Sogno – Matthew Cordell

“La notte che sei nato,
il nostro mondo splendeva
come il sole.

Ti abbiamo guardato,
creatura impossibile,
e abbiamo sentito tutto.”

Con l’arrivo di un nuovo nato si apre uno scenario di infinite possibilità. Mentre i genitori si godono l’arrivo della nuova vita, si perdono fantasticando sul mondo che si spalancherà di fronte al loro bambino, le possibilità che avrà e la persona che diventerà.
Emozioni, sensazioni che provano tutti i genitori quando stanno aspettando l’arrivo di un bimbo, emozioni che li accompagneranno per il resto della vita!
Sogno di Matthew Cordell pubblicato da Edizioni Clichy è un libro pieno di speranza e amore per il futuro e con una dolcezza infinita pagina dopo pagina racconta il tenero sogno del papà gorilla sul suo cucciolo appena nato

Il tenero papà gorilla protagonista del racconto si addormenta con la mamma accanto al suo piccolo appena nato e comincia a fantasticare in sogno su quel che diventerà:
i primi passi, le scoperte, la paura e l’orgoglio dei genitori, la curiosità, gli incontri.
È un salto nel futuro.
Le delusioni, il dolore, con l’istinto di sostituirsi al proprio figlio per tenerlo al riparo e non vederlo soffrire e poi ancora la capacità di andare oltre gli ostacoli, di rialzarsi dopo essere caduti, di realizzarsi.
L’affermazione di sé. Infine l’autonomia. Il fatidico giorno in cui il figlio, ormai grande, lascia la sua famiglia.

Dolcemente e follemente innamorato di suo figlio papà gorilla riapre gli occhi guarda suo figlio nella culla, poi guarda felice mamma gorilla e chiede al suo piccolo:

«Chi diventerai?
Chi diventeremo?
E cosa sognerai?».

E quello che sogna è il futuro del suo bambino.
Una vita piena di speranza e meraviglia. Di esplorazione e di gioia. Di tristezza e delusione.
E di tutto il potenziale della vita.

“Mentre noi ti guardavamo con gioia,
con paura,
e con orgoglio,
tenendoci stretti
come mai prima di allora.
Mi sentivo così pieno da poter scoppiare.”

Un dolce sogno fatto con il cuore colmo di gioia, un dolce libro da regalarsi per un momento unico di coccole con i propri figli, un libro unico e delicato da regalare a qualche nuova famiglia che sta nascendo o appena nata
Ma anche a genitori con cuccioli già grandi… per rivivere e ricordare la grandezza di quel sogno!
E’ difficile immaginare che questo non sia il regalo perfetto per ogni genitore di un bambino
Matthew Cordell con Sogno, ci fa dono di pagine ricche di emozioni, pagine che raccontano con una delicatezza che profuma come un bambino appena nato di una nuova vita immaginata in un sogno..
Disegni essenziali, ma anche pennellate precise, parole semplici che guardano al futuro con GIOIA, con PAURA e con ORGOGLIO.

Lo stile delle illustrazioni è come quello di un dipinto che si dipana davanti ai tuoi occhi. Il simbolismo di un pennello che fa il primo tratto sulla pagina per aprire il libro è come una vita appena iniziata – fresca e pulita con così tante possibilità in vista.

Ogni pagina presenta lo stesso stile artistico con pennellate spesse che catturano l’audacia della scena ma con dettagli più fini per i gorilla stessi.
Poetico e pieno d’amore anche il testo, ricorda le lettere di una vecchia macchina da scrivere e rievoca quel senso di una lettera che viene scritta amorevolmente da un genitore all’altro.
Non è scritto da un punto di vista specifico di genere…anche se pare intuire che il papà a raccontare il tutto…quindi non importa se sei una madre o un padre, puoi leggere il libro come se quei pensieri sulla pagina fossero quelli nella tua testa e nel tuo cuore

Sogno, è uno di quei libri illustrati che dà ai genitori l’opportunità di dire cose importanti e significative che potrebbero essere troppo difficili da verbalizzare
Sogno è da leggere stretti stretti, abbracciati e così raccontarsi le emozioni che invadono i genitori all’arrivo di un cucciolo è più facile attraverso queste pagine poetiche e sincere ❤

“Ho sognato le infinite stelle
nei tuoi occhi..
Ho sognato la stretta presa delle tue dita.
Il momento in cui da piccolo saresti diventato…
non-così piccolo.”

Dolci Sogni anche a voi 😉
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Alan, Coccodrillo Tuttodenti

Spaventare gli animali
era la sua specialità.
Tutti, nella giungla, lo sapevano.

Alan è un terribile coccodrillo, che tutti temono, ma con un segreto.
Famoso per i suoi denti grandi e spaventosi, si insinua nella giungla ogni giorno per spaventare gli animali. Ma dopo una lunga giornata di paura, per Alan non c’è nulla di meglio che fare un bagno di fango caldo e…

Alan è una grande creatura spaventosa o così ci vorrebbe far credere. È certamente vero che è disceso da una lunga serie di spaventosi alligatori e la sua reputazione per la paura è leggendaria. La sua routine quotidiana, ogni mattina appena sveglio, consiste in nel lustrare le squame, affilare gli artigli, spazzolare uno ad uno quei suoi denti enormi e spaventosi, e si ripassava pure allo specchio tutte le sue facce più spaventose e paurose!

Quindi, pronto a spaventare il mondo, si diverte a creare paura e terrore tutto intorno nella giungla. Alan si aggira spaventando le rane dalle loro ninfee, le scimmie dai loro alberi e fa strillare terrorizzati i pappagalli.

Ma Alan ha un grande segreto!
Solo a fine giornata Alan torna nella sua palude e…

SI TOGLIEVA LA DENTIERA!

NESSUNO sapeva che i suoi denti erano finti.!
Proprio così quei denti affilati che tanto spaventano, sono una dentiera che lui si toglie di notte, rendendolo decisamente molto meno spaventoso, anzi terribilmente buffo 😀

Ma cosa succede quando i denti di Alan scompaiono?
Chissà dove teneva la sua dentiera durante la notte?
Sarebbe stato un bel pasticcio se qualcuno l’avesse trovata per sbaglio!
Sarà ancora spaventoso e cosa succede se non è spaventoso?
Lui sa fare solo quello!

Quando Alan si svegliò, i suoi denti erano SPARITI.

“I MIEI DENPI! DOVE SHHONO FINIPI I MIEI DENPI?”
“E ora come paccio?”

Dopo aver conosciuto un successo internazionale straordinario, arriva finalmente nelle nostre librerie Alan, coccodrillo tuttodenti di Jarvis edito da Lapis edizioni è un libro riccamente illustrato e molto molto divertente.
Vincitore del premio V&A Best Illustrated Book 2017 per il miglior libro illustrato, questo albo è stato consigliato persino dal The New York Times Book Review per la capacità con cui Jarvis è riuscito a illustrare e a narrare in modo brillante il mondo selvatico.
In effetti, le illustrazioni dai colori sgargianti trasmettono in maniera coinvolgente le emozioni di tutti gli animali coinvolti nella storia, a partire dal nostro amico sdentato.

Anche nelle illustrazioni Jarvis ha eccelso: le espressioni degli animali sono talmente ben raffigurate che si amalgamano alla perfezione con il testo, garantendo una risata continua.

Gli animali, scoperto il segreto, giustamente vien da dire, gli sequestrano la dentiera e ridono di lui quando prova a spaventarli ma dalla sua bocca escono solo degli Shh-nap! Shh-nap! sdentati.
Ma vedendo Alan disperato e sciolto in lacrime…tutti insieme trovano una tregua.
Per riavere indietro i suoi terribili denti, Alan promette di non fare più paura a nessuno… eccetto la sera, quando si trasforma in un abile racconta-storie e spaventa tutti a morte con i suoi paurosissimi racconti.

Troppo bello da leggere ad alta voce ai bambini, grazie a tutte le voci con e senza dentiera che permette di fare e neanche a dirlo che i bambini adorano e si sbellicano dalle risate!
Un libro davvero eccezionale sul bullismo. La metafora di prepotenti come Alan che hanno una segreta insicurezza che li rende spaventosi è ben eseguita, e mi piace che gli animali abbiano capito che, prendendo in giro il segreto di Alan, diventano essi stessi dei bulli. È un grande messaggio racchiuso in una storia molto molto divertente!
Ecco quindi che tra una risata e l’altra Jarvis trasmette ai più piccoli un messaggio importante:
il perdono può aprire nuove strade all’amicizia e un bullo può ravvedersi e trovare nuovi amici.

Buona lettura, Alan senza denti farà ridere grandi e piccoli!
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Il Leone di Neve – Jim Helmore

Carol si ritrovò davanti un leone bianco come la neve.
“E tu da dove arrivi?”
Bè da molti posti” rispose il leone

Carol e sua madre si trasferiscono in una nuova casa in cima a una collina. Carol è un po’ triste, sola e riluttante ad uscire per esplorare e conoscere i nuovi dintorni e nuovi amici. Ma nella quiete di casa sua, un nuovo amico appare proprio quando ne ha più bisogno.
All’improvviso un amico sconosciuto ed inaspettato la chiama e le propone di giocare insieme: è un grandissimo Leone bianco come la neve.

Nel candore di tutto, questo dolce e grande leone innevato invita Carol a giocare a nascondino.
Carol è finalmente felice e con Leone ogni giorno impara nuovi giochi divertendosi a montargli in groppa ed abbracciarlo. Il loro gioco riempie la sua giornata portando esultanza invece di solitudine;
ma questo nuovo amico di neve può incoraggiarla ad avventurarsi fuori e divertirsi con i bambini del posto, superando paure e timidezza?
Ciò dimostra una sfida, ma a poco a poco, con l’aiuto del leone, Carol inizia a trovare il suo coraggio interiore e si unisce agli altri bambini.

Il Leone di neve aiuta Carol ad abituarsi al suo nuovo ambiente e la incoraggia ad affrontare la sua timidezza con un coraggio che sicuramente c’è stato da sempre. Le dolci illustrazioni catturano magnificamente il fascino e l’innocenza di una storia che molti di noi hanno vissuto: l’ondata di paura ed emozioni che spesso accompagnano grandi cambiamenti della vita.

Quando la mamma suggerisce di aggiungere colore alla loro nuova dimora, e invita i suoi nuovi amici a fare una “festa di pittura”, Carol è preoccupata che la mancanza di bianco significhi non avere più visite dal suo amico selvatico.


Effettivamente il suo amico di neve non appare più da nessuna parte all’interno della sua casa dai colori vivaci, ma sicuramente non può averla abbandonata del tutto, vero?
Una storia bella, gentile e rassicurante sul muoversi e trovare nuovi amici.

Con una sensazione magica, classica e un messaggio adorabile, Il Leone di Neve di Jim Helmore e Richard Jones edito da Terre di Mezzo, è una storia che si rivolge a bambini e genitori, e le splendide illustrazioni rendono questo libro un tesoro.

A volte il mondo sembra molto grande…
…e a volte ti senti piccolo…
…Ma a volte tutto ciò di cui hai bisogno è un amico speciale
per aiutarti a trovare il coraggio nascosto dentro…

Alcuni bozzetti

Le illustrazioni raccontano con il giusto tono e calore le emozioni della piccola Carol. Il modo in cui Richard Jones interpreta la relazione tra la bambina e il leone è molto speciale.
Una storia dolce e magica sul potere della creatività e dell’amicizia, sia essa immaginaria o reale.
Una storia gentile ma potente con un tocco di magia perfetto per i bambini timidi o che hanno difficoltà a trovare amici in un posto nuovo!

Buona lettura ❤
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Nella Savana & Nel Bosco – racconti sonori

Nella foresta Africana il sole
sorgeva e tramontava, ma il piccolo
fringuello non riusciva a volare.

A differenza dei sui fratelli il piccolo fringuello non riusciva a spiccare il volo.
Che fare, se non provare a chiedere consiglio ai vari animali abitanti della savana!?
Eccolo che si reca a chiedere consiglio all’elefante

“Mi scusi, sa per caso come si vola?”

Ma ahimè, l’elefante non lo sa aiutare, non ha certo bisogno di volare 😉
L’uccellino si avvia, anche se con un po’ di timore, anche dal re della savana, il leone.
Ma anche il leone non lo sa aiutare, non ha certo bisogno di volare per farsi rispettare dagli altri animali.

Tenace come chi desidera tanto tantissimo una cosa, il piccolo fringuello non si perde d’animo e va anche da una galloppante zebra, da un grosso ippopotamo impegnato a far le bolle nel fango, e infine non gli rimane che sentire lo Gnu.
Con la sua saggezza, quest’ultimo, anche se non ha mai volato insegna al piccolo fringuello dove trovare la risposta..dentro di sè…

“Noi non voliamo.”
“Ma grazie al nostro richiamo ci riconosciamo
l’un l’altro e restiamo sempre uniti.
Forse dovresti fare così anche tu.
Ascolta il tuo cuore.”

Riuscirà il piccolo fringuello a raggiungere il suo stormo?
Tra le splendide illustrazioni ricche di colore a tutta pagina di Luna Scortegagna, i testi essenziali ed in maiuscolo di Irena Trevisan, e i dolci suoni, Nella Savana – racconti sonori è una storia che con dolcezza accompagna il piccolo lettore dentro la meravigliosa natura calda della savana.
Schiacciando piccole aree indicate, il bambino può ascoltare durante la lettura Il cinguettio degli uccelli, il barrito dell’elefante che gioca nell’acqua, il ruggito del leone, la corsa delle zebre, il ronzio delle mosche e tanti altri suoni 🙂

“Cosa servirò mai, io
che sono più bassa di un filo d’erba
e più minuta di un fiore?”

Un’altra avventura strutturata in modo simile ci aspetta con una Lucciola piccina piccina.
Troppo piccola tanto da che la Lucciola vorrebbe proprio essere grande!
Si sente troppo piccola, ed insignificante..

La piccolina, decide allora di mettersi alla ricerca, nel bosco, dove da poco era scesa la notte di qualcosa che fosse più piccolo di lei.
Trovò delle foglioline, ma appena arrivò una folata di vento queste tutte insieme la mandarono a gambe all’aria!
Trovò anche delle piume che il vento aveva portato lì vicino, così piccine, ma non piccino il proprietario 😉
Anche quando iniziò a piovere, scoprì che le gocce d’acqua era piccolina, ma appena arrivò un rumoroso temporale si rese conto che non erano poi così piccole.

Sconsolata, triste e demoralizzata si ritrovò in silenzio in un grande prato ad ascoltare le cicale, ma ad un tratto vide il campo illuminarsi di una distesa di lucine!

“Saremo anche piccole e minute,
quasi insignificanti,
ma quando siamo insieme guarda che magia,
la notte si accende,
il bosco si rischiara e il buio non fa più paura”

Nel Bosco – Racconti Sonori, edito da Sassi Junior, come anticipato sopra, ha anch’esso splendide illustrazioni ricche di colore a tutta pagina di Luna Scortegagna, i testi essenziali ed in maiuscolo di Irena Trevisan, e i dolci suoni della natura che con dolcezza accompagnano il piccolo lettore dentro la meravigliosa magia di una notte nel bosco.
Ascoltando, tramite piccole aree indicate, il bambino sentirà i grilli, il vento che smuove le foglie di un grande albero, un gufo, la pioggia, le cicale e tanti altri suoni 🙂

Due libri, che con la loro storia accompagnano il piccolo lettore ad immedesimarsi in queste sensazioni, emozioni e a non mollare 😉
Perchè la soluzione c’è, e molte volte è proprio lì sotto agli occhi

Buona lettura!

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Lupo & Lupetto – Nadine Brun-Cosme

Lupo viveva lì da sempre,
da solo sotto il suo albero, in cima alla collina.
Poi un giorno, arrivò Lupetto.
Veniva da lontano.
Da così lontano che all’inizio Lupo vide solo un puntolino.

Questa è una storia di un’amicizia che nasce dalla diffidenza e dalla paura di essere.
Un libro illustrato, super classico che parla di amicizia, condivisione, accoglienza.

Lupo & Lupetto di Nadine Brun-Cosme e Oliver Tallec edito da Clichy Edizioni lascia i piccoli lettori interdetti fino alla fine. Lupo, abitudinario e solitario, non riesce a capire perché Lupetto decida di andare a vivere proprio sotto il proprio albero e seguire le sue azioni quotidiane.

“Ora sotto l’albero erano in due:
Lupo e Lupetto.
Non si parlavano.
Si guardavano un po’ di sottecchi,
ma così, senza cattiveria.”

Lupo segue il ritmo della sua giornata e Lupetto è sempre lì. Anche quando, dopo pranzo, scende verso il bosco per la sua solita passeggiata, allontanandosi, lo vede rimpicciolire ma sempre lì. Al suo rientro non lo trova. Pensa che stia per tornare e lo aspetta. Il tempo passa ma Lupetto non torna e Lupo prova un’emozione nuova: tristezza.
Il piccolo Lupetto ha occupato un posto nel suo cuore.
Un grande, grande posto.
La mattina dopo, come ogni giornata, sale sull’albero non per fare i suoi esercizi ma per guardare lontano, alla ricerca di Lupetto.

“Sotto l’albero non c’era nessuno.
Né grande, né piccolo.
Tutto era tornato come prima.
Solo che Lupo era triste.”

“Per la prima volta, quella sera,
Lupo non mangiò.
Per la prima volta, quella notte,
Lupo non dormì.
Aspettava.”

A forza di aspettare, si mette a pensare a tutte le cose belle che avrebbe fatto per Lupetto se solo fosse tornato. E poi un giorno, lontano appare un puntolino, e il suo cuore comincia a battere per la gioia.

“Speriamo che sia proprio lui, il mio piccolino”
si diceva Lupo.

[..] “Dov’eri?” chiese Lupo.
“Laggiù in fondo” rispose Lupetto tranquillamente.
“Senza di te” disse Lupo
con una flebile vocina “io mi annoio”.

Allora Lupetto si avvicinò a Lupo.
“Anch’io mi annoio” disse.

E appoggiò dolcemente la testa sulla spalla di Lupo.
Lupo era contento.
Adesso con lui ci sarebbe stato
sempre il piccolo”.
Lupetto è tornato per non andar più via!

Quando si ritrovano è calda felicità. “Senza di te mi annoio”. A volte bastano poche, semplici parole per spiegare le sfumature di quello che, in fondo, non ha altro nome che “Amore”.
Il cuore di lupo batte di gioia per la prima volta solo dopo che per la prima volta ha provato interesse per qualcosa, amore e dedizione per un altro essere, solo dopo che ha provato la tristezza!
Tutte le paure e la diffidenza iniziali si frantumano nell’attesa, Lupo può persino accettare che il piccolo sia diventato grande, che sia persino più bravo di lui, non ha più paura di esser messo in discussione nella propria identità perchè ora sa che Lupetto è parte integrante e azzurra di essa.
E’ la dolcezza di questo cuore che quasi scoppia tra le mani di Lupo, che Lupo deve fisicamente tenersi stretto perché non gli scappi via dal petto per correre in contro a Lupetto è qualcosa di indescrivibile, si può solo osservale l’illustrazione strepitosa accompagnata dall’essenzialità perfetta del un testo.

Lupo & Lupetto è la storia di un “addomesticamento” lento, fatto di silenzi, di sguardi nascosti, di gesti calmi e quasi segreti. Ad annusarsi sono Grande Lupo, abituato a vivere solitario sotto il grande albero in cima alla collina, e Piccolo Lupo, che arriva un giorno con la macchia di colore del suo pelo azzurro e si avvicina, senza dire nulla, cominciando a seguire il grande, coricandocisi accanto, salendo sui rami alti per gli esercizi di ginnastica mattutina e facendosi presenza tangibile.
Grande Lupo si stupisce del piccolo (che non si lamenta quando cade, che è così coraggioso) e probabilmente anche di se stesso!
E quando improvvisamente non trova il piccolo sotto l’albero scopre di essere triste, di non riuscire a mangiare, di saper aspettare più a lungo di quanto avesse mai creduto.

Le illustrazioni di Oliver Tallec sono caratterizzate da disegni semplici, delicati e colori tenui. Una storia per bimbi di 4-5 anni che si presta benissimo a molteplici significati sull’accoglienza ❤

Amicizia, affetto, chiamatelo come volete, ma quello che Lupo e Lupetto scoprono di condividere è qualcosa di magico. Qualcosa che può far passare la fame perchè stringe il cuore e allo stesso tempo far gioire perchè lo riempie di qualcosa di nuovo e inaspettato.

Qui puoi leggere la recensione di Lupo & Lupetto – La fogliolina che non cadeva mai 😉

Buona lettura!
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I sette letti di Ghiro – Susanna Isern

Le giornate a Bosco Verde erano molto tranquille,
a volte persino noiose.
Tuttavia quell’estate cominciò a succedere qualcosa
di strano in alcune case…

Bosco Verde era un posto molto tranquillo ma quell’estate qualcosa cominciò a cambiare… il piccolo Ghiro si svegliava tutte le mattine in un posto diverso:

“Coniglio fu il primo ad accorgersene. Si alzò con un salto al primo raggio di sole e corse a prepararsi la colazione. Nella serra delle carote trovò il piccolo Ghiro che dormiva tranquillo. “Ghiro! Mi hai fatto prendere un bello spavento! Che ci fai qui?’ ‘Scusa Coniglio! Stanotte non riuscivo a dormire e ho deciso di provare un altro letto.'”

Il giorno dopo capita a Passerotto che se lo trova nel cassetto delle cravatte. Alla consueta domanda, Ghiro risponde sempre allo stesso modo. Cervo lo trova annidato nel suo palco di corna. Va da Orso, da Tartaruga, dal topo e dallo scoiattolo. E ogni notte si trova un rifugio diverso, ma la risposta non cambia.
Gli abitanti del bosco erano stanchi di trovarselo ogni mattina a casa loro ma erano anche preoccupati. Cosa stava succedendo al loro piccolo amico?

Tutti insieme decidono quindi di parlargli chiaro:
“Ci dispiace tanto Ghiro,
ma non è giusto entrare di nascosto nelle nostre case.
A partire da oggi sarà meglio
che tu rimanga nel tuo letto.”

Il risultato è prevedibile: il Ghiro cambia bosco e, incauto, si ficca a dormire nel calzino di un lupo. Pericolo imminente se non fosse che come sempre il saggio Gufo che tutto vede e tuto osserva di notte, spiega a Coniglio il vero problema di Ghiro, non è scomodo il suo letto, ma Ghiro ha paura di dormire da solo.
Eccoli, tutti insieme, che si riuniscono di notte e partono per Bosco Grigio dove abita nientepopodimeno che il terribile Lupo, per metterlo in salvo!

Una storia divertente,
tenera e con valori importanti
come voler aiutare gli altri e
sostenerli nei loro problemi.

I sette letti di Ghiro di Susanna Isern edito da Nube OCHO è una dolcissima avventura che affronta la paura di dormire da soli: il piccolo protagonista ha infatti paura di dormire da solo nel proprio letto e ogni notte si intrufola nelle case degli abitanti del bosco per poter riposare in compagnia.
Le illustrazioni di Marco Somà hanno una ricercatezza estetica unica, alcuni elementi sono veri e propri marchi di fabbrica nel loro ripresentarsi con coerenza a ogni libro che porta la sua firma.
Gli alberi, per esempio. Disegnati con una cura maniacale, come se fossero frutto di un assemblaggio di fascette di legno nel fusto, sostengono chiome gonfie e disegnate, anche qui in per addizione di centinaia di foglie, tutte ugualmente profilate nel dettaglio.
Somà si diverte a esporre il suo personale ‘erbario’ ma le utilizza anche come arredo di interni.
E quindi si arriva a un’altra costante: l’architettura più volte ‘sospesa’ e la cura nel diversificare volumi e coperture, in cui fa vivere gli animali, i personaggi della storia. E non solo gli uccelli.
Terzo marchio è l’arredo delle suddette abitazioni. Lampade, moltissime e bellissime. In questo caso, visto il tema, per lo più accese. Quindi i parati, i tessuti, le porte, le finestre, le vetrate: tutti diversi, ma ugualmente allusivi.
E in questo preciso caso, vanno aggiunti i letti, pieni di cuscini, intorno a cui tutto ruota.
Un lavoro squisito con colori molto neutri che accompagnanoa a tutta pagina la storia in svariatissimi dettagli.

E sono le belle e raffinate illustrazioni di Marco Somà che fanno da completamento ad un’avventura in cui si potranno riconoscere tanti piccoli lettori che si rifugiano nel lettone dei genitori o che ancora non vogliono dormire nel proprio lettino, per i genitori la lettura può diventare un modo per rassicurarli e, come per il piccolo protagonista, invogliarli a portare con sé un oggetto che gli trasmetta serenità e fiducia durante la nanna ❤

Una storia per trasmettere e insegnare ai più piccoli l’importanza di verbalizzare quelle questioni che li riguardano e che sono talvolta difficile da esprimere e talvolta anche da scoprire per gli adulti.
I sette letti di Ghiro parla anche ai genitori, e ci ricorda che i bambini devono essere ascoltati, ed è molto importante prestare attenzione alle loro emozioni non è una cattiva abitudine o un modo di fare che li rende deboli. Al contrario, un attaccamento sicuro, sentire che i genitori li comprendono e li ascoltano nelle loro emozioni e nelle loro paure li renderà solo persone forti e totalmente indipendenti
Come gli adorabili animali di Bosco Verde, per trovare una soluzione o disegnare un piano in modo da aiutare loro a superarli con fiducia!

Buona lettura!
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Una notte da… Leprotti – Kathrin Schärer

“In un luogo lontano lontano,
quello dove volpi e lepri si danno la buonanotte,
un Leprotto, che ha perso la strada di casa,
siede in cima a una collina.”

Inizia proprio così un bizzarro e sorprendente incontro tra una lepre e una volpe.
Il cielo sta volgendo al buio della notte, piccole stelle cominciano a brillare e una volpe rossa affamata incontra un leprotto che ha smarrito la strada.
Di solito la storia sarebbe già finita qui, ma il coniglietto è fortunatamente intelligente.
Appena la Volpe astuta gli si avvicina spalanca le su grandi fauci, ma ecco il primo grande colpo di scena il Leprotto si gira e le grida:

“FERMO! NON MANGIARMI!”
Non lo sai che questo è il luogo
dove le volpi e le lepri si danno la buonanotte?”

Purtroppo lassù in cima alla collinetta leprotto – non ricorda più dov’è la sua tana, come è arrivato sino a lì – in quel luogo lontano lontano – appunto! – dove le Volpi e le Lepri…si danno la buonanotte!
Con la sua astuta calma, il Leprotto convincerà la Volpe che in quella terra di mezzo vige un patto e non si può fare altrimenti, ecco quindi la Volpe raccontare una storia..della buonanotte!

E sia!
Scaltra la Volpe inizia il suo racconto che finisce con un preoccupante …e poi se lo mangia!

Eh no!

“FERMO! NON MANGIARMI!
Dopo la storia della buonanotte
mi devi mettere a letto e rimboccarmi le coperte!”

Detto fatto: ancora una volta la Volpe, con la prospettiva di aumentare esponenzialmente i bocconcini da uno a tre, quattro, cinque! si carica in groppa il Leprotto e naso a terra lo condurrà nella sua tana.

…ma cosa è successo alla Volpe una volta arrivata nei pressi della tana, entrata e aver messo a letto rimboccando bene le coperte al piccolo leprotto?
Non lo si può indovinare, i colpi di scena e le scaramucce furbesche tra i due si susseguono con umorismo e fantasia.
Quello che è certo è che è una storia buffa e con un bel po’ di suspence, proprio come piace ai bambini! 😀

La vera caratteristica di quest’albo Una notte da… Leprotti di Kathrin Schärer edito da Officina Libraia sta proprio nella grande capacità dell’autrice, di passare da un fatto all’altro, in un veloce cambio di situazioni, alterna pagine con illustrazioni a tutto campo, con primi piani vicinissimi, dove il lettore si trova dentro la scena a stretto contatto con i protagonisti, a pagine divise in riquadri dove la sequenza scorre come i fotogrammi della pellicola in un film.

Nel suo inconfondibile stile, Kathrin Schärer mette in scena un gioco divertente con contrasti: la paura di essere mangiato e la gioia di ingannare furtivamente il cattivo. Questo giro e scambio di emozioni è accompagnato efficacemente da immagini potenti e decisamente eloquenti sopratutto quando la volpe spalanca la bocca per mangiare il leprotto ma questo la guarda con aria di sfida 😀

Piccoli e grandi lettori possono essere felici della morale classica della storia, ovvero che il più grande non deve necessariamente essere il vincitore 😉
Una notte da…Leprotti è un’affascinante e sicuramente divertente storia notturna che ha il potenziale per diventare parte integrante del rituale della buonanotte.
Per i bambini è sicuramente una conclusione meravigliosa dopo una lunga giornata! 🙂

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C’è un RINOFANTE sul tetto!

“Daniel va a dormire per la prima volta dai nonni.
Il nonno gli legge la storia di un soldato valoroso.
La nonna gli canta la canzone di un topolino coraggioso
che corre sopra un orologio.
Adesso è ora di addormentarsi.”

Daniel, un bambino come tanti, già in pigiama, indossa pantofole tartan e tiene sotto il braccio il suo orso e, accompagnato dalla sua valigia, viene lasciato a dormire a casa dei nonni…per la prima volta e quando si spegne la luce la sua fantasia si scatena.
È alla sua prima prova di autonomia, lontano dai suoi genitori e le cose non vanno proprio per il verso giusto.
I nonni sono molto bravi: gli leggono una storia, gli cantano una canzone, ma già dalla prima pagina, quando tutto sembra tranquillo, le illustrazioni “entrano” nella testa di Daniel e ci fanno vedere il suo mondo, che amplifica i dettagli più inquietanti di ciò che lo circonda.

Una volta si aveva paura di un semplice lupo…
Ma se ora ballano sul tetto pesantissimi “RINOFANTI
oppure sbuffa nel bagno un viscido “COCCOPOTAMO”?
O sbuca dall’armadio una “DRAGORAFFA” blu dagli occhi fluorescenti
e da sotto al letto fa capolino un peloso “CERVORILLA”?

Daniel ha paura, anche se fatica ad ammetterlo.
Chiama il nonno per quel rumore sul tetto (i rinofanti, appunto)….

…in modo piuttosto paziente, il nonno provvede a scacciare i rinofanti con il suo bastone da passeggio…

 


poi la nonna, per il coccopotamo in bagno,

e ancora il nonno, per la dragoraffa nell’armadio.
La paura, si sa, è creativa: ci porta a immaginare, a ricostruire, a rimescolare elementi tra di loro rendendoli più spaventosi di ciò che sono.
Le creature nascono da un rumore che proviene dalla stanza accanto, o da qualcosa di intravisto nell’armadio: sono i sensi amplificati dall’allerta provocata dalla nuova situazione in cui Daniel si ritrova.

Con l’aiuto amorevole e giocoso dei nonni, Daniel affronterà uno a uno i «mostri» della sua immaginazione, uscendo indenne dall’attacco sferrato. La penultima battaglia contro i fantasmi della paura sarà con un cervorilla sotto il letto, che scoprirà essere un orsacchiotto di peluche, innocuo e addormentato.
L’ultima, invece, sarà la più ardua da combattere. Questa volta qualcosa si muove sul serio fra le coperte. Daniel vorrebbe sprofondare nel sonno senza vedere, ma è il caso di resistere e fare una coraggiosa ricognizione.
Questa volta la belva non è nata dalla fantasia, esiste davvero ed è il gattone dei nonni che fa le fusa e ha scelto l’amicizia di quell’ospite inatteso e gradito 😀

Con l’ironica trovata di questi animali spaventosi ma immaginari abbiamo un albo illustrato, che arriva dal Sudafrica per LupoGuido, neo-nato marchio per ragazzi, un albo illustrato che affronta in modo nuovo, la tanto famosa paura del buio. Un libro che si rivolge ai bambini, e vuole raccontare senza insegnare, ma per divertire, e questo è un albo davvero divertente!
C’è qualcuno che spia la scena da un buco, attorno il nero più pesto, Daniel e l’orso hanno gli occhi fissi e spalancati.
Quel qualcuno che osserva la scena da un buco è proprio il lettore che da passivo si farà attivo, pronto a sostenere Daniel e aiutarlo ad attuare un piano…di fuga! C’è un RINOFANTE SUL TETTO!!!!

Daniel riuscirà a trovare pace solo quando riuscirà ad ammettere ai nonni (e soprattutto a se stesso) di avere avuto paura, dimostrando che le sensazioni vanno vissute, affrontate e comunicate, e non nascoste.

C’è un rinofante sul tetto! di Marita van der Vyver, illustrato da Dale Blankenaar pubblicato per la prima volta nel 1997, è valso alla sua autrice vari premi letterari.
Opera molto più complessa di quanto potrebbe sembrare, C’è un rinofante sul tetto! è un divertente viaggio all’interno della psiche infantile e dei suoi arcani segreti, in grado di chiarire aspetti spesso misteriosi e conflittuali.
Dedicata a chiunque si trovi in difficoltà al momento di lasciare i bambini dai nonni per qualche notte…
ll bambino non esiterà a riconoscersi in quella lunga serie di paure e a ridere di gusto di un inconscio non ancora in grado di superare a pieno il terrore del buio e dell’ignoto 😉

Il formato insolito, stretto e alto, del libro, amplifica la dimensione onirica delle illustrazioni: la stanza dove dorme Daniel, ad esempio, sembra altissima, come se Daniel fosse osservato da qualcosa di molto più grande di lui.

E i mostri immaginari invadono le doppie pagine in tutta la loro trabordante presenza, incontenibili come le paure del protagonista.

È una storia che può essere goduta a più livelli e a differenti età che, come abbiamo già indicato, non vuole insegnare nulla ai bambini su come affrontare le proprie paure.
È una storia senza morale per i bambini, ma con un enorme insegnamento per noi adulti: è il bambino che deve rimanere al centro della storia, esattamente così com’è, con le sue paure, le sue debolezze, i suoi salti di crescita.
Noi adulti possiamo solo metterci accanto e far sentire loro che siamo presenti a supportarli con serenità e comprensione, senza però prendere la guida della situazione (non a caso i co-protagonisti di questa storia sono i nonni e non mamma e papà, solitamente più coinvolti emotivamente).
In C’è un rinofante sul tetto! i nonni giocano un ruolo fondamentale, affrontando e sconfiggendo – senza mai negarli – i mostri che nascono dalla fantasia del nipote Daniel.

Buona lettura tra mostri creativamente spaventosi e avventure tutte vostre per sconfiggerli 😉
Puoi acquistare il libro QUI:

Mortina – Barbara Cantini

Mortina non è una bambina normale.
Ma lei non si sente nemmeno così diversa.
Certo la sua pelle non ha il tipico colorito rosa delle bambine.
Anzi è decisamente bianca.

Mortina non è una bambina come tutte le altre, è una bambina zombie: ha la pelle bianca, gli occhi sporgenti con le occhiaie viola e può staccarsi parti del corpo. Vive felicemente in una villa che gli abitanti del villaggio ritengono abbandonata perché la zia Dipartita le vieta di farsi vedere, men che meno se si tratta di bambini!

In meno di due anni le avventure di Mortina sono diventate ben 3 e con un successo internazionale, tradotto in 23 lingue, tra cui gli Stati Uniti dove Mortina si chiama ‘Ghoulia’ e dove insieme al primo libro è stato realizzato un dvd. Il primo volume, Mortina – Una storia che ti farà morire dal ridere dedicato alla festa di Halloween, uscito il 17 ottobre 2017, è entrato subito in classifica e ha venduto 15 mila copie, il secondo, Mortina e l’odioso cugino, pubblicato nel marzo 2018, in cui appare l’odioso cugino Dilbert, è arrivato a 9 mila copie. Infine il terzo volume, pubblicato i primi di ottobre (2018) Mortina e l’amico fantasma.
Le avventure di Mortina sono scritte ed illustrate da Barbara Cantini edite da Mondadori.
Il tono leggero e con quel pizzico di umorismo dei 3 libri appare palese sin dalle deliziose copertine che raffigurano in primo piano una pallida bimbetta dagli occhi sporgenti affiancata da compagni bizzarri e sullo sfondo, alle loro spalle, il classico castello dell’immaginario horror. Se non fosse già evidente così, ci pensa pure il sottotitolo a chiarire la natura ironica del volume, calcando un po’ la mano 😀

Il pubblico di destinazione è quello dei giovani lettori dai sette ai nove anni, perché ogni racconto è ricco di allusioni, doppi sensi nelle parole e stimoli nei disegni che i più grandicelli sanno cogliere meglio.
Diverte, però, anche i più piccoli, che temono e amano allo stesso tempo le atmosfere paurose e i colori cupi, ma colgono immediatamente il tono umoristico e spiritoso proprio. Infatti, grazie alla freschezza e al loro approccio giocoso rappresentano ingredienti prelibati anche per bambini più piccoli, di cinque-sei anni, che seguiranno le figure dal fascino gotico e si porranno in silenzioso ascolto.
Sopratutto in questo periodo dell’anno che precede la festa di Halloween, le storie di Mortina riscuotono indistintamente nei bambini e bambini un grande fascino ed interesse! Una grande occasione anche per avvicinarli alla lettura e al meraviglioso mondo dei libri 😉

Scopriamo insieme queste storie, condite da tanta ironia, della bambina zombie 😉

Mortina
Una storia che ti farà morire dal ridere

Mortina gioca col suo amico fidato, Mesto un levriero albino e scorazza tra le stanze, nel giardino o nel bosco dietro la villa, ma le manca di poter giocare con i bambini della sua età. Così cerca di escogitare strategie per poter uscire e l’occasione giusta si presenta!


L’occasione giusta è proprio la festa di Halloween, in cui i bambini girano per le case travestiti da mostri a chiedere: “Dolcetto o scherzetto?”.
Mortina ha la grandiosa idea di partecipare alla festa fingendosi una bambina travestita. Distrae la zia con un diversivo ingegnoso: scuce la coda e un orecchio al gatto Ombra in modo che lei rimanga impegnata a ricucirlo e non si accorga della sua fuga. Mentre fervono i preparativi nel villaggio, la bambina aspetta impaziente il giorno della festa che finalmente arriva: Mortina passa la mattina e la prima parte del pomeriggio a prepararsi e per cestino pensa bene di usare il vecchio portagioie della zia, peccato che si tratti della testa del prozio Funesto! Lo convince a restarsene zitto senza brontolare e corre fuori a cercare i bambini mascherati.

Si fa coraggio e chiede se può unirsi al gruppo: i bambini la guardano incuriositi ma l’accolgono con entusiasmo.

Si avviano cantando per le vie e Mortina è felice perché quei bambini non sembrano aver paura di vampiri, streghe, uomini lupo, zombie o fantasmi. Ma loro non hanno capito che il suo vero nome è Mortina è non Martina, come la chiamano 😀
E quando la bambina zombie, ormai a suo agio, si rivela, la guardano allibiti.
Riusciranno ad accettarla per quello che è?
E Mortina riuscirà finalmente a farsi degli amici con cui giocare?
Vi dico solo che Mortina non è tipo da arrendersi!

Un delicato racconto sul bisogno di aggregazione e di accettazione!

Mortina e l’odioso cugino

“Pioveva da ore. Mortina era annoiata
perchè i bambini del villaggio
non si erano visti a Villa Decadente quel giorno.”

L’avventura di questo secondo episodio si snoda all’interno di Villa Decadente e vede protagonisti Mortina, il cugino Dilbert e gli amici del villaggio vicino.
Ma andiamo con ordine.


Mortina si annoia. Zia Dipartita ha trovato nella Botanica la sua grande passione. Mesto è in giro a caccia di rospi. Fuori piove e i suoi amici non sono andati a trovarla.
Quando suona il campanello Mortina è felicissima.
Quando apre la porta e si ritrova davanti un piccolo zombie aristocratico è curiosa.
Quando capisce che tipo è suo cugino pensa che sarebbe stata meglio sola.
Il bambino, per niente simpatico e con un atteggiamento tutt’altro che gentile, si accomoda in casa con il suo ragno da compagnia.

Mortina va su tutte le furie. Perché la zia ha invitato Dilbert? Ma soprattutto dove è finita la zia?
Suona di nuovo il campanello di casa e, ad uno ad uno, arrivano anche gli amici del villaggio, anch’essi invitati dalla zia con un biglietto trovato davanti casa, su cespugli, piante o alberi.

Che strano! Come mai Mortina non sapeva niente di questi inviti? E perché poi?
I bambini decidono di mettersi in cerca della zia per la Villa ma non trovano nulla, neanche un indizio di dove possa essere finita. A un certo punto scompare anche Teresa, una delle amiche di Mortina…

E insomma…il mistero si infittisce sempre più finché sarà proprio l’odioso Dilbert a risolverlo e soprattutto a trovare la zia e Teresa.
Non vi svelo nulla perché vi consiglio di leggerlo;)

Vi dico solo che anche questa volta Mortina offre un importante spunto di riflessione: mai giudicare qualcuno senza conoscerlo a fondo, anche se apparentemente possa sembrare scorbutico e antipatico!
Dando una possibilità, si possono ricevere delle belle sorprese…perché ognuno in fondo ha un suo talento!
Tutti abbiamo una qualità speciale perciò mai fermarsi alle apparenze, diamo sempre a noi stessi e agli altri la possibilità di scoprirla! 😉

Mortina e l’Amico Fantasma

“Nevicava ormai da giorni
e Villa Decadente era tutta imbiancata.
Il lunedì Mortina stava giocando ai vampiri
con Mesto e dalla finestra

aveva visto balenare una piccola luce.”

Per tutta la settimana Mortina e Mesto vedono accadere strane cose nelle stanze della villa e guardando fuori dalla finestra, curiosi vedono un bambino luminiscente, sbiadito..ma carino!

Mortina in questo terzo volume dovrà vedersela con un misterioso bambino fantasma che non ricorda più il suo nome. La bambina zombie, insieme al suo inseparabile levriero albino Mesto, cercherà ogni dettaglio possibile per ricostruire l’identità del simpatico spettro.
Tra i libri della biblioteca, analizzando il suo abbigliamento e chiedendo un suggerimento anche a zia Dipartita.
La Zia ricorda, con il suo fare signorile, che per cercare qualcuno nel passato bisognava consultare dei registri che si trovavano in chiesa.
Ovviamente era fuori discussione che Mortina ci potesse andare, ma oramai conosciamo bene la furba Mortina 😉

Dopo mille peripezie per scappare dalla finestra della villa nonostante la promessa, entrare in chiesa dopo che il guardiano aveva senito il cancello cigolare, e uscire dalla stessa spaventandolo a morte fingendosi una poverina in una bara, Mortina riesce a tornare di corsissima al sicuro nella villa e mentre tutti dormivano lei e il fantasma continuavano a cercare nel registro rubato.

Vi lascio scoprire durante la lettura il bellissimo finale di questo terzo volume, ma vi anticipo solo che questo fantasma riuscirà a far battere il cuore alla piccola Mortina..
Anche in questa terza storia Mortina porta con sè un esempio importante, sulla forza e il potere di sentire un legame con qualche nuovo amico e sopratutto quel desiderio unico che porta indistintamente grandi e piccini a sentire di voler aiutare qualcun altro!

Come ha affermato Barbara Cantini in un intervista “È una storia basata sulla capacità di ricordare chi non c’è più. Una cosa che sento molto, soprattutto da quando è morto mio padre”

Mortina opera della creatività di Barbara Cantini, che per la prima volta si è cimentata anche nella scrittura, confezionando ben tre frizzanti storie “horror” dallo stile garbato e buffo. Le ambientazioni sono minuziose e realistiche, qua e là le pagine sono arricchite da didascalie e brevi testi che descrivono ironicamente lo strampalato assortimento dei personaggi presentati.
L’atmosfera gotica, ben espressa dalla predilezione per le tinte cupe, come il nero, il viola fa da cornice a tre simpatici racconti di immediata comprensione, ritmati, che giocano sui doppi sensi delle parole, sulla parodia e sulla voglia dei bambini di lasciarsi attraversare da qualche piccolo e innocuo brivido.

Barbara Catini, ci racconta di Mortina
e si racconta per i piccoli e grandi lettori
di Crescere Leggendo:

Barbara ci racconti un po’ della tua vita e di quando hai deciso di dedicarti al mondo magnifico dell’illustrazione?

La passione per il disegno e l’illustrazione mi accompagna da che ho memoria, ho sempre passato molto tempo a “perdermi nelle figure” dei miei libri illustrati preferiti. Pensare realmente che l’illustrazione potesse essere la mia strada però ha necessitato di più tempo e una maggior fiducia e consapevolezza. Dopo gli studi artistici e universitari e una breve parentesi nel settore del restauro, sentivo che dovevo riprendere a disegnare, mi mancava troppo, e farlo nei ritagli di tempo non mi bastava più. Quindi mi sono iscritta ad un corso di animazione cartoon, piuttosto che quello di illustrazione, perché l’idea di imparare a far “vivere” i personaggi attraverso il movimento mi emozionava tantissimo. L’animazione mi è stata molto utile anche perché mi ha insegnato a raccontare una storia come una sequenza di immagini. Terminata la scuola e fatto qualche anno di esperienza in uno studio di animazione ho partecipato al concorso “L’illustratore dell’anno” di Città del Sole e dopo averlo vinto, ho avuto la spinta per dedicarmi esclusivamente all’illustrazione, che è sempre stata il mio “primo amore”.
Il passaggio alla scrittura è stato più lento, anche più “rispettoso” oserei dire. E’ più recente ed è avvenuto passando attraverso il piacere di iniziare a immaginare i miei personaggi e il loro mondo. Chi erano, cosa facevano, qual erano il loro vissuto e i loro desideri?

Mortina è ora una serie di tre libri illustrati e scritti da te.
Com’è nata l’idea?

Mortina è nata dopo una “lunga gestazione”, a partire da un semplice schizzo sul mio blocco da disegno, risalente ai tempi in cui frequentavo la scuola di animazione, ormai 12 anni fa.
Avevo disegnato una bambina stralunata, inizialmente in compagnia di un pipistrello balbuziente, che poi lavorandoci si è “trasformato” in un cane, il Mesto che conosciamo ora. Per non farla sparire dalla memoria è stato sufficiente essermi fermata quel disegno e un unico appunto scritto “Mortina”.
Ho poi ripreso l’idea a cavallo tra il 2015-2016, sviluppandole intorno una storia e un contesto di vita familiare. A livello narrativo ho scelto senza esitazione di portare un’ambientazione “fantastica” in un contesto generale di realtà e non di creare un mondo apposito popolato solo di mostri e fantasmi. Ma tutto ha preso forma dal disegno abbozzato della piccola zombie e dal gioco di parole Mortina-Martina. Sempre appuntarsi le idee! 🙂
Per me il libro sarebbe stato solo il primo, ma fin da prima della pubblicazione l’editore mi suggerì di pensare alla possibilità di una serie, perché il personaggio si prestava bene ad essere sviluppato in libri successivi.

Quali sono i temi conduttore che affronti nei tre libri?

Premetto che le storie non sono nate in modo “costruito” per portare un messaggio piuttosto che un altro.
Certamente il filo conduttore che ritroviamo nei libri della serie è quello dell’amicizia, l’empatia e la disponibilità verso gli altri. Il tutto in un contesto un po’ creepy, per il quale ho una propensione fin da piccola. E certamente anche nella stesura delle storie ho dovuto rispettare i binari del mistero e del piccolo brivido, per coerenza con il personaggio e l’ambientazione. Il mio approccio è sì gotico, per le situazioni e le illustrazioni (e mi viene detto sempre!) ma prevale sempre una forte ironia che riesce a riportare anche gli aspetti macabri e grotteschi su un piano affrontabile e perché no, spero anche divertente per dei bambini.
Nei libri, specialmente nel primo, è individuabile anche l’aspetto della paura e della capacità di sovvertire qualche piccola regola, di prendersi qualche rischio, in nome di uno scopo più importante.
Quando parlo della paura, non intendo tanto quella di zombie o fantasmi, quanto la paura di “non piacere abbastanza”, di essere accettati per quello che siamo, nonostante le nostre “mostruosità”, ovvero quelli che sappiamo (o crediamo) essere i nostri difetti. Mortina sta abbastanza bene con se stessa e con la sua famiglia, ha Mesto, il suo amico cane che sta sempre insieme a lei. Ma come tutti i bambini, ha bisogno di stare anche con i suoi coetanei e vorrebbe poter condividere un po’ del suo tempo e dei suoi giochi con altri bambini. Per questo è inquieta e decisa a tentare di tutto pur di riuscire nell’impresa.
Il suo coraggio verrà premiato e scoprirà che quelli che credeva fossero i suoi limiti, le cose da nascondere, sono invece la sua forza e il suo tratto distintivo. Dall’altro lato scoprirà che i bambini sono entusiasti di poter avere un’amica così speciale e vivere con lei avventure un po’ diverse dalla quotidianità.
Anche “l’odioso cugino” Dilbert in verità si rivelerà a suo modo prezioso e possiamo anche intuire che il suo antipatico comportamento è dovuto come spesso accade a qualche silente sofferenza.

E’ previsto un 4° volume delle avventure di Mortina?

Qui mi riallaccio alla risposta precedente, dicendo che sì, ho già scritto una quarta storia su richiesta dell’editore e mi appresto a iniziare lo storyboard e le illustrazioni. E proprio in questo quarto libro scopriremo le ragioni del comportamento un po’ arrogante del cugino Dilbert.
L’uscita dovrebbe essere a Giugno 2019.

Cosa ti piacerebbe che i bambini imparassero da Mortina?

Non ho la pretesa di insegnare, ma mi auguro che indirettamente tra le righe, ai bambini possa arrivare il messaggio che le differenze e le diversità sono un arricchimento per ciascuno. Che ognuno deve andare fiero delle proprie particolarità, perché spesso sono proprio quelle che ci mettono alla prova, migliorandoci e rendendoci noi stessi. Che poi se fossimo tutti uguali sarebbe una noia mortale!
Un altro aspetto che spero passi dalle storie è quello dell’empatia, dello slancio di voler aiutare qualcun altro solo perché riusciamo a metterci nei suoi panni, comprendendone un bisogno.

Altri progetti per il futuro?

Ho diverse idee da sviluppare e non so se tutte vedranno la luce, ma insieme alla mia nuova agente intanto ne abbiamo scelta una da mettere a fuoco e da cui iniziare. Si tratterà di un albo però, non di un racconto come Mortina.
Prima però ho la quarta storia di Mortina da realizzare! 🙂

 

Ecco quindi che è decisamente impossibile non affezionarsi a Mortina e non restare conquistati dalla sua anima, pura e sincera, decisamente rara. La diversità dovrebbe essere la normalità, le apparenze non dovrebbero mai essere porte che si chiudono e Mortina lo ricorda e lo dimostra a grandi e piccini, con gentilezza e una grande sensibilità!
Buone letture!

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Riccio e Coniglio – Pablo Albo

Oggi i protagonisti sono Riccio e Coniglio, alle prese con i fenomeni naturale che rendono loro la vita poco tranquilla nel giardino, e per noi tante situazioni esileranti 😉
La vita tranquilla di Riccio e Coniglio passa tra cercare lumache e mangiare cavoli, finché non succede qualcosa, una nuvola copre il sole o un vortice di foglie vuole giocare…

Riccio e coniglio erano nell’orto.
Coniglio mangiava cavoli e Riccio cercava lumache.
Il vento si mise a giocare con le foglie
e diede vita a un milinello.

Un giorno Riccio e Coniglio stanno cercando rispettivamente lumache e mangiando cavoli, quando improvvisamente sentono “uuuhhhh!”
Che spaventooooo! Prima Coniglio e poi Riccio scappano a nascondersi di corsa.
Pensano di aver visto un mostro e fuggono!!

I due furboni non sanno che era solo un turbine di vento. 😉
Il vento autunnale si diverte a giocare e trascinare le foglie, ma i due ahimè pensano che sia un mostro a far quel rumore.
Come si difenderanno?!?

I due corrono a nascondersi in un tronco d’albero, ma improvvisamente, di nuovo, “uhhhhhh!” accompagnato da foglie in volo

Aaaaaaaah, arriva!, il mostro li sta inseguendo!
Uno scappa correndo a più non posso a sinistra e l’altro esce dal tronco e scappa andando verso destra.
Solo dopo aver corso a più non posso entrambi si rendono conto di aver lasciato l’amico da solo.
La soluzione migliore sarebbe poter sembrare più feroci e spaventosi!
Detto fatto, Coniglio da una parte e Riccio dall’altra decidono entrambi di “travestirsi” tra fango, foglie e rami per spaventare quel mostro 🙂

Ma…si incontrano entrambi e non si riconoscono e scappano senza guardasi indietro a più non posso 😀

Riccio e Coniglio – Lo spavento del Vento è una storia ideale da raccontare sia in autunno che in primavera.
Ideale per lavorare sui concetti: destra, sinistra, poiché in diverse occasioni ogni animale fugge da un lato diverso.
E ideale anche per lavorare e affrontare le paure in generale o dei mostri, in modo leggero, giocoso e ridendo delle reazioni di Riccio e Coniglio 😉
Insomma, un’ottimo spunto per far capire ai piccoli lettori/ascoltatori che a volte l’immaginazione può giocare brutti scherzi e che possiamo credere di vedere certe cose che in realtà non lo sono.

 

Le avventure per Riccio e Coniglio continuano nel libro: La nuvola testarda 😉
Riccio e Coniglio si stanno godendo una bellissima giornata di sole.
Però ad un certo punto diventa tutto scuro e freddo: una nuvola si è messa proprio davanti al sole.

E adesso?
Adesso bisogna convincere la nuvola ad andare altrove.

Riccio e Coniglio si ingegnano. 😀 Non basta dire alla nuvola di andarsene, è troppo lontana non li può sentire, così decidono di salire su un albero. Ma anche così la nuvola è troppo lontana.
Bisogna trovare una soluzione con le… ali!!!!

Il corvo ha le ali, ma è troppo lontano, nemmeno lui li sente.
Però è il corvo ad essere lontano o è la nuvola che è lontana? Ma se il corvo è lontano, la nuvola è ancora più lontana?
Che confusione! Magari la mucca poco distante li può aiutare.
Ma la mucca non ha le ali! Mannaggia! 😀

Riusciranno Riccio e Coniglio a far spostare la nuvola e godersi la loro giornata di sole?
Anche questo un divertentissimo racconto che comincia come una storia molto semplice, ma in realtà affronta un tema abbastanza complesso per un bambino: la percezione delle distanze. Se Riccio e Coniglio sono in primo piano, quanto è lontana la nuvola? E il corvo? E la mucca?
Inoltre ci può permettere di parlare con i bambini di alcune questioni importanti per la loro educazione emotiva: essere in grado di chiedere aiuto, quando non possono fare qualcosa per se stessi, avere pazienza e sapere aspettare… 😉

Due storie, due libri illustrati editi da NubeOCHO, consigliati per i bambini anche dai due anni in su, hanno una lettura facile, con lettere grandi e linguaggio semplice, anche i disegni sono semplici, ma ricchi di colore e suggestivi, e con quel giusto tocco di umorismo che piace molto e rende il tutto facilmente riconoscibile per i bambini.

Le illustrazioni di Gòmez (nota illustratrice spagnola) sono molto colorate, il gioco di colori è molto piacevole.
L’autore Pablo Albo, uno dei più importanti narratori di storie per bambini e giovani, attraverso il suo umorismo rende i nostri simpatici amici troppo divertenti e surreali in entrambe le storie Riccio e Coniglio – Lo spavento del Vento & Riccio e Coniglio – La nuvola testarda.
Due libri nei quali è assicurata la risata. 😉
Pablo Albo conosce molto bene il gusto dei più piccoli che insieme alla sua maestria nella narrazione fa sì che queste storie li catturino fin dall’inizio!

Due storie belle, ideali per i più piccoli, raccontate con uno stile delizioso e con l’umorismo che caratterizza questo grande autore.
Penso che Coniglio e Riccio siano due personaggi che sono venuti con tanto desiderio di rimanere, e speriamo che continuino a raccontarci nuove avventure in altri libri

Buone letture e buon divertimento!
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Il Pinguino che aveva freddo

“BRR! Una mattina Milo cominciò a tremare.
Si accorse di avere freddo.”

Milo, giovane pinguino dalle piume bianche e nere, dal becco e dalle zampe arancioni, vive tra i ghiacci del Polo Sud, come è sempre stato per i pinguini, e conduce la vita che ci si aspetterebbe da un pinguino… fino a quando un giorno, precisamente alle 8,29 di una mattina, Milo si sveglia e trema.

Questo è l’inizio del libro che racconta la storia di Milo, un pinguino del Polo Sud, che dovrebbe buttarsi nel gelido mare del Polo sud per raccogliere pesci come gli altri pinguini, ma capisce che questa cosa non fa per lui.
Trema al pensiero forse, e trema proprio per il freddo. Milo è un pinguino che sente freddo. Un pinguino che sente freddo tra pinguini che non ne sentono affatto, anzi, in diligente fila, si dirigono verso il bordo della banchisa per tuffarsi nell’oceano gelato. Milo, no, infreddolito, si ferma sul bordo, decide di non tuffarsi.

Anzi decide di mettersi alla ricerca di qualcosa di nuovo, una possibilità che gli permetta di restare con gli altri, ma essere felice.
L’alternativa arriva dal mare, da una gigantesca balena.

”Sto partendo per un viaggio.
Il posto in cui vado potrebbe piacerti.
Vuoi venire con me?”

Il viaggio è lungo e li porta dal freddo Polo Sud alla calda isola degli uccelli.
La differenza tra i due luoghi è evidente. Il Polo è dominato da colori freddi tra cui prevale il bianco. I pinguini sono tutti uguali, disposti in linee rette e fortemente stilizzati.
L’isola degli uccelli è invece un luogo dai colori caldi, in cui convivono uccelli d’ogni tipo, grandezza e colore che sono disposti liberi.

Lo stile grafico di Philip Giordano è creato con volumi geometrici che non rinunciano al movimento e alla fluidità. Nei pinguini le forme sono facilmente riconoscibili, negli uccelli diventano meno nette e ripetitive. Si passa da un luogo in cui tutti sono uguali e fanno le stesse cose, ad uno variegato e coloratissimo in cui la diversità è accolta e vissuta con amicizia e comprensione.
Pagine armoniose, illustrate con geometrie dai colori tenui per rappresentare cieli e mari diversi, proprio come le emozioni che vengono espresse dai personaggi: paura e coraggio, inclusione ed esclusione, eccetera.

Tra gli uccelli domina la solidarietà, nessuno si sottrae dal donare una piuma quando il pappagallo bianco decide di creare una sciarpa per aiutare Milo a ripararsi dal freddo.
Ora Milo può tornare a casa un po’ più colorato e con più consapevolezze che lo aiuteranno a crearsi nuove amicizie e un nuovo interesse per il mondo che ora è diventato un luogo pieno di cose da scoprire.

Quando tornò a casa nulla era cambiato ma di diverso c’era la sciarpa che lo avrebbe protetto.

Il Pinguino che aveva freddo edito da Lapis Edizioni è una storia lieve e delicata che racconta di come a volte l’intreccio con realtà diverse possa aiutarci ad affrontare meglio le nostre diversità e riconoscere la nostra vera identità.
Un viaggio per crescere, accettare la propria diversità e… trovare nuovi amici questi gli ingredienti del libro ❤
Un libro perfetto per spiegare a un bambino, e magari anche a qualche adulto, che non c’è niente di male o sbagliato nell’essere diversi… anzi a volte è proprio grazie alla diversità che possono nascere nuove amicizie e si possono fare nuove esperienze, come è successo al nostro piccolo Milo.

Il VIAGGIO che simboleggia la crescita, il cambiamento.
L’ISOLA che rappresenta il porto sicuro, la pace raggiunta, la tranquillità emotiva.
Il RITORNO A CASA con la sciarpa, per raccontare metaforicamente una nuova maturità acquisita, una volontà di mostrarsi agli altri per come si è, senza bisogno di nascondersi o fingersi come loro.

“Per l’incantevole freschezza delle grandi tavole a colori. Per l’accorta e mirabile costruzione delle immagini. Perché ci racconta con grazia e candore una storia per nulla banale attorno all’affermazione della propria diversità.” Per tutto questo e grazie a questo Il Pinguino che aveva freddo è stato vincitore Premio Andersen 2017 come Miglior libro 0/6 anni!!!

Un libro per tutti i bimbi e non che vorrebbero una balena amica
quando non se la sentono di tuffarsi…

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Lupo lupo, ma ci sei? – Giulia Orecchia

Cosa si nasconde dietro quelli che sembrano gli occhi,
la boccaccia, il naso peloso, le zampe del temibile lupo?
Ha davvero così paura la Cappuccetta della storia?

Lupo lupo, ma ci sei? racconta in modo semplice una simpaticissima storia che una volta capito il meccanismo, i bambini si divertono a cercare di indovinare cosa apparirà il famoso Lupo ed è incredibile il loro stupore di fronte a quelle immagini che non riescono comunque ad individuare.

Dal 2003 questo cartonato continua a stupire e a incantare i più piccoli, vogliamo proporlo anche noi, visto che continua ad essere ristampato. Il gioco delle grandi finestre che si aprono dietro i particolari del lupo ci parlano del gioco dell’apparenza e dei suoi inganni.

Stampato in robusto cartone, adatto per l’età in cui – anche attraverso la conoscenza delle fiabe di tradizione orale che, ricordiamolo, non dicono di «non aver paura» ma aiutano a capire che la paura può e deve essere superata – il bambino si avvicina appunto al problema della paura e ha bisogno di esorcizzarla. L’intento delle due autrici è quello di aiutare i bambini a rendersi conto che, se ci sono momenti – consci o inconsci – di paura, tali sensazioni possono essere sbagliate.

La bambina protagonista crede di vedere il lupo in vari momenti della sua giornata ma poi si accorge che le immagini che vede – o crede di vedere – sono soltanto una parte di figure più complesse: il muso dell’animale, ad esempio, si rivela soltanto un branco di pesci nel mare. L’illusione è data da una pagina con “buchi” sagomati che offrono un’apparenza paurosa: si solleva la pagina e sotto si trova che tutto c’è tranne il lupo.

Così le orme si rivelano per le macchie di un leopardo, i denti esagerati per i segni sull’ala di una farfalla, la linguaccia per il petalo di un fiore, le zampe per i rami secchi di un albero, ecc… Il testo è ridotto all’essenziale in brevi piacevoli rime, le figure rispondono perfettamente alle indicazioni del racconto.

Su questo principio hanno giocato le due autrici Giusi Quarenghi e Giulia Orecchia in Lupo lupo, ma ci sei? edito da Giunti. Il lupo non c’è, anche se noi siamo convinti di vederlo. Ma le “orecchie”, il “naso”, “l’occhio e la bocca” fanno parte di un’altra pagina, visibile attraverso tre finestrelle opportunamente praticate nella copertina. Quando si apre la pagina con i buchi si scopre che il lupo non c’è, e che il disegno rappresenta tutt’altro.

Tutte le pagine del libro sono strutturate a questo modo, creando un simpaticissimo gioco di scoperta con i bimbi. C’è l’illusione, perché si vede ciò che non c’è.
C’è l’attenzione al dettaglio.

Un libro che piace molto ai bambini, dai 2 anni..e si presta benissimo alla lettura ad alta voce 😉

Buona lettura!
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