Il primo passo

“Il primo passo verso la prevenzione e la cura di qualunque genere di malattia è quello di liberare la mente dalla credenza e dall’errore che la vostra forza mentale sia diminuita o debba diminuire”.

PRENTICE MULFORD – IL DONO

E’ piuttosto frequente pensare che con l’avanzare dell’età il nostro corpo perda vigore e sia maggiormente esposto a malattie e sofferenze. Certo, non si può avere ventidue anni tutta la vita, e neppure fare a sessant’anni le cose che si facevano a quindici. L’invecchiamento è ineluttabile, ma non è assolutamente vero che all’invecchiamento vadano necessariamente collegate tutta una serie di malattie a cui è impossibile sfuggire.

La forza mentale non invecchia mai e non diminuisce diminuisce. Quel che diminuisce è la nostra propensione ad allenare la mente, e quindi, a fornire al corpo l’energia necessaria per evitare molte malattie comprese quelle legate all’invecchiamento. Il Dono di Prentice Mulford tratta, tra le altre cose, anche questo argomento e ci offre una prospettiva ricca di spunti che ci permette di guardare alla nostra crescita come un percorso di arricchimento, e non come un inevitabile declino.

Apprendere l’arte di attingere al dono della nostra forza interiore per guarire tutti i malesseri psichici e fisici è fondamentale per la vita di tutti. Non è facile focalizzare da soli la potenza di questo dono, e neppure è facile mantenere costante la nostra convinzione nella bontà di tale intuizione. Ma chiunque abbia provato, come Mulford, a verificarne l’efficacia, non può non ammettere l’evidenza delle prove, piccole e grandi.

Tutto quel che succede al corpo passa in primo luogo dalla mente, questo il grande insegnamento di Mulford. Quindi una mente rinunciataria e votata alla sconfitta non potrà che attirare malanni e insuccessi.

“Se siete in collera, il corpo freme di emozione. Se siete incerti, scoraggiati o avviliti, i vostri muscoli non agiscono come quando siete contenti e pieni di speranza. Potete essere stati timidi, collerici e scoraggiati per anni, indebolendo gradualmente il vostro corpo, una debolezza che successivamente si è ripercossa su qualche organo – occhi, orecchie, stomaco, polmoni, fegato o altro”.

PRENTICE MULFORD – IL DONO

Quindi il primo grande Dono che possiamo fare a noi stessi è quello di smettere di commiserarci per i nostri malanni: non c’è modo migliore per attirarne dei nuovi. Assieme a Mulford è possibile scoprire questi ed altri poteri insiti in ognuno di noi, e scoprire quanto la nostra mente influenza non solo la nostra salute ma tutti gli eventi che ci accadono e che, generalmente, subiamo come un qualcosa di ineluttabile.

Il Dono è esattamente il contrario. Quel che accade a noi e al nostro corpo è prima di tutto frutto di un nostro atteggiamento mentale. Non riusciremo mai ad uscire da una situazione di sconforto senza cambiare il nostro modo di pensare, e non riusciremo mai a guarire le nostre malattie di qualsiasi tipo esse siano, se non facendo ricorso al nostro potere interiore.

Accettare il Dono è il grande regalo che possiamo fare alla nostra salute e alla nostra serenità!

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Lo spirito ha doni immensi e la natura attorno a noi, piante, animali e pietre comprese, sono la materializzazione della grandezza della Mente Infinita. Noi tutti siamo parte di questi doni. Anzi, siamo un dono noi stessi!

La consapevolezza di questa unione è il primo gradino che è necessario compiere per utilizzare correttamente e consciamente le potenzialità che ci sono offerte. Infatti possiamo attingere a questo potere che ci circonda e che permea il nostro stesso essere per innalzare il nostro spirito e raggiungere la piena realizzazione.

Imparare ad utilizzare i doni dello Spirito permette di scoprire il mistero che conduce alla salute perfetta, alla felicità più pura, alla ricchezza interiore ed esteriore. Prentice Mulford ci aiuta a cambiare ciò che abbiamo sempre pensato di noi e contemporaneamente cambiare la nostra vita.

Nulla è impossibile per lo spirito e questo libro ci fornisce gli strumenti per riconoscere i doni e farne uso quotidianamente.

Per Regalarti una Buona Giornata

7 mosse per regalarvi una buona giornata

1
La regola che dovete avere ben chiara in mente è che nessuno è felice o infelice in eterno, a meno che non lo voglia. L’infelice cronico ha bisogno dell’aiuto di uno psicologo, è chiaro, l’infelice temporaneo, ovvero colui che è appena incappato in una disavventura, lavanda dovrebbe rammentare che un momento di sconforto, anche un bel pianto liberatorio, sono perfettamente normali e possono essere costruttivi se durano poco e sono seguiti da nuovi progetti, da nuovi interessi.

2
Felicità o serenità non dovrebbero mai essere legati al successo di questa o quella iniziativa, alla conquista di quel bel tipo o di quella fascinosa figliola. Felicità o serenità, dovrebbero essere uno stato d’animo personale, una costante fissa perché si sta bene con se stessi, perché ci si vuole bene, perché ci si apprezza. E rammentate che se non vi volete bene in prima persona, neppure gli altri ve ne vorranno.

3
Un buon risveglio ha inizio da un dolce addormentarsi. La sera, prima di addormentarvi e anche se vi sembra di affogare in un mare di guai e di preoccupazioni, nel dormiveglia ripetetevi con calma, magari seguendo un ritmo musicale pacato che “ogni cosa andrà subito di bene in meglio, tutto va di bene in meglio“. Ripetetevi la frase usando le stesse parole e… lasciatevi prendere dal sonno. Al mattino, nel dormiveglia, ripetete la frase cercando di essere con­vinti di quello che dite.

4
Se appena svegli vi sentite afferrare dall’angoscia pensando a tutto ciò che vi aspetta, evitate di lasciarvi andare al panico e alla depressione pensando che tanto tutto è inutile, che non ce la farete. Cedendo a questi pensieri, vi regalerete un giorno no. Voi, per essere costruttivi, dovrete dirvi che sì, vi aspetta un giorno faticoso, ma che vi organizzerete e che farete del vostro meglio, il vostro massimo e che, dopotutto, è possibile che qualche compito possa essere rimandato, o più piacevole del previsto, o che il giorno potrebbe regalarvi un momento particolare, qualcosa di stimolante, che vi suona la carica.

5
Per esorcizzare i momenti no, per farvi coraggio se dovete affrontare un momento difficile come un esame, tenete sempre con voi un talismano personale. Per carità, niente di confezionato da “esperti” . Basta qualcosa che indossavate in un momento piacevole o quando avete ottenuto un grosso risultato più o meno insperato. Può essere un oggetto, un capo di abbigliamento, un colore, un sassolino, una conchiglia, un’immagine sacra se siete credenti… insomma, sceglietelo e portate con voi il “vostro” portafortuna.

6
Non dimenticate i benefici effetti della musica. Se avete un cd che vi piace così com’è, portatela con voi e ascoltatela tutte le volte che ne avvertite la necessità. Se preferite, potete costruirvi su misura un nastro registrando tutte le musiche che vi rilassano e che vi rasserenano. Personalmente ho preparato più nastri, ovvero quello che mi calma, quello che mi dà la carica, quello che mi aiuta a sopportare lunghe ore di scrivania o computer.

7
Rammentate i benefici effetti della respirazione. Durante l’inspirazione, che deve essere pacata e non troppo prolungata, pensate di immettere energia, forza, chiarezza. Durante l’espirazione, che deve essere lenta e prolungata (immaginate di spegnere lentamente una lunga serie di candele) pensate di soffiare fuori e lontano da voi l’irritazione, il malumore, l’ansia, la fatica, anche la paura.


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Tornare bambini per essere felici

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A volte abbiamo l’impressione di essere troppo complicati. È come se portassimo addosso degli abiti eccessivamente pesanti, delle acconciature troppo elaborate o delle scarpe strette… Allora, uno si ricorda di quando era bambino e non c’era il problema dell’apparire; ti ricordi di quando giocavi nudo su una spiaggia, con l’acqua del mare che ti lambiva le punte dei piedi e il sole che ti accarezzava la pelle. E non pensavi a niente.

Quando siamo piccoli, infatti, non ci facciamo domande, non “sentiamo” il passato o il futuro: il nostro unico impegno è il gioco di oggi, il nostro “lavoro” è il fare, il galleggiare nell’esistenza senza farci domande. Poi cresciamo, incontriamo genitori e maestri, siamo costretti a plasmarci su un modello che ci è del tutto estraneo.

La mente si sviluppa, si arricchisce, i sensi iniziano a scivolare lentamente in secondo piano, il cervello diventa la nostra priorità, il nostro biglietto da visita. E così quel bambino libero che eravamo muore, muore per sempre…

Ancora una volta ci fissiamo su un ragionamento conformista, tipico delle persone “mature”: che cosa significa affermare che il bambino di un tempo “muore per sempre”? Chi siamo noi per poter parlare di un’eternità? Rileggiamo con attenzione le parole di Giovanni Pascoli, che scrive e pubblica Il fanciullino tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento: “il fanciullino è il bambino che è in noi e continua a rimanere tale anche quando ingrossiamo e arrugginiamo la voce, anche quando – una volta adulti – siamo occupati a litigare e a perorare la causa della nostra vita”.

A differenza nostra, il fanciullino è flessibile, sa scoprire nelle cose le somiglianze e le relazioni più ingegnose». Il fanciullino è veloce, intuitivo, anticonformista, riesce a scavalcare i meccanismi ovvi e scontati della logica “adulta”; il fanciullino focalizza un dettaglio e ci inventa attorno un mondo. E non gli importa nulla delle superstizioni, delle credenze, delle passioni, dei condizionamenti ambientali, familiari, culturali, religiosi. A noi che cosa è rimasto di tutta questa freschezza?

Dove hai messo il tuo “fanciullino”?

Vi siete mai chiesti perché, in questa fase di transizione fra Millenni, avvertiamo un profondo bisogno di colore, di fedi “alternative”, di candele, di cristalli? Come mai abbiamo trasformato le nostre case in “sale giochi” arredate con mobili variopinti, ironici, morbidi, ludici? Perché lavoriamo su computer colorati come caramelle, perché ci mettiamo alla guida di automobili piccole come giocattoli, dalle forme morbide e rassicuranti? Forse è perché l’umanità ha bisogno di un po’ di sorriso. E anche noi abbiamo voglia di ritornare nella nostra stanza dei giochi.

Quello che noi adulti scambiamo per esibizionismo da contenere e punire è in realtà un’esigenza profonda dei bambini, sulla quale dovremmo riflettere: i bambini – soprattutto quelli molto piccoli – appena possono tendono a svestirsi, a eliminare il superfluo, e sono felici soprattutto quando riescono a stare nudi. Lo stesso vale per noi, che ovviamente non andiamo in giro senza vestiti, ma tuttavia dovremmo cercare – non appena possibile -di toglierci per un po’ i nostri abiti mentali, di mettere da parte le nostre sovrastrutture ingombranti.

Guardiamoci attorno: noi “grandi” siamo sempre troppo coperti, troppo rigidi, troppo “seri”, troppo gravati da schemi, da impegni (pratici o psicologici) e incombenze di ogni sorta.

Osserviamo invece i bambini: mentre giocano entrano in un mondo incantato, in un “non luogo” in cui non valgono più gli schemi della comunicazione tradizionale né i paradigmi mentali degli “adulti”.

In questo spazio magico e privato, che tuttavia può essere aperto a chiunque chieda di partecipare sottostando alle “non regole” del gioco, i bambini possono restare per ore in silenzio o comunicare usando strani linguaggi per noi privi di significato apparente. Eppure si intendono, anche quando appartengono a razze o estrazioni sociali diverse: il loro fare fluisce sereno e senza intoppi all’interno di un “non tempo” di speciale forza creativa., dove non si avverte la necessità di alcuna spiegazione.

Così, anche senza saperlo, il bambino mette in pratica attraverso la dinamica del gioco quello che gli antichi greci chiamavano “eudemonismo”, cioè la ricerca della felicità. Ma lo fa in maniera spontanea, libera, senza “pensare” a quello che sta facendo.

E a volte, come adulti, ci viene la tentazione di chiedere ai bambini che cosa fanno nel loro mondo segreto, chi sono i loro amici, come funzionano i loro giochi: nella stragrande maggioranza dei casi, un bambino ci risponderà con una bugia.

È giusto che sia così: noi non possiamo capire. O meglio: il nostro errore consiste proprio nello sforzo di “capire”. Mentre ci dovremmo semplicemente limitare a “essere“, anche noi, dentro la nostra stanza dei giochi.


Prentice Mulford ci spiega, in maniera magistrale, quanto i pensieri siano importanti per orientare e dirigere la nostra vita e i nostri rapporti con gli altri.
Pensieri e sogni sono strumenti molto potenti che abbiamo a disposizione e che ci permettono di spostarci ovunque e di influenzare altre persone anche da lontano.Questa raccolta, così particolare, unica e straordinaria, affascinerà il lettore e può davvero comunicargli una nuova fiducia nelle proprie risorse nascoste.
Il segreto per esprimere il meglio di te ci permette infatti di ritrovare quella parte di noi stessi che la routine di tutti i giorni tende a trascurare. Mulford mette in evidenza i vantaggi che si possono ottenere quando ci facciamo guidare da valori, principi e atteggiamenti che ci consentono di affrontare e reagire agli eventi della vita con animo sereno e senza paura.Un’opera indispensabile per tutti, da tenere sempre a portata di mano, per risolvere le vicende più complicate della nostra esistenza, e capace di insegnarci a concentrare la nostra attenzione e sensibilità, in modo da utilizzare al meglio gli eccezionali poteri racchiusi in ognuno di noi.Compralo su Macrolibrarsi