Ufff… – Babalibri – Un libro scaccia noia!

I bambini di oggi troppo spesso hanno una routine piena di impegni e di imput, complice anche questo avanzare frenetico della tecnologia.
E se non si organizzasse alcunchè?
Se per una volta si togliesse ogni “attività tecnologica” e si lasciasse campo libero alla tanto temuta noia?
Beh, penso non accadrebbe assolutamente nulla di spiacevole, anzi!

“Che cosa fate bambini?” chiede il papà
Ci annoiamo!
Giocate a gatto e topo!
Non siamo nè gatti, nè topi!

Insomma, niente sembra smuovere la loro curiosità.
Ogni proposta è seguita da un sonoro « Ufff… ». Che noia!
Che noia. Che noia sta noia.

Quel sentimento che a volte prende i bambini e li rende apatici, molli, invertebrati, pigri come bradipi. Che fastidio questa noia che rende tutto piatto e poco invitante.
Cosa succede se a due cuccioli, viene tolto il videogames, si annoiano da morire?
Eh si! E’ proprio dura!
Niente ha attrattiva.
Nemmeno una bella giornata estiva, una corsa all’aria aperta, nemmeno la piscina che magari fino a poco tempo ha divertito!

…Ma a volte basta poco! Anzi pochissimo.
A volte basta un semplice e naturale “PROT” per trasformare una giornata noiosissima in puro divertimento. 😀 😀 😀

I protagonisti di questa NOIA sono Nuki e Tati e ci accompagnano in questo piacevolissimo libro: Ufff… di Claude K. Dubois edito da Babalibri.
Così semplice, ma così vero! Pagina dopo pagina racconta di due uccellini che sprofondano nell’apatia perché il papà li ha privati del giochetto elettronico che tanto li intratteneva per giocare fuori all’aria aperta. Ma Nuki e Tati non trovano proprio niente da fare là fuori e nonostante le tante proposte del papà, rimangono fermi a sbuffare, appoggiati a un ramo.


Da pigri irremovibili, grazie ad un piccolo rumore questi due fratellini ritrovano la loro vitalità bambina.
La noia di trasforma in divertimento.
Infondo cosa c’è di più vitale di una puzzetta?

Chi sarà stato?
Tra un “PROT” e un “BLUB” ecco che i tre uccellini iniziano a ridere e a divertirsi, e alla fine la giornata non è più così noiosa…

Che cosa fate bambini? chiede la mamma
Ci divertiamo!

Ecco la semplice conferma di come, il tempo libero è dunque quello in cui i bambini possono essere più creativi, possono scegliere da soli a cosa giocare.
E se all’inizio li vediamo annoiati non importa. Qualche cosa di certo scatterà a trasformare quella situazione di noia in un pomeriggio memorabile.
Forse tra una risata e l’altra qualche bambino potrebbe scappare …PROT! 😉

Claude K. Dubois, autrice e illustratrice belga, con questi piccoli e annoiati protagonisti, ci insegna come piccoli imprevisti possano portare a un’esplosione di energia e divertimento, sconfiggendo così la noia e la pigrizia.


Un libro tenero, anche nel formato compatto, con tenere e delicate illustrazioni ci riportano calde risate, ma soprattutto ricorda come non sia affatto necessario trovare a tutti i costi un modo per placare la noia!
La noia porta infatti i bambini a una realtà concreta e serve alla loro crescita.

Buone letture tra la noia e le risate!
Puoi acquistare il libro QUI:

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Tutti in coda! – Babalibri

Anche gli animali fanno la coda! Ma per cosa?

“Benvenuti. Gli ultimi arrivati si mettano in coda qui.”

Tutto inizia così, l’uccellino dall’alto coordina e da indicazioni alla piccola rana, l’ultima arrivata, la numero 50! Davanti a lei c’è una lunga fila di animali, dal più piccolo al più grande, in A T T E S A!
Provengono da tutto il mondo: Asia, Africa, foresta, savana, giungla, fattoria…

Ma cosa fanno tutti questi animali ben allineati con il loro numero?
La coda, sì, ma perché?


50 animali dalla rana all’orango, passando per il vombato e finendo con l’elefante, tutti in coda;
alcuni più pazienti di altri, alcuni simpaticamente affamati, altri annoiati o arrabbiati, qualcuno che sbadiglia e qualcuno che si diverte nell’attesa per una meravigliosa avventura.
Di dirvi quale sia questa meravigliosa avventura non ce lo sogniamo nemmeno! 😀
Vi posso solo dire che una doppia pagina annuncia l’apertura di un’attrazione: “Benvenuti sulle onde giganti!!!

Edito da Babablibri, Tutti in Coda è stato realizzato da Tomoko Ohmura, una bravissima illustratrice giapponese.
È un libro fresco (a tratti direi anche umido) ma assolutamente divertente!
Per tutti i bambini che amano gli animali, l’acqua e le grandi avventure Tutti in Coda è un libro da non perdere l’occasione di sfogliarlo.
Adatto ai piccolissimi che adorano nominare e rinominare le stesse cose all’infinito, ma è garantito che sa far sorridere anche i più grandicelli (direi 3-6 anni) 😉

La prima volta che l’ho aperto mi sono detta: e adesso questo come lo leggo?
Sì, perché tre quarti del libro sono fatti così:
un elenco di animali, numerati da 50 a 1, in coda uno dietro l’altro.
Alcuni dicono qualcosa, altri no.
Alcuni interagiscono tra loro, altri no.
Alcuni (quasi tutti) sono animali comuni, altri no (che caspiterina è un vombato?) 😀
Ah, e poi c’è un uccellino che fa un sacco di lavoro per far da guida, dare indicazioni e a tenere tenendo d’occhio tutti quanti i 50 animali!

Insomma: come fare? Leggere il nome di tutti gli animali? Nominare solo quelli che parlano?
Cercare di dare un senso alle espressioni di quelli che stanno zitti?

Beh devo dire e devo ammettere che, dopo la prima lettura, c’è da ricredersi.
Nonostante le premesse, Tutti in coda è uno dei libri che i bambini preferiscono.
A ogni lettura si scopre un nuovo particolare, ogni volta i bambini si concentrano su un animale diverso e quando arriviamo alla balena…il divertimento è unico!
Questo bellissimo album permette di conoscere i numeri da 1 a 50, i nomi degli animali, nonché cercare di indovinare l’animale successivo, perché alcune volte prima di girare pagina vediamo la coda 😀

Ma a proposito, perché fanno la coda? Sorpresa!!! 😉
Francamente, vale la pena aspettare!

Belle scoperte e buone letture! 😉

Tutti in coda

OHMURA TOMOKO

 

Molly e Mae. Due amiche, un viaggio – Danny Parker

Molly e Mae due bimbe, amiche.
Molly e Mae iniziano un viaggio insieme.
Molly e Mae sono alla stazione ad aspettare il treno.

In Molly e Mae ­ Due amiche, un viaggio, le autrici Danny Parker e Freya Blackwood e grazie a Terre di Mezzo editore qui ci raccontano la storia di un’amicizia tra due bambine, nella sala d’aspetto di una stazione ferroviaria.
Molly e Mae non sono certo due statuine; già dall’arrivo in stazione di primo mattino le bambinette si muovono in lungo e in largo dimostrando di avere parecchie energie da spendere:
si confondono tra i passeggeri, si contorcono sulle panchine, s’intrufolano qua e là per giocare a nascondino, ballano, si scambiano gomme da masticare, caramelle e segreti.
Con la complicità tipica delle amiche o delle sorelle.

Questo è solo l’inizio del racconto e di questo viaggio:
il gioco continua in treno tra bambole, merende, salti sui sedili.
Il piccolo lettore può seguirle nelle doppie pagine dell’albo dove le illustrazioni di Freya Blackwood sceneggiano come in un film la giornata.. il viaggio.

Per due infaticabili amiche, Molly e Mae non mancano neppure le occasioni per un litigio, l’entusiasmo iniziale lascia il posto alla noia, a qualche battibecco, allo scegliere posti distanti mentre fuori piove, quasi a dire che il rapporto per un attimo si è raffreddato, come il tempo meteorologico. Le bimbe con un muso lungo e in silenzio giocano da sole a far ghirigori sui vetri appannati del finestrino, mentre il treno corre sotto la pioggia.
Ma ben sappiamo che per i bambini è solo una questione di pochi attimi, perché la mancanza l’una dell’altra
induce le bambine a mettere in atto piccole manovre di avvicinamento. 😉

Dopo aver visto la vicinanza delle bambine farsi sempre più complicità, condividere caramelle e segreti, diventare appiccicate non solo a causa delle gomma da masticare, ma perché stanno bene così. Insieme.
E insieme stanno anche nel disagio di guardare ciascuna da un finestrino differente, ma comunque nella stessa carrozza.
Allora una di loro prende l’iniziativa e qui il testo davvero si fa esempio di quel che è la vita o perlomeno che si auspica si sappia fare nella vita:

“Molly prende le parole che non avrebbe dovuto dire e le nasconde.
Poi trova alcune di quelle che avrebbe dovuto dire,
e inizia a costruire un ponte tra di loro.
Anche Mae aggiunge qualche parola,
per renderlo abbastanza forte da reggerle entrambe”. ❤

Una storia apparentemente molto semplice, ma la stazione, il viaggio e il treno in realtà sono tappe, le tappe cadenzate della vita di due bambine che giocano, mangiano, parlano, imparano, litigano e fanno pace.
Gli orari scandiscono il tempo di un’amicizia che quando si è bambini è composta da attimi piccolissimi che passano con la velocità di un battito di ciglia.
Le stazioni invece sono i cambiamenti di umore, il passaggio da uno stato d’animo all’altro.
Il treno, infine, è la vita stessa che sembra scorrere sempre uguale, ma ci fa attraversare sempre paesaggi nuovi (ponti, vallate, praterie) e fermate differenti.
Una storia delicata ricca di spunti di riflessione, realizzata con splendidi acquerelli.

La doppia pagina, inoltre, consente alle autrici Parker e Blackwood di giocare con lo spazio a disposizione.
La distribuzione di parole e immagini varia in modo ben bilanciato di pagina in pagina, dando vita a sequenze che scorrono rapide una dopo l’altra, alternate a immagini a tutta pagina.
Alla bellezza del messaggio, veicolato da una storia originale e dolcissima, si lega, dunque, la straordinaria maestria di due autrici che dimostrano di essere in perfetta sintonia tra loro.

Per tutti questi motivi, consiglio questa splendida lettura a grandi e piccini, un albo che parla a tutti e ricorda quanto importante sia l’amicizia, quel sentimento tra due persone che, “tenendosi per mano”, decidono di proseguire insieme il viaggio chiamato vita.

…il viaggio continua, tra curve e rettilinei, ponti e gallerie.
Molly e Mae guardano insieme il paesaggio che scorre veloce mentre
“il treno continua la sua corsa”…come la Vita!

Buona lettura e buon viaggio!
Puoi acquistare il libro QUI:

Piccolo Elefante va in Cina – Sesyle Joslin

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“Piccolo Elefante nuotava sette bracciate di qua
e sette bracciate di là. E mentre nuotava, canticchiava”.

Piccolo Elefante va in Cina è un piccolo gioiello. A patire dal formato, per la casa editrice che lo ha portato in Italia, OrecchioAcerbo, per la traduzione di Carla Ghisalberti.
Ma andiamo con ordine, quello che vi presentiamo oggi è un albo dal tocco orientale ………..

Di Sesyle Joslin (autrice della serie dedicata al Piccolo Elefante) con illustrazioni di Leonard Joseph, entrambi vincitori in Italia del Premio Andersen 2015 per il miglior libro per la fascia 0/6 anni.
Questa è una storia piena di tenerezza e divertimento, dove i protagonisti, nei loro dialoghi divertenti, raccontano un po’ di Cina e sperimentano, insieme con i piccoli lettori, le prime parole in cinese, ma sopratutto con uno sguardo pieno di tenerezza, esplorano quel percorso di crescita verso una sempre maggiore autonomia di un piccolo elefante in cui può riconoscersi ogni bambino.

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Dedicare tempo a un bambino, dedicargli un tempo di ascolto è richiesto quotidianamente e ripetutamente ad ogni mamma, forse per reale disinteresse e noia verso un gioco che già conosce ogni bambino, come piccolo elefante, ricorre all’adulto avanzando le più svariate richieste.
“Mi annoio, cosa posso fare, ho fame…” oppure “giochi con me?”
Quest’ultima richiesta significa anche e soprattutto trovare soluzioni per stimolare la sua curiosità.
Non è un trucco, è saggezza e Mamma Elefante, gigantesca figura grigia in costume intero a grandi fiori, che indossa enormi quanto misteriosi occhiali da sole e un grande cappello di paglia, lo sa.

Piccolo elefante è in spiaggia, pantaloncino nero e maglietta a righe; un po’ fa il bagno, un po’ passeggia (a sentir lui in realtà sono anni che passeggia), un po’ si annoia. Chiede appunto, che la mamma risolva la questione e ottiene in cambio un’idea meravigliosa: scavare una buca che porti fino in Cina!!
Ma dov’è la Cina? Beh, dall’altra parte del mondo, ma scavando bene e a lungo ce la si fa ad arrivarci, a visitarla e anche ad assaggiare qualche prelibatezza.

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E voi siete mai stati in Cina?
Io no, però oggi ho imparato alcune altre parole essenziali senza le quali non potrei certo dire di conoscere il cinese: zuppa, formaggio, gelato, grazie e long (drago).

“L’ultima volta che ne ho sentito parlare la Cina si trovava dall’altra parte del mondo”

“Sul serio?” “In tal caso, tutto e tutti sono a testa in giù” aveva commentato il simpatico elefantino saltellando allegramente sulla calda sabbia.

“Oh, mamma Elefante, come fai a sapere così tante cose?
Dipende forse dal fatto che hai una testa così grande?”.

L’elefante aveva deciso di raggiungere il lontano Paese e..
“al mio ritorno ti racconterò tutto”.

Così, ben equipaggiato con Orso, paletta, occhialini da nuoto e cestino da pic nic in testa per viaggiare in incognito, qualche parola in cinese insegnata dalla mamma, strumento necessario per muoversi autonomamente in ogni luogo Piccolo Elefante parte per il suo viaggio dall’altra parte del mondo, dove sicuramente chi vi abita vive a testa in giù.

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Capita poi che scavando nella sabbia si trovano dei veri tesori, è capitato a tutti di trovare una monetina, anche Piccolo elefante ne trova una, proprio mentre sta scavando diretto in Cina, molla le operazioni di trivellamento della sabbia e corre a spendersi la monetina al miglior caffè del lungomare, sulla giostra e poi sul risciò…ma come, e la buca? E bè, se ne sarà dimenticato, la monetina ha aperto nuovi orizzonti e Piccolo elefante li ha varcati, i bambini, si sa, sono ondivaghi, seguono ogni stimolo.
E poi tornare, in spiaggia, laddove c’è un mondo che sta a testa in su e una mamma che lo aspetta sorridente e disponibile a viaggiare ancora assieme.

Certo ci vuole anche una mamma, o un papà, che lascino liberi di esplorarli, questi mondi!
Non so effetivamente quanti bambini posso contare su genitori che permettano loro di scavare una buca di sabbia tale da condurli dall’altra parte del mondo…in Cina, appunto 😉
Piccolo elefante questa mamma speciale ce l’ha, pronta ad ascoltare, a raccontare e persino a fingere di dormire e non accorgersi di nulla pur di lasciare tempo e spazio al suo Piccolo elefante in preda al gioco e persino alla noia…oltre che alla fame! ..e con quel “Ti aspetterò”  mamma elefante regala autonomia di pensiero e immaginazione, fiducia al Piccolo Elefante. Che, sebbene vada e torni nervosamente in cerca di rassicuranti informazioni, è pronto ad andare per il mondo o pensare almeno di poterlo fare.

Il testo è lungo e, sebbene il formato del libro sia piccolo, non pensate che si rivolga solo a bimbi piccoli, ne godranno molto anche i bambini di età scolare, oppure sarà una bella occasione di leggere a puntate, e i bimbi non vedranno l’ora! Garantito!!

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Piccolo Elefante va in Cina è una storia sull’uso dell’immaginazione, su come un cucciolo di qualsiasi razza, animale o umana che sia, possa farsi trasportare altrove dalla fantasia, dimenticando la noia e persino la fame famelica che attanaglia il Piccolo Elefante di questa storia.
Una storia sulla saggezza delle mamme, sul loro saper indirizzare i figli verso strade mai battute prima alla ricerca di nuove avventure ma, soprattutto, di loro stessi.

ZÀI JIÀN (zai jien) -> ARRIVEDERCI
Ma prima di ringraziarvi per aver letto assieme a noi di Piccolo elefante ricordate più spesso possibile che grazie all’immaginazione è possibile viaggiare ovunque la nostra mente desideri volare.

XIE’ XIE’ (sciè sciè) -> GRAZIE! ❤

Se ti piace il libro puoi acquistarlo qui:

Piccolo Elefante va in Cina

Sesyle Joslin

Qualcosa da fare – David Lucas

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Con cosa giochiamo oggi, papà?
Qualcosa da fare?!

Eh sì, giocare con i bambini sembra la cosa più semplice del mondo.
In fondo cosa ci vuole?
Giusto un pizzico di pazienza, una manciata di fantasia e la voglia, dopo, di rimettere tutto in ordine.
Molti genitori si affidano ai giocattoli strutturati o tecnologici per dare inizio ad attività ludiche, sperando attraverso questi di semplificarsi la vita.
Ma troppo spesso dimentichiamo che giocare, per un bambino, è un’attività seria, ben più impegnativa e costruttiva di quello che pensiamo noi “grandi”.
Soprattutto nei primi anni di vita, il gioco rappresenta per un bimbo il principale strumento per imparare a conoscere il mondo.
Che mamma e papà abbiano voglia (e tempo) di giocare con i loro bambini è una cosa meravigliosa. Non c’è desiderio più grande, per un bimbo, che saper di poter contare sulla complicità dei genitori mentre gioca.

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“Non c’è nulla da fare.
Non c’è nulla da fare.
Svegliati Papà Orso.
Non c’è nulla da fare.
Andiamo a fare una passeggiata…
…una lunga passeggiata.
Ancora nulla.
Un legnetto!
Ora abbiamo qualcosa da fare.
Crack.”

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E’ così che inizia un libro meraviglioso: “Qualcosa da fare” di David Lucas edito da Valentina Edizioni.
Il piccolo orsetto si sta annoiando e non sa come passare il tempo, ecco che decide quindi di svegliare il papà, coinvolgendolo nella ricerca di qualcosa da fare.
Durante una passeggiata, una lunga passeggiata, i due trovano un legnetto, che con un semplice crack, papà orso lo spezza e così hanno due legnetti.

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Ma cosa si può fare un due piccoli legnetti?!
Beh, un sacco di cose! 🙂
Papà orso disegna una prima linea, e orsetto subito ne una uguale..
ecco che ne esce una scala, che tratto dopo tratto li porta fin sulla luna, a saltare, a disegnare le stelle insieme.
Dopo tanto giocare piccolo orsetto, però, è stanco  e i due si lasciano dolcemente scivolare giù fino a casa, dove c’è mamma ad aspettarli.

Magico, essenziale, questo libro apre le porte alla fantasia,
trasmette leggerezza e occhi che luccicano di gioia,

di gioia perchè giocare con papà è bello,
e perchè basta un legnetto per immaginarsi un mondo di cose da fare!

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Doveroso dire che Qualcosa da fare è stato:
FINALISTA DEL PREMIO NATI PER LEGGERE – CRESCERE CON I LIBRI 2012!

Ai bimbi non servono giocattoli con mille funzioni: al contrario  spesso, gli oggetti di uso quotidiano sono più attraenti di quelli di qualsiasi negozio.
Qualcosa da fare, è un bel libro da regalare ai papà,
bello per giocare con la fantasia dei bambini… insieme ai bambini!

Buona lettura per Crescere Leggendo!

Qualcosa da fare

David Lucas

Un Felice Natale

Per usufruire del Buono è sufficiente cliccare “Attiva un buono” sulla pagina del carrello ed inserire il codice NATALE10652.
Il buono è valido a partire dal 25/12 e scade il 31/01/2011 con una spesa minima di 47 €.

* esclusi gli eventi

La gioia di vivere

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Una serie di ricerche condotte da Martin Seligman, docente di psicologia all’Università della Pennsylvania, hanno dimostrato che esistono persone felici anche tra i miserabili delle bidonville.  E la felicità non è legata nemmeno ad una salute di ferro, alla giovinezza, all’ aspetto fisico o alla cultura.

Certo, tutte queste cose possono aiutare, ma quello che rende felici le persone è qualcosa di meno tangibile: qualcosa che può essere definito come l’atteggiamento psicologico verso la vita.

Chi affronta la vita con un atteggiamento psicologico positivo, riesce a superare meglio anche periodi difficili ed avversità, mentre chi guarda alla propria vita in modo negativo e pessimistico, anche quando ha tutto, non riesce ad essere felice.

Edonismo e felicità
Nella nostra cultura, il piacere viene associato con la felicità. Negli ultimi cinquant’anni, nei paesi ricchi, il reddito è cresciuto in modo costante: al giorno d’oggi abbiamo vite immensamente più comode e piacevoli rispetto ai nostri nonni.
Ma, nonostante, possiamo permetterci quello che una volta erano considerati dei lussi inimmaginabili , è difficile sostenere che il progresso economico abbia portato la felicità. Una vita ricca di piaceri  non è sinonimo di una vita felice. Il piacere è per sua natura effimero: non appena, la stimolazione che lo provoca cessa , svanisce senza lasciar traccia  anche l’emozione positiva.

Inoltre, l’indulgere ripetutamente allo stesso piacere è controproducente. Il piacere del secondo assaggio di gelato alla crema è di molto inferiore al primo, e il quarto assaggio è solo un introduzione di calorie. Dopo un po’, il piacere perde la sua attrattiva perché nel nostro cervello intervengono dei particolari meccanismi a livello neurologico. I neuroni sono, infatti, programmati per rispondere ad eventi nuovi o insoliti, e per non attivarsi se non ci sono nuove informazioni. Molte persone sognano di vincere al superenalotto e di poter condurre un esistenza da nababbi. Ma, secondo Seligman, una vita fatta di piaceri a buon mercato, che non comporta mai qualche sfida, è una vita che conduce alla noia e alla depressione.

L’essere umano ha bisogno di crescere, di mettersi alla prova, di sviluppare i suoi talenti e le sue potenzialità.

La felicità si costruisce
Purtroppo, non bisogna fare molti sforzi per essere insoddisfatti e scontenti. Mentre l’infelicità viene da sé, e in abbondanza, la felicità va cercata e costruita giorno per giorno.  Alcune persone possono avere vite più soddisfacenti e appaganti di altre, ma chiunque può incrementare il proprio benessere psicologico, coltivando quanto c’è di buono e di bello nella propria indole.

Gli atteggiamenti psicologici che favoriscono la felicità

L’ottimismo.
Molte ricerche hanno dimostrato che le persone ottimiste vivono più a lungo, godono di una migliore salute e hanno dei matrimoni più felici rispetto ai pessimisti. Il pensiero positivo ha spesso confuso l’ottimismo con un atteggiamento psicologico di negazione dei problemi e delle difficoltà. L’ottimismo di cui stiamo parlando non è fingere che tutto vada bene, quando si sta attraversando un periodo difficile. L’ ottimismo a cui facciamo riferimento, è una atteggiamento psicologico che nasce dalla consapevolezza di essere in grado di  affrontare le difficoltà della vita. Mentre i pessimisti tendono  a concentrarsi sui problemi, gli ottimisti cercano di concentrarsi sulle soluzioni.

Saper apprezzare quello che si ha e quello che si è.

L’invidia e l’autocommiserazione sono sentimenti che possono minacciare gravemente il nostro benessere psicologico. Queste emozioni nascono dalla dolorosa percezione delle proprie mancanze e fallimenti, e dalla spiacevole  consapevolezza di aver ricevuto dalla vita meno di altre persone. Anche se in alcuni casi, questo può essere vero, la serenità psicologica si ottiene focalizzandosi su quello che di buono e di positivo c’è nella nostra esistenza.

Il professor Fara, docente di psicologia dinamica all’ Università degli Studi di Padova, ha utilizzato questa tecnica per guarire alcuni pazienti depressi. Egli consigliò ai pazienti con un disturbo dell’umore di tenere un diario su cui annotare i momenti di felicità. I pazienti dovevano trovare ogni giorno almeno cinque cose positive da scrivere nel loro diario. Nel giro di qualche mese, l’umore dei depressi migliorò sensibilmente perché era cambiato, almeno in parte, il loro modo di pensare. Al posto di rimuginare su quanto non andava nella loro esistenza, sui loro fallimenti e sui difetti delle persone che li circondavano, cominciavano a cercare i lati positivi di se stessi e degli altri. E si accorsero che la loro vita era più ricca di  opportunità di quanto non avessero mai pensato.

L’altruismo.
Un atteggiamento altruistico favorisce il benessere psicologico e l’autostima.

Mettere passione e impegno in quello che si fa

Al lavoro trascorriamo la maggior parte della nostra giornata, e se quest’ambito della nostra vita è insoddisfacente, la nostra soddisfazione personale ne risentirà notevolmente. Purtroppo la precarietà lavorativa e la crisi economica, obbligano molte persone ad accettare lavori mal pagati e poco interessanti, che non permettono loro di esplicitare le proprie potenzialità. Se cambiare lavoro non è possibile, bisogna cercare di mettere il nostro tocco personale in quello che si fa. Se si cerca di utilizzare le proprie potenzialità personali e di vedere il lavoro come un contributo per il bene comune, anche il lavoro più noioso può diventare meno gravoso.

Sviluppare le proprie potenzialità.

Una vita facile, ma senza obiettivi e prospettive, conduce alla noia e alla depressione. L’essere umano ha bisogno di stimoli, di scoprire e utilizzare i propri talenti. Chi non si sfida mai, chi non si mette alla prova per paura di fallire, non può realizzare il suo potenziale. E una persona che vive un esistenza monotona e senza stimoli, difficilmente sarà felice.

Dottoressa Anna Zanon


Grazia Cussigh

Pensieri Positivi

Parole di ottimismo per tutti i giorni dell’anno

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Vedere il lato positivo delle cose, anzichè quello negativo, avvantaggia nella vita: ci si impegna di più, si affronta il lavoro con entusiasmo, si riesce a incoraggiare e a trascinare gli altri, si crea simpatia intorno a sè.

Perchè allora non volgere in positivo le proprie grandi energie mentali, dimostrando a se stessi che il destino può effettivamente essere condizionato da come lo percepiamo, in accordo con la propria sensibilità e le proprie abitudini?

Pensieri positivi, meditazioni brevi da leggere ogni sera prima di addormentarsi, per interpretare gli avvenimenti della giornata o da leggere al mattino, appena svegli, e da portare con sè come un dono prezioso per scoprire il senso più profondo della vita e amarla come merita.

Rinnovarsi interiormente facendo e facendosi del bene è possibile, basta volerlo davvero, con pazienza e disponibilità, seguendo queste parole che rasserenano, che portano fuori dai problemi, dalle perplessità e dalle ansie quotidiane, penetrando nel vostro modo interiore e vi invitano a reagire.