica, e non tira troppo sulle corde del cuore.
Una storia che racconta ai piccoli e grandi lettori di un cane che muore e il suo piccolo proprietario Arthur, che dopo la sua assenza non riesce a smettere di piangere e di sentirne la sua mancanza.
La storia viene raccontata dalla prospettiva della cagnolina Daisy in cielo che aiuta il suo grande amico inviandogli sogni che possano raccontare anche a lui quanto lei sia molto felice Lassù, in paradiso. Non è un racconto religioso, ma si basa sul concetto che quando i nostri animali domestici muoiono, vanno in paradiso e hanno una bella ‘nuova vita’ con vecchi e nuovi amici. ❤

Se ti piace il libro puoi acquistarlo qui:

Lassù, in Paradiso

Un corso in miracoli

Un corso in miracoli

“Quando incontri qualcuno, ricorda che si tratta di un incontro sacro.
Come vedi lui, così vedrai te stesso.
Come tratti lui, così tratterai te stesso.
Come pensi a lui, così penserai a te stesso.
Non dimenticarlo mai,
perché in lui troverai te stesso o ti perderai.”

Per non perderci in questo labirinto di emozioni, momenti ed esperienze, molte volte andiamo alla ricerca di un qualcosa che ci possa essere d’aiuto, che ci possa far da guida o come pensano e dicono molti, ci vorrebbe un miracolo!
Ebbene “Un corso in miracoli“, è un libro dal forte potere ed impatto a detta di tutti quelli che l’hanno letto, è un libro che sa produrree profondi cambiamenti sia in noi stessi che nel mondo attorno a noi 🙂

Questo Corso è l’inizio, non la fine…

Lo scopo di questo libro è di farci crescere spiritualmente e la chiave di questa crescita spirituale è riconoscere nell’Ego, ciò che noi crediamo di essere contrapposto a ciò che siamo veramente.
Pagina dopo pagina si comprende che è dall’Ego, che nascono la paura, il senso di separazione, il dolore, la morte e gli altri aspetti negativi della vita. La nostra possibilità di salvezza sta nel riconoscere la non-realtà vista con gli occhi dell’Ego, e accettare il nostro essere parte della divinità per riuscire così ad abbandonarci a quello Spirito, che è in noi ma che l’ Ego non vuole e non può vedere.
Il prezzo per questa nuova consapevolezza è proprio la morte dell’ Ego.

“Il corso non si prefigge di insegnare il significato dell’amore,
poiché esso trascende ciò  che può  essere insegnato.
Si prefigge, tuttavia, di  eliminare i blocchi verso la consapevolezza
della presenza dell’amore, che è la tua eredità naturale.
L’opposto dell’amore è la paura,
ma ciò  che tutto abbraccia non può  avere opposti.”

Il libro è impostato come se fosse stato dettato direttamente da Dio.
Ha la struttura di un corso vero e proprio ed è infatti suddiviso in tre grandi parti ben chiare:
nella prima parte vi è il testo vero e proprio, in cui vengono affrontati tutti gli aspetti della vita con lezioni spirituali in cui, capitolo dopo capitolo, ci viene “smontato” il falso punto di vista dell’Ego ( che è irreale) e appare la verità (il reale);
nella seconda parte troviamo invece una serie di ben 365 esercizi, da fare uno al giorno, studiati appositamente come un programma di un anno intero;
nella terza parte infine vi troviamo un manuale per insegnanti, dove vengono ripresi i punti principali del testo, riassunti in modo semplificato ed immediato, sotto forma di risposte che un insegnante potrebbe dare alle domande dei suoi studenti.

Come ho detto all’inizio Un corso un Miracoli è sicuramenre un libro di potere, un libro che ti cambia anche tramite la sola lettura del testo anche se gli esercizi sono indispensabili per poter raggiungere pienamente lo scopo del libro!

Questo libro è anche per te..
Che credi che i miracoli siano rari eventi che avvengono solo in casi eccezionali e a persone speciali..
Che credi che solo andando a Lourdes o in qualche altro luogo santo nel mondo se ne possa avere uno…
Che credi che non tutti si meritano un miracolo… Ti sbagli! 😉
Che credi che bisogna avere una vita estremamente religiosa per ricevere una grazia simile…

Non bloccare la strada ai tuoi desideri, prendi in mano la tua vita e aiutala a guarire,
aiutala a credere nei miracoli, poichè a bloccare le manifestazioni dei tuoi, nostri desideri sono solo le false credenze, o le paure.
Ricorda che i miracoli avvengono ogni giorno e nella vita di tutti, se sappiamo guardare.
La Vita ogni giorno ci offre infiniti doni ed opportunità per migliorarci e per poter essere DAVVERO felici.
L’unico impedimento è solo la nostra mancanza di fiducia nel fatto che meritiamo ogni bene che l’Universo possa offrire.

Se stai pensando ad uno dei tanti problemi che ti assillano dicendoti ” “Ma come faccio a cambiare questa situazione, come faccio ad avere più soldi, un lavoro o a ritrovare la salute… ci vorrebbe un miracolo!”.
Appunto, un miracolo! Inizia ad aspettarti il meglio e non il peggio dalla vita poichè il Cielo che non aspetta altro che di scomodarsi per farci avere tutto quello che desideriamo per il nostro bene e per il bene altrui.

Comincia ad accogliere i piccoli miracoli nella tua vita.
Meravigliati delle belle persone che incontri lungo il cammino,
Sii felice delle cose che hai e che fai,
Sii fiero del percorso verso una nuova consapevolezza che fai.
Da oggi alimenta in te la voglia di notare ogni giorno quei piccoli grandi miracoli che fanno parte dell’esperienza quotidiana.
Un Corso in miracoli aiuta ad aprire gli occhi sulla magnificenza della Vita e ci permetterà di riceverne ancor di più. 🙂

Consigliato a chi vuole creare dei veri e propri miracoli nella sua vita.
Buon corso…in miracoli! 🙂

Un Corso in Miracoli - Edizione Unificata e Rivista - Libro
Prefazione – Testo – Libro degli esercizi – Manuale per gli insegnanti – Chiarificazione dei termini – Supplementi

Voto medio su 22 recensioni: Da non perdere

L’opera contiene:

  • 669 pagine di testo
  • 448 pagine di esercizi per gli studenti (con 365 esercizi, uno per ogni giorno dell’anno)
  • 92 pagine di manuale per gli insegnanti
  • … e molto altro!

Perchè essere felice

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Sii felice perchè sei vivo
Sii felice perchè sei unico
Sii felice perchè sei perfetto
Sii felice perchè sei permeato da un’energia amorevole
Sii felice perchè esiste sempre una ragione per esserlo
Sii felice perchè stai respirando
Sii felice perchè nonostante tutto hai ciò che hai
Sii felice perchè tutto quello che sperimenti prende il nome di evoluzione per il tuo essere
Sii felice perchè anche per oggi hai la possibilità di sorridere
Sii felice perchè anche oggi puoi abbracciare un tuo caro o il tuo animale
Sii felice perchè non hai nessun motivo di temere la morte, perchè non esiste
Sii felice perchè hai tutte le ricchezze dentro di te, non ti resta che riconoscerle
Sii felice perchè puoi sognare
Sii felice perchè puoi amare
Sii felice perchè puoi divertirti se vuoi
Sii felice perchè Dio ama vederti felice
Sii felice perchè… perchè dipende soltanto da te se esserlo
Sempre
A prescindere
All’infinito…

Mp3 - Voglio dirti Grazie - Audiolibro
Piccola Guida per la Felicità

Questo audiolibro vuole essere un’esortazione a vivere la propria vita da protagonisti e non da spettatori.

Spinge a seguire ciò che vogliamo veramente, a interrogarci su ciò che conta per noi. Ci invoglia a riflettere sull’importanza dei sentimenti e sulla difficoltà di esternarli, riconoscerli ed esprimerli in tutta la loro forza.

Lo scopo dell’audiolibro è fornire un aiuto al lettore per riappropiarsi dei legami con le persone più importanti.

Come affronti la vita?

Una figlia si lamentava con suo padre circa la sua vita e di come le cose le risultavano tanto difficili.
Non sapeva come fare per proseguire e credeva di darsi per vinta.
Era stanca di lottare.
Sembrava che quando risolveva un problema, ne apparisse un altro.

Suo padre, uno chef di cucina, la portò al suo posto di lavoro.
Lì, riempì tre pentole con acqua e le pose sul fuoco.
Quando l’acqua nelle tre pentole iniziò a bollire, in una collocò alcune carote, in un’altra collocò delle uova e nell’ultima collocò dei grani di caffè. Lasciò bollire l’acqua senza dire parola.

La figlia aspettò impazientemente, domandandosi cosa stesse facendo il padre….
Dopo venti minuti il padre spense il fuoco.
Tirò fuori le carote e le collocò in un piatto.
Tirò fuori le uova e le collocò in un altro piatto.
Finalmente, colò il caffè e lo mise in una scodella.
Guardando sua figlia le disse: “Cara figlia mia, carote, uova o caffè?”

La fece avvicinare e le chiese che toccasse le carote, ella lo fece e notò che erano soffici; dopo le chiese di prendere un uovo e di romperlo mentre lo tirava fuori dal guscio, osservò l’uovo sodo. Dopo le chiese che provasse a bere il caffè, ella sorrise mentre godeva del suo ricco aroma. Umilmente la figlia domandò: “Cosa significa questo, padre?”
Egli le spiegò che i tre elementi avevano affrontato la stessa avversità, “l’acqua bollente“, ma avevano reagito in maniera differente.

La carota arrivò all’acqua forte, dura, superba; ma dopo essere passata per l’acqua, bollendo era diventata debole, facile da disfare. L’uovo era arrivato all’acqua fragile, il suo guscio fine proteggeva il suo interno molle, ma dopo essere stato in acqua, bollendo, il suo interno si era indurito. Invece, i grani di caffè, erano unici: dopo essere stati in acqua, bollendo, avevano cambiato l’acqua.

“Quale sei tu figlia?” le disse. “Quando l’avversità suona alla tua porta, come rispondi?
“Sei una carota che sembra forte ma quando i problemi ed il dolore ti toccano, diventi debole e perdi la tua forza?”
“Sei un uovo che comincia con un cuore malleabile e buono di spirito, ma che dopo una morte, una separazione, un licenziamento, un ostacolo durante il tragitto, diventa duro e rigido?
Esternamente ti vedi uguale, ma dentro sei amareggiata ed aspra con uno spirito ed un cuore indurito?”

“O sei come un grano di caffè? Il caffè cambia l’acqua, l’elemento che gli causa dolore. Quando l’acqua arriva al punto di ebollizione il caffè raggiunge il suo migliore sapore.”

“Se sei come il grano di caffè, quando le cose si mettono peggio, tu reagisci in forma positiva, senza lasciarti vincere, e fai si che le cose che ti succedono migliorino, che esista sempre una luce che, davanti all’avversità, illumini la tua strada e quella della gente che ti circonda”.

Per questo motivo non mancare mai di diffondere con la tua forza e la tua positività il “dolce aroma del caffè”.

La Felicità Qui e Ora
10 consigli per una vita davvero felice


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Esistono un solo luogo e un solo momento per essere felici: qui e ora! Scopri come conquistare la tua meritata felicità a partire da oggi. Tutti sappiamo che la felicità non dipende dal partner, dal lavoro, dall’età, dalla situazione finanziaria o dal proprio peso.

Perché allora ce ne dimentichiamo così spesso? Forse perché non ci è ancora del tutto chiaro come la realtà nasca dal nostro stesso pensiero.

Ecco una guida per afferrare questa verità fondamentale, superare brillantemente i momenti di crisi e rispondere sempre sì, quando qualcuno ti chiederà se sei felice.

Con tanti esercizi semplici e divertenti per ripercorrere i motivi che procurano l’infelicità e un’intera sezione per elaborare il tuo personalissimo piano di lavoro per una vita felice!

Per affrontare ogni giorno dell’anno con inossidabile ottimismo e rinnovato entusiasmo: Agenda del Pensiero Positivo 2010

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Con le citazioni significative ed eloquenti dei maestri e degli ispiratori del pensiero positivo: Louise L. Hay, Norman Vincent Peale, Vera Peiffer, Deepak Chopra ed Eckhart Tolle


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In questa agenda troveremo, distillata in citazioni folgoranti e pregne di significato, una filosofia di vita che abbraccia ogni campo del vivere quotidiano e può guidare le nostre scelte nell’amore e nella malattia, nel rapporto con noi stessi e con i familiari, nel lavoro e nelle relazioni sociali.

La felicità è molto vicina..

Tempo fa, un uomo camminò sulla spiaggia in una notte di luna piena…
Pensò che se avesse avuto una macchina nuova sarebbe stato felice
se avesse avuto una grande casa sarebbe stato felice.
Se avesse avuto un lavoro eccellente sarebbe stato felice
se avesse avuto una donna perfetta sarebbe stato felice…
In quel momento inciampò in una borsa piena di pietre.
Cominciò a giocare con le pietre, gettandole nel mare, una per ogni volta che aveva pensato:
Se avessi… sarei felice…
Finchè rimase solo con una pietra nella borsa e decise di tenerla
Quando arrivò a casa notò che quella pietra era un diamante molto prezioso
Ripensò a quanti diamanti aveva gettato per gioco nel mare, senza accorgersi che erano pietre preziose
Così fanno le persone…
Sognano quello che non hanno senza dare valore a quello che hanno vicino
Se osservassero meglio, noterebbero quanto sono fortunati…
La felicità è molto più vicina di quello che si pensa…
Ogni pietra dovrebbe essere osservata meglio…
Ogni pietra potrebbe essere un diamante prezioso!.. Ogni nostro giorno potrebbe essere un diamante prezioso e insostituibile…
Ognuno di noi può decidere se apprezzare ogni pietra o gettarla in mare….. E tu, stai giocando con le pietre?
Amici, famiglia, lavoro e sogni?
La morte non è la più grande perdita della vita.
La più grande perdita della vita è morire dentro mentre viviamo.
Vivi pienamente ogni giorno…

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Un piccolo breviario della felicità da gustare ogni giorno per riscoprire i piccoli e i grandi piaceri della vita.

Un modo semplice ed efficace per riprendere contatto con se stessi, con chi ci sta intorno e con l’essenza profonda dell’esistenza.

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Mentre guidiamo..

Semaforo_rosso

Mentre guidiamo, pensiamo ad arrivare, e sacrifichiamo il viaggio allo scopo della meta, ma la vita va trovata nel momento presente, non nel futuro. In effetti, una volta giunti a destinazione possiamo soffrire di più. Se dobbiamo parlare di una meta, cosa dire della nostra destinazione finale, il cimitero?

Non vogliamo andare verso la morte, bensì verso la vita. Ma dov’è? L’esistenza può essere trovata solo nel momento presente. Quindi, ogni chilometro he percorriamo, ogni passo che facciamo, deve portarci nel momento presente: questa è la pratica delle consapevolezza.

Quando vediamo un semaforo rosso o un segnale di stop, possiamo sorridergli e ringraziarlo, perché è un bodhisattva che ci aiuta a ritornare al momento presente. Il semaforo rosso è un campanello di consapevolezza. Possiamo averlo considerato un nemico che ci impediva di raggiungere il nostro obiettivo, ma ora sappiamo che il semaforo rosso è un amico che ci aiuta a resistere alla tentazione di accelerare e ci richiama al momento presente, dove possiamo trovare la vita, la gioia e la pace.

Thich Nhat Hanh
, “Present Moment, Wonderful Moment”.

e al bambino interiore

Prezzo € 21,00
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Dedicati espressamente ai bambini, potranno anche esser letti dagli adulti, o dal bambino che forse è ancora dentro di loro. Thich Nhat Hanh, convinto che il nostro rapporto con i bambini sia indice della salute e armonia del nostro rapporto con gli altri e con il mondo, dice con parole semplici e all’apparenza infantili verità severe, che risuonano nella profondità di noi stessi.

Quando sei felice

gioia-cuore

Quando siete felici, guardate nel fondo del vostro cuore e scoprirete che è proprio ciò che vi ha dato dolore a darvi ora gioia.

Kahlil Gibran

L’eredità spirituale del grande poeta e scrittore libanese


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Poeta, artista, mistico e grande autore dell’opera Il profeta (Il libro più letto e più diffuso del XX secolo), Kahlil Gibran è diventato una vera e propria leggenda del nostro tempo. Nei suoi libri è racchiusa una verità senza tempo, espressa in un’elevatissima forma poetica, una saggezza sconfinata capace di abbracciare il pensiero occidentale e quello orientale, offrendo al lettore una visione dell’esistenza fondata sull’armonia, la fede e l’amore.

Curato da Suheil Bushrui, profondo conoscitore dell’opera del poeta libanese, questo libro raccoglie le poesie più belle e i pensieri più profondi di Gibran, toccando aspetti dell’esperienza umana, dall’amore alla famiglia, dalla gioia al dolore, dalla morte alla vita nell’aldilà. Il curatore ha fermato sulla pagina l’essenza del pensiero del grande poeta, il suo universale messaggio d’amore, la sua incrollabile verità e la sua eterna saggezza.

Io vivo bene e tu?

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Io paragono la vita ad una vacanza.

In una vacanza:
– scegliamo il luogo dove andare;
– ci informiamo degli usi e costumi del luogo;
– ci preoccupiamo dei soldi che ci occorrono per vivere lì;
– prenotiamo gli alberghi dove soggiorniamo;
– studiamo i percorsi e i tempi di permanenza;
– prepariamo un elenco di amici o conoscenti da andare a visitare;
– ci portiamo dietro qualche regalino da fare ai nostri amici;
Queste sono solo alcune delle azioni che compiamo per fare questa vacanza.

Dove sta la somiglianza con la vita?
La nostra vita che abbiamo condotto e quello ancora che ci rimane da vivere è stata preparata con le stesse modalità di una vacanza.
Voi vi chiederete da chi?
Risposta semplicissima: da noi stessi!!!
Si, siamo noi stessi che abbiamo organizzato tutto. Noi abbiamo scelto di nascere bianco, nero, giallo o al polo Nord. Noi abbiamo scelto in che luogo nascere. Noi abbiamo scelto la nostra famiglia. Noi abbiamo scelto le nostre mogli e compagne. Noi abbiamo scelto i nostri figli. Noi abbiamo scelto gli amici da incontrare.

Quando la nostra vita giunge al termine è la stessa cosa quando torniamo al luogo di partenza dopo la nostra vacanza. La morte non coincide con la fine di tutto ma solo la fine della vacanza e si torna a casa, pronti a programmare una nuova vacanza.

Qualcuno dirà: impossibile!!!
Non ho modo di dimostrarti che è realmente così, e nessun uomo potrà farlo. La mia teoria deriva dalla mia esperienza, dalle idee che mi sono fatto ascoltando vari personaggi e leggendo dei libri.
Non ha nessuna importanza se questa teoria sia vera o falsa. L’importanza è se questa ti fa vivere meglio la tua vita.
Io vivo bene e tu?

In base a ciò aggiungo: non piangete se un vostro amico o persona cara ha terminato la sua vacanza, ma gioite. Lui è tornato a casa. Un giorno anche per noi arriverà la fine della vacanza.

Vi invito a riflettere sulla mia teoria ed esprimere il vostro pensiero in merito.

scritta da: Mino

Si nasce, si cresce, si lavora, si soffre, si muore. Presi dagli affanni dell’esistenza, spesso ci scordiamo che siamo nati per vivere e non per prepararci a vivere

Prezzo € 15,00
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Partendo dal concetto di base che “la vita è per ciascuno di noi una complessa e difficile impresa lastricata di problemi più o meno gravi”, l’autore ripercorre l’intera esistenza offrendo la risoluzione di ogni singolo problema del Vivere.

Lungo questo percorso, ruolo fondamentale lo ricopre la consapevolezza del nostro essere, del nostro presente. Perché sognare giardini incantati al di là dell’orizzonte quando possiamo gioire delle aiuole fiorite sotto le nostre finestre? Perché si tende a vivere il domani, programmando a lungo periodo la nostra vita, evitando il più delle volte di assaporare il presente?

La vita, lo apprendiamo troppo tardi, sta tutta nell’attimo in cui si vive, nella trama di ogni giorno e di ogni ora. L’uomo, insomma, non sa vivere. Carico di sapienza arcana, dopo aver udito ogni precetto umano e divino, aver interrogato ogni dottrina sacra e profana e aver svelato ogni mistero, l’uomo corre attraverso il mondo, bussa di porta in porta, gioca in teatri, in danze e in banchetti, sempre in cerca di felicità e di pace, ma purtroppo insoddisfatto e infelice. Non sa dove va, perché si è scordato da dove viene.
Da qui le deviazioni, le ansie, gli errori e le sconfitte della nostra generazione sfortunata, che rendono quantomai più opportune queste pagine.

Essere ciò che gli altri vogliono

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La cosa più facile di questo mondo è essere ciò che siamo, mostrare ciò che proviamo.
La più difficile è essere ciò che gli altri vogliono che noi siamo. Eppure è questo lo schema entro il quale ci vediamo costretti a vivere.
Siete voi stessi, o siete ciò che gli altri vi hanno detto che siete? E volete sapere davvero chi siete? Perché, se lo desiderate realmente, sarà il viaggio più lieto della vostra vita.

Ma questa persona che sa amare è anche un uomo o una donna costantemente consapevole che vivere è una fonte incessante di felicità e di stupefazione. Sono convinto che, contrariamente all’opinione comune, eravamo destinati alla felicità, perché ci sono troppe cose belle al mondo: gli alberi, gli uccelli, il volto della gente. Non esistono due cose uguali, e le cose mutano in continuazione. Com’è possibile annoiarsi? Non è mai esistito un tramonto uguale a un altro. Guardate la gente in faccia. Ogni volto differisce dagli altri. Ciascuno ha la propria bellezza. Due fiori identici non sono mai esistiti. La natura aborre l’uguale. Persino due fili d’erba sono diversi tra loro. I buddisti mi hanno insegnato una cosa fantastica. Loro credono nell’immediato, nel «qui» e nell’«ora».
Sostengono che la sola verità è quella che esiste nel presente, in ciò che avviene tra me e voi in questo preciso istante. Se tu vivi in funzione del domani, il che è soltanto un sogno, tutto ciò che avrai non sarà altro che un sogno inesaudito. Quanto al passato, è ormai estraneo a qualsiasi realtà. Ha un suo valore, perché è valso a fare di noi ciò che siamo,
ma il suo valore si esaurisce qui. Evitiamo dunque di vivere nel passato. Viviamo nel presente. Quando mangiamo, mangiamo. Quando parliamo a qualcuno, parliamo. Quando guardiamo un fiore, guardiamolo. Captiamo la bellezza nel singolo momento in cui viviamo!

La persona che sa amare non è tenuta a essere perfetta. Basterà semplicemente che sia umana. Abbiamo quasi paura di affrontare qualunque cosa perché non siamo in grado di farla perfettamente. Maslow sostiene che certe esperienze splendide e decisive dovremmo viverle tutti: quella, per esempio, di fabbricare un vaso di maiolica, o di dipingere un quadro e poi dire: «Ecco, questa è un’estrinsecazione di me stesso».

Un’altra teoria esistenzialista afferma: «Io esisto perché ho fatto qualcosa. Ho creato, dunque sono». Eppure noi non vogliamo far «qualcosa» perché temiamo che non sarà ben fatto, che non riscuoterà l’approvazione altrui. Se sentite il desiderio di imbrattare una parete d’inchiostro, fatelo. Dite a voi stessi: «Questa azione promana da me. È una mia creazione. Ho fatto quel che ho fatto, e va benissimo». Ma non osiamo, perché vogliamo che le cose siano perfette. E pretendiamo che lo siano anche i nostri figli.

L’uomo peraltro è sempre suscettibile di progredire, migliorare, evolversi, e se non lo credete è segno che in voi è in corso il processo che conduce alla morte. Ogni giorno dovreste vedere il mondo alla luce di una nuova visione personale. L’albero davanti a casa vostra non è più lo stesso, e allora dovete guardarlo! Mutano giornalmente anche le vostre mogli, i vostri mariti, i vostri figli, i vostri padri, le vostre madri: dunque, guardateli! Il cambiamento è in atto in ogni cosa, ivi inclusi voi stessi.

Giorni fa ero su una spiaggia con un gruppo di miei studenti. Uno di essi ha raccolto una stella di mare disseccata dal sole e con grande cautela l’ha rimessa in mare. «Sì, è secca, lo so» è stato il suo commento, «ma non appena avrà riassorbito l’acqua tornerà a vivere». Ha indugiato un momento, pensieroso, poi si è rivolto a me: «Sa» mi ha detto, «può darsi che il processo del divenire sia tutto qui; forse di tanto in tanto capita di sentirci prosciugati, e di avere bisogno solamente di un po’ di umidità per rimetterci in carreggiata e ricominciar da capo». Sì, può darsi che la faccenda sia tutta qui.
Effettivamente, investire nella vita equivale a investire nel cambiamento finale. Non è il caso di darci pensiero per la morte, dal momento che, dannazione, abbiamo un gran daffare a vivere! Lasciamo che la morte badi ai fatti suoi, ma al tempo stesso non si creda che la vita scorra placida e tranquilla! La vita non è così. Tenuto conto dei mutamenti
continuamente in atto attorno a noi, dobbiamo adeguarci senza posa: il che implica da parte nostra un divenire incessante, senza interruzioni. Stiamo facendo un viaggio formidabile, non c’è giorno uguale al precedente. Ogni esperienza è nuova, ogni persona è nuova, ogni mattino della vita è un fatto nuovo.

In Giappone, l’acqua che scorre è fatta oggetto di una cerimonia. Usavamo sedere in una piccola capanna nella quale aveva luogo la cerimonia del tè. Il nostro ospite colmava d’acqua un mestolo, poi lo versava nella teiera e gli astanti
porgevano l’orecchio al fievole rumore prodotto dal liquido che cadeva nel recipiente, onde quel suono acquistava echi elettrizzanti, fantastici. Penso al numero incredibile di persone che giornalmente lasciano scorrere le docce, l’acqua che cade dai rubinetti aperti nelle vasche e nei lavandini, e tuttavia non ne hanno mai udito il rumore. A quando risale l’ultima volta che avete indugiato ad ascoltare la pioggia?

Fonte: Amore di Leo Buscaglia

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Vivere amando se stessi e gli altri è la grande sfida della nostra esistenza. L’avventura più esaltante e creativa. Un sentimento senza età che, per il famoso pedagogista americano, ci fa diventare una forza suprema, responsabile, senza più limiti dei pregiudizi. Attraverso il reciproco amore si può arrivare a completare l’infinito.

Vivi la Vita: una storia vera

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L’ABC del morire, partire senza partire, amare ed abbandonare e il peso insopportabile del sapere

Mi è stato chiesto di scrivere la mia storia dentro la malattia. Ci ho pensato a lungo in questa settimana, ne ho accennato ai miei, ho provato a costruire tracce, percorsi, ipotesi di stesura.
E’ una settimana difficile: al suo termine mi aspetta una serie di esami di controllo e, come al solito, l’ansia è difficile da tenere a bada. Ancora una volta il mio equilibrio (così precario!) si sgretola ed io arranco alla ricerca di…. accettazione, ignoranza, pace, che altro… non so bene.

Allora riparto, vado a leggere gli sfoghi e le riflessioni che di tanto in tanto in questi anni ho affidato alla carta, quando proprio non ne potevo più, mi sentivo le parole premere in gola come un grido di aiuto troppo a lungo trattenuto e che non sapevo a chi rivolgere.
La carta sopporta così tanto!!
Rileggendo qua e là ho trovato una citazione che forse ben riassume ciò che ho cercato di fare, ciò che credo tutti coloro che entrano nel “pianeta cancro” devono affrontare:

“Questo è ciò che col tempo bisogna imparare
L’ABC del morire
Del partire senza partire
Dell’amare e dell’abbandonare
E il peso insopportabile del sapere“

Ebbene ho aperto il mio abbecedario nell’ottobre del ’97: un nodulo percepito con l’autopalpazione, la trafila della diagnosi, l’attesa del responso con la prima altalena di speranze e timori. Una settimana di viva angoscia dalla quale trovo riparo solo nel lavoro e nell’abbraccio di mio marito. Così trascorro le giornate a scuola e le sere rincantucciata sul divano, chiusa nel cerchio delle sue braccia, appoggiata a lui sia fisicamente che psicologicamente. Con lui mi reco all’ambulatorio per sentire gli esiti dell’esame: confermano la presenza della malattia. Bisogna operare.
Di fronte al medico mi controllo, poi crollo. Tutti mi sono molto vicini nel periodo di attesa tra la diagnosi e l’operazione; temevo molto la reazione di mia madre all’annuncio della malattia, mi appare ormai così fragile emotivamente. Invece reagisce, la preoccupazione la sprona a trovare cose da fare per aiutare. Vedo lo sgomento negli occhi di mio padre, ma fra noi le parole sono sempre state poche e i gesti parchi. Anche in questa occasione, come poi molte altre volte, un abbraccio dato con i lucciconi agli occhi, il mio solito saluto: ”Ciao Pa’, fai il bravo, mi raccomando”. E il suo: “Me racumandi a ti, tusa!”
La zia mi esorta a rivolgermi a Dio, a pregare, a chiedere il suo aiuto che non mancherà. Il mio rapporto con Dio è certamente presuntuoso: sono credente, non praticante, la Chiesa non mi convince con le sue gerarchie e manifestazioni. Lui ed io conversiamo “in proprio”, ma in questa occasione mi trovo a pensare: ”Perché dovrebbe donare la guarigione proprio a me? Cosa faccio io di speciale perché mi preservi, mi sani? Come osare chiedere questo quando tanti altri soffrono più di me?” E così la preghiera unica, veramente sentita, è sempre la stessa: “dammi la forza di affrontare questa cosa, un passo alla volta; non mi abbandonare, altrimenti non ce la farò mai.”

Arriva l’operazione, passa e dopo di essa la radioterapia.
Appena posso torno a scuola: i bambini e il loro affetto, le colleghe e amiche e il loro calore sono un balsamo. In questo periodo devo ritrovare me stessa, ma non so quale me stessa voglio ritrovare. Forse quella proiettata in fuori, disponibile, che si impegna, perché mi darebbe la sicurezza del ritorno alla normalità. D’altra parte c’è la voce di V., con la sua esperienza di questa nostra malattia, e il suo suggerimento a fare ciò che mi piace, a vivere per me e non per gli altri.
Ma io come sto?
Mi dicono che “sono guarita”, ma mi vogliono controllare ogni pochi mesi e che ciò continuerà per anni.
Crolla e si frantuma un baluardo: non sono immortale.
Fino a ieri la morte, la malattia erano degli altri. Ora sono miei e il mio cuore e la mia mente devono fare i conti con l’incertezza e la paura del domani.
Mi scontro con le esortazioni alla calma e a controllare la paura, mi mandano in bestia.
Sembrano accusarmi di essere un’ansiosa.
Beh, è vero sono ansiosa: ho paura che a mia figlia possa capitare qualcosa di male e, ora che ho toccato il “pianeta cancro” temo veramente la malattia, il tradimento del mio corpo, la sofferenza fisica che pure finora non ho sperimentato e la morte che ha assunto una concretezza assai diversa.
Chi mi invita alla calma pensa di aiutarmi a razionalizzare, ad arginare il panico. Eppure sono parole che scatenano in me il rifiuto, la rabbia. Le ragioni del mio star male sono sacrosante, ma odio pensare che gli altri mi vedano come una piaga, una che si piange addosso. Però so che non voglio tacere, nascondermi dietro una corazza data dall’aspetto impeccabile, dall’efficienza, dal controllato silenzio.
Frequento il gruppo “PSICOLOGIA AL FEMMINILE” presso la biblioteca di Corsico, un gruppo aperto di donne con alcune presenze costanti ed altre fluttuanti. E’ uno dei pochi luoghi in cui riesco ad esprimere le mie tensioni, le paure, il disagio. Qui non si è mai giudicate e c’è una profonda empatia che permette di lasciare andare il nodo che chiude la gola, sapendo che le altre si stringeranno a te, piangeranno con te, ascolteranno e parleranno a cuore aperto.
E’ così difficile trovare il momento e la persona con cui parlare quando ne hai così bisogno da sentire le parole spingere contro le labbra.
Ma con chi farlo?
Con mio marito? Lo vedo scrutarmi, so che si preoccupa e si sforza di offrirmi una piacevole quotidianità, di farmi sentire bene e non mi sento di gravare sulle sue spalle con le mie “paturnie”.
Con i miei genitori? Sono in quella fase della vita in cui si comincia a sentirsi genitori dei propri genitori e vorrei poterli preservare dall’ansia per il mio stato.
Con mia figlia? Lei ora è una donna, forte, affettuosa, vicina. Ma è la mia bambina, devo proteggerla dalle brutture e dai dolori del mondo. E’ il mio compito di madre. Che madre sarei se fossi io ad appoggiarmi a lei, a scaricarle addosso tutte le tensioni e le paure, ad offuscare il suo cielo che si sta aprendo ora alla vita.
Con le amiche? So che sono lì, disponibili, basterebbe alzare la cornetta e chiamare. Ma anche loro hanno gli affanni della vita quotidiana da affrontare e troppo spesso mi faccio scrupolo di rivolgermi a loro. Ci sono pomeriggi in cui vorrei che il telefono squillasse per parlare con qualcuno… ma chiedere aiuto è così difficile.
Così spesso taccio, mi sembra di riuscire a darmi un’aria tranquilla e controllata, poi scopro che i miei tentativi non ingannano chi mi sta vicino e mi vuol bene, che talvolta sono loro a sopportarmi facendo finta di non vedere la mia espressione tesa e di non sentire le mie risposte brusche.

Passano i mesi, passano i controlli, vado sempre accompagnata da mio marito, non reggo la sala d’attesa. L’infermiera dell’ambulatorio di senologia mi chiama la signora con il cavalier servente.
Tutte le volte lui esorta il medico a tranquillizzarmi esplicitamente, sono le sole occasioni in cui rivela a me e ad altri che non sono per nulla brava a nascondere le mie emozioni.

E’ morta V. L’ennesima manifestazione della malattia ce l’ha portata via.
Mi sento un verme perché non riesco a disgiungere dal dolore per lei il dolore per me. La mia storia sarà come la sua? Perché? Questa angoscia accompagna i miei giorni, è sempre lì ben chiusa in una piega dell’animo, ma pronta a sgusciar fuori alla prima distrazione. Non mi libererò mai della paura?

Sono trascorsi tre anni. Comincio quasi a crederci, forse sono davvero in salvo, forse in fondo al tunnel c’è davvero il sereno. Forse ha ragione A.M. quando dice che ciò che ci accade è “in questo momento”, ma dobbiamo procedere pensando che il momento passerà.
Proprio mentre sto cominciando a crederci arriva la doccia fredda: dalla scintigrafia ossea: si evidenzia una lesione allo sterno. La malattia allunga ancora i suoi artigli su di me.
Sono terrorizzata, mi figuro scenari tremendi, cosa succederà? Quali terapie? Quali interventi?
Ma soprattutto quale futuro? Anch’io come V. passerò da una ricaduta all’altra in una spirale impossibile da forzare?
Troppe domande che mi spaventano e questa volta non riesco a parlare con nessuno, le amiche mi dicono che appaio distaccata e lontana. F. cerca di starmi vicina e io mi ritraggo; S. mi abbraccia, io la stringo poi devio i discorsi, cambio argomento. Non ho neppure chiamato T. e mi manca il suo viso, il suo sorriso coraggioso, la sua stretta e anche la sua fede. M. è una presenza silenziosa che apprezzo particolarmente, che mi aiuta a stare tra le pareti della scuola, non chiede ma c’è.
Gli alunni percepiscono il mio squilibrio, la mia tensione. Chiedo loro di aver pazienza, accenno a problemi di salute. Capiscono con la saggezza del cuore che rende così ricchi questi piccoli di otto anni e, a modo loro, si sforzano di aiutarmi.

Che sollievo quando le cure si rivelano poco invasive. La terapia ormonale è tollerabile, non limita la mia vita, il suo quotidiano dipanarsi. I controlli però sono diventati ancora più frequenti e io li tollero sempre meno. Vorrei non dover più varcare il portone dell’Istituto, non vedere più questi corridoi, queste sale, questi volti. Mi diventa sempre più difficile venirci da sola, la lettura che prima mi bastava per astrarmi e far passare il tempo dell’attesa ora non è sufficiente. Chiedo a turno ai miei cari di accompagnarmi, ho paura di guardarmi attorno nelle sale d’aspetto e di vedere altri malati, sofferenti, colpiti dalle manifestazioni del male e di riconoscermi in loro, vedere specchiato nel loro aspetto il mio domani.

Al gruppo di Corsico A.M. mi suggerisce di non combattere la malattia, di affrontarla.
Non capisco! Tutti mi dicono che devo combattere il male, vincere il tumore, sconfiggere questo nemico. Cosa avrà voluto dire?
Mi occorrono molti mesi per capire: non combattere contro me stessa; accettare le modificazioni, accettare l’idea della morte per affrontare la vita e le sue richieste e ricchezze; amarmi e non sentirmi colpevole, tradita dal corpo, punita per chissà quali colpe o manchevolezze. Non un atteggiamento contro, ma un atteggiamento per…

Intanto il tumore che sembrava arginato, dopo un anno trova un’altra via per manifestarsi. Questa volta il medico è brusco e mi annienta con la sua laconicità. E’ una malattia cronica – dichiara freddamente.
Al mio terrore si aggiunge lo spavento di vedere per la prima volta le difese di mio marito cedere: ha gli occhi lucidi, fatica a trattenere le lacrime.
Allora sto molto male davvero.
E mi preoccupo per lui, per la mia ragazza. Chi li aiuterà a far fronte a questo nuovo periodo di dolore.
E chi aiuterà me?

Questa volta mi tocca la chemioterapia, l’ho sempre rifiutata nelle mie fantasie. Mi terrorizza e il mio terrore si riversa sull’aspetto più vano, più esteriore: perderò i capelli, nessuno deve vedermi così, non voglio far compassione. Piango e corro a procurarmi una parrucca che sia il più possibile uguale a me: stesso taglio, stesso colore. Per apparire inalterata agli occhi degli altri.
Illusa. Non immaginavo certo che il mio corpo, la mia pelle, tutto sarebbe stato modificato dall’urto dei farmaci.
Mio marito si preoccupa di trovarmi un supporto psicologico presso la struttura ospedaliera, io vorrei che ne usufruisse anche lui. Pensavo fosse possibile un supporto alla famiglia, mi rendo conto che le tempeste emotive che attraversano me, devono per forza scuotere anche loro. Lui è uno che parla sempre poco delle sue emozioni, insisto più volte perché inizi un periodo di supporto psicologico, ma scantona. Il nostro rapporto però si approfondisce, mi accetta anche così malconcia, pelata, brutta, si sforza di scherzare sui miei denti macchiati dal violetto di genziana, sulla mia patetica cuffietta e sulla mia zucca liscia, mi porta in vacanza e se anche talvolta mi chiede prestazioni fisiche che non riesco a reggere (una passeggiata in montagna che mi estenua, la presenza a riunioni e impegni che mi pesano molto) non lo fa certo per superficialità, incuria o distrazione nei miei confronti. E’ il suo modo per dire che ce la posso fare, per avere fiducia in me, per spronarmi a non abbattermi. La sua presenza fisica costante, l’abbraccio, la carezza, il desiderio sessuale che manifesta verso questo corpo che io vedo così poco desiderabile, sono i suoi modi di esserci ed amare. A volte mi sento in colpa perché non riesco a rispondere a queste sue offerte di amore, sento che anche lui ha bisogno di essere rassicurato, di poter placare le ansie di questo periodo così pesante. Sento anche la sua comprensione, sa che se mi nego è perché non ho le forze, che non è un rifiuto verso di lui e aspetta silenziosamente.
D’altra parte anch’io vivo in modo contraddittorio il mio stato di salute: mi rifiuto di mettermi in malattia, appena posso riprendo il mio posto in classe e gli incarichi (anche quest’anno molti e pesanti) assunti nella scuola e fuori, voglio frequentare gli amici, il corso di ballo cui ci siamo iscritti, continuare l’attività sociale e politica sul territorio, frequentare il gruppo a Corsico.
Il corpo mi tradisce, le forze mancano, me la prendo con me stessa se non ce la faccio, mi guardo e mi faccio pena, repulsione. Sono stanca, vorrei urlare che adesso basta, non ce la faccio più, che non ne posso più. BASTA!, BASTA!, BASTA!!!
La zia, mia figlia, mio marito si fanno carico delle fatiche usuali della casa, non so come ringraziarli e cerco di incanalare tutte le mie forze all’interno come se potessi convincere i farmaci a far bene, a far sempre più effetto, ma anche all’esterno: se non cederò, se non abdicherò potrò riprendere la vita di prima. Star fuori casa del resto mi fa solo bene, quando devo stare per forza in casa, quando mi trascino dal letto al divano e il solo cucinare mi fiacca, la mente galoppa fra nere paludi di ansie e ossessioni. Non c’è uno scenario sereno che si presenti alle mie fantasie: i farmaci non faranno effetto, le ricadute si succederanno, i capelli non ricresceranno più o se ricresceranno altre terapie provvederanno a farli ricadere, sono orribile, inguardabile, insopportabile.
E allora fuori, facciamoci carico di altri problemi, altre realtà, altre persone.
E’ una specie di cura scaramantica che pratico su me stessa. Ci credo veramente? Non so.

In tutto questo una svolta particolare prende il rapporto con gli alunni.
Non si spiegano le mie frequenti assenze, vedono il mio aspetto dimesso, percepiscono i discorsi con le colleghe. Del resto i bambini non capiscono perché una persona sulla quale sono abituati a far conto, la cui presenza è una delle sicurezze della loro giornata possa sparire all’improvviso, senza motivo e senza spiegazione. Ritengo che sia per loro una fonte di ansia molto più forte del sentirsi spiegare chiaramente la malattia e anche la morte. La nostra società, l’informazione televisiva, la famiglia nuclearizzata ci hanno abituato alla morte spettacolo, cruenta ed estranea, i bambini non vivono più il ciclo della vita dalla nascita alla morte come un’esperienza familiare, molto viene ospedalizzato, molto viene taciuto perché noi adulti abbiamo paura di parlare di certe cose. Così decido di parlare loro della malattia, ci penso su per tutto il fine settimana che precede il rientro da una assenza prolungata (due settimane di antibiotici, stomatite, febbre ed altre amenità), poi affronto il discorso: ricordo loro i miei precedenti problemi di salute, spiego che la malattia è peggiorata e che le cure richieste hanno una serie di effetti collaterali. La reazione di Ilaria è pronta: ”Devono cambiarti le medicine, le medicine devono far star bene, non male!!!”
Spiego come funziona la cura, hanno i visi attenti, assorti, forse un po’ spaventati ma certo si sforzano di capire. Chiedo il loro aiuto, mi scuso se non potrò essere efficiente come il solito e loro nel periodo seguente si danno da fare per consentirmi di stare seduta in cattedra durante le lezioni, si controllano a vicenda per permettermi di non affaticare la voce, fanno cordone sanitario per non attaccarmi il raffreddore, mi mandano messaggi e bigliettini quando devo assentarmi.
Sono una forza, una passione, un raggio di luce. Vado con loro per tre giorni in gita, le colleghe cercano di evitarmi le fatiche maggiori. Li vedo così felici di passare questo tempo insieme, così fiduciosi, così pieni di vitalità che mi sforzo di esserci il più possibile. E loro mi ripagano in mille modi, anche con qualche sana arrabbiatura.

E ancora una volta il sentiero si fa un po’ meno arduo, si rilevano i primi miglioramenti, si passa a terapie meno pesanti, le forze crescono un poco. A volte mi sembra di essere un leone e poi un minimo sforzo mi fiacca, allora scatta l’impazienza, spunta la sfiducia.
Qualcuno mi dice “Va beh, la malattia è cronica. L’importante è che lo resti per tanto, tanto tempo.”
Ohibò, non l’avevo ancora vista sotto questa luce
Un’estate che non è la solita estate, dentro e fuori dall’Istituto per le terapie, vacanze soggette al ritmo delle cure, scatti di impazienza e momenti di dolcezza.
Ho imparato ad essere più onesta con i miei, a dire più spesso quando una cosa non mi va o quando non ce la faccio. Anche mio marito rende più visibili i suoi stati d’animo, più con i gesti che con le parole, ed il nostro rapporto cresce e si consolida. Mia figlia è sempre presente, vicina, mi esorta spessissimo a far valere le ragioni del mio star male, a chiedere, anzi a pretendere attenzione, ad occuparmi di me stessa prima di tutto, a non vergognarmi dei miei limiti.
Nonostante tutto riusciamo a trascorrere qualche settimana in giro con il nostro camper e a divertirci un po’. Poi si torna a casa, lavoro, impegni.
Tutti mi dicono che mi trovano bene, non so se la cosa mi faccia piacere o paura. E questi benedetti capelli che crescono così piano. Durante l’estate ho preso il coraggio a due mani e me ne sono andata in giro senza parrucca. Ho imposto però la censura preventiva su tutte le foto.
Rientro a scuola e per due giorni mi arrovello su come presentarmi, alla fine decido di andarci così. Gli adulti fanno complimenti sul mio aspetto e sul Taglio che mi dona, i miei ragazzi sono sinceri. Alessandro mi squadra e domanda perché mai mi sono tagliata i capelli a questo modo, spiego l’effetto dei farmaci e la ricrescita. Si informano della mia salute, speranzosi chiedono se ora non dovrò più assentarmi, concludono “Non ci piaci tanto sai pettinata così, ma se vuol dire che stai meglio, va bene lo stesso. Ci abitueremo”
La prova del nove è un piccolo di prima che nel vedermi passare per l’atrio mi saluta con un sorridente “ciao pelatina”. Riesco a riderci sopra.

Penso a una collega che sostiene che queste esperienze non ci arricchiscono, ma si mangiano parte di noi. Per lungo tempo non ho saputo se avesse ragione o torto.
L’altalena di ansia e paura, il nuovo rapporto con la fine della vita, la sofferenza, la consapevolezza, il difficile percorso verso l’accettazione, la scoperta che la “passione” per qualcuno o verso qualcosa è indispensabile per andare avanti, mi fanno pensare, oggi, che abbia torto
Sono più ricca? Sono più grande?
Certo che ad ogni round perdo e ritrovo un po’ di me. Mi scopro e cresco, mi spavento e regredisco, mi piaccio e mi detesto.
Come sarò alla fine?

Fonte: www.qlmed.org


Arielle Essex

Coaching dal Cuore

Il coraggio e la scelta di rinascere alla vita con l’aiuto della PNL


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Coaching dal Cuore è un metodo per defi nire gli obiettivi ricominciando da dentro di noi, dai nostri valori, dalla nostra missione personale, scoprendo e seguendo ciò che per ognuno di noi è veramente importante.
Nella maggioranza dei casi:
• formulare l’obiettivo in modo appropriato prima di mettersi all’opera,
• identifi cando bene le risorse necessarie
• ed elaborando un piano d’azione accurato,
è un’abitudine che aumenta enormemente le possibilità di riuscita dei progetti che si desidera realizzare.
Ma è insuffi ciente!
Con questo libro Arielle Essex ci aiuta ad arricchire la nostra capacità di lavorare sugli obiettivi con qualcosa di molto importante, un “dettaglio” che ci metterà al riparo dai rischi di diventare troppo tecnici, troppo effi cienti, troppo freddi, troppo… bravi.
Ci fornisce infatti intuizioni su:
• come formulare i nostri obiettivi e, contemporaneamente, essere tolleranti con noi stessi e con gli altri;
• ci assiste nel risolvere le nostre paure e i nostri dubbi, conoscendoli e accogliendoli in quanto parte di noi, piuttosto che ingaggiando una battaglia contro di loro per distruggerli.