Allenamente: Giochi, attività e trucchi per allenare il cervello – 8 anni

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Sette, quattordici, ventuno, ventotto:
questa è la conta del paperotto.
Questa è la conta del paperino,
venga fuori il più piccino.

Con il temine “gioco” pensiamo di allontanarci completamente da una qualsiasi connotazione di “serietà”. Se però ci soffermiamo sulla citazione di Montaigne, notiamo come sia sinonimo di azione seria quando ci riferiamo ad un bambino:
“i giochi dei bambini non sono dei giochi, bisogna invece valutarli come le loro azioni più serie”.

E’ proprio grazie ed attraverso il gioco, che il bambino incomincia a comprendere come funzionano le cose: che cosa si può o non si può fare con determinati oggetti, si rende conto dell’esistenza di leggi del caso e della probabilità e di regole di comportamento che vanno rispettate. L’esperienza del gioco insegna al bambino ad essere perseverante e ad avere fiducia nelle proprie capacità; è un processo attraverso il quale diventa consapevole del proprio mondo interiore e di quello esteriore, incominciando ad accettare le legittime esigenze di queste sue due realtà.

Le attività ludiche a cui i bambini si dedicano si modificano via via, di pari passo con il loro sviluppo intellettivo e psicologico, ma rimangono un aspetto fondamentale della vita di ogni individuo, in tutte le fasce d’età.

Ecco quindi un’imperdibile raccolta di giochi per la mente firmata da Carlo Carzan, il “ludomastro”, e Sonia Scalco. Ideale tutto l’anno per i bambini  dagli 8 anni in su, ma si sta rivelando un libro fantastico anche per le vacanze estive 😉

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Ricchissimo di Giochi di memoria e di logica, giochi per migliorare la concentrazione e stimolare la creatività!
Insomma Editoriale Scienza  ha pubblicato un libro che è a metà strada tra un manuale e un laboratorio ludico, “Allenamente” aiuta i ragazzi a sviluppare le capacità cognitive con il metodo più efficace di sempre: il gioco.

Il gioco è significativo per lo sviluppo intellettivo del bambino, perché il bimbo, quando gioca, sorprende se stesso e nella sorpresa acquisisce nuove modalità per entrare in relazione con il mondo esterno. Nel gioco il bambino sviluppa le proprie potenzialità intellettive, affettive e relazionali..
Giocando il bambino stimola la memoria, l’attenzione, la concentrazione, favorisce lo sviluppo di schemi percettivi, capacità di confronto, relazioni.

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Con più di 90 pagine in un formato comodo da portare in giro, i bambini vengono chiamati a risolvere enigmi e rompicapi. Per farlo dovranno mettere alla prova la loro memoria e fare ricorso alla loro capacità di osservazione. All’inizio del libro troviamo un’introduzione che spiega come funziona il cervello. Poi, i due allenatori/autori propongono una serie di giochi di vario genere, volti a migliorare la memoria e la concentrazione, ad attivare i processi logici e di apprendimento e a sviluppare la creatività e l’immaginazione.

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Talvolta, i nostri ragazzi finiscono per evitare totalmente i compiti scolastici, spesso visti come muro insormontabile che li porta ad arrabbiarsi e a rinunciare.
Imporre loro di sedersi e di concentrarsi è ovviamente inutile. Bisogna quindi allentare il momento con libri come AllenaMente si potrà rivelare un validissimo aiutante, permettendo loro di riflettere e di (ri)scoprire doti che pensavano di non avere.

“Allenamente”, concepito come manuale coloratoe un laboratorio ludico, è in grado di stimolare e coinvolgere i ragazzi senza annoiare ma divertendosi, decisamente un utile compagno per le vacanze estive.
Il bello di Allenamnete?! Il bambino terrà in esercizio le sue meningi giocando! E come abbiamo detto il gioco è il più avvincente modo per imparare.
Puoi acquistarlo qui:

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Eravamo figli e adesso siamo genitori

Eravamo figli e adesso siamo genitori

Eravamo figli e adesso siamo genitori

Eravamo figli e adesso siamo genitori.
Sono passati tanti anni, ma così poco tempo,
che a volte ci sorprendiamo nel cambio di ruolo.

Improvvisamente guardiamo la nostra infanzia
e i nostri genitori sotto una nuova luce.
Guardiamo i nostri figli e ci domandiamo quale giorno,
quale frase, quale avventura,
rimarrà registrata nella loro memoria per sempre,
quali dolori rimarranno inchiodati nella loro anima e
quale allegria conserveranno come un tesoro.

I giorni più felici di tuo figlio stanno per arrivare.
Dipende da te!

di Carlos Gonzàles

Bésame Mucho - Libro
Come crescere i vostri figli con amore

Voto medio su 24 recensioni: Da non perdere

Bésame mucho si basa sul concetto che i bambini sono essenzialmente buoni, che le loro necessità affettive sono importanti e che noi genitori dobbiamo dare loro affetto, rispetto e attenzione.

Spesso i neogenitori sono pieni di dubbi e ansie e in caso di difficoltà chiedono consiglio agli amici, anziché fermarsi a riflettere su quello che gli sta comunicando il loro bambino.

E proprio per questo Carlos Gonzales ha ritenuto indispensabile intervenire in difesa dei bambini: i bambini non fanno i capricci, non sono da punire con la forza, ma vanno semplicemente accuditi con l’istinto materno (non quello codificato negli ultimi secoli ma quello atavico che ognuno di noi possiede da milioni di anni).

Qui troverete una risposta razionale a tante domande che assillano i genitori:
• Perchè il bambino non vuole dormire da solo?
• Perchè i bambini piangono?
• Perchè richiamano la nostra attenzione?
• Perchè sono gelosi?
• Quando diventano indipendenti?
• Perchè vogliono stare sempre in braccio?
• Cos’è l’insonnia infantile?

Nella vita fidati delle tue sensazioni

Nella vita fidati delle tue sensazioni

Nella vita fidati delle tue sensazioni

Nella vita fidati delle tue sensazioni,
di quello che senti dentro, così sarai sicuro di non sbagliare.
Fidati del tuo cuore, di quello che prova.
Nelle vita fidati solo delle persone che non ti lasciano un secondo,
neanche quando tutto va a rotoli e
neanche quando la tua vita è un inferno in miniatura.

Nella vita fidati solo delle persone che
fanno vedere quanto ci tengono a te, che ci sono,
quelle persone che con un singolo gesto, parola,
silenzio o semplice silenzio, ti fanno capire un’infinità di cose…
e quando le hai trovate, non lasciarle Mai andare via.

Queste Persone sono Rare, Diamanti preziosi e Speciali.
Queste Persone si trovano solo una volta nella Vita.
Queste Persone si trovano quando la Vita decide di farti un Regalo.
Queste persone sono Fratelli nello spirito.

Lettera a un'Amica che ci sarà per Sempre - Libro

Ricordati che un amico sarà sempre felice per te,
anche dopo essersene andato

Sergio Bambarén

In questa lunga lettera rivolta a una carissima amica recentemente scomparsa, Bambarén mantiene la promessa che le ha fatto prima che morisse: scrivere un libro dedicato alla loro amicizia, nata sui banchi di scuola, e al legame indissolubile che li ha tenuti vicini per tanti anni, nonostante le difficoltà, i cambiamenti, le distanze.

Silvia, l’amica che se n’è andata, rimane così una figura sempre presente, non solo nella memoria, come di solito succede, ma anche nella piccola preziosa testimonianza delle parole scritte.

La Felicità è liberarsi dal passato

Con il termine “passato” ci si riferisce a ciò che è trascorso nel tempo, anteriore al tempo attuale. Ma anche a ciò che ha superato un certo limite, che è andato a male o che ha superato la fase della maturità.

Le pesanti eredità del passato

La maggior parte dei nostri disagi è originata da un’insana relazione con il passato. Per la maggior parte di noi, infatti, il passato è inteso come la sostanza dell’ essere, come se ogni uomo fosse soprattutto il risultato della sua esperienza. Questa premessa conferisce al passato un potere supremo: esso infatti condiziona il presente dando origine a situazioni ed emozioni che ci allontanano dalla felicità. Vediamole qui di seguito elencate.

–         Il confronto con ciò che siamo stati: il ricordo spesso edulcora il passato, facendoci sentire perdenti rispetto a qualità che un tempo ci riconoscevamo e ora non ritroviamo più in noi.

–         La paura di sbagliare: vivere l’esperienza di oggi alla luce di quella di ieri fa aumentare il timore di commettere gli stessi errori e ci induce a ritrovare somiglianze con il passato che distolgono dalla novità di ciò che ci sta accadendo ora.

–         Il desiderio di rivalsa o di riscatto: trattare le opportunità presenti come occasioni per pareggiare i conti con le sconfitte subite in passato, porta a vivere “per reazione”, innescando una catena di automatismi che ci vincolano a filo doppio alle vecchie sofferenze.

–         I sensi di colpa: sono tra gli effetti collaterali più negativi dell’incapacità di chiudere con il passato, capaci di inquinare con la loro presenza ingombrante il benessere di oggi. – Il rimpianto: la sensazione di aver perduto occasioni importanti ci fa dimenticare che, in quel momento, non avevamo la consapevolezza necessaria per coglierne il valore, e ci porta a svalutare il presente.

–         La nostalgia: la distanza ci fa enfatizzare ciò che non c’è più e ci fa dimenticare che persino le nostre “radici” sono un’abitudine mentale; per ritrovarle non è necessario ricreare l’atmosfera del “come eravamo”, ma ci basta farle rivivere dentro di noi adesso.

–         I bilanci: altra cattiva tentazione cui il passato ci induce, nel tentativo di fare chiarezza nel “dare” e “avere” della nostra esistenza. Sperimentiamo, nell’effetto depressivo che creano, che la contabilità si addice non alla vita, ma alle cose morte.

–         I propositi: sono i figli naturali dei bilanci e sono mortiferi e inutili, i primi quanto i secondi. Sappiamo già, mentre ce li ripetiamo, che non riusciremo a esaudirli e questo ci carica di senso di inadeguatezza e di sconfitta.

–         I tentativi di recupero: le diserzioni da ruoli, responsabilità, anche svaghi che non abbiamo adempiuto fino in fondo in passato, ci spingono oggi a riempire quei vuoti con azioni compensative. Ma il tempo del recupero non esiste, e ogni esperienza vissuta fuori-tempo non è mai foriera di benessere.

–         Il rimorso: è lo strascico più bruciante del senso di colpa, che rimorde dentro eternizzando il dolore di chi non riesce o non vuole perdonarsi.

II passato è… la mente

Lasciarsi invadere dal passato, non solo da quello che è suc­cesso davvero, ma da tutti i modi in cui vorremmo correg­gerlo, è l’atteggiamento che ci predispone al malessere, alla depressione, alla rassegnazione.

Perché il pedaggio altissimo che il passato ci chiede è di vi­vere in un tempo che, di fatto, non esiste più, se non nelle proiezioni della nostra mente che ci tiranneggia distraen­doci dal presente, l’unico tempo reale.

Il passato, felice o infelice che sia, è infatti sempre fonte di malessere: se felice ci manca; se infelice, ci frustra. Questo accade perché, mentre il presente è il luogo delle emozioni, che si bruciano e si rinnovano istante per istante, senza intaccare il nucleo profondo, il passato è il regno dei pensieri, che invece si incrostano, si cristallizzano, si invi­schiano al nostro essere, fino a farci credere di esserne la so­stanza integrante.

In tal senso il passato è la mente. Più siamo legati al passato, più siamo schiavizzati dai circoli viziosi della mente.

La felicità è liberarsi dal passato

La nostra memoria è oppressa dal senso del passato. L’at­taccamento ai ricordi, a un oggetto, a una foto, a un’espe­rienza, testimonia l’aggrapparsi a ciò che è stato per evita­re di guardare da vicino la solitudine o il vuoto di senso di un’esistenza in cui non ci riconosciamo.

Frasi come: «Ascolta la voce dell’esperienza» o «Fidati di chi è più vecchio di te», poggiano sul presupposto erro­neo che la consapevolezza sia la facoltà che si accumula semplicemente vivendo giorno dopo giorno, e non, come invece accade, grazie a una particolare illuminazione o stando all’erta, in uno stato di vigilanza ininterrotta su ciò che è. Vivere il presente significa veder scomparire il tempo inteso come ostacolo: non appena si toglie di

mezzo, non ci sentiamo più schiacciati dall’onere del pas­sato e dai suoi conti sospesi.

Quello che è decisivo è la nostra presenza nelle cose: il passato che incombe è in tal senso il segnale più evidente della nostra assenza. Solo quando siamo totalmente con­segnati all’istante comprendiamo che il mondo si sta creando adesso, e noi con lui.

(tratto da “Dizionario della felicità” – Riza – Raffaele Morelli)

La Felicità è Qui
Domande e risposte sulla vita, l’amore, l’eternità

Ayurveda: scienza del Vivere

L’Ayurveda probabilmente è il sistema di medicina naturale più antico di cui l’uomo abbia memoria, la parola Ayurveda significa Conoscenza della vita o Scienza del vivere , essa è composta dai termini Ayus (Vita) e Veda (Conoscenza o Scienza).

Ayurveda

Nel Charaka Samhita , uno dei testi fondamentali dell’Ayurveda, troviamo la definizione dell’Ayurveda e della materia di cui tratta: “Si definisce Ayurveda la scienza che descrive gli stati della vita vantaggiosi e quelli sfavorevoli, insieme a ciò che è buono e ciò che è nocivo per la vita, che tratta della lunghezza della vita e della vita stessa. ” (Charaka Samhita I, 41)

Nello stesso testo troviamo la definizione di Ayus , vita, che è intesa come combinazione di quattro elementi:

* corpo
* organi dei sensi
* mente
* anima

L’Ayurveda si occupa di tutti gli aspetti del benessere, quello fisico, quello psichico e quello spirituale e si interessa di ciò che è normale tanto quanto di ciò che è anormale o patologico. Secondo l’Ayurveda la salute non è solo assenza di malattia ma è uno stato di continuo appagamento e di benessere, uno stato di felicità fisica, mentale e spirituale. Il concetto di equilibrio espresso dall’Ayurveda comporta non solo il perfetto funzionamento dei vari sistemi ed organi, della psiche e dello spirito, ma anche un rapporto di felice convivenza con tutte le creature, con i familiari, con gli amici, con il lavoro, con il clima e la cultura in cui viviamo, con i propri ideali, con le abitudini, con la verità, con il concetto che si ha di Dio, ecc.

Medicina ayurvedica

Generalmente si usa l’espressione “medicina ayurvedica” per indicare un metodo terapeutico naturale di cui gli aspetti più conosciuti sono la prescrizione di preparati a base di erbe e sostanze naturali, i massaggi, le varie terapie di purificazione e rilassamento spesso abbinate alla cosmesi. Lo scopo principale dell’Ayurveda non si limita a questi aspetti superficiali, ma in realtà consiste nell’eliminazione del senso di separazione fra il puro Sé illimitato (Atma) e le espressioni limitate del relativo (Corpo, Sensi, Mente); questa separazione operata dall’intelletto viene chiamata “errore dell’intelletto” (Pragya Aparada). Nell’analisi che l’Ayurveda fa dell’origine delle malattie, l’errore dell’intelletto si trova al primo posto. Sulla base di questa concezione della vita e dei suoi meccanismi fondata sul sistema filosofico del Samkhya , l’Ayurveda ci porta la conoscenza necessaria a mantenere l’equilibrio del funzionamento della mente e del corpo, come prevenire la perdita della memoria della parte illimitata e pura della vita e come correggere l’errore dell’intelletto che porta all’identificazione con i differenti aspetti della vita e alla perdita della consapevolezza della propria vera natura.

Dopo l’affermazione dello Yoga in tutto il mondo occidentale, ove milioni di persone traggono beneficio dalla sua pratica, assistiamo a un crescente interesse per l’Ayurveda e per i principi che ci ha trasmesso. Tali principi sono utilissimi nella nostra era scientifica perché sono principi immutabili e non soggetti a correnti dottrinarie, essi si ritrovano in tutti i sistemi di medicina tradizionale di tutto il mondo. Anche se nel corso del tempo sono stati apportati molti emendamenti e molte aggiunte alle applicazioni e implicazioni dei principi originari, essi rimangono inalterati nella loro essenza.

Secondo Charaka, le virtù che devono essere presenti nell’abile medico sono:

* conoscenza (Vidya)
* logica (Tarka)
* scienza (Vijnana)
* memoria (Smriti)
* adattabilità (Tatparata)
* prova pratica (Kriya)

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Questo indica un sistema non dogmatico né staccato dalla ricerca empirica, la combinazione di ipotesi razionali sostenute dall’applicazione pratica e dalla sperimentazione rendono questo sistema estremamente flessibile e in grado di accogliere il contributo di chiunque concorra a migliorarne l’applicazione. Di conseguenza l’Ayurveda ha un atteggiamento molto aperto e liberale nei confronti degli altri sistemi medici con cui si può utilmente integrare.


Cenni storici

La storia dell’Ayurveda, affonda le sue radici nel periodo vedico, risale cioè al 5000 a.C. o forse a un’epoca ancora precedente. Nei quattro Veda – Rig, Sama, Yajur e Atharva – troviamo ampi riferimenti a medicine, rimedi, metodi curativi e descrizioni delle diverse parti e degli organi del corpo umano. I testi classici dell’Ayurveda che sono giunti fino a noi, Charaka Samhita e Sushruta Samhita, sono stati redatti nella forma attuale probabilmente intorno al settimo secolo a.C. In questi testi troviamo i miti delle origini dell’Ayurveda e di come venne tramandato al genere umano.

Nel Charaka Samhita si dice che quando sulla terra comparvero le malattie a ostacolare la vita degli esseri viventi, un gruppo di saggi provenienti da ogni angolo della terra, mossi da compassione per tutte le creature, si riunirono in un luogo propizio sulle pendici dell’Himalaya per trovare un rimedio. Con questo atteggiamento, entrarono in meditazione e trovarono l’aiuto di Indra, il Signore degli Dei, che li avrebbe istruiti sul modo appropriato per contrastare le malattie. Deputarono così uno di loro, Bharadvaja, ad andare da Indra per imparare l’Ayurveda. Al suo ritorno Bharadvaja impartì la conoscenza dell’Ayurveda ad Atreya che ebbe sei discepoli, ognuno dei sei discepoli di Atreya scrisse un trattato di Ayurveda. La maggior parte di quei trattati è andata perduta, ma l’opera di uno di essi, Agnivesa, o per lo meno una parte di essa, è giunta fino a noi nella forma del Charaka Samhita . Un altro racconto mitologico rivela che Dhanvantari, il medico degli Dei, venne mandato da Indra sulla terra per diffondere la conoscenza della medicina. Dei suoi discepoli Sushruta era particolarmente esperto nell’arte della chirurgia e scrisse un trattato sull’Ayurveda noto come Sushruta Samhita . Questo trattato riguarda soprattutto la chirurgia anche se parallelamente si occupa della medicina generale. In epoca posteriore Vagbhata scrisse l’Ashtanga Hridaya che descrive l’Ayurveda in forma poetica e che riunisce la sapienza di Charaka nella medicina e l’arte di Sushruta nella chirurgia.

E’ difficile stabilire con esattezza l’epoca di Charaka e di Sushruta per mancanza di riscontri storici precisi, ma gli studiosi sono abbastanza concordi nel fare risalire il Charaka Samhita al VI o VII secolo a.C. In questi trattati vengono descritte le otto parti dell’Ayurveda:

* Medicina Generale (Kaya)
* Chirurgia (Shalya)
* Trattamento delle malattie di orecchie, naso, gola, occhi (Salakya)
* Psichiatria, Psicologia (Bhuta Vidya)
* Pediatria (Kaumara Bhritya)
* Tossicologia (Agada)
* Scienza del ringiovanimento (Rasayana)
* Sessuologia (Vajikarana)


Natura universale dell’Ayurveda

“Poiché nei tempi antichi l’Ayurveda è stato concepito e insegnato da alcuni saggi, certi studiosi sostengono che l’Ayurveda ha un inizio. In effetti non è così, non si conosce un periodo in cui l’Ayurveda non fosse esistente e dopo il quale venne alla luce. Come il calore del fuoco e la liquidità dell’acqua, l’Ayurveda o scienza della vita è cosa innata e per esistere non ha bisogno di alcuno sforzo da parte degli umani “. (Charaka Samhita 30.27)

Per concludere, l’Ayurveda non è patrimonio esclusivo di una sola cultura o di un solo paese, non è prerogativa di una sola religione, non appartiene a un solo periodo storico. Poiché tratta di fenomeni inerenti alla natura ha un valore universale e un atteggiamento molto aperto nei confronti degli influssi che provengono da differenti culture; le medicine e le diete possono variare, ma i principi che ne sono alla base sono sempre gli stessi. Perciò si può considerare l’Ayurveda un “Patrimonio dell’Umanità”.

La medicina ayurvedica è la più diffusa in India e in alcuni paesi limitrofi, oggi anche in Occidente si possono trovare molti preparati fra quelli usati dalla vasta farmacopea ayurvedica. Le stesse aziende che commercializzano questi prodotti, importati principalmente dall’India, a volte si occupano anche della formazione dei medici in modo che essi possano avere una corretta informazione sui principi dell’Ayurveda, sul modo di usare i preparati, e possano usare i metodi diagnostici classici dell’Ayurveda come la lettura del polso. Molte ricerche scientifiche sono state fatte e sono in corso per avvalorare con metodi moderni quel che è detto nei trattati di migliaia di anni fa, sia per quel che riguarda l’efficacia terapeutica dei preparati e dei trattamenti, che sono l’aspetto esteriore della medicina ayurvedica, sia per l’efficacia dei trattamenti “interiori” come la meditazione, che ci riportano allo scopo principale dell’Ayurveda, quello di farci ricordare chi siamo in realtà.

da: Il consapevole

Ayurveda - Arte di vivere arte di guarire - DVD + Libro

Un grande regista indiano racconta la scienza del vivere e del guarire. Non troverete qui la rifrittura new age che ormai infesta l’occidente, quelle misture fai-da-te di spiritualità orientale, guru imparaticci, buddhismo per donne in carriera, Ganesh sulla t-shirt e bandierine tibetane.

Questo è un viaggio appassionato e documentato che incontra i grandi terapeuti dell’ayurveda e li guarda lavorare nei luoghi dove la disciplina è nata ed è cresciuta per millenni, stratificandosi e correggendosi nel passaggio severo da maestro a studente.

E’ l’India per viaggiatori, non per turisti, confronto vero con qualcosa che non smette di essere lontano e irriducibile.

Per una vita sana e armoniosa

Il nostro ventre: un bidone della spazzatura o un santuario?

Con i suoi milioni di neuroni, lo stomaco non è un bidone nel quale si può buttare qualunque cosa! Va considerato
invece come un vero e proprio santuario, perché qui si crea il 95% della serotonina (7) e si producono venti
neuromediatori. Questi ultimi procurano al nostro cervello l’energia e la forza necessarie a superare gli stress della vita!
Nello stomaco e nell’intestino si elaborano, in particolare, la dopamina portatrice di energia, l’acetilcolina tanto
importante per la memoria, il GABA (acido gamma-amminobutirrico) per la stabilità, l’equilibrio e la resistenza, e la
serotonina per la gioia di vivere.
Sappiate – ci teniamo a ricordarlo – che il QI (8) e la vivacità della mente dipendono in buona parte da ciò che
mangiamo. Anche l’intelligenza può essere compromessa o migliorata dal nostro modo di vivere. La capacità di
attenzione, di concentrazione, la vivacità di riflessione, analisi e sintesi sono legate anche alla nostra alimentazione, pur non dipendendo solo da essa. Un’alimentazione adatta all’uomo, naturale, di buona qualità, fatta di prodotti che
provengono dalla terra, colti dagli alberi e dalle siepi, pescati nel fiume o in mare, cacciati nei boschi! Più gli alimenti
provengono dalla natura selvaggia e meglio è per noi. Il cibo biologico di provenienza locale (9) è quindi il minimo
necessario.

8 Il quoziente di intelligenza, Hans-Ulrich Grimm, Die Ernährungslüge, Droemer Knaur, München 2003 (trad. fr. Le
mensonge alimentaire, Trédaniel, Paris 2006); vedi anche Jean-Marie Bourre, La dieta che fa bene alla mente, Sperling
& Kupfer, Milano 2007.
9 Si intendono prodotti non di importazione provenienti da agricoltura e allevamenti biologici, reperibili in molti negozi e
supermercati. Vedi http://www.sinab.it: SINAB è il Sistema di Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica realizzato dal
Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, che fornisce informazioni e servizi per lo sviluppo e la
valorizzazione dell’agricoltura biologica italiana.
10 Boris Cyrulnik, De la parole comme d’une molécule, Odile Jacob, Paris 1995.
Lo sapevate? Il 20% va dritto al cervello!

Il nostro cervello pesa soltanto il 2% del corpo, ma consuma da solo il 20% 12 di ciò che mangiamo, ovvero dieci volte
di più in proporzione, rispetto al resto del corpo! Il cervello di un neonato consuma il 60% di ciò che questi mangia, fatto che spiega la gravità di una diarrea che colpisca un lattante. Allora, ogni volta che introducete un liquido o un solido nella bocca, ricordatevi che il 20% va dritto al cervello. La testa non è separata dal resto del corpo!
12 Jean-Marie Bourre, La dieta che fa bene alla mente, Sperling & Kupfer, Milano 2007.

Che cosa mettere nel piatto?
Abbiamo detto in precedenza che, in una situazione normale, nessuno sa meglio di noi che cosa dobbiamo mangiare.
Eppure, in mezzo alla bufera alimentare di questi ultimi anni, sotto il fuoco di veri e propri integralisti dell’alimentazione che ci fanno la predica (con tono non sempre troppo gentile perché, a loro dire, non ci sarebbe scampo al di fuori della loro scelta), vorremmo avere una base, un canovaccio, uno schema che ci serva da riferimento. Ecco perché mi permetto di suggerire ciò che si pratica in tutti i paesi del mondo da generazioni, laddove l’alimentazione industriale non ha ancora sradicato le tradizioni. Esistono punti in comune che vale la pena di sottolineare. In tutto il mondo, nell’avvicendarsi delle generazioni, gli uomini e le donne hanno trovato il modo di combinare fra loro certi cibi in modo da poter nutrire il maggior numero di persone possibile con il minimo di alimenti, e di conseguenza avere il massimo di energia senza appesantirsi: tali combinazioni costituiscono ovunque squisiti piatti tradizionali!

Tratto da: Il Metodo France Guillain

Il Metodo France Guillain
Per una vita sana e armoniosa

Sapevate che abbiamo cento milioni di neuroni nel ventre?

Basta un bicchiere d’alcol a digiuno per rendersene conto: gli ordini che i neuroni inviano al cervello non funzionano più a dovere. Ciò che entra nell’addome agisce perciò sulle nostre facoltà mentali.

Il nostro cervello ha un peso pari al 2% di tutto il corpo, eppure assorbe da solo il 20% di ciò che mangiamo. Pensate: il 20% del bicchiere che state bevendo, il 20% delle vostre patatine!

Che cosa diventiamo se i neuroni ci abbandonano strada facendo? Sarebbe ora di pensarci e di avere un po’ più di considerazione per ciò che entra nel nostro stomaco, a cui bisognerebbe proporre soltanto quanto vi è di meglio, frutta e verdura fresche, cereali integrali e alimenti di qualità.

D’altra parte, contrariamente a quanto si sente dire ovunque, mangiare sano non è caro!

Per una vita equilibrata, scoprirete con questo libro come unire i benefici di tali alimenti – in particolare grazie all’eccezionale preparato Miam-Ô-Fruit a base di frutta, e al pasto a cinque elementi – ai benefici dell’argilla, della luce solare e del bagno derivativo.

Il metodo France Guillain, praticato già da milioni di persone nel mondo, vi consentirà di restare in ottima forma a un costo minimo!

La Felicità è..

Cosa è la felicità?

Uno stato d’animo?

Una decisione?

Una volontà o un’operazione mentale?

Penso che sia tutto questo, la nostra felicità dipende da noi e ne siamo responsabili, non ci è mai data o regalata, richiede impegno e sforzo, non è una condizione fortunata ma una forma di intelligenza che può essere imparata e sviluppata.  A volte i nostri disagi e la condizione di vittima in cui ci releghiamo nella vita non ci permettono di aprirci agli altri nel modo corretto e di farci vivere momenti importanti, questo aggraverà il nostro senso di solitudine e di sofferenza rafforzando l’idea nella nostra mente……..”non è possibile essere felici”, è pur vero che possiamo tenere la mente libera e sgombrare il passo alla felicità perchè ritorni.

Sembra, infatti, che le caratteristiche associate alla felicità siano quelle relative alla personalità ed in particolare quelle relative all’estroversione, fiducia di noi stessi, alla sensazione di controllo su se stessi e il proprio futuro (D’Urso e Trentin). Questo perchè la persona estroversa si relaziona con gli altri con più facilità esprimendo i propri pensieri ed interessi; sta bene con se stessa e con gli altri, ha fiducia nelle proprie capacità e percepisce congruenza fra ciò che è e ciò che vorrebbe essere influenzando in questo modo anche l’aspetto cognitivo, in quanto il buon umore ha effetti positivi sulla capacità di apprendimento e sulla memoria, inoltre si è maggiormente creativi sulla soluzione dei problemi.

Qui di seguito si riportano una serie di attività e atteggiamenti che si accompagnano o favoriscono uno stato di benessere.

Tali attività o atteggiamenti sono:
– non attribuire interamente a noi stessi la responsabilità degli eventi spiacevoli che ci capitano – stare in compagnia di persone felici
– fare esercizio fisico
– non confrontare la nostra condizione (salute, bellezza, ricchezza ecc.) con quella degli altri
– individuare quello che ci piace nel nostro lavoro e valorizzarlo
– curare il corpo e l’abbigliamento
–  riconoscere i legami tra cattivo umore e cattivo stato di salute: spesso è il malessere fisico, più che altri fattori oggettivi, a determinare un cattivo umore
–  dimensionare le nostre aspettative alle capacità e alle opportunità medie della situazione
– non fare progetti a lunga scadenza
– non trarre conclusioni generali dagli insuccessi
– fare una lista delle attività che personalmente ci fanno stare di buon umore e praticarle.

La felicità, è vero, non sarà eterna ma rimarrà  la consapevolezza di aver vissuto il momento e poter dire ad un certo punto: “qualunque cosa accade valeva comunque la pena di vivere“.

I Segreti e la Mappa della Felicità

Compralo su Macrolibrarsi

LO CONSIGLIAMO PERCHÈ

E se la Felicità non fosse un’effimera chimera, ma una realtà che si può concretizzare come traguardo duraturo nella vita di ogni donna e di ogni uomo? Questo libro è per chi vuole veramente afferrare la Felicità e far diventare la propria esistenza una magica esperienza di gioia e amore.

ARGOMENTO

Vi troverai dieci Segreti per trasformare la quotidianità in esperienza aurea. Come un moderno Alchimista potrai tentare l’impresa di tramutare una “vita di piombo” in una“vita d’oro”… E siccome la vera Alchimia è trasfigurazione di sé, l’Autrice rende noti dei punti sulla pelle che aiutano in questa metamorfosi attraverso un’autentica conoscenza di sé, della propria personalità, dei propri desideri. Scoprirai come trovare la vera Matrice di sentimenti come l’Entusiasmo, l’Ottimismo, il Coraggio, l’Amore, la Speranza, la Volontà, l’Attenzione fino ad approdare alla tanto desiderata Felicità.

Che brutti ricordi..

Qual è la funzione dei brutti ricordi?

È notizia di poco tempo fa: alcuni ricercatori negli USA stanno sperimentando molecole in grado di eliminare selettivamente i brutti ricordi. Esperienze traumatiche del passato, lutti, violenze subite: forse un giorno, dicono, potremo cancellarli con una pillola. Nessuno però si chiede: che funzione svolgono questi ricordi? Perché il cervello non li elimina spontaneamente, come fa con le migliaia di istanti delle nostre giornate di cui non conserviamo nessuna traccia? Quale funzione evolutiva può esserci per noi nel mantenere proprio questi ricordi così spiacevoli?

Ecco perché i brutti ricordi tornano

Il cervello non fa niente per caso, tanto meno per sbaglio. È sempre lui a decidere cosa conservare e cosa eliminare, cosa deve entrare a fare parte della nostra personalità o cosa tagliare via perché dannoso. Questo significa che se qualcosa resiste ai continui colpi di spugna esercitati dal cervello sulla memoria, che costantemente ci purificano dai ricordi inutili, quel qualcosa è importante. Non dobbiamo intenderlo in modo letterale: il brutto ricordo non torna per fissarci su quel fatto del passato e ripeterci di continuo: “Guarda come sei stato sfortunato, non sarai più quello di prima”. Siamo noi che lo interpretiamo così, perché ci siamo identificati nell’idea di una vita già segnata in cui niente può più cambiare. Ma la vita non torna mai “quella di prima”, tutto in noi muta incessantemente.

I brutti ricordi sono nutrimento per le nostre radici

brutti ricordi sono, in realtà, importanti messaggi che ci mettono a disposizione un’esperienza passata allo scopo di trasformarci, per rendere le nostre radici più profonde e salde, per accrescere la nostra consapevolezza. Possono diventare  nutrimento per l’anima, purché ci avviciniamo a loro con l’atteggiamento giusto.

La tecnica che trasforma i brutti ricordi in una fiaba

– Quando arrivano i brutti ricordi di solito tentiamo di “non guardarli”, di sviare l’attenzione. Ma così il ricordo tornerà ancora più forte.

– Proviamo invece a considerare i brutti ricordi come messaggeri. Ci stanno dicendo qualcosa e sta a noi interpretarlo. Per farlo, usiamo la fantasia: in un momento di calma, da soli, torniamo a quel ricordo, evochiamolo nella mente, percepiamo per qualche istante tutte le sensazioni che ci provoca senza giudicarle belle o brutte. Sentiamole e basta. Poi, senza sforzo, lasciamo che dal ricordo si sviluppi, nella mente, una storia, un racconto fatto di immagini e di parole. Proviamo a inventare un personaggio, ad esempio una bambina o un bambino, oppure un personaggio di fiaba, che si trovi a vivere quell’evento. Immaginiamolo bene: com’è vestito, cosa dice… Immaginiamo quindi che debba attraversare delle peripezie, che si sviluppano a partire dall’evento che ha scatenato il brutto ricordo, che incontri altri personaggi e debba compiere delle imprese, per poi giungere a un lieto fine. Perdiamoci un po’ in queste fantasie. Quando lo desideriamo, poniamo termine all’esperienza e torniamo alle normali occupazioni. Proviamo a rifare l’esercizio almeno una volta al giorno, quando i brutti ricordi tornano a visitarci.

– Attraverso questo esercizio, immergiamo il cervello nell’ambiente delle immagini e nelle fiabe. L’aspetto “letterale” dei fatti piano piano sfumerà lasciando emergere un significato simbolico più ampio, che indicherà il posto che quel ricordo occupa nella nostra interiorità, arricchendola. La storia che abbiamo immaginato, in modi misteriosi, racconterà qualcosa di noi, regalandoci col tempo più consapevolezza e serenità nei confronti di noi stessi e del nostro passato e mandando via le sofferenze che quei ricordi scatenavano.

di Raffaele Morelli

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C’è una piccola rivoluzione copernicana in questo libro, un ribaltamento di punto di vista che ci insegna a dare importanza a ciò che di solito consideriamo banale. E ci fa trovare la felicità dove non la si era mai neppure cercata. La formula segreta del benessere, spiega Raffaele Morelli, sta nascosta nei piccoli gesti quotidiani che compiamo senza dar loro nessuna importanza. È una forza segreta potenzialmente in grado di darci una gioia infinita, che però noi offuschiamo di continuo coi nostri ragionamenti e i nostri giudizi, col nostro ingolfarci di scopi e progetti.

Dopo averci fatto capire che Ciascuno è perfetto e che Non siamo nati per soffrire, Morelli propone in queste pagine un suo nuovo fondamentale insegnamento, che si incastona alla perfezione nella filosofia controcorrente con cui l’autore ha conquistato migliaia di lettori. Un approccio all’esistenza a tutto tondo capace, nella sua elementare radicalità, di dare una vera svolta alla nostra vita.

Autori Vari

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Un gruppo di sette cantanti di varie nazioni si incontrano per la prima volta in Italia, toccando il cuore e coinvolgendo con la sua fresca spontaneità e la gioiosa ispirazione delle sue melodie. Gioioso ascolto a tutti quanti!

I CINQUE TIBETANI – La pratica dell’eterna giovinezza

La pratica dell’eterna giovinezza – Videocorso con Esercizi Preparatori

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Intervista a Silvia Salvarani

Perché un video-corso, Silvia? Ci sono già tanti libri su questo argomento…
Perché dopo tanti anni di insegnamento mi sono resa conto che l’esempio pratico, a vista, riesce a spiegare ciò che devi fare molto meglio di tante parole… e anche perché non puoi eseguire un esercizio mentre leggi, cioè… devi leggere la spiegazione, appoggiare il libro e a memoria eseguire il rito, invece con un video puoi guardare e contemporaneamente fare ciò che passo dopo passo ti viene mostrato, con una percentuale di errore molto più bassa.

Da quanti anni insegni yoga?
Da più di vent’anni. Ho gestito un Centro Yoga per molto tempo nella mia città d’origine, Ancona, dove insegnavo non solo tecniche yoga, ma anche Rebirthing, aerobica, meditazione, Tai-Chi e altro ancora… sono anche Master Reiki… da quasi due anni vivo a Milano, dove continuo a insegnare, naturalmente.
Il tuo percorso di studi qual è stato?
Anomalo e variegato, direi… dunque, sono arrivata prima alla Maturità Magistrale e poi mi sono diplomata all’ISEF dell’Università di Urbino. Da qui ho proseguito con svariati corsi di specializzazione, come ad esempio il corso con la Federazione Italiana Yoga, quello triennale per Rebirthing Integrativo e via via tutti gli altri, a seconda di come si sviluppavano i miei interessi. La pratica dei Cinque Tibetani l’ho appresa da un maestro tedesco quando ancora in Italia, nel 1990, non era stato stampato niente sull’argomento.

Come sei arrivata a interessarti di yoga?
Per me lo yoga è stato qualcosa di familiare e comune sin dall’infanzia. Strano a dirsi, ma in casa mia di yoga ci si occupa da sempre. Durante la seconda guerra mondiale mio padre è stato prigioniero degli inglesi in India ed è stato in questo periodo che ha incontrato un maestro yogi, Sivananda, che gli ha spiegato che cos’è lo yoga e soprattutto il pensiero e la filosofia su cui poggia la pratica yoga. Quando è ritornato a casa, alla fine della guerra, mio padre ha continuato a scrivere a questo maestro per molti anni. A casa mia i libri sull’argomento erano normali, ho letto Autobiografia di uno Yogi di Paramhansa Yogananda quando avevo appena quindici anni, ma non mi sembrava di fare una cosa strana… semplicemente leggevo di cose di cui in famiglia si parlava spesso.

Parliamo un po’ dei Cinque Tibetani…
I Cinque Tibetani sono un’ottima pratica. Sono adatti quasi a tutti e si possono fare tutti i giorni dedicandovi poco tempo. Secondo me il motivo del loro successo è proprio questo. Oggi le persone cercano modi e tecniche che apportino beneficio ma richiedano tempi brevi e questi riti sono ideali a questo scopo. Li insegno ormai da tanti anni e i miei allievi ne sono più che soddisfatti. Ho visto migliorare problemi cronici di salute e di bellezza praticamente in tutti, anche se ovviamente non con gli stessi tempi. Alcuni hanno ottenuto risultati in brevissimo tempo, altri hanno dovuto faticare di più.

Perché un video-corso proprio su questa pratica e non altre delle tante che conosci e insegni?
Non esiste nulla di simile in Italia e credo sia il metodo di diffusione più rapido e facile. Per tutti i motivi di cui ti parlavo prima e anche per altri i Cinque Tibetani sono una tecnica ottimale: per la loro semplicità, perché con questi esercizi si ottengono buonissimi risultati e l’impegno richiesto è davvero poco in termini di tempo e fatica, perché rigenerano il corpo e lo spirito, perché hanno un approccio abbastanza dolce da non scoraggiare nemmeno gli anziani o i pigri di natura… sai, quando si sceglie una “carriera” come la mia si compie una scelta che non è solamente di lavoro.
Voglio dire: certo mi piace la ginnastica, l’attività fisica e l’insegnamento, ma con questi presupposti avrei potuto fare l’insegnante di ginnastica in una qualunque scuola. Invece ho scelto un percorso che passa attraverso il corpo, lo tonifica e lo mantiene giovane perché coinvolge in un tutto unico anche il cuore, la mente e lo spirito. Come ti ho già detto sono cresciuta con la convinzione trasmessami da mio padre che la crescita spirituale e l’espandersi delle potenzialità personali siano indissolubilmente legati al benessere fisico e ho cercato di conoscere e insegnare tecniche che portassero in questa direzione, prima di tutto per la mia crescita personale e poi per poterle trasmettere ad altri.

Quale consiglio daresti a una persona che inizia ora a interessarsi ai Cinque Tibetani?
Di essere paziente. Di non aspettarsi risultati in una settimana perché anche i miracoli hanno bisogno di tempo! Con questo non voglio sostenere che queste pratiche facciano miracoli, ma se si vogliono ottenere effetti duraturi occorrono pazienza, costanza e impegno… almeno un poco tutti i giorni. E soprattutto: fatelo per vera convinzione di aver cura di voi stessi.

La pratica dell’eterna giovinezza – Videocorso con Esercizi Preparatori

Vorrei ma non posso

vorrei-elefante

Quando ero piccola andavo al circo soprattutto perché mi piacevano gli animali. Ad attirarmi era in particolar modo l’elefante, perchè durante lo spettacolo quel bestione faceva sfoggio di un peso, di una dimensione e di una forza davvero fuori dal comune.

A colpirmi tuttavia era anche il fatto che dopo il suo numero, e fino a un momento prima di entrare in scena, l’elefante era sempre legato a un paletto conficcato nel suolo, con una catena che gli imprigionava una delle zampe.

Eppure il paletto era un minuscolo pezzo di legno piantato nel soltanto per pochi centimetri. E anche se la catena era grossa e forte, mi pareva ovvio che un animale in grado di sradicare un albero potesse liberarsi facilmente di quel paletto e fuggire.

Era davvero un bel mistero…

Che cosa lo teneva legato allora?
Perché non scappava?

Fu solo quando crebbi ed ebbi la fortuna di imbattermi in chi riuscì finalmente a dare una risposta a queste mie domande, che scoprii questo: l’elefante del circo, nonostante la sua forza e le sue monumentali dimensioni, non scappa perché è stato legato a un paletto simile quando era molto molto piccolo..

Chiusi gli occhi e immaginai l’elefantino indifeso appena nato, legato al paletto. Immaginavo che in quel momento l’elefantino provasse con tutte le sue poche forze a spingere, a tirare, nel tentativo di liberarsi, ma che nonostante gli sforzi non ci riuscisse perché quel paletto era troppo saldo per lui.

Lo vedevo addormentarsi sfinito e il giorno dopo provarci di nuovo, e così il giorno dopo e quello dopo ancora…

Finchè un giorno, un giorno terribile per la sua storia, l’animale accettò l’impotenza rassegnandosi al proprio destino…

E’ dunque questa la conclusione di questa triste storia: l’elefante enorme e possente che vediamo al circo non scappa perché, poveretto, crede di non poterlo fare.
Reca impresso il ricordo dell’impotenza sperimentata subito dopo la nascita.
E il brutto è che non è mai più ritornato seriamente su quel ricordo. E non ha mai più messo alla prova la sua forza, mai più…

Anche noi esseri umani abbiamo i nostri paletti che ci tengono imprigionati..

Anche noi siamo un po’ tutti come l’elefante del circo: andiamo in giro inconsapevoli, incatenati a centinaia di paletti che ci tolgono la libertà.

Viviamo pensando che “non possiamo” fare una serie di cose semplicemente perché una volta, quando eravamo piccoli o nelle nostre esperienze passate di adulti, ci abbiamo provato e abbiamo fallito, oppure perché, qualcuno ci ha detto e ripetuto che non saremmo stati in grado di farlo.

Allora abbiamo fatto come l’elefante, abbiamo inciso nella memoria questo messaggio: non posso, non posso e non potrò mai!

Siamo cresciuti portandoci dietro questo messaggio che ci siamo trasmessi da soli, perciò non proviamo più a liberarci del paletto.

Quando a volte sentiamo la stretta dei ceppi e facciamo cigolare le catene, guardiamo con la coda dell’occhio il paletto e pensiamo: “non posso e non potrò mai…

Viviamo condizionati dal ricordo di qualcosa accaduta durante la nostra infanzia o nel nostro passato, nonostante oggi non esista più…

Cosa sono dunque questi paletti che ci tolgono la libertà?

Questi paletti sono le nostre credenze o convinzioni limitanti che non ci permettono di accedere alle nostre risorse interiori imprigionandoci in limiti che noi stessi abbiamo creato..…

di Chiara Svegliado

Come spezzare il paradigma delle false credenze

Prezzo  (-15%)

Questo libro è dedicato all’accettazione dell’enorme potere che è in ognuno di noi e alla consapevolezza di non essere mai a più di una credenza di distanza dal nostro più grande amore, dalla nostra più profonda guarigione e dai nostri più straordinari risultati e miracoli.
La scienza ha riconosciuto che siamo immersi in un universo plasmabile, dove ogni cosa e fenomeno, dagli atomi alle cellule e alle galassie, cambia per adeguarsi alle nostre credenze.

Ne consegue che il nostro unico limite è rappresentato dal modo in cui ognuno di noi concepisce e percepisce se stesso nell’universo di cui è co-creatore.

In queste pagine scoprirete come utilizzare l’immenso potere che deriva dalle vostre credenze, curando quelle che in passato vi hanno limitato, identificando quelle che possono far regredire la malattia dal vostro corpo, scoprendo quelle che creano nella vostra vita rapporti duraturi e capaci di nutrirvi e infine individuando quelle che portano la pace nella vostra vita, nella vostra famiglia, nella vostra comunità e nel mondo in cui vivete.

La guarigione spontanea delle credenze spiega e dimostra, in maniera chiara e completa, che siamo gli architetti e gli scultori della nostra realtà e che abbiamo il potere di guidare l’organizzazione delle particelle che compongono la materia.

Le credenze unite ai sentimenti che esse suscitano in noi sono il linguaggio dei miracoli.
Dopo il successo mondiale di La Matrix Divina, Gregg Braden ha subito raggiunto i primi posti delle classifiche con quest’opera fondamentale che ci aiuta a scoprire e realizzare le nostre passioni e aspirazioni più profonde.

Cresci leggendo

crescere-leggendo

L’importanza ed il valore dei libri trova la sua sintesi nella frase dello scrittore americano Morley che dice: “Quando si vende un libro a una persona, non gli si vendono soltanto dodici once di carta, con inchiostro e colla, gli si vende un’intera nuova vita. Amore, amicizia, e navi in mare di notte; c’è tutto il cielo e la terra in un libro, in un vero libro“.

E’ proprio così: entrare in un libro è intraprendere un viaggio nella memoria proiettata nel futuro, dove la realtà diviene meno vivida e concreta, ma più soffusa e particolareggiata, tanto da stimolare l’attenzione del lettore e permettergli di uscire dai suoi luoghi comuni e conosciuti e di liberarsi verso altri pensieri.

A conferma di questa importante funzione di attivazione di nuove idee propria della lettura, c’è un’affermazione dello scrittore rumeno Cioran che dice, con un’esplicita volontà provocatoria:
Inviare un libro a qualcuno è commettere un’effrazione, è una violazione di domicilio. Vuol dire invadere la sua solitudine, quello che egli ha di più sacro, vuol dire obbligarlo a rinunciare a se stesso per pensare ai tuoi pensieri“.

Quando si legge un libro, dunque, si incontra l’autore nella “strada” che sta tracciando; ma è solo una sensazione momentanea, perché, contemporaneamente, si comincia a costruire quella propria, e si diventa così “architetti” di quella piazza, sottolineata da Lec nella mia dedica iniziale, dove le idee si confrontano e si sviluppano.

A conferma di questa visione di reciproco arricchimento che si ottiene grazie allo scambio dei propri pensieri, voglio riportare alcuni passi di una significativa risposta all’invio della bozza del primo volume dei pensieri in movimento:
“Volevo ringraziarti per avermi offerto l’opportunità di leggere in anteprima questo tuo lavoro: è mezzanotte ed un quarto e ho appena finito di gustare il piacere raro di una riflessione “disinteressata”, lontana cioè da ogni scopo professionale, di ricerca o di studio.

Il libro è l’occasione per tornare liberamente sui sogni, sui desideri a lungo accantonati, a causa dei bisogni o degli obiettivi, troppo spesso imposti dalle concrete circostanze della vita quotidiana.
Leggendo ho intravisto la possibilità di allontanare l’ansia dei risultati, di allentare il rigido controllo delle performances, di rendere meno tesa la ricerca delle soluzioni più efficaci per ognuno dei mille problemi, banalmente pratici e tediosamente necessari, che ogni giorno ci trascinano nel tempo, senza più percezione di noi stessi, senza spazio per il cuore e per la libertà della mente.
Tutto il libro invita al recupero, non esteriore né esibito, di una ricchezza della cultura che serva davvero: a provocare un cambiamento di rotta, a rimettere in gioco energie, ad assaporare fino in fondo ogni fremito di vita, a rileggere la realtà, a rileggersi.
Grazie dunque per avermi chiesto di partecipare a questa festa: la tua festa creativa che, sebbene possa forse spaventare qualcuno nel richiamo alla consapevolezza, alla responsabilità e al sano esercizio del dubbio, certamente darà gioia a molti di noi giovani di mezz’età”.

Un libro, quindi, può predisporre la mente a quel “movimento” di apertura al mondo – che è l’essenza della vita – e che può sintetizzare in un’unica matrice culturale le dicotomie che, a volte, ci sono tra pensiero e prassi.

Al centro dell’interesse deve esserci la “persona umana”, in tutte le espressioni, ed è necessario scoprire i significati nuovi e più profondi che si presentano nel corso dell’esistenza.

Infatti, ogni volta che si approfondiscono le pagine di un libro “vero”, si trova sempre qualcosa di nuovo, come se si fosse “sulla riva di un fiume largo, placido sempre uguale nel suo fluire ma sempre cangiante nel colore, nella portata, nella forza delle sue acque”.

Il libro non deve dare risposte, altrimenti condizionerebbe le persone, come dice il citato Cioran, ma stimoli ed occasioni di riflessioni individuali; la scelta, dunque, è quella di non “sentenziare” ma di condurre il lettore verso la “sua” strada.

Dice Voltaire che “un uomo si giudica dalle sue domande piuttosto che dalle sue risposte”, anche se molte volte ci si aspetterebbe da un libro soluzioni già sperimentate e di pronto utilizzo.

E così l’aspettativa di un lettore può anche essere di questo tipo, per cui si può rimanere con una sensazione di non pieno appagamento e d’insoddisfazione:
Ciò che ci si aspetta da un libro di riflessioni è di sentir parlare una persona, di ascoltare i buoni consigli di un individuo esperto che, forse per un sesto senso, ci pare abbia “vissuto” e al quale ci sentiamo di dare, senza neanche accorgercene, fiducia. Ed è qui che ho avvertito uno scollamento dalle mie aspettative. Tutti quei riferimenti e citazioni mi ritorneranno sicuramente utili e molto mi hanno dato. Senza di esse probabilmente il libro avrebbe perso quello spirito che ha. Eppure avrei voluto sentire di più la voce dell’autore, che in realtà mi sembrava “persa” nel mare di voci di uomini troppo più grandi di me per essermi amici più che maestri, e, comunque, soltanto “di carta”. Chi non ha provato a sfogliare a caso le miriadi di libri comprati e mai letti o le librerie di famiglia? Ma è un “gioco” che alla lunga stanca, e spesso lascia ben poco“.

Esistono libri, comunque, che vogliono essere, per lo più, un insieme di domande generali per risposte personali meditate nel tempo.

Si potrebbero definire “da comodino”, perché stanno vicino al letto – piccoli nelle dimensioni e grandi nei caratteri per una migliore leggibilità – con lo scopo di essere sfogliati prima di prendere sonno, o da “cassetto”, pronti ad offrire, in caso di necessità, la frase adeguata per attivare un nuovo pensiero: “un testo di lettura veloce e da effetti duraturi: si può leggere di corsa, ma poi tiene compagnia a lungo”.

E qui ritorniamo al valore di un libro che non dà risposte né certezze, ma insinua stimoli di riflessione nell’animo del lettore, sviluppando, tra l’altro, la fantasia in un “gioco d’improvvisazione”.

Il filosofo inglese Bacone, in quest’ottica, faceva una distinzione dei libri, con un’efficace metafora: “molti libri devono essere assaggiati, altri trangugiati, ed alcuni, pochi, masticati e digeriti”.

Ma, forse, l’abilità dello scrittore si esprime proprio in questa funzione di far pensare, se come dice Vittorio Alfieri: “Leggere, come io l’intendo, vuol dire profondamente pensare”.

Grazie ai libri, dunque, si può riflettere insieme, in una sorta di “globalizzazione” del pensiero che stimoli un “work in progress”, in cui i lettori divengono protagonisti e non più spettatori, “dove suggerimenti e suggestioni, anche attraverso la fulminante intelligenza degli aforismi e l’acutezza delle citazioni, permettono di verificare come la complessità dell’esistere ci accomuni a tutta l’umanità, senza confini di tempo o di spazio”.

Ed i pensieri prendono corpo e divengono “pensieri concreti, fantastici, buoni, cattivi, dolci, bizzarri, incerti, ispirati, sublimi, semplici, originali, ostinati… ma sempre essenza dell’essere”.

Fonte: www.pensierinmovimento.com

Edizione aggiornata con CD-Audio di programmazione mentale

Quello che avete tra le mani è un libro che ha il potere di cambiarvi la vita per sempre. Vi pare un’affermazione esagerata? Molte delle persone che ho guidato nella realizzazione dei loro desideri hanno cominciato chiedendosi come fosse possibile e hanno finito per stupirsi di se stessi. Ora tocca a voi. Non sottovalutate la forza del mio sistema. Ve lo prometto: vi cambierà la vita!

Il successo e la felicità non sono cose che semplicemente “capitano” ad alcuni e ad altri no: si tratta invece di risultati prevedibili generati da un modo di pensare e di agire consapevole che vi illustrerò nel corso dei prossimi sette giorni.»

Nella migliore tradizione dei grandi manuali di autoaiuto il libro di Paul McKenna, uno degli ipnoterapeuti più conosciuti al mondo, rappresenta uno strumento sorprendente per cambiare davvero la propria esistenza grazie alla Programmazione Neuro-Linguistica.

Leggi qui le recensioni di chi l’ha già letto: clicca qui

Il mistero del 2012

Otto chiavi per lavorare su noi stessi

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Mentre avvengono questi cambiamenti spontanei e sempre più persone con armonici simili si uniscono e interagiscono, sempre più individui si risvegliano alla loro vera natura. Anch’essi iniziano a unirsi. E così via finché arriverà il momento, nel tempo eterno. in cui un numero sufficiente di persone risvegliate indurrà un cambiamento spontaneo nella realtà in cui viviamo.

Molti lo chiamano cambiamento dimensionale, e infatti lo è. Ogni volta che avviene un cambiamento di questa portata, non si tratta solo di un cambiamento dimensionale, ma universale. La totalità della creazione cambia rispecchiando il messaggio che sta ricevendo e in questo modo si crea una nuova realtà.

Personalmente non credo che nel 2012 il mondo finirà e che l’umanità scomparirà dalla faccia della terra. Ciò che accadrà sarà un grande salto di coscienza che cambierà la realtà come la conosciamo attualmente. C’è la possibilità che l’umanità sia avviata su un cammino di riunificazione con l’Uno da cui proveniamo, che ci stiamo evolvendo verso un punto in cui accadrà spontaneamente un cambiamento nella nostra percezione e nello nostra stessa esistenza. Perché no?

La fine del calendario Maya e le predizioni di questa antica civiltà non significano che scompariremo da questo pianeta, ma che avremo la possibilità di entrare in una nuova forma di realtà e che ciò che avrà fine sarà l’era di ignoranza in cui abbiamo vissuto per millenni.

In questo momento, come sempre del resto, l’umanità ha la possibilità di scegliere la direzione e di diventare il culmine di tutta la sua evoluzione fino a oggi. Ci troviamo in un punto cruCiale della nostra stessa esistenza, che ci è tanto cara.

Possiamo accettare con facilità i cambiamenti che stanno accadendo dentro di noi, scegliendo di creare una nuova e diversa realtà che onori ognuno di noi come parte di un più grande tutto, oppure possiamo scegliere di fare resistenza al nostro risveglio, di opporci con tutte le nostre forze e ricadere nell’ignoranza. La scelta è sempre stata questa.

Per accettare positivamente i cambiamenti che accadranno in concomitanza con il 2012, vi offro otto chiavi.

1. Riconoscere la nostra innata perfezione. Siamo, e siamo sempre, stati uno con la sorgente.

2. Accettare il viaggio per cui siamo venuti sulla terra. Perché fare resistenza proprio a ciò che siamo venuti a imparare?

3. Conservare l ‘integrità personale. Dobbiamo avere fiducia nella nostra verità e darci la possibilità di scoprirla dentro di noi.

4. Essere ciò che siamo, non come ci vedono gli altri. Siamo fatti di luce, di grazia e di spirito, quindi in noi non possono esserci imperfezioni. Non abbiamo bisogno di migliorarci, basta riconoscere il nostro Sé divino, il nostro essere perfetto.

5. Riconoscere il nostro vero valore. E diverso dall’accettare la nostra perfezione. Il nostro valore è dato dal nostro rapporto con il mondo interiore e con quello esteriore. Credere di valere più degli altri o meno degli altri porta alla mancanza di tutto il resto.

6. Accettare il nostro potere. Siamo grandi e potenti. Il vero potere non deriva dall’ego, ma dallo spirito collettivo. Il vero potere è un potere gentile. Siamo fatti di luce, l’essenza di tutte le cose create. Avere paura del nostro potere interiore equivale a sentirci inferiori alle altre cose. Nella verità il potere è grazia e benevolenza, non è né abuso né cattivo uso, e la grazia è incondizionata Il vero potere è amare, vivere intenzionalmente e creare.

7. Portare il nostro valore, la nostra perfezione, il nostro potere e la nostra grazia nel mondo. Il cambiamento avviene solo praticando il cambiamento. Ciò significa che, se vogliamo che il cambiamento produca degli effetti, dobbiamo incarnarlo. Dobbiamo esprimere quello che sentiamo e non tenere nascosto ciò che sappiamo.

8. Amare noi stessi e incontrare tutti con amore. Come in tutti gli scambi energetici, che cosa prenderemo dagli altri e cosa no? Possiamo vedere gli altri come specchi di noi stessi, sentire che il loro dolore è anche in noi e che la loro gioia è anche nel nostro cuore. Per questo un gesto di gentilezza fa tanta differenza. Quante volte diciamo: è stato per grazia di Dio. E vero ed è sempre stato così.

Ma soprattutto, ricordiamoci di respirare! Di fronte a un’esperienza nuova o diversa, abbiamo la tendenza a trattenere il respiro. Quando lo facciamo, interrompiamo letteralmente il flusso del nostro sistema energetico. Più tratteniamo il respiro e più la nostra energia si solidifica, e perdiamo la capacità di agire intuitivamente. Ricordarci di fare qualche respiro profondo quattro-cinque volte al giorno ci aiuta a sciogliere blocchi e concrezioni indesiderate nel nostro campo energetico.

Tratto da: Il mistero del 2012 Predizioni, profezie e possibilità: 26 esperti ci aiutano a capire.

(Meg Blackburn Losey)



Autori Vari

Il Mistero del 2012

Cataclismi e sconvolgimenti naturali o l’alba di una nuova umanità?

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Che cosa accadrà nel 2012? Siamo davvero alla fine di un ciclo cosmico? Sarà un’epoca di risveglio, un nuovo gradino nell’evoluzione umana o la fine del mondo come noi lo conosciamo? Da tempo gli archeologi sanno che il calendario Maya indica questa data come la fine di un’era della Terra e oggi sempre più studiosi, ricercatori spirituali e scienziati hanno di fronte segni che indicano il 2012 come un cambiamento epocale nella storia del nostro pianeta. Ora, per la prima volta, i maggiori esperti del 2012 presentano le loro scoperte circa questa misteriosa data in un unico libro: Il mistero del 2012.

Raccogliendo studi chiari e autorevoli di oltre venti studiosi, questo testo fornisce tutte le informazioni necessarie per esaminare questo mistero da tutte le angolazioni – spirituale, economica, ecologica e scientifica – in modo che il lettore possa decidere da solo se il 2012 sarà una meravigliosa esplosione o una tragedia. In questo libro leggerete le predizioni e le rivelazioni dei principali esperti sull’argomento, come gli studi di John Major Jenkins sull’antico calendario Maya, la fonte delle risposte; quelli di Gregg Braden sulle prove scientifiche di un cambiamento nel campo elettromagnetico della Terra e sui suoi effetti sulle forme di vita; le considerazioni di Barbara Marx Hubbard e Peter Russell sull’accelerazione dell’evoluzione; l’analisi di Daniel Pinchbeck del cambiamento di coscienza necessario all’umanità e le predizioni di Jean Houston sull’imminente ‘Momento del salto’ e i suoi consigli pratici per affrontare l’impatto che avrà sulla vostra vita.

Che cos’ha in serbo per noi il 2012? Che crediate profondamente in questo cambiamento, che siate scettici o semplicemente curiosi, Il mistero del 2012 vi offre un panorama completo e stimolante delle possibilità racchiuse in questa data fondamentale per la storia dell’umanità.

“…In questo libro, il 2012 viene in genere descritto come un momento di scelta, un momento di accresciute possibilità e opportunità, piuttosto che come una bomba a orologeria apocalittica destinata a scoppiare alla mezzanotte del 21 dicembre 2012. Quando ci accostiamo al mistero del 2012, ciò che gli autori ci suggeriscono è di essere svegli, sensibili e creativamente coinvolti nelle possibilità che si potranno manifestare… Aprirsi alle possibilità del 2012 significa aprirsi al mistero e ai poteri del cosmo al di là dell’umano. Sono convinta che questi poteri possano ispirarci e guidare le nostre azioni” (dall’Introduzione di Tami Simon).

Perché un’avanzata civiltà apparve 1.500 anni fa con il più sofisticato orologio galattico mai conosciuto fino ai nostri giorni? Perché questo calendario, che ha descritto con precisione 5.000 anni di storia dell’umanità, termina in una data ben precisa, il 21 Dicembre 2012? Ci saranno grandi svolte nella scienza e nella tecnologia, nella medicina e nell’arte, nella cultura, nella religione… – KARL MARET

Un momento memorabile: il benvenuto al più grande evento sulla Terra! – CHRISTINE PAGE

Se sviluppiamo la saggezza necessaria per attraversare questi tempi turbolenti e uscirne salvi, le potenzialità che si apriranno saranno sbalorditive e inimmaginabili… In fin dei conti, la nostra unica speranza siamo noi… – PETER RUSSELL

La Terra sta per dare vita a una propria neocorteccia umana, come se diventassimo una sorta di neuroni umani in un cervello globale, uniti da sinapsi telepatiche. È l’avvento del geo-neurone post-umano. – GEOFF STRAY

Il Sole sarà in perfetto allineamento con il centro della galassia. Il 2012 è il punto di scelta, l’appuntamento con una finestra su una nuova realtà. Un momento così raro che ci stiamo preparando da 5.000 anni… – GREGG BRADEN

Il mondo si sta preparando per una radicale trasformazione che possiamo definire come Ora del Salto. – JEAN HOUSTON

Avremmo solo due possibilità: il disastro o l’evoluzione verso una nuova civiltà. – ERVIN LASZLO

La nostra destinazione è sconosciuta. L’unica cosa sicura è che ogni cosa cambierà. – JAY WEIDNER