Un Pensiero dopo la Pioggia – Miguel Cerro

C’era una volta un bosco meraviglioso,
pieno di luce, in cui vivevano
animali di ogni tipo.
Un giorno all’improvviso cominciò a piovere.

Un libro prezioso sia per le illustrazioni che per la sua storia.
Un pensiero dopo la pioggia è viaggio verso una meravigliosa foresta piena di luce in cui vivono tantissimi tipi di animali. Finché un giorno iniziò improvvisamente a piovere e pioveva sempre di più! Tanta e tanta pioggia scendeva dal cielo che gli animali dovettero andare a rifugiarsi nella montagna più alta del posto. Ma la pioggia continuava a scendere e l’acqua a salire e dovettero andare a rifugiarsi tutti in una grotta.

Finalmente da lì a poco, smise di piovere e gli animali iniziavano ad avere fame e sete. La volpe subito si offrì di cercare acqua e cibo, ma gli animali non si fidavano di lei e ben presto gli animali furono organizzati e il lavoro fu diviso in modo che potessero vivere nella grotta, tutti avevano qualche mansione, tutti esclusa la volpe a cui non era permesso fare nulla.

Quando calò la notte, la piccola volpe uscì a pensare e nel cuore della notte illuminata da una grande luna, le venne una grande idea! Poter illuminare l’interno della grotta che fino ad ora era rimasta sempre nell’oscurutà.

“Sarebbe meraviglioso
riempire la grotta di stelle.”

Il finale come sempre non ve lo svelo, ma è un finale da non perdere!
La volpe mostrerà che può aiutare i suoi compagni e che può anche farlo non solo aiutando l’intero gruppo ma anche aiutando altri animali.

Un pensiero dopo la Pioggia con testo ed illustrazioni di Miguel Cerro edito da Kalandraka
Un ottimo libro, una storia ricca di magia e significato che si è ben meritata di vincere VIII Premio Internazionale Compostela per Albi illustrati nel 2015.
Le illustrazioni hanno colori profondi, pieni di contrasti, ogni pagina è degna di essere incorniciata. Sono spettacolari e occupano l’intera pagina. Gli animali sono disegnati in modo molto originale, sfuggendo agli stereotipi. I colori intensi predominano, a volte scuri ma con un’atmosfera evocativa e meravigliosa.

Ci sono diverse letture che possono essere tratte dal tuo testo, da un lato ci arriva il messaggio che come il lavoro di squadra rende più facile superare le avversità e che il processo di adattamento è più sopportabile. La sopravvivenza è assicurata se tutti collaborano come succede nella foresta con tutti gli animali.
I bambini, si chiederanno sicuramente perché non permettono alla volpe di prendersi cura di qualsiasi compito. Se non si fidano della volpe, è perché pensano di non poterlo fare meglio o che diffidano solo delle sue buone intenzioni?
L’intento dell’opera è proprio questo, mostrare ai piccoli lettori come sia invece possibile soddisfare i bisogni primari di tutti semplicemente aiutandosi l’un con l’altro.

Tutti meritano l’opportunità di dimostrare il loro valore come accade alla volpe che all’inizio tutti sospettano dell’aiuto che è disposta a fornire, poiché questo è sempre stato considerato un animale furbo e inaffidabile. Ma alla fine ottiene un grande risultato che sorprende tutti.
E lo fa grazie alla sua perseveranza e all’immaginazione, un altro dei valori che enfatizza la storia.
È importante non dimenticare che c’è sempre qualcosa che possiamo o che sappiamo fare. Una delle cose che piace e i bambini ricordano di più è che la volpe, non si arrende e scopre che può contribuire al gruppo ❤

E, da allora,
in quella grotta…qualcosa cambiò!

Un pensiero dopo la Pioggia, lo consiglio vivamente, è una bellissima storia illustrata, una storia che mette in evidenza il lavoro di squadra, la distruzione del pregiudizio e la perseveranza.
Limportanza di dare un’opportunità alle persone, specialmente se sono così predisposte ad aiutare.

Un invito quindi a non lasciarsi influenzare da pregiudizi, e permettere a tutti di contribuire al bene del gruppo. Non mi stancherò mai di dire che i libri di Kalandraka sono libri magici, con meravigliose illustrazioni e messaggi nelle loro storie che considero necessarie per i più piccoli.

In questo libro si parla del desiderio di aiutare gli altri senza aspettarsi nulla in cambio, sempre desiderosi di superare se stessi, lasciando da parte la “competizione” con gli altri e soprattutto quella ricerca della felicità nell’immateriale.
Miguel Cerro ha trovato la chiave esatta per far funzionare questa storia che ci permette di pensare e riflettere con i piccoli lettori ma non solo…

Buona lettura!
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Il Sapere non è un traguardo, ma una via

Avere Fede (fiducia) significa credere che ogni cosa è possibile (da non confondere con il credere ad ogni cosa). Non bisogna fermarsi davanti alle negazioni, al pregiudizio dell’ “opinione comune” e le sue “verità”.
Ciò che avremo personalmente verificato essere per noi vero e giusto sarà valido. Questa è l’indispensabile premessa per poter fare nuove esperienze ed espandere la conoscenza ed il Sapere.
La Fede è una delle grandi qualità del bambino che dobbiamo risvegliare in noi.
Il Sapere non è un traguardo, ma una via. Il Sapere muta e cresce assieme alla nostra capacità di mutare e crescere.
Dobbiamo avere Fede nella nostra capacità di mutare e crescere.
La ricerca può essere più importante della scoperta stessa. Cercare significa mettere in discussione, rinunciare a tutte le posizioni acquisite, diventare flessibili. Ricercando, l’uomo si apre. Occorre un’apertura interiore, disponibilità a considerare idee nuove ed insolite, senza pregiudizi. Per l’uomo è molto difficile abbandonare idee e posizioni acquisite, per sostituirle con nuovi punti di vista.

Un diapason vibra per risonanza in presenza di un suono che ha la stessa frequenza. Suoni con frequenza diversa non vengono percepiti. Allo stesso modo l’uomo può percepire gli stimoli esterni che sono in risonanza con la sua natura e la sua esperienza. La realtà oggettiva del mondo esterno è uguale per tutti, ma nessuno la percepisce correttamente. Ecco perché abbiamo bisogno di un aiuto che attiri la nostra attenzione su ciò che altrimenti non saremmo capaci di vedere. Con questo aiuto, con la “Fede” e con un umile, costante ed onesto lavoro, possiamo essere in grado di percepire una più ampia gamma di “frequenze” e con meno “distorsioni”.
Possiamo così espandere il nostro Sapere. Ognuno di noi crea la propria realtà, la propria illusione, in base a ciò che per risonanza riesce a percepire.
La nostra realtà non è altro che lo specchio di noi stessi. Nel mondo non c’è niente di sbagliato o da migliorare, ciò che possiamo e dobbiamo migliorare è dentro di noi.

Con la mappa della visione – PNL applicata alla crescita personale e al cambiamento

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Quando ti arrabbi

per-mano-perdono-amaQuando sei arrabbiato con qualcuno,

guardalo negli occhi,

ma fallo senza pregiudizio.

Prendigli le mani,

come fossero le mani di un bambino.

Abbraccialo,

come fosse tuo figlio

e digli Ti Amo,

come fosse il tuo compagno/a.

Fagli un sorriso,

e ringrazialo perché ti ha insegnato l’AMORE!!!

Imparare l’Ottimismo ogni giorno

ottimismo-positivo

Eccoci qui con un nuovo argomento “il pensiero positivo”, ora per favore abbandonate il pregiudizio che dice che gli ottimisti vivono perennemente con gli occhiali rosa sul naso. L’ ottimismo, quello vero, consiste nella capacità di non farsi abbattere dalle difficoltà ma di vederle come momenti di crescita personale assumendo così un punto di vista più distaccato che consente di cogliere le diverse opportunità e di dare il meglio di se.

Io trovo che sia difficile, soprattutto in questo momento storico, essere ottimisti piuttosto che pessimisti, perché vedere il mondo attraverso la lente della realtà conduce spesso a valutazioni negative ma, come al solito, dobbiamo considerare che il nostro modo di essere è dato sia da un risultato fisiologico che da uno culturale. E già perché socialmente noi associamo il pessimismo, come pure il realismo, alla saggezza mentre l’ottimismo all’ingenuità.

Anche la psicologia fino a poco tempo fa tendeva ad “attenuare l’infelicità” mentre ora c’è un nuovo orientamento che cerca di accrescere la felicità. Come fa notare Martin Seligman, il padre della psicologia positiva «…ci siamo dati da fare, e giustamente, per rendere la vita meno faticosa; la psicologia positiva punta invece, a rinforzare, quanto possiamo avere di favorevole in noi (la spiritualità come l’ottimismo, l’interesse come l’iniziativa) e a fare leva su tali caratteristiche». Il fine? Esattamente quello che ci siamo posti con questa serie di articoli: stare, per quanto possibile, ancora meglio nella psiche come nel corpo.

Si, anche nel corpo. Le ricerche scientifiche hanno ampiamente dimostrato che i pensieri positivi riescono a limitare la secrezione degli ormoni da stress, come il cortisolo, e a stimolare la produzione di betaendorfine, gli analgesici naturali dell’organismo che stimolano il piacere e riducono il dolore. Altri studi hanno riscontrato un’ aumento della quantità di un’ anticorpo, sIgA in sigla, che protegge contro le infezioni delle vie respiratorie. Tutto questo non fa che confermare quello che tutti possiamo verificare: chi è ottimista, ha un sistema immunitario più efficace, quindi è maggiormente protetto dalle malattie e addirittura raddoppia i livelli di sopravvivenza (dimostrato da una ricerca dell’Università di Texas-Galveston in America) ma non solo, riesce anche a superare più brillantemente le prove della vita. In altre parole, chi tende a focalizzarsi sul positivo, anziché sul negativo, sta meglio con se stesso e con gli altri.

Certo non si parla solo di ottimismo ma anche di altre predisposizioni d’animo come la speranza (che fa si che le persone che ne sono persuase mettano in atto dei comportamenti che portano sempre ad un risultato positivo), l’autostima (di cui ampiamente parlato), l’estroversione, il senso dell’ umorismo, la capacità di autoanalisi ecc…

A questo punto penserete, “ma c’è qualcuno che possiede tutte queste doti? E chi è introverso, pessimista, e non molto simpatico cosa fa? E’ senza speranza?” No, una caratteristica di questo orientamento psicologico è proprio quello che Seligman chiama “l’ottimismo acquisito“, sostenendo che chiunque può ritrovare il meglio di sé, dal punto di vista emotivo, riesaminando le predisposizioni negative, assaporando le esperienze positive e facendo leva sul desiderio naturale di migliorare.

In altre parole la gioia di vivere, la speranza, l’ottimismo si possono imparare e noi lo faremo insieme.

Pensare in modo costruttivo

Prima di vedere come si diventa ottimisti vorrei parlarvi un po’ meglio di Seligman e della psicologia positivista, così da darvi un quadro più ampio da cui partire per diventare più ottimisti.
Seligman è docente di Psicologia all’Università della Pennsylvania e oltre ad essere l’autore di diversi best-seller e stato eletto nel 1997 presidente dell’Apa, l’associazione che raccoglie al suo interno oltre 155mila psicologi. Partendo dalla psicologia cognitivista e dalle ricerche svolte sull’ “ottimismo acquisito”, Seligman sostiene che chiunque può ritrovare il meglio di sé, dal punto di vista emotivo, riesaminando le predisposizioni negative, assaporando le esperienze positive e facendo leva sul desiderio naturale di migliorare.

In america, la scuola positivista è largamente dominante rispetto alle altre scuole di pensiero anche perché, secondo me, essendo partiti da un punto di vista opposto rispetto alle altre hanno raggiunto maggiori consensi : dagli infelici sono passati a studiare i soddisfatti, gli ottimisti, gli individui di talento. ” È giunto il tempo che la scienza comprenda le emozioni positive, dia un fondamento alla forza e alla virtù, e fornisca utili indicazioni per realizzare quella che Aristotele definiva la “buona vita” ( Seligman – Authentic Happiness- ) e continua dicendo che la psicologia non è “solo una branca della medicina”, ma è una scienza che può e deve fornire un “paradigma di civiltà”.

L’altra “mossa intelligente”, sempre secondo il mio modesto parere, è che la Positive Psychology si muove affiancando le ricerche che negli ultimi anni si stanno facendo sul cervello attraverso tecniche non invasive, per cercare di verificare cosa succede in esso nel momento stesso in cui proviamo determinati sentimenti, per trovare la risposta all’interrogativo più comune: come è fatta la nostra mente e cosa determina le nostre reazioni agli eventi esterni? Cosa ci rende felici e cosa ci rende felici?
Si è cercata, infatti, una base genetica alla felicità e dall’Università del Minnesota ci arriva la risposta che essa ha una base stabile innata (sarà davvero così?).
Dalle neuroscienze arriva l’informazione che il nostro umore è dato dalla quantità di dopamina, serotonina (diventata famosa negli ultimi anni come pillola della felicità) o endorfine. Ma crediamo davvero che un farmaco possa risolverci tutti i problemi e trasformarci in uomini felici, ottimisti, sereni? Io credo fermamente che bisogna “lavorare” per ottenere qualsiasi cosa, figuriamoci per diventare felici!!!

E allora…al lavoro!

FARE Smettete di pensare a quello potreste o vorreste fare ma fatelo; non aspettate rimuginando sui pensieri negativi di quello che potrebbe ipoteticamente accadere, siate fiduciosi, sarete sicuramente in grado di controllare gli eventi, e comunque anche in caso di avversità troverete delle alternative, delle strade traverse per raggiungere comunque il vostro obiettivo, e poi è meglio dire ho provato ma non ci sono riuscito piuttosto che avrei potuto farlo ma…

RIDIMENSIONARE – Tutti noi facciamo degli errori, l’importante è saper imparare da questi e andare avanti, senza caricarli di valenze eccessivamente negative. I veri ottimisti li commettono come tutti gli altri, la differenza sta nel fatto che, dopo averli superati, guardano oltre. E’ anche possibile che qualcuno di noi “sbagli” sempre nello stesso “campo”, che so i sentimenti piuttosto che gli affari, ma non per questo bisogna mettersi nell’ordine delle idee di avere fallito nella vita, molto semplicemente potremmo ammettere che in quel determinato settore abbiamo delle difficoltà ma che in altri 9999 siamo in gamba.

Come ci fa notare il prof. Gian Vittorio Caprara, ordinario di Psicologia della personalità all’ Università La Sapienza di Roma, “Pessimismo od ottimismo non rappresentano una disposizione innata, ma un modo di confrontarsi con la realtà, che viene assimilato nel corso della propria esperienza, sino ad influire significativamente sulla direzione che essa può prendere”. Tutto ciò ci porta a concludere che essendo appresi detti comportamenti possono essere modificati, ed è quello che noi stiamo cercando di fare.

ESTREMIZZARE – Se state leggendo questo articolo vuol dire o che tanto ottimisti non siete oppure che siete delle persone positive che si stanno ritrovando nel quadro che sto descrivendo. Se rientrate nel primo caso, molto probabilmente il vostro risveglio mattutino non sarà proprio all’insegna della gioia di vivere, penserete a tutto quello che dovete fare durante la giornata e al tempo che butterete via durante l’ora passata nel traffico, al parcheggio che non si trova, oppure all’ascensore che non funziona, alla discussione che dovete fare con vostro figlio/a o con vostro marito/moglie o fidanzata/o o convivente (spero di aver messo tutte le varianti). Bene, pensate al peggio, cioè estremizzate il tutto, visualizzate quello che di più negativo potrebbe accadervi, avvertite la vostra ansia, l’angoscia, la ricerca di una soluzione che non c’è…fatto?
Ora tornate alla realtà, pensate agli impegni della giornata che avete davanti, non sembrano bazzecole rispetto alle “tragedie” immaginate poco fa? OK, ora siete pronti ad uscire di casa, non vi sentite più ottimisti?Sono sicura di si!

VEDERE Vedete tutto nero? Per voi il mezzo bicchiere è sempre vuoto? Imparate a cambiare la vostra prospettiva, ad essere flessibili nel modo di vedere le cose.
L’ottimista in una situazione critica a tutto tondo, si concentra sul micro, cioè su quelle piccole, minuscole facezie che gli danno gioia e che gli consentono di “respirare”. In questo modo si ricaricano di energia e affrontano le difficoltà con maggiore grinta rispetto a chi vede solo la crisi e si ottenebra il cervello non riuscendo più a vedere la via d’uscita alternativa. Oppure, al contrario, di fronte a degli ostacoli riesce a vedere in toto la sua vita ricavandone un quadro generale positivo, riuscendo così ad andare avanti per la sua strada senza lasciarsi frenare dalle avversità.

PARLARE – Ne abbiamo già parlato, della connessione tra il cervello, il pensiero e il linguaggio. Se utilizziamo un vocabolario prettamente incentrato su pensieri negativi questi influenzeranno il nostro stato d’animo e di conseguenza il nostro cervello.
Allora eliminiamo dalla nostra conversazione frasi del tipo “non riuscirò mai a farcela” oppure “è troppo difficile per me realizzarlo” e trasformiamole in “ ce la farò” “riuscirò a realizzarlo”. Il pensare “male” ci fa percepire come peggiore la situazione che si sta vivendo e non ci fa tenere conto delle nostre possibilità, delle nostre capacità, in questo modo diamo la possibilità al nostro pensiero negativo di avverarsi. Gli ottimisti affrontano la vita con la filosofia del “posso farcela” e utilizzano tutte le loro “armi” affinché si realizzino i loro desideri.

Bene ora conoscete tutto quello che vi serve per cominciare il vostro allenamento mentale che vi porterà a diventare dei veri ottimisti e quindi a vivere più a lungo e circondati da persone sorridenti che vi apprezzano.

Eh già perché l’ottimismo è contagioso e farà “ammalare” le persone che vi circondano!

Vi lascio con una frase di Martin Seligman, “...ci siamo dati da fare, e giustamente, per rendere la vita meno faticosa; la psicologia positiva punta invece, a rinforzare, quanto possiamo avere di favorevole in noi (la spiritualità come l’ottimismo, l’interesse come l’iniziativa) e a fare leva su tali caratteristiche”.

Buon cammino con Ottimismo!

di Monica MARINI

fonte: http://www.alenapoli.net

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