Amici – Satomi Ichikawa

Amici per i giorni di festa
amici per quelli di tempesta,
amici da gennaio a dicembre.
Amici. Amici per sempre.

Gli A M I C I,  l’A M I C I Z I A, sono come un sottile filo invisibile che ci lega alle persone, ci amalgama in modo più o meno perfetto in un mix speciale di impalpabile complicità, affetto, tenerezza, ascolto, condivisione, sostegno, divertimento e tante tante scoperte!

Amici di Satomi Ichikawa è stato pubblicato la prima volta con il titolo Friends nel 1976, ed è stato il primo lavoro dell’artista giapponese Satomi Ichikawa – trasferita giovanissima a Parigi dove vive da oltre trent’anni – affermata autrice di oltre una cinquantina di libri per bambini. Amici, per la gioia di piccoli e grandi lettori, è arrivato anche in Italia in una versione totalmente rinnovata, grazie a Orecchio Acerbo, pur mantenendo tutta la freschezza e la leggerezza che accompagna sempre gli Amici.

“Amici per superare gli ostacoli,
che quando siamo a terra fanno miracoli.”

Ogni pagina mostra i tanti diversi aspetti dell’amicizia, con illustrazioni giocose ma distinte nello stile. Amici è un albo illustrato perfetto per regalo che non ha ne età ne tempo… proprio come l’Amicizia.
Leggere, osservare, perdersi nei ricordi sfogliando questo libro è come celebrare tutte quelle amicizie che completano il nostro mondo!
Qui ci sono gli amici, quelli autentici che, s’intende, fanno davvero tanta strada insieme…
Amici, con cui superare insieme tutti quegli ostacoli della vita per poi rialzarsi quando si è a terra.
Amici per ieri, per oggi e per domani, cioè per SEMPRE.
Questo è un albo illustrato per tutti, che allarga e scalda il cuore e dolcemente commuove;
penso sia proprio uno di quei libri REGALO perfetti, perchè pagina dopo pagina è come un lungo biglietto di 32 pagine da regalare agli amici più unici e cari…Grandi e piccoli…ovviamente 😉

“Amici per il presente e per il futuro,
anche se qualche volta ci separa un muro.”

Ma attenzione, qui si racconta l’amicizia quella vera, non quella di apparenza dei social, ma quella vera con la A maiuscola. Quell’Amicizia che si costruisce nella vita di ogni giorno e si sperimenta dal vivo, tra momenti belli e brutti.
Questo è l’essere amici.
È un sentimento universale che non ha e non avrà tempo, né scadenza.

Chi è un amico per i bambini di 4-6anni?

Ecco alcune risposte semplici e sincere, profonde e assolutamente vere in modo disarmante:

L’Amico è una persona che ti vuole bene; [Irene, 4 anni]
L’amico è una persona con cui giocare; [Giovanni, 5 anni]
L’amico è una persona che sposeresti; [Allegra, 5 anni]
L’amico è una persona a cui piacciono
le stesse cose che piacciono a te.
[Nicolò, 6 anni]
E’ presto confermato, per i bambini l’amico non è solo un porto sicuro dove rifugiarsi e trovare protezione e rassicurazione, ma soprattutto un compagno di giochi, una persona simile a lui, a chi piacciono le stesse cose e ci sente in sintonia.

Gli altri sono un regalo che l’esistenza ci fa. Un bene aggiunto. La nostra occasione di essere persone migliori.
Insegnamo questo valore a bambini. Condividere, andare con, procedere insieme. Perché insieme è più bello. Molto più bello.

I bambini ritratti dalla Ichikawa sono tutti diversi, alti, bassi, con le trecce, più grandi o più piccoli, ma è la loro diversità a renderli interessanti e a creare un gruppo coeso. Sono bambini che ricordano quelli che si vedevano per strada tanto tempo fa e fanno aleggiare un sorta di nostalgia del passato.

“Amici per le fatiche più dure
e per tutte le sventure.”

Per quanto il condividere così tanti momenti quotidiani non risulti così attuale e per quanto gli abiti possano non rispecchiare i tempi moderni, la narrazione no sa di irreale, anzi! Il breve testo in rima è come una filastrocca e amplifica le dimensione di gioco e di levità, bilanciando la profondità dei messaggi raccontati. Ma lo sappiamo bene che alla fine le cose semplici sono, poi, le più vere.

“Amici per essere migliori,
quando i grandi sono fuori.
Ma più di tutto per non sentirci abbandonati
e affrontare la notte da alleati.”

Amici, è una storia per ricordarci che essere amici può essere per sempre, in ogni luogo e in ogni tempo.
…siamo Amici. Amici ieri, oggi e domani

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L’incredibile viaggio di Topo Postino – Marianne Dubuc

Per Topo Postino comincia un nuovo viaggio.
Il carretto ben caricato,
prende il suo razzo per consegnare tutti i pacchetti.

È chiaramente un postino particolare, il nostro amato Topo Postino, non ha la classica bicicletta con la sua borsa in pelle, ma casco da astronauta sotto il braccio e navetta pronta al decollo, il suo viaggio sarà davvero eccezionale e ci fa proprio presagire che la destinazione di questo terzo viaggio sarà piuttosto insolita.

La prima fermata è il pianeta XYZ, popolato dai Plop pelosi, i grandi Zwizz e i morbidi Blob.
Preziosi dettagli li caratterizzano, sembrano usciti dalla fantasia bizzarra dei bambini ed è divertente immaginare e capire, quello che Topo Postino consegnerà all’abitante in questione dal suo carretto.

Ma le consegne devono continuare, pagina dopo pagina troviamo Topo Postino in uno scenario… molto goloso: alberi lecca-lecca, fiumi di cioccolato, orsetti gommosi, omini Biscotto. È il paese dei Bonbon.
E poi via nella Micro-città e nella Maxi-città, oppure nella fabbrica del suo amico R2ZX345. Ma l’instancabile postino continua il suo viaggio tra sirene e mostri, fino ad arrivare dove ogni cosa è sottosopra. Topo Postino, con la sua unicità, riuscirà anche qua nella sua impresa.

L’incredibile viaggio di Topo Postino di Marianne Dubuc edito da Orecchio Acerbo in questo terzo albo ha un itinerario straordinario, che porterà i bambini a conoscere ed incontrare creature uniche come il sorridente robot operaio R2z X345, il sindaco di Microcittà e Signor Biscotto, in attesa del suo dentifricio.
Marianne Dubuc ci conduce tra le sue tavole illustrate, ricche di particolari. Ogni paese è un piccolo mondo da scoprire, un po’ di intimità nella quale possiamo curiosare tutti questi bizzarri dettagli. Sono proprio i dettagli a colpire, il gattino a sei zampe, il lombrico con le antenne e un occhio solo, il ponte di cioccolato, il piccolo gnomo in vasca da bagno, o quelli che dormono dentro le campanule piuttosto di quelli che si spostano dentro una formica pilotata, l’orsetto con il yo-yo all’insù o all’ingiù?!

Così, mentre Topo Postino, se ne va a zonzo con sorprendente naturalezza e maestria, noi lo seguiamo perdendoci e ritrovandoci in questi assurdi e divertenti paesaggi e per l’occasione abbiamo posto qualche domanda all’autrice 😉
Come hai iniziato ad illustrare i libri per bambini?
Da bambina, tutto quello che volevo fare era disegnare. Ho sempre amato le illustrazioni e ho continuato a disegnare mentre crescevo. Qualche anno fa ho partecipato a un concorso di illustrazione e uno dei membri della giuria era un editore. Mi ha offerto di fare un libro con loro, ed è così che è iniziato tutto. Da allora ho scritto e illustrato libri per bambini.


Cosa (o chi) è la tua fonte di ispirazione per scrivere e illustrare i tuoi libri?
Uso i miei ricordi, quelli dell’infanzia o quelli precedenti, per trovare ispirazione. Provo a scrivere storie che mi sarebbero piaciute da piccola. A volte ho anche scelto un’emozione e ho cercato di creare una storia basata su ciò che mi ispira. Altre volte, è semplicemente un’idea divertente che accende la scintilla per una nuova storia. Ad esempio l’immagine di un uccellino nella criniera di un leone, mi ha ispirato per il libro Il leone e L’uccellino.
I bambini vogliono sapere qual’è e se c’è un tuo libro preferito…
Non posso rispondere a questa domanda. Sarebbe come chiedere a una madre quale dei suoi figli sia il suo preferito. Ogni libro che ho scritto e illustrato è il mio preferito, ognuno per la sua ragione. Il mare, è il mio primo libro (in più è un libro illustrato senza parole e quelli sono i miei preferiti).
Il leone e l’uccellino fa emozionare e commuovere le persone (ma lo adorano), quindi è sempre speciale vederne l’impatto.
Davanti alla mia casa c’è…. è stato il mio primo libro pubblicato in altre lingue e ha dato il via alla mia carriera internazionale (inoltre è molto molto divertente per i piccoli).
Topo Postino è stato molto divertente da scrivere e la risposta che ho ricevuto dai lettori è stata inaspettata e molto entusiasta… Hanno tutti qualcosa di speciale…


I tuoi libri sono molto amati dai bambini, in che modo gli insegnanti possono usarli in classe?
Ho visto i miei libri usati in molti modi da molti insegnanti.
Sono pieni di dettagli, quindi anche i bambini che non sanno ancora leggere si divertono a esplorare le immagini. Possono usare molto la loro immaginazione e creatività mentre leggono da soli o con un adulto. Un’idea può essere di proporre la storia, ad esempio Il leone e l’uccellino solo in immagini, quindi far aggiungere loro il testo. Questo può essere molto divertente e utile da fare sia con i bambini della materna sia con i bambini più grandi delle elementari che stanno imparando a scrivere di loro pugno.
I miei libri spesso contengono poche parole e lasciano molto spazio all’interpretazione del lettore. Questo può essere sfruttato davvero in molti modi.
Possiamo aspettare un quarto episodio di Topo Postino?
I bambini, ai quali abbiamo chiesto lo vorrebbero sulla luna oppure in versione natalizia…
Mi dispiace dire che non ci sono piani per un quarto Topo Postino.
Ma mi piace molto sentire le grandi idee che i bambini hanno per un quarto libro! 😀

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Ti chiamerò Papà – Can Ran & Ma Daishu

Dall’interno del tuo zaino
guardai il mondo, per la prima volta…
Daishu

Un bambino segue un adulto e l’adulto gli fa da guida. Durante il loro viaggio vedono cose, imparano a conoscersi, collezionano oggetti.
Quando dei briganti li sorprendono, rubano loro ciò che conservano nelle rispettive borse.
Se per l’adulto il suo tesoro è composto da oggetti (di valore solo per lui tra l’altro), la vera sorpresa è nello zaino del bambino. Lì dentro lui ha collezionato le parole che ha imparato, che gli piacevano e che ha messo via.
Ma non solo.
Dentro c’erano i ricordi che lo legavano all’adulto.
Conservava i loro discorsi, i loro ricordi, le storie raccontate.

E in fondo in fondo, si trova un bigliettino su cui compare la scritta:

“Vorrei trovare il nome più bello di tutti!
Ancora più bello di Oceano e di Luna,
persino più bello di Dio e di Cielo.
Ho trovato! Ti chiamerò…
Papà!”

Ti chiamerò papà (Rizzoli), di Can Ran, illustrato da Daishu Ma, artista d’origine cinese cresciuta in Inghilterra che ha già pubblicato in Italia La foglia, un importante silent book per ragazzi e adulti. Qui Daishu Ma intraprende un percorso pieno di significato e metafore, di crescita della relazione fra un padre e suo figlio.

Di libri sul papà ce ne sono molti in commercio e ognuno di loro presenta la figura genitoriale maschile da un punto di vista diverso. Se amate le storie poetiche e magiche, quelle che lasciano senza fiato grandi e piccini, correte subito a prendere Ti chiamerò papà, è una storia dolcissima.
Poetico, commovente, dà valore alle parole e attribuisce alle parole una bellezza estetica e un senso profondo.
E porta a riflettere anche sul non facile percorso che i papà affrontano.

La storia in questo libro illustrato inizia con l’attesa e prosegue fino alla consapevolezza:

il padre si prende la sua responsabilità “… ti accompagno io a conoscere il mondo!”.
Il testo di Can Ran è intenso e ricco di allusioni al mistero della vita.
Il padre è un cercatore di tesori, il figlio raccoglie le parole preferite:
luna, zebra, dio, mondo, lampadina, topo, sole, gufo, mare, aereo.
Padre e figlio si conoscono affrontando montagne, ammirando la luna, fronteggiando il buio della notte e i ladri. Solo dopo tutto questo il figlio sa dare un nome all’uomo accanto a lui.

Ti chiamerò…PAPÀ!

Non frenatevi e non regalate albi illustrati solo ai bambini! Regalatelo ai vostri amici che sono diventati papà da poco. Ad amici o amiche, perché possano rivedere se stessi bambini in quelle pagine.
Ai vostri papà, perché anche loro hanno avuto un papà.
A chi vuole ritrovare tra le pagine di una piccola quotidianità la propria storia. Leggetelo tenendo sempre presente il doppio livello di lettura, quello bambino e quello adulto.
Che è stato bambino, ma se lo è dimenticato ❤

Vorrei ringraziarti per avermi accopagnato dappertutto
e per avermi raccontato tante cose.

Molto spesso noi adulti tendiamo a dimenticare o sottovalutare concetti semplicissimi, troppo presi dal nostro grande correre per star dietro al mondo; libri come questo ci aiutano a tornare un po’ più curiosi, un po’ più saggi, un po’ più attenti alle piccole cose.
Oggi Papà, prendete i vostri figli e stringeteli forte.
Cresceranno velocemente, siate sempre presenti.
Loro, i bambini, ricordano tutto, ricordano le piccole cose, proprio come nel libro… ricordano quando siamo loro vicini se hanno la febbre, quando alla sera noi siamo stanchi ma ci chiedono ancora una storia, quando li incoraggiamo nelle nuove esperienze della vita… anche di quella volta che per mano avete “attraversato insieme la corrente”
….

Dolcezza, paura, serenità, gioia sono le sensazioni che le illustrazioni e la storia regalano a grandi e piccini.
Con semplicità, Ti chiamerò Papà, racconta la grandezza dell’amore paterno, perché un padre non è solo chi ci mette al mondo, ma chi, con responsabilità e premura, ci guida nel difficile percorso che è la vita.

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In punta di piedi – Christine Schneider

“Bernardo, io ho fame!”
“Anch’io, Clara!”
In punta di piedi, il cuore che batte,
Bernardo e Clara si tuffano nella notte.

Due bambini in un grande letto che hanno fame e che decidono di sgattaiolare giù in cerca di cibo.
In punto di piedi, Bernardo e Clara si tuffano nella notte.
E’ già inoltrata l’ora di dormire, le luci sono spente e in casa c’è il silenzio della notte ma Clara e Bernardo hanno fame.


Così inizia l’avventurosa notte di questi due bimbi nella casa dei loro nonni.
Clara e Bernardo attraversano con coraggio i corridoi e le stanze scure, vorrebbero essere leggeri e silenziosi, ma nel buio di quella casa che sembra un museo, per le scale e davanti al frigo illuminato, qualche
BADABUM! CRASH! SPLASH! Shhhhhhhhhhhhhhh! è inevitabile!


Un oggetto cade, una decorazione traballa, ceramiche si infrangono… i movimenti dei bambini provocano rumori sospetti che mettono in allerta i nonni.


Ma quei rumori, i nonni Igino ed Ortensia elegantissimi nelle loro vestaglie retrò, li conoscono molto bene, come conoscono tutti gli insoliti abitanti – Cocò un pappagallo dal petto arancione, Grangrosso un gigantesco elefante, Milù un’enorme tigre e Boboa un lunghissimo serpente…insomma non sospettano minimamente la verità: secondo loro i colpevoli sono piuttosto loro 😉

Bernardo e Clara, riusciranno a non farsi scoprire
e soprattutto a portare a termine la loro missione notturna?

La storia, che oscilla tra la realtà e la fantasia, racconta una notte che potrebbe essere una come tante e invece diventa un’esperienza tanto imprevedibile quanto eccitante; affrontare il corridoio nero, non svegliare gli adulti, fare qualcosa di nascosto.
La prospettiva poi cambia: a volte sembra di essere lì dietro i due bimbi, senza sapere cosa sta per accadere, in altre illustrazioni li osserviamo in azione, speranzosi che non vengano scoperti nonostante piccoli e rumorosi incidenti.

Gli autori Christine Schneider ed Hervé Pinel, in questo albo illustrato, edito da Orecchio Acerbo, sono capaci di prendere per mano con maestria e accompagnare “In punta di piedi” i giovani lettori in una storia notturna dai tratti epici, al confine fra sogno e realtà.
Avvalendosi dell’uso di rime e assonanze, suoni onomatopeici e giochi di parole nei dialoghi dei due nonni, l’autrice tesse una storia con una trama dal ritmo brillante, perfetta per la lettura ad alta voce.
Anche le illustrazioni, con i loro giochi con i contrasti di colore e di luce, con le ombre e il vedo-non vedo, Hervé Pinel riesce a rappresentare perfettamente quella condizione di incertezza che la notte e il buio ci trasmettono e in cui tutto appare avvolto nel mistero.

Vi invito ad entrate in questa storia In punta di piedi, perchè è un’avventura sospesa tra sogno e realtà, una passeggiata tra luci, ombre;
Un libro che risveglia, nei piccoli lettori, ma anche nei grandi 😀 le emozioni che la notte porta con sé con parole in rima all’insegna del coraggio e della giocosità

“Ortensia, mi fai impazzire…
non sei ancora a dormire?”
“Shhhhh!………”

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E’ tempo di andare – Kim Sena

“Non ti sto lasciando, Mia” disse Lucy.
“Sarò sempre lì ogni volta che chiuderai gli occhi.
Se ci ricordiamo l’una dell’altra
SAREMO SEMPRE INSIEME.”

È tempo di andare sussurra la civetta a Mia. Lei solleva lo sguardo dal libro che stava leggendo e lo ferma appena sotto a quello della civetta che tendendo il collo, vorrebbe incontrarlo, per dare conforto. O più fermezza alle sue parole. Si ferma lo sguardo di Mia, mentre la bambina appoggia il capo al tronco della quercia.

È tempo di andare sì, ma perché? Mia è incredula, perplessa.
Sapeva che prima o poi avrebbe dovuto salutare la sua amica ma non riesce a capacitarsi dell’ora, dell’adesso, del tornare all’improvviso da dove si è arrivati. Tornano allora sul luogo del loro primo incontro, ripercorrono i ricordi della loro vita assieme.
Quando Mia era piccola, aveva trovato la civetta sotto la quercia: era caduta dal nido, aveva un’ala ferita. Così l’aveva portata a casa e l’aveva accudita e curata. Da quel momento avevano trascorso insieme ogni giornata. La loro amicizia era intensa e piena di tenerezza, per la civetta, però, a un certo punto è arrivato il momento di andare…


Il tramonto tinge tutto di un arancio morbido che inonda anche i petali delle peonie che regali e tuttavia lievi sostengono Mia, curano il suo dolore rendendo il ricordo immortale, mentre bambina e civetta si fondono l’una nel volto dell’altra, l’una nei pensieri dell’altra.

La luna è ormai alta in cielo, Mia e Lucy socchiudono gli occhi e immaginano.
Per Lucy è tempo di andare. Un abbraccio in silenzio, il nastro rosso sciolto, e tenui fiori d’ortensia a far da corolla al distacco.

“Ho sempre saputo che un giorno
avrei dovuto lasciarti andare”

disse Mia, e alzó lo sguardo
verso le nuvole che correvano.

Una storia che aiuta tutti, piccoli e grandi indistintamente, a trovare un modo di affrontare le inevitabili separazioni, e dar loro un senso.
Che tiene insieme chi resta e chi va.


Lasciarsi è sempre doloroso: l’autrice nell’albo cerca la strada per aiutare piccoli e grandi a vivere le separazioni e a dare loro un senso, nella certezza che i sentimenti autentici creano legami che la distanza non può intaccare.


A tessere il filo delle relazioni sono i ricordi, la certezza di poterli rievocare in qualunque momento, e di trovarvi rifugio quando serve. Entrambe infatti si promettono di guardare la luna e dedicarsi un pensiero ogni sera, sapendo che è ricambiato.

E’ tempo di andare è un splendido e delicatissimo libro che parla di perdita, di separazione, di mancanza con una dolcezza che solo lei, Kim Sena, può mostrarci con la sua penna e la sua matita. Grazie ad Orecchio Acerbo, che continua a diffondere meraviglie di questo valore!

Il tocco delicatissimo, onirico, delle illustrazioni di Kim Sena mette in questo libro anche tutto ciò che le illustrazioni non riescono a dire. L’illustratrice, nata in Corea del Sud, è da sempre innamorata della natura: lo si legge nei suoi disegni ricchissimi di particolari, in storie, come questa, che trasmettono a lettori di ogni età (non è soltanto un libro per bambini) anche il rispetto e la cura per l’ambiente, invitano alla cura delle creature più fragili e più piccole.

Ancora una volta, con le sue illustrazioni a matita raggiunge il contesto impalpabile del sogno. La poesia surreale dell’amicizia, della forza, del ricordo.

E’ tempo di andare, è metafora di vita

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Il Sentiero – Marianne Dubuc

La signora Tasso è molto vecchia.
Ogni domenica, si avvia lungo il sentiero
in fondo al giardino e cammina fino in cima.
E’ una domenica come tutte le altre.
Ma oggi si sente osservata…

La signora Tasso è solita fare delle lunghe passeggiate solitarie fino in cima alla montagna del Pan di Zucchero.

La sua camminata è costellata di rituali, incontri solo apparentemente fortuiti, tappe che segnano il cammino verso la vetta, lungo il sentiero saluta gli amici, raccoglie funghi o frutti, dà una mano a chi ne ha bisogno, si gode i passi e il paesaggio. La dolce signora Tasso ha un pensiero, un sorriso e un saluto da dedicare a tutti. Anche per quella gattina che la sta osservando, e impaurita le dice che vorrebbe tanto salire sulla montagna, fino a Pan di zucchero, ma si sente ancora troppo piccola.

«“Sono troppo piccolo” Con lei niente è impossibile.
“Io avevo la tua età quando ci sono salita la prima volta”.
Ma succede che non le si creda».

La piccola Lulù, dapprima timorosa di non essere all’altezza della scalata e poi compagna inseparabile di ogni nuovo ritorno al Pan di Zucchero settimana dopo settimana con la signora Tasso.

Settimana dopo settimana,
infatti i due camminano a fianco!

Quante cose imparerà durante il tragitto!

«“Che sentiero prendiamo?”
La signora Tasso sa che la vita è fatta di decisioni.

“Scelgo questa qui. Sa di melo”
E che basta ascoltare il cuore».

Come ogni giovane creatura che guarda con curiosità alla vita, Lulù fa molte domande, e la signora Tasso conosce tutte le risposte 😉 Con un bastone adatto e seguendo le indicazioni, Lulù comincia ad appassionarsi e a prenderci gusto: impara ad ascoltare, a vedere, a intervenire in caso di bisogno, a cantare quando le forze vengono meno (perché il morale della truppa è importante!), a scegliere, a fermarsi per prendere fiato. E quando finalmente si arriva in cima, ecco il silenzio dello stupore…

La loro bellissima Amicizia prende forma e sostanza su quei pendii, passo dopo passo proprio nel cuore della natura, mentre camminano fianco a fianco e imparano a conoscersi, a rispettarsi, ad aiutarsi reciprocamente. E mentre Lulù diventa via via più sicura, coraggiosa e spedita sulla montagna, la signora Tasso comincia via via a rallentare, a fermarsi su un tronco per riprendere fiato, a lasciare che sia la piccola gattina a passare davanti e a guidare l’esplorazione.

Fino a che la signora Tasso
non ha più le forze per accompagnare Lulù

«“Ti aspetterò qui.
Al mio ritorno mi racconterai tutto”».

Settimana dopo settimana,
il sentiero dona a Lulù nuovi tesori.

«Poco a poco la montagna della signora Tasso
diventa la montagna di Lulù».

Il Sentiero di Marianne Dubuc edito da Orecchio Acerbo con una delicatezza meravigliosa e unica racconta la metafora della vita. Un passaggio di testimone, dunque, una vita che genera l’altra la quale a sua volta ne accoglie e dà il via ad una nuova quando in chiusura Lulù incontrerà un nuovo compagno che, proprio come lei tanti anni prima, vorrà andare alla cima del Pan di Zuccherò insieme a qualcuno che possa guidarlo.

Pagina dopo pagina, passo dopo passo, salita dopo salita si viaggia verso un sentiero che porta a crescere, a diventare “grandi”, a riconoscere la bellezza delle piccole cose, a essere gentili con gli altri, a incontrarsi e a conoscersi con autenticità. Un sentiero in cui la giovinezza e la vecchiaia possono trovarsi e percorrere insieme un tratto di strada, lasciando a chi rimane insegnamenti preziosi e ricordi incancellabili.

Il grande potenziale di comunicare un tema così grande è la caratteristica di una grande autrice, raccontare a piccoli e grandi, senza retorica, con delicatezza e semplicità un tema così grande e allo stesso tempo universale, come lo sono la vita e la morte.

“Penso che i bambini capiscano molto più di quanto pensiamo
e dobbiamo fidarci di loro come lettori.
Ne sono convinta. “
Marianne Dubuc

Questo libro, ho scritto in memoria di mia nonna morta“, spiega Marianne Dubuc. “Era molto presente nella mia infanzia, ma anche in altri momenti importanti della mia vita.”

“Nella sua vita, già, volevo scriverle una storia, ma prima che trovassi il modo di farlo, lei morì. Finalmente, sono riuscita a scrivere questa storia in onore e in memoria di tutte queste cose che mi ha dato, che lei mi ha mostrato. Parte di se stessa che ha condiviso con me e che, anche se non è più lì, rimarrà sempre in me, nei miei ricordi, nei miei modi di fare le cose, i miei riflessi. Cose che condivido ancora con le persone intorno a me. Il libro parla davvero del fatto che anche se una persona non è più fisicamente lì, è ancora con noi in un altro modo “.

L’impronta della nonna di Marianne Dubuc è ovviamente molto forte nell’album, destinato ai bambini dai 3 ai 6 anni.

“Mia nonna viveva sulla strada per la Montagne à Saint-Hilaire. Il titolo arriva direttamente da lì. Spesso andavamo a Pan di Zucchero, la cima del Mont Saint-Hilaire. Essendo cresciuto a Montreal, in quei fine settimana con lei, era il mio contatto con la natura. Mia nonna era un’amante della natura; per lei era molto importante. Nei miei libri, succede sempre in natura. Immagino ci sia un collegamento.”

“Non ho scritto questo libro per un particolare pubblico. L’ho scritto come lo sentivo. Ma volevo mantenere questo lato filosofico. Perché è parte della vita accettare che le persone che abbiamo amato e che sono state nella nostra vita ci lascino un giorno. Continuano a vivere da noi. “

Il Sentiero è un libro da assaporare prima con gli occhi, colpisce per la qualità delle illustrazioni, ma anche per il suo spirito contemplativo.
Piace l’attenzione al dettaglio nelle illustrazioni dell’autore: la piccola coccinella su un ramo, si può quasi sentire il profumo dei fiori di melo o il fruscio delle foglie al vento.
Quest’ultima opera di Marianne Dubuc è molto più di un bel libro per bambini.
Per il suo nuovo libro, Marianne Dubuc fa rivivere la dolcezza e la sensibilità che abbiamo trovato in Il leone e l’uccellino . Si prende il tempo di mettere la sua storia sul testo, mentre prendiamo un percorso secondo i nostri desideri. Tutto intorno, ci sono le sue illustrazioni nitide, con caratteristiche delicate.

Più che una passeggiata, Marianne Dubuc ci offre una storia sulla cura, la resilienza, l’importanza di prendersi il proprio tempo e la trasmissione di conoscenza e conoscenza di generazione in generazione. In breve, è un albo pieno di significato e può essere letto ancora e ancora senza esaurire mai le possibilità!

Buona lettura e buona passeggiata tra le pagine di questo Sentiero! 😉
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Smon Smon – Sonja Danowski

Lo Smon Smon vive sul pianeta Gon Gon.
Al mattino, lo Smon Smon appende
il suo ultimo ton ton ad un lun lun

accanto al suo won won
e se ne va galleggiando dentro un ron ron.

Smon Smon è uno di quei libri che inevitabilmente i bambini sperimentano con entusiasmo con tutti i sensi. Fin dalle prime pagine, sai subito che è stato creato qualcosa di molto prezioso! Con un linguaggio inventato e bizzarro Danowski (autrice sia delle illustrazioni che dei testi) crea un mondo ovattato in cui ogni difficoltà può essere superata grazie alla collaborazione tra gli esseri fantastici, pure diversissimi tra loro, che lo popolano.
Smon Smon è un libro dal grande formato e con la sua orginalità diventa un inno all’infanzia e all’amicizia raccontato con un linguaggio ritmico e musicale come una bella filastrocca da imparare a memoria, per poterci giocare in qualunque momento, tanto da farlo quasi diventare un linguaggio gioco!

Questa storia appartiene al pianeta delle fiabe Gon Gon, dove Smon Smon vive le sue avventure.
Raccoglie ton ton, frutti simili a mele, li sta raccogliendo e riempiendo il suo ron ron. Saranno una scorta di cibo o un regalo per qualcuno?!
Pagina dopo pagina le grandi illustrazioni ci raccontano una bella storia, tra disavventure, pericoli, salvataggi e incontri di klon klon.
..e il finale? Beh vi piacerà parola di piccoli lettori e ascoltatori! 😀

Smon Smon ha un linguaggio che affascina e diverte allo stesso tempo.
Won won è il letto
lun lun è una liana
pon pon sono funghi giganti stupendi
gon gon è il pianeta…

Il testo è molto essenziale, una frase per pagina ma è quanto basta perchè le immagini raccontano tutto in modo così accurato e comprensibile. Tuttavia il testo, come abbiamo visto, apporta numerosi suoni che creano movimento e giocoso il libro!
Smon Smon racconta una storia deliziosa ma allo stesso tempo vuole rendere un nuovo linguaggio consapevole ai piccoli lettori. Ridefinire cose sconosciute, riconoscere nel fantastico ciò che è possibile e nel possibile, il reale.

Sonja Danowski per le illustrazione ha scelto colori forti e terrosi per disegnare volti carini con pennelli, pennarelli e acquerelli e mettere in scena consapevolmente le loro forme. Questa adorabile creatura di nome Smon Smon ricorda un po ‘la più piccola figura di una matrioska, forse una figura fissa. Ad ogni modo, Smon Smon vive sul misterioso pianeta Gon Gon. Ci sono molte cose belle lì, ma ci sono anche pericoli, come Zon Zon profondi e oscuri ma, se necessario, Smon Smon può contare sui suoi amici 😉

Particolare ma molto affascinante, la storia di Danowski edita da Orecchio Acerbo, ci porta in un viaggio unico verso luoghi sconosciuti.
I disegni dettagliati ci permettono di immergerci in questo mondo per niente familiare in cui tutti, grandi e piccini rimaniamo affascinati.
I giochi linguistici di Danowski richiedono sicuramente un po’ di immaginazione e di brio nella lettura ad alta voce, ma l’autore sa fin troppo bene che i bambini stessi amano sperimentare con il linguaggio e amano i nomi di fantasia. Gli aggettivi ben scelti descrivono anche i termini più da vicino, e l’osservatore finalmente va molto d’accordo nelle immagini.

Sonja Danowski vive a Berlino come illustratrice e artista di libri illustrati. Le sue opere hanno vinto diversi premi internazionali.

Ai bambini piace così tanto che imiteranno e reinveteranno la loro versione di Smon Smon nei loro giochi!

Buona lettura e buon viaggio nel pianeta Gon Gon!
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Piccola Balena – Jo Weaver

Balena Grigia guidò la sua piccola
dai bassi fondali verso il tiepido mare del sud.
“Dove stiamo andando?” chiese la Piccola Balena
“Seguimi, Andiamo a casa” cantò sua madre.

Piccola Balena di Jo Weaver, è un libro delicato e perfetto per bambini e genitori che ritrovano in questo un albo magico e poetico, che porta a viaggiare con loro, mamma e figlia nella profondità dell’oceano e nella profondità di un sentimento, quello materno.

“Viaggiarono vicine, miglio dopo miglio, sotto i vasti cieli di mezzanotte.”

La Natura pagina dopo pagina continua ad essere la grande protagonista. Piccola Balena racconta e descrive l’epico viaggio di migrazione di 12.400 miglia che le Balene Grigie intraprendono ogni anno.
Le balene grigie della Baia di California sono famose per la loro socievolezza e cordialità. “Las amistosas” le chiamano, le socievoli. I musi incrostati dai molluschi, non è raro si facciano avvicinare e accarezzare dalle persone, e con loro, i loro cuccioli.

Le balene grigie fanno nascere i loro piccoli nelle tiepide acque del Pacifico, davanti alle coste della California. Qui si fermano per allattarli, per poi riprendere la loro rotta verso il grande Nord, verso il loro habitat naturale. Il lungo percorso di ritorno le madri lo fanno da sole con accanto solo i propri cuccioli che per la prima volta sono chiamati a un viaggio faticoso, attraverso luoghi sconosciuti, e non privi di pericoli. “Piccola Balena” è la storia di una di loro.

Tutti gli anni, immancabilmente, da gennaio a marzo le balene compiono questo immenso viaggio d’Amore verso i mari del nord, verso Casa. Un lungo, lunghissimo viaggio, avventuroso e non privo di insidie. E allora la socievolezza delle madri si trasformerà nella più attenta e protettiva cautela.

Ed è proprio di questo viaggio, e della profondità dei sentimenti, che Jo Weaver, intenzionata a bissare il successo di “Piccola Orsa“, premio Nati per Leggere e premio Cento dell’anno scorso, ci racconta in Piccola Balena.

Come capita ai bambini, anche le piccole balene sono curiose e si stancano, infatti la Piccola chiede alla madre: “Che cos’è casa?”
Trascorrono i giorni e le notti e la Piccola chiede alla madre: “Quanto manca?”
“Ce la faremo mai ad arrivare?”
E quando le forze della Piccola iniziano a calare o arriva quel pizzico di paura, la mamma è lì prontà a ricordare alla sua Piccola: “Io sono conTe, và avanti”

L’autrice Jo weaver è una scrittrice e illustratrice di albi per bambini.
Si è dilpomata in Children’s Book Illustration alla Cambridge School of Art. Nel 2014 è stata finalista del prestigioso The AOI Illustration New Talent Awards. Piccola orsa (Orecchio Acerbo 2016), il primo albo che ha interamente scritto e illustrato, ha vinto il premio Nati per Leggere e il premio Cento.
Fortunatamente è tornata con questa dolcissima storia e con le sue incredibili illustrazioni di carboncino e gesso che sono semplicemente affascinanti, suggestive, eppure rappresentano perfettamente la storia, sono essenziali quasi illustrazioni oniriche, monocromatiche, per trasmettere l’immensità dell’oceano con onde gentili che oscillano e pacifiche sembrano uscire dal libro, di questo viaggio e di queste enormi e dolci creature.

Piccola Balena, ha messaggi per grandi e piccini, basta solo aprirsi a questo viaggio..
…una bellissima storia sulla migrazione delle balene, l’amore dei genitori e la vita che vive “silenziosa” nell’oceano…

Buona lettura e buon viaggio!

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Dov’è la Casa dell’Aquila? – Fabian Negrin

“Sono belli gli agnelli e i piccoli animali,
ma io devo salvare le aquile reali.
Però chissà… dov’è la casa dell’aquila?

Di qui o di là? Chi è che lo sa?”

Un bambino esce di casa per cercare sulla montagna l’aquila reale che suo padre ha deciso di uccidere dopo il furto dell’ennesimo agnello.

L’ennesimo agnellino scomparso.
Rapito. Chi sarà stato?
La solita aquila! Ora basta.

C’è suo padre, esasperato dai danni che l’aquila fa ai suoi animali, tanto che vorrebbe farla fuori, ma c’è chi ne è attratto e sente forte forte il desiderio di salvarla.
Quella notte, pian pianino esce dal suo lettino e si incammina, tenendo sotto braccio il suo orsetto, in un’eroica avventura alla ricerca della casa del predatore, per avvertirlo del pericolo e salvarlo.

“Di qui o di là? Chi è che lo sa?”

Così, via via che sale verso il nido fra le rocce, chiede a tutti gli animali che popolano la montagna indicazioni sul luogo dove può trovare l’aquila.
Chiede aiuto alla scaltra volpe, al saggio gufo, al pavido scoiattolo, al superbo cervo, al famelico orso, allo scoraggiante stambecco: nessuno vuole aiutarlo nell’impresa.

Gli animali cercano di dissuaderlo, ma lui continua comunque la sua ricerca, muovendosi in un paesaggio meraviglioso che si estende a perdita d’occhio.
Deve avvertire l’aquila del pericolo.
Eppure sta andando verso l’animale più pericoloso che si può incontrare in quei luoghi.

Dai colori e dalla fantasia di Fabian Negrin è nato questo libro illustrato, Dov’è la casa dell’aquila? un capolavoro edito da Orecchio Acerbo.
Non un semplice racconto, è anche una poesia, una filastrocca, una raccolta di splendide immagini dell’artista argentino.

Definito “forse il miglior illustratore attivo in Italia e certamente il più incline a mettersi in gioco e a tentare strade nuove”, l’argentino Fabian Negrin torna con un nuovo, bellissimo albo illustrato. Fumettista e illustratore, anche per diverse campagne pubblicitarie, Negrin è vincitore di numerosi premi, compreso il prestigioso Andersen, e lavora in Italia da tempo.
Ancora una volta, con Dov’è la casa dell’aquila? dà prova di particolare eleganza nelle immagini a tutta pagina capaci di creare atmosfere suggestive che raccontano non soltanto la montagna e gli animali che la abitano, ma anche i sentimenti dei personaggi, il piccolo protagonista e i suoi genitori.

Un racconto in rima fatto di immagini straordinarie e parole scelte per il loro suono, per seguono il ritmo dell’avventura, parole che diventano la “colonna sonora” di questa storia in bilico fra la realtà e la fiaba e sopratutto con il loro ritmo aiutano anche i più piccoli a mantenere un ritmo di lettura e non creano difficoltà nell’acquisire l’argomento.

Alla fine sulla vetta più alta eccola l’aquila, finalmente!
Lei lo guarda severa e lo mette in guardia dal freddo, poi lo fa salire sulle sue ali possenti e lo riporta a casa dai genitori preoccupati.
Il racconto che ci fa vivere una bella avventura, un viaggio attraverso ripide e inospitali montagne, al messaggio più sottile ed indiretto, quel tenace inseguimento di un sogno che contradistingue i bambini..e per questo bimbo consiste proprio nell‘incontrare e salvare il suo animale preferito e… volare!

Una storia emozionante e piena di coraggio, tra sogno e realtà, tra storia vera e favola, un piccolo bambino decide di voler salvare la grande aquila, che non meritava di essere uccisa solo per essersi procurata il cibo per il suo sostentamento. L’argomentro principale che troviamo in questo albo illustrato è il coraggio e la forza di volontà che supera ogni limite imposto, pur di raggiungere uno scopo.

Buona lettura!
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Gorilla di Anthony Browne

Anna passa tutto il suo tempo
a leggere libri sui gorilla,
a guardare spettacoli di gorilla
e a disegnare immagini di gorilla.
Lei ha i gorilla sulla sua lampada da comodino

e persino sulla sua scatola di cereali.
Anna ama i gorilla
e desidera vederne uno vero,
ma suo padre è sempre troppo occupato
o troppo stanco
per portarla allo zoo.

Gorilla, edito da Orecchio Acerbo, racconta la bella storia di Anthony Browne, di una ragazza solitaria che desidera trascorrere del tempo con suo padre perennemente impegnato.
Suo padre è troppo assorbito dal suo lavoro per rispondere alle sue domande, e ancor meno per rispondere alle sue richieste di un viaggio allo zoo per guardare i gorilla. Poi quando finalmente non lavora, è troppo stanco per lei.

Le struggenti illustrazioni di Browne, non possono non emozionare e mostrano la ragazza e suo padre in una casa poco illuminata. Il padre lavora sotto una lampada da scrivania o si seppellisce profondamente nel giornale. Anna invece cerca di attirare la sua attenzione fino a che non si arrende e guarda la TV in un angolo.

Per il suo compleanno, chiede a suo padre un gorilla.
Il padre che lavora sempre ed ha poco tempo e poca pazienza con Anna; per il suo compleanno il massimo che può fare per lei è regalarle un piccolo gorilla giocattolo.
E’ grande la delusione sul viso della ragazzina, ma poi… “è successo qualcosa di incredibile”.

Il gorilla giocattolo diventa un vero gorilla,
protettivo come il padre che desidera,
e pronto a soddisfare i suoi desideri.

Ecco quel magnifico esemplare di gorilla, dolcemente le domanda se gradirebbe una visita allo zoo…riuscirà a condurla oltre le soglie della solitudine dell’infanzia.
Proprio così, si avvera il grande sogno di Anna!!!!

L’arrivo del gorilla gentile è un premio insperato, e il volto del grande animale è disegnato con una espressione di profonda dolcezza, proprio come i bambini immaginano gli animali, che identificano nella loro fantasia come degli umani.

Vestito degli abiti di suo padre, cappello compreso, il gorilla accompagna la bambina allo zoo, dove si possono vedere i vari oranghi e scimpanze, tristissimi dietro le sbarre delle gabbie; poi al cinema, dove un gorilla superman affascina la piccola spettatrice; in pasticceria e infine, sulle spalle del gorilla, Anna ritorna a casa stanca, ma felice come non lo era stata mai..

Dopo una così meravigliosa gita con il caro ed immenso gorilla, Anna si svegliò il mattino guardando il gorilla giocattolo e sorridendo…ricordando il suo “sogno”..
un magnifico sogno ma, quella mattina, del suo compleanno, la piccola Anna riceve una ancora più bella e inattesa sorpresa! Ovviamente vi lascio il piacere di scoprire la dolcezza del finale.

Ecco la vera felicità

Insignito di una miriade di premi, il grande illustratore di libri per bambini Anthony Browne, che aveva dedicato a King Kong un altro suo libro famoso, in “Gorilla” sembra voler superare se stesso.

Le illustrazioni con tutti i precisi dettagli dei disegni di Anthony Browne sono di una grande e rara raffinatezza, la tavola che più emana tutta la tenerezza vede il tenerissimo bacio tra Anna e il suo grande amico, ma devo dire che anche quello sguardo raggiante mentre si guardano negli occhi arriva a scuotere ricordi ed emozioni in grandi e piccini.

Con un uso magistrale tra il realista e surrealista, dai tempi lievi e precisi come quelli di una melodia, Browne racconta della tristezza di una bambina che, a causa di un padre sempre troppo impegnato, rischia di non vedere realizzato il più forte dei suoi desideri, quello di andare allo zoo a vedere i suoi amati gorilla, neanche in occasione del giorno del suo compleanno. Ma, si sa, quando i bambini non riescono ad andare verso i sogni sono i sogni che vanno verso i bambini.

Semplicemente meraviglioso!
Impossibile non amare il grande gorilla!

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Non sono tua Madre – Marianne Dubuc – Orecchio Acerbo

Lo scoiattolo Otto vive tranquillo nella sua tana di un grande albero,
per lui la vita è semplice e soprattutto tranquilla.

Un giorno, Otto trova sull’uscio di casa una strana palla verde, Otto non se ne cura e continua con le sue faccende. Ma, a sera, la palla verde è ancora lì e anche il mattino seguente finchè da quella palla vien fuori un esserino peloso che lo chiama “Mamma!”.
Otto prova a spiegare che non è così. Invano.
E invano prova a disinteressarsi della creatura.
Otto precisa da subito di non essere affatto la sua mamma e, convinto che la madre vera, prima o poi, verrà a cercarlo, decide di portare in casa il piccolo e aspettare che si faccia viva.
Solo per un giorno, gli dice, fino a quando non troverò tua mamma.

Passano i giorni e la palla pelosetta (che risponde al nome di Piu) si fa sempre più grande, cresce a vista d’occhio. Otto non sa più che fare, ha chiesto a tutti nel bosco ma nessuno ha visto una madre in cerca del suo cucciolo. Intanto il piccolo crescendo inizia a rendersi utile e si scopre che prepara delle buonissime minestre.

Otto decide di allontanarsi per qualche giorno e parte per le sue ricerche, ma nulla da fare, non trova la madre e al rientro il piccolo non è più così piccolo, anzi, occupa già tutta la tana dello scoiattolo ed è anche molto coraggioso.,

È proprio giunto il momento di allargare la tana e di continuare quell’inaspettata convivenza perché, in fondo, Otto non riesce più a immaginare di tornare a vivere tutto da solo…
Sembra proprio che la mamma di Piu dovrà essere Otto. 😉

L’autrice canadese Marianne Dubuc, dopo Il Leone e L’uccellino, ci regala un’altra parabola sul prendersi cura dell’altro attraverso una delicata storia di un’adozione dal titolo Non sono tua madre, edito da Orecchio Acerbo.

Leggendo Non sono tua madre ai bambini ne esce subito la parte delicata e divertente che parla di amore, accoglienza e diversità. Attraverso il suo essere una storia semplice e buffa spiega ai piccoli lettori e ascoltatori che l’amore tal volta può essere imprevedibile e arrivare all’improvviso e che essere “mamma” vuol dire prendersi cura di un’altra persona o di un altro essere vivente diverso da noi nei tratti fisici.
Un libro perfetto per cominciare a parlare di adozione in tutte le sue possibilità e di rispetto verso le diversità.
I disegni hanno come sempre un tratto meraviglioso, sono pieni di dettagli e colori.
L’equilibrio pensato da Marianne Dubuc tra testo e illustrazioni è perfetto. Essenziale il testo, essenziali le immagini. Efficace il testo, efficaci le immagini. Tutto contribuisce a una fruizione intensa e partecipe di questo albo la cui lettura consiglio a bambine e bambini dai tre anni in su.

Non sono tua madre piace molto ai bimbi, soprattutto per il buffissimo “PIU” tutto bianco con il suo nasone rosa. Lo prendono subito in simpatia e viene voglia di coccolarlo e abbraccialo!
La storia è davvero molto dolce ma allo stesso tempo molto riflessiva proprio perchè affronta il tema dell’adozione e il tema della diversità.

Buona Lettura!
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Non sono tua madre.

Marianne Dubuc

Lea e l’elefante… una storia di Amicizia – Kim Sena

C’era una volta Lea, una bimba dai grandi occhi scuri, la camicetta con il fiocco e le scarpe lucide con il cinturino. Lea aveva proprio tutto: una bella casa, tanti giocattoli, persino una coroncina da mettere sul capo. Ma, nonostante tutte le belle cose che possedeva, la sua testa continuava a essere vuota e sopratutto lei non è felice.
Le giornate sono noiose e monotone. Un giorno riesce a parlare con un elefante che da tempo spiava dalla sua finestra e a diventarne amica.  Lo porta a casa, gli offre cibo e giochi, gli mostra i suoi tesori e cerca di stupirlo, ma ad un certo punto l’elefante chiede di poter tornare all’aperto dai suoi amici… decide allora di promettergli qualcosa di davvero eccezionale: lo farà volare.

Basterà che lui, tutto dipinto di bianco, si alleni correndo ogni giorno con un palloncino rosso legato sulla proboscide. La fiducia è talmente tanta che l’elefantino prova e riprova, ma questa non è la favola di Dumbo e il povero cucciolo non ottiene alcun successo. Anzi rimane sempre più solo e lontano dai propri amici.

Lea e l’elefante ci racconta una storia di amicizia, per bambini, scritto da Kim Sena (per Orecchio Acerbo Editore), giovane illustratrice di Seul. Dopo il grande successo di “Renna Bianca“, esce nelle libreria questo suo nuovo romanzo caratterizzato dai meravigliosi disegni a matita, che rendono il libro un meraviglioso gioiellino da poter legger con i proprio bimbi.

Un formato verticale molto grande, perfetto per rendere piena giustizia alle illustrazioni e alle parole, dove la piccola ed elegante sono la dimostrazione che il possedere e accumulare tanti oggetti costosi non riempie il vuoto che un amico può colmare.
Lea, nella sua reggia e con i suoi oggetti ricercati crede di avere le chiavi per la felicità ma è l’elefante a farle capire che i beni materiali sono destinati a distruggersi e rompersi mentre un legame d’affetto non conosce il logorio del tempo e la polvere.

Le splendide illustrazioni sfumate in grigio con tratti leggeri accompagnano in un mondo fantastico che va oltre l’apparenza e insegna che in due è più facile volare. Un albo stupendo da ogni punto di vista.
Dalla copertina alle pagine interne, l’unica nota di colore è rappresentata da un palloncino rosso, simbolo della vita che vuole altra vita e della fuga dall’isolamento.

Lea vuole rendere speciale il suo nuovo amico: lo dipinge di bianco, gli lega il palloncino alla punta della proboscide. Lui ci prova ad alzarsi da terra, ma niente e niente, non riesce a volare.
E intanto, con l’abilità di chi sa narrare attraverso immagini e dettagli, Sena ci mostra un accenno di sorriso sul volto di Lea e un velo di tristezza, ora, negli occhi dell’elefante.
Adesso è lui ad essersi abbandonato sul grande divano ed è sempre lui a guardare da una finestra la vita che scorre senza che vi partecipi, con gli amici elefanti a rotolarsi nel fango.
Una raffica fortissima di vento spazza via la grande casa, il dentro capace di imprigionare e separare dalla vera vita, che per sua natura ha bisogno degli altri, dell’incontro, della comunità.

I pastelli compaiono sullo sfondo, colorano di rosa le guance di Lea, rendono gli sguardi più attenti, sembra quasi che i due sorridano con gli occhi.

L’amicizia è basata sulla gratuità, non ha prezzo,
non si compra con la promessa di far volare qualcuno.

Così, ad un certo punto, sparisce pure il palloncino rosso: non ha più senso, non serve più.
Perchè è questo il messaggio che scopriranno entrambi, non c’è bisogno di promettere l’impossibile per volersi bene e fare amicizia, ne’ di tanti oggetti belli e costosi per riempire un vuoto che solo un amico può colmare.
Molto meglio è giocare insieme.
Perché, come dice l’elefante a Lea, ”anche se non sei così tanto speciale, noi due siamo amici’‘.
E allora, anche volare sarà possibile.

Lea e l’elefante con poche ma efficaci parole, racconta non solo una storia, ma insegna qualcosa che arriva al cuore.
Il suo racconto, con grande semplicità e limpidezza, parla di solitudine e di amicizia, di insicurezze e di chi riesce a farcele mettere da parte.
Lea e l’elefante pagina dopo pagina racconta proprio ciò che provano oggi molti bambini. Spiega infatti come una bambina può sentirsi sola anche se è circondata da mille giochi, sottolineando l’incapacità degli oggetti di riempire un vuoto che solamente l’amicizia può colmare.

“Da sola puoi farcela, ma se staremo vicini, io potrò sempre aiutarti”

A chi vuole andare oltre l’apparenza,
A chi ama volare con la fantasia
A chi cerca, in una semplice storia, la vera amicizia.
Buona lettura!

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Lea e l’elefante. Ediz. a colori

Kim Sena