Piccola Macchia – Lionel Le Néouanic

“Piccola Macchia si annoia,
senza amici, nel suo angolino.
Salve ragazzi…posso giocare con voi?”

La protagonista non ha una forma, è una piccola macchia nera, senza occhi, bocca, braccia e gambe. Una macchia e basta.
Piccola Macchia compare così nella prima pagina del libro, sola, in basso a destra: è completamente nera, i bordi irregolari delle macchie di inchiostro, simili a quelle maldestramente cadute nei quaderni di scuola di un tempo; Piccola macchia è sola e si annoia.

Un giorno la mamma la sprona ad andare a cercare degli amici e vagando di qua e di là trova infine delle forme, un triangolo verde, un quadrato rosso, un rettangolo blu, e un cerchio giallo.
Piccola macchia è diversa e viene rifiutata dal gruppo, ma il babbo le insegnerà a tirare fuori il tesoro nascosto dentro di lei, per tornare dagli amici e stupirli. E così accade! Piccola macchia ha una dote incredibile: sa trasformarsi in tutto quello che vuole. Così riesce a conquistare la loro amicizia e insieme si divertono a giocare e creare nuove figure.

Piccola Macchia di Lionel Le Néouanic edito da Edizioni Primavera, oltre che un omaggio allo scrittore illustratore olandese Leo Lionni, che scrisse “Piccolo Blu Piccolo Giallo”, vuole, essere un remake di grandi di quadri, in onore a pittori come Mirò e Matisse.

“Niente è banale o stupido,
anche la cosa più banale può
trasformarsi in qualcosa di meraviglioso.
Segni e macchie mi danno stimolo e idee nuove,
ai miei occhi si trasformano in persone,
animali e cose grazie alla qualità magica del segno.”
JOAN MIRO’

Proprio come accade per Piccola Macchia, il viaggiare e l’esplorare contengono un forte potenziale educativo e pedagogico nella vita di un bambino in età della Scuola dell’Infanzia, in particolare il viaggio è, come in questo caso metafora di crescita, un’esperienza simbolico-affettiva è apprendimento.
Il cammino che i bambini e le bambine compiono è un vero e proprio viaggio nel quale si fanno incontri, si istaurano relazioni, si guarda, ci si stupisce e si fanno esperienze nuove.
Piccola Macchia, infatti, è il protagonista di una storia di amicizia che nasce come spesso accade: in salita, con un rifiuto.
Come fa un bambino a farsi nuovi amici?

E’ difficile farsi accettare ed è difficile anche riprovarci, dopo essere stati rifiutati.

…Cerca dappertutto…
senza però trovare un solo amico…
ad un tratto sente delle grida…
…Piccola Macchia si avvicina e dice…
…posso giocare con voi?…
…ma non ti vedi? Tu non sei come noi,
non hai nessuna forma ne colore!

Gli amici che Piccola Macchia ha scelto non lo accettano. Loro sono un gruppo di piccole forme colorate geometriche e soprattutto ben definite, non hanno nessuna intenzione di accettare e fare amicizia con una forma informe e che per di più è tutta nera. Piccola Macchia torna a casa in lacrime, la mamma lo consola, ma soprattutto gli svela un grande segreto.

“Tu non lo sai, ma dentro di te c’è un tesoro,
un tesoro meraviglioso, che devi ancora scoprire…”

Lui si asciuga le lacrime, raccoglie tutto il suo coraggio e torna da loro.

“Oooh!” Piccola Macchia non c’è più!
Aiuto Un Mostro!
Gridano le piccole forme!…

“ INCREDIBILE!”
Piccola Macchia si può trasformare
in tutto ciò che vuole
Possiamo giocare con te?

Ecco che quei bambini, così rigidi nelle loro forme geometriche perfette, imparano da Piccola Macchia il gioco più divertente del mondo, quello di giocare a non essere sempre se stessi.
Piccola Macchia gli fa vedere delle forme che non avevano mai visto prima d’allora, gli insegna a trasformarsi e insieme giocano a fare nuvole, onde e stelle. Ora tutti insieme, uno di fianco all’altro, sono una faccia, un sorriso, poi tanti sorrisi e domani Piccola Macchia gli insegnerà a mischiarsi e forse così si aggiungeranno anche altri amici.

WOW!…
che bello il tuo gioco, Piccola Macchia…

Così fa Piccola Macchia, conquistando l’amicizia e la stima degli altri protagonisti di questa storia (forme  geometriche) e così fanno anche i nostri bambini e le bambine, confrontandosi, discutendo, a volte litigando, ma alla fine mostrando il tesoro che ognuno porta con sé. Ogni giorno, confronto dopo confronto, e sempre con un po’ di sostegno 😉 imparano a collaborare, a condividere le cose ed i pensieri.

Piccola Macchia insegna ad avere fiducia in se stessi e a credere nelle proprie potenzialità, ma anche in quelle degli altri seppur diversi da noi, inoltre grazie all’uso di macchie e forme, anzichè l’uso di personaggi strutturati, stimola la fantasia e la creatività dei bambini.

Piccola Macchia non è una semplice lettura, è un’occasione unica e ampia di creare laboratori, piccole riflessioni con i bambini per elaborare insieme il grande messaggio di vita che con la sua avventura racconta questa piccola macchia nera ❤

Piccola Macchia è uno di quei libri da avere, è un libro che “sa di libro”:
ha una grande storia, non è prevedibile, non fa la paternale, prende per mano pagina dopo pagina e ci lascia infine con tanti significati semplici ma fondamentali su cui riflettere.

Le avventure di Piccola Macchia ecco che diventano anche la narrazione di quotidiane difficoltà che i bambini e le bambine incontrano sul proprio cammino:
il rifiuto dei pari,
l’essere considerati diversi,
inadeguati
o semplicemente poco simpatici ai compagni.
Ma questa storia ci insegna che, con l’aiuto degli adulti, ogni bambino può scoprire il
tesoro che c’è dentro ognuno di loro, per mostrarlo agli altri.

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Un Leone a Parigi – Beatrice Alemagna

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Tengo un libro tra le mani.
In copertina un leone gigante si specchia sulle rive della Senna.
L’acqua gli sorride, il sole gli illumina il muso.

È contento, felice, in pace con se stesso.

«Era un grande leone. Un leone giovane, curioso e solitario.
Nella sua savana si annoiava molto.
Così un giorno partì in cerca di un lavoro, un amore, un futuro»

Un leone a Parigi è un albo bellissimo (è di Beatrice Alemagna, difficilmente potrebbe essere diversamente, a pensarci bene) edito da Donzelli Editore, ha vinto la prima edizione del Premio nazionale Nati per leggere.

Stufo della sua vita monotona nella savana, un grosso leone, curioso e solitario, decide di mettersi in viaggio in cerca di un avvenire. E arriva così nella capitale francese, dove la sua presenza non suscita né stupore né timore.
Poi però succede qualcosa: la Gioconda gli sorride, un palazzo di vetro si illumina al sole, una signora gli mostra il Sacré Coeur come una torta di panna, guarda la città dalla cima della Torre Eiffel… Parigi non è poi così male, anzi, sembra di colpo sorridergli nei volti della gente.
E camminando tra le strade e le piazze di questa città che non smette mai di vivere, il leone trova una piazza con un piedistallo, ci si mette sopra e decide che quello è il suo posto, e lì la gente lo ama e lo fa sentire finalmente felice.

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Una storia surreale, tenera e un po’ malinconica, affidata alla capacità evocativa delle grandi immagini e ai collage. Illustrazioni che mescolano la forza visionaria di un racconto fantastico agli squarci sulla routine e sui luoghi di una Parigi inizialmente disinteressata al nuovo arrivato che passeggia in città.
La storia è dedicata al Leone di Belfort, la scultura di Frédéric Bartholdi (lo stesso artista della Statua della Libertà di New York), che dal 1880 domina Piazza Denfert-Rochereau di Parigi ed è da sempre uno sei simboli dell iconografia della città.

Un albo molto bello, come dicevo, nel quale si parla di una statua davvero esistente a Parigi e la si immagina nel suo percorso fantastico per arrivare lì. Questo libro è anche una dichiarazione d’amore per una città che non si ama mai abbastanza, 😉 e che è bello raccontare ai bambini attravaerso disegni così originali e caratteristici della sua autrice Beatrice Alemagna.
Lo caratterizzano parole semplici, un formato davvero molto grande, che invita ad abbracciarlo, un’impaginazione orizzontale che rende ancora più accattivante la lettura ad alta voce.

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Un Leone a Parigi, pagina dopo pagina racconta in modo straordinario lo stato d’animo del leone mostrandoci una sensazione che può impossessarsi di ognuno di noi, grande o piccolo che sia. Un senso di smarrimento e di stupore per quello che ci circonda.
Ma ci piace ancor di più per il messaggio di accettazione e della serenità della propria vita che ha a che fare col posto in cui ci sentiamo amati, più che in quello dove nasciamo.

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Arrivare in un posto nuovo, che sia Parigi, che sia la scuola materna, che sia un altra casa fa paura e può mettere anche un pochina di tristezza, inevitabilmente, però se si porta pazienza, dopo qualche “ruggito” ci si accorgerà del bello, di quel sole speciale che c’è. Dappertutto.
Molto interessante, lo consiglio di cuore a tutti, ma ancora di più, oggi più che mai, lo consiglio a chi sta cercando un posto dove stare sereno, dove non dover gridare per farsi sentire.

Un albo per bambini, e per gli adulti, che sa anche essere una bizzarra e spassosa guida delle bellezze di Parigi.

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Beatrice Alemagna